1.17 – Illeciti e irregolarità OLAF

1.17 – Illeciti e irregolarità OLAF

OLAF-ERCULES

 

 

FONDI STRUTTURALI E ATTIVITA' ILLEGALI
Illecito utilizzo dei finanziamenti dei Fondi Strutturali

Sommario sezione:

Premessa
OLAF (UE) e COLAF (IT)
Bibliografia

  Premessa
I Fondi strutturali si avvalgono di un'attivita' amministrativa e di controllo che coinvolge 28 Stati europei con oltre 500 milioni di cittadini. Tale attività ha coordinato negli ultimi due settenni, cioè quello 2000-2006 e 2007-2013, un ammontare di finanziamenti, rispettivamente di circa 280 e 330 miliardi di euro. Nel 2014-2020 sono previsti altri 350 miliardi di euro. E' evidente che, per tali ragioni e per tali importi, i controlli sono un obbligo.

Tuttavia, tale obiettivo, benche' del tutto ragionevole, presenta non poche difficolta', che spesso ne impediscono la completa e coerente attuazione.

    Infatti, troppo ampio è il territorio interessato, troppi sono i funzionari addetti alle varie fasi sia amministrative sia di controllo e, infine, troppi sono i progetti di riferimento (centinaia di migliaia). In definitiva si può osservare che esistono almeno due aspetti costanti per la verifica, che accompagnano la cosiddetta politica di coesione, di cui i Fondi strutturali sono il braccio operativo. Da un lato si pone la difficoltà' di valutare cosa sia servita la programmazione dei finanziamenti elargiti tramite i Fondi strutturali, ossia i suoi effetti sul territorio; dall'altro quanto ora ricordato, cioe' l'attivita' connessa con la rendicontazione contabile, la quale, ribadiamo non può essere un'attivita' ne' semplice ne' lineare, a fronte di questi importi e del numero dei soggetti coinvolti.

OLAF (UE) e COLAF (IT) 
 La UE dichiara la necessita' dei controlli per intenderci più contabili e ragionieristici, all'interno dei rispettivi Regolamenti dei Fondi strutturali (art. 76 reg. 1086/2006)(bibl.1), fissando esplicite regole. Esiste inoltre, a tal scopo, un organismo ufficiale a scala centrale della UE chiamato OLAF (Ufficio Lotta Anti Frode) che ha la funzione di svolgere tali controlli per le diverse attività comunitarie e quindi anche per gli eventuali illeciti dei Fondi strutturali.
Inoltre ogni Governo dei 27 Stati UE, a sua volta dispone di propri organismi deputati a tali controlli che si coordinano anche con l'OLAF. Nel caso italiano si tratta del COLAF , sito presso il Ministero delle Politiche Comunitarie unitamente alla Guardie di Finanza e i tradizionali Corpi dello Stato. Ogni Regione infine svolge ulteriori e autonome attività di controllo.
     Queste strutture sono organizzate con puntualità ma i dati assai stringati che sono pubblicati e resi pubblici, dimostrano le enormi difficoltà che caratterizzano tale settore. Esemplare a tale riguarda, si pone anche la nota vicenda dell' ex-Magistrato, poi onorevole UE, e quindi Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris (bibl.2)  che aveva indagato sull'utilizzo dei Fondi strutturali in Calabria e Basilicata (vedi). In ragione di ciò che stava emergendo, il magistrato e' stato sostanzialmente espulso dalla Magistratura, mostrando un ulteriore aspetto di tali controlli e delle loro  oggettive difficolta'.
     Inoltre va sottolineato che le attivita' ufficiali di questi organismi (OLAF (UE) e COLAF (IT)) sono caratterizzati da strumenti di indagine tipici dei metodi di indagine della Magistratura e della Polizia. Cioe' poca trasparenza per il pubblico e in forma sostanzialmente autoritaria. Questi rappresentano certamente una modalita' operativa forse ineliminabile per questi organismi, tuttavia questi stessi, alla luce di ottenere i risultati voluti, potrebbero essere affiancati anche da controlli di altro tipo. Ci riferiamo alle possibilita' offerte da un cosiddetto controllo della base. Ossia dei cittadini interessati alle opere finanziate, oggetto del nostro discorso, che vivono nei territori contigui a quei progetti. Costoro potrebbero collaborare alla conoscenza e trasparenza di ciò che accade in quei luoghi, se esistessero degli strumenti idonei prodotti a tal fine. Questa e' un attivita' possibile che potrebbe essere incentivata, nei dovuti modi, nel futuro, per esempio utilizzando le possibilita' del WEB.


Torna all'inizio               Torna all'Home Page


RIFERIMENTI

(1) Il Comitato per la lotta contro le frodi comunitarie (COLAF), previsto dall’art.76, legge 19 febbraio 1992 n.142 , ripreso con DPR  14 maggio 2007, n. 91

(2) Luigi De Magistris è costretto nel 2009 a lasciare la Magistratura a causa delle implicazioni delle sue indagini prodotte sull’utilizzo di alcuni finanziamenti dei Fondi strutturali, che ebbero una certa risonanza nella stampa nazionale. Successivamente è approdato, suo malgrado, ad un partito politico, ed è stato eletto alla UE (Italia dei Valori) registrando circa 500 mila preferenze. Dopo essere stato eletto direttore della Commissione UE, per controllare il bilancio comunitario, è stato eletto Sindaco della città di Napoli. Nel 2014 viene destituito dalla carica di Sindaco e  subito dopo è riammesso alla carica.

1.15 – Cartografia UE

1.15 – Cartografia a dei FONDI STRUTTURALI alla scala UE

Sommario
1.0) – Immagine ultimi quattro cicli dei Fondi strutturali
2.0) – Cartografia generale Fondi strutturali 2000-2006
3.0) – Cartografia generale Fondi strutturali 2007-2013
3.1) – Obiettivo Cooperazione territoriale
4.0)- Riferimento gennerale Fondi strutturali 2014-2020
5.0) – Sito GIS OCDE

1.0) – Immagine ultimi quattro cicli dei Fondi strutturali

Le mappe indicano le Regioni di ogni stato UE e dei relativi Obiettivi e Finanziamenti , cui possono partecipare.

          * Per gli utenti alla prime armi si consigliano i seguenti link:

2004-2006

 

 

2.0) – Cartografia generale Fondi strutturali 2000-2006

 

 


2007-2013

 

 

3.0) Cartografia generale Fondi strutturali 2007-2013

3.1) – Obiettivo Cooperazione territoriale

 

 

 

 


20014-2020

 

4.0) – Cartografia Fondi strutturali 2014-2020

(Clicca sull'immagine per ottenere un ingrandmento)

 

 

 


* Utenti esperti

5.0) – Sito GIS OCDE
(Apre un sito esterno in ambiente GIS – attendere circa dieci secondi):
http://stats.oecd.org/OECDregionalstatistics/

RIFERIMENTI

Torna all'inizio


 
 

 

 

 

 

 

index entra_forum

1.14 – Il problema della valutazione

1.14 – Il problema della valutazione

Il settore problematico della valutazione è prioritario anche nel campo dei Fondi strutturali. Questa sezione necessita di essere ampliata. Sicché, se qualche lettore intendesse contribuire al dibattito può spedire il proprio intervento (vedi: Spedisci ..), che verrà pubblicato prima nel Forum, ed eventualmente successivamente aggiunto ai testi. (Grazie staff redazionale).

Indice della sezione:

Premessa
1) La Guida EVALSED 2000
2) Le principali politiche che influenzano i programmi di sviluppo socio­economico includono
3) La Guida EVALSED si ripartisce in quattro settori
4) Spiegazione dello schema

 

Premessa

I processi di valutazione dominano le scelte dell'esistenza dell'uomo ed in genere della sua razionalità. Infatti, anche nelle operazioni più elementari, per esempio quando si acquista una bibita per dissetarsi, si compie una valutazione più o meno esplicita, tra ciò che viene offerto e ciò che si preferisce. Determinante in questa scelta è il processo della valutazione che viene attuato tramite gli indicatori di costo, freschezza, o all'opposto calore, forza energetica, sapore, ecc. Analogamente, in termini ovviamente diversi, anche quando si attuano scelte molto più complesse, le decisioni sono conseguenza di uno specifico processo valutativo, ineliminabile. Quando si costruisce per esempio un'arteria stradale, il soggetto che agisce può essere un settore della Pubblica Amministrazione, e i fondi per realizzarla, se non ha una funzione privata, solitamente sono pubblici. Anche in questi casi le scelte che vengono compiute, cioè di cantiere, di materiali, di percorsi, ecc., si basano su altrettanto sistemi di valutazione. Lo stesso vale per qualsiasi altra infrastruttura territoriale (polo scolastico, polo energetico, polo produttivo, ecc.), e i processi di valutazione rimangono, benché ovviamente in scale operative diverse, altrettanto determinanti. In questo caso le grandi infrastrutture territoriali hanno in comune il fatto che sono rispettivamente decise e attuate, per assolvere a particolari funzioni richieste dal territorio e dai suoi abitanti. Come abbiamo già ricordato in altre sezioni (vedi) la metodologia sinora acquisita, principalmente le tecniche di analisi costi-benefici, per far collaborare in modo ottimale tutte le maestranze e gli enti che possono essere coinvolti, nelle grandi ma anche piccole iniziative, non risolvono completamente il problema. In altri termini sono zoppicanti. Inoltre, il concetto di cosa si debba intendere per sviluppo socio-economico e ambientale non presenta degli indicatori condivisi da tutti. Di conseguenza da un lato il processo di valutazione non è lineare, e dall'altro il lavoro di squadra risulta ancora più complicato. Mancano, in sostanza, protocolli sperimentati e convincenti, nonché sistemi di calcolo che possano risolvere con linearità ed efficienza gli innumerevoli problemi che si presentano quasi continuamente, nel corso della programmazione, la realizzazione ed infine utilizzo. A partire da queste considerazioni da tempo sono in atto sforzi di ricerca e sperimentazioni sul campo per giungere, se possibile, ad una loro soluzione accettabile. Ossia quali siano i sistemi valutativi, e soprattutto quali indicatori da utilizzare e considerare prioritari.

1) La Guida EVALSED
Per chiarire cosa si deve intendere per sviluppo socio-economico del territorio, unitamente a quali siano le problematiche e dinamiche della valutazione, soprattutto nel settore dei Fondi strutturali, la Commissione Europea (UE) ha fatto realizzare, dopo un lungo processo di ricerca, un apposito manuale operativo, chiamato: GUIDA EVALSED ((Evaluation of Socio-Economic Development – v. sotto). Per quanto la GUIDA s‘incentri chiaramente sulla valutazione nel contesto dei Fondi Strutturali Europei, essa non è limitata solo alla valutazione di questo settore (f. Giuda p.4). La Guida è stata realizzata dall'Istituto Tavistock Institute (London) in collaborazione con GHK IRS. La traduzione italiana, a dimostrazione della sua importanza, anche didattica ed operativa verso i quadri amministrativi delle Regioni, è stata curata della Rete dei Nuclei di valutazione (allora MEF) (vedi sezione del sito).
Benché la pratica della valutazione nasca cronologicamente principalmente in USA, tuttavia l‘espansione della valutazione in Europa, spesso in risposta ai requisiti dei Fondi Strutturali, ha stimolato molte ricerche e pubblicazioni. La Commissione Europea, per quanto la riguarda, ha pubblicato anche altre linee guida dettagliate, sul problema degli indicatori, sulle dinamiche sia della valutazione ex-ante, sia di quella macroeconomica, ecc. (vedi). Queste tematiche sono alla base dei regolamenti dei Fondi Strutturali. Inoltre, per tutti i programmi finanziati dall‘UE, esiste anche un Regolamento Finanziario, a cui occorre attenersi e che richiede una valutazione sia ex ante, sia ex post. Tutto questo testimonia da un lato il valore strategico, e sarebbe stato strano il contrario, attribuito alle varie fasi della programmazione dei progetti realizzati con i Fondi strutturali; e dall'altro evidenzia un tratto distintivo delle azioni UE, che solitamente accolgono e ripropongono le più accreditate posizioni teoriche della letteratura dei settori in cui intervengono. Tale tratto distintivo, che in questo caso corrisponde a cosa si debba intendere per uno sviluppo socio-economico e ambientale, è alla base delle esperienze dei Fondi strutturali in quanto tali. Questo aspetto può essere inteso come un'esternalità positiva del metodo UE veicolato, in modo impositivo dai Fondi strutturali, che si proietta nelle pratiche amministrative dei paesi interessati. Ovvero, in altri termini, si può affermare che la Commissione UE non solo ha commissionato, un lungo processo di ricerca, attorno alla problematica di come le Amministrazioni debbano comportarsi (quali valutazioni effettuare) per ottenere il più adatto sviluppo socio-economico sostenibile, sintetizzato nella citata Guida Evalsed; ma ha utilizzato le sue conclusione nei punti nodali dei Regolamenti dei Fondi strutturali, che essendo degli strumenti amministrativi, sono privi sistematicamente di questi agganci. I Regolamenti riportano esclusivamente le conclusioni sotto forma di articolati nei propri testi su come ci si deve comportare. I regolamenti e le direttive solitamente non espongono, se non succintamente, le motivazioni. Non sono dei testi teoretici.

2) Le principali politiche che influenzano i programmi di sviluppo socio-economico
La GUIDA in oggetto, ripetiamo voluta dalla Commissione UE, riguarda l'analisi degli strumenti valutativi preferibili onde migliorare lo sviluppo socio-economico in Europa con una particolare enfasi sui Fondi Strutturali Europei. Questi infatti sono tra i principali strumenti previsti in seno UE, per lo sviluppo socio-economico dei suoi territori. Inoltre i Fondi strutturali sono organizzati in una successione gerarchica di programmi e la loro valutazione si svolge in tre fasi canoniche, che si realizzano almeno in un settennio. In sostanza questa metodica, prevede che ogni Programma operativo (PON-POR-POIN, ecc.) venga sottoposto a questa tripartizione di verifica, chiamata rispettivamente (1) valutazione ex-ante (prima dell'approvazione), (2) intermedia (a metà del ciclo settennale) e (3) ex-post (alla fine del ciclo) mentre inizia il successivo. La fase 1 e 2 può servire a modificare i PO in corso d'opera. Mentre la terza, ossia quella ex-post, dovrebbe essere utile soprattutto per i Programmi dei cicli futuri. E' necessario ricordare che tramite i Programmi operativi (PO) dei Fondi strutturali l'Unione europea, congiuntamente ai paesi destinatari, postula degli obiettivi da raggiungere di ampio respiro. Ossia cerca di costruire una sistematica operativa e amministrativa, sia per ottenere quanto previsto negli stessi programmi, sia anche per raggiungere più ampie finalità socio-economiche e ambientali. Quindi, la valutazione dei Programmi operativi (PO) dei Fondi strutturali, contribuisce in ultima analisi tanto al loro miglioramento quanto al perfezionamento della Politica di coesione che li ha generati. In questo modo siamo di fronte alla costruzione di un processo non solo per la valutazione dei Programmi Operativi specifici, ma si delinea come uno strumento volto ad aiutare gli operatori coinvolti nella programmazione delle Politiche della UE nel loro insieme.
I destinatari della GUIDA, sono tutti coloro che risultano interessati operativamente nella realizzazione dei Fondi strutturali. Sia sul lato amministrativo sia da quello del controllo, tanto della Pubblica Amministrazione (PA) quanto del settore privato (stakeholders, residenti aree interessate, gruppi locali, ecc.). Ossia coloro che hanno voce nel progettare, commissionare e gestire le valutazioni tematiche, di politiche e di progetto così come le valutazioni dei programmi dei Fondi strutturali.

3) La Guida EVALSED si ripartisce in quattro settori
La Guida EVALSED si ripartisce in quattro settori (la parte che segue è liberamente tratta dalla guida).
La Parte 1 presenta un‘introduzione alla valutazione e ai suoi benefici. Inizia con una rassegna generale di ciò che la valutazione può fare per migliorare le politiche e i programmi ed essenzialmente per rafforzare lo sviluppo socio-economico. Questa parte è seguita da un‘introduzione ad alcune nozioni base della valutazione: la sua storia, alcune tradizioni alle quali attingono i valutatori e le diverse finalità della valutazione. Infine si discutono le specificità dello sviluppo socio-economico come oggetto della valutazione [..].
La Parte 2 guida i lettori attraverso le pratiche della progettazione e attuazione delle valutazioni. Inizia con l‘esame di tematiche legate al progetto, incluso come disegnare una valutazione, come definire le domande valutative e sceglierne i metodi e come lanciare e commissionare un lavoro di valutazione [..].
La Parte 3 discute le strategie per sviluppare le capacità di valutazione. La discussione è strutturata attorno a un "modello idealizzato“ che suggerisce quattro fasi per lo sviluppo delle capacità. Questa parte include la discussione delle capacità interne alle amministrazioni, così come le capacità esterne delle reti e associazioni di professionisti.
La Parte 4 introduce i metodi e le tecniche di valutazione, i loro punti di forza e debolezza e la loro adeguatezza. I metodi e le tecniche sono discusse nel quadro delle diverse tipologie di programmi socio-economici, delle diverse fasi di programma, delle diverse fasi del processo di valutazione e delle diverse finalità di valutazione. Infine, si introducono le tipologie di dati (quantitativi e qualitativi), i sistemi di indicatori e le fonti dei dati.
Di seguito esponiamo uno schema sia delle finalità sia delle metodologie, che intervengono, secondo la GUIDA, nell'attuazione dei Programmi dei Fondi strutturali.

Evalsed_p24_schema_01

Torna Indietro

4) Spiegazione dello schema (v. sopra)
Se combiniamo i due assi delle finalità e delle metodologie , possiamo cominciare a identificare alcune delle tipologie della valutazione che predominano nel contesto dello sviluppo socio-economico . I due assi e le tipologie della valutazione sono illustrati nella figura (v. sopra). Gli obiettivi di valutazione nella realtà saranno un mix tra finalità e metodologie, all'interno di questi tipologie. Inoltre non deve meravigliare, se una particolare valutazione non coinciderà perfettamente con una delle cinque tipologie indicate, ma semmai deve essere un input per individuare eventuali ed ulteriori rapporti, tra i vari settori, che sinergicamente si possono gestire.
In sintesi in corrispondenza dell‘intersezione tra gli assi della finalità e della metodologia, abbiamo cinque tipologie principali di valutazione. Queste sono:
(a) Valutazioni economiche/allocative all‘intersezione tra le finalità di programmazione e di efficienza e le metodologie dell‘allocazione delle risorse; (b) Valutazioni orientate alla gestione/esecuzione, all‘intersezione tra la responsabilità come finalità e la definizione di standard e obiettivi come metodologia; (c) Valutazioni formative, all‘intersezione tra l‘attuazione e finalizzazione come finalità e le metodologie orientate al miglioramento e cambiamento; (d) Valutazioni causali/sperimentali, all‘intersezione tra la produzione di conoscenza come finalità e le metodologie che cercano di offrire spiegazioni; (e) Valutazioni partecipative, all‘intersezione tra il rafforzamento istituzionale (o di rete) come finalità e le metodologie per lo sviluppo sociale/organizzativo.
Un‘importante distinzione attraversa questi settori che compongono il quadro della valutazione. Si tratta della distinzione tra le (1) valutazioni di quanto realizzato e (2) le valutazioni volte a perfezionare i meccanismi di analisi e di calcolo. Molte valutazioni richieste nell‘ambito dei Fondi Strutturali Europei ricadono nella prima categoria, sebbene ci si aspetti anche che le valutazioni ex ante e intermedie contribuiscano al miglioramento dei programmi.6) Le principali politiche che influenzano i programmi di sviluppo socio­economico includono:
La politica di coesione della Comunità il cui obiettivo è di ridurre le disparità-solitamente misurate in termini di PIL pro capite tra le regioni più e meno sviluppate. La politica di coesione si prefigge di sostenere quelle azioni che hanno più probabilità di contribuire alla riduzione delle disparità economiche, sociali e territoriali nell‘Unione“ (CEC 2001). I programmi cercano di concentrare le risorse, nelle aree che sono in ritardo di sviluppo. La maggior parte di questi fondi è allocata alle regioni in cui il PIL pro capite è inferiore al 75% della media dell‘UE. La politica non affronta direttamente le disparità, ma piuttosto è incentrata sugli interventi che influenzano le presunte determinanti della crescita economica, infrastrutture fisiche, inclusi il trasporto, le risorse umane e la capacità di gestire gli investimenti e i servizi, specialmente attraverso un settore delle PMI e attraverso le tecnologie dell‘informazione.
La strategia di Lisbona (da non confondere con il Trattato di Lisbona del 2007) e il processo seguito all‘incontro speciale del Consiglio Europeo nel marzo del 2000 dove si è convenuto la necessità di  costruire una nuova strategia generale  per la UE con un obiettivo da raggiungere in dieci anni. Ovvero  entro il 2010 si sarebbe dovuto  realizzare o tentare di realizzare  una strategia per le politiche UE, volta ad un economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile, con una migliore e maggiore occupazione e una maggiore coesione sociale. Mentre il processo di Lisbona ha continuato ad evolvere (aggiungendo le componenti ambientale, dello sviluppo sostenibile, dell‘imprenditorialità e competitività in occasione dei successivi Consigli Europei (2005)), il nucleo centrale ha cercato di integrare  a questi principi filoni delle politiche europee. In particolare, ha cercato di mettere insieme le politiche dell‘occupazione e della competizione che risalivano già al libro bianco "Delors“ del 1993 sulla Crescita, Competitività e Occupazione (COM [93] 700 final) e i sistemi di solidarietà sociale, welfare e occupazione che già comprendevano quello che talvolta viene chiamato il Modello Sociale Europeo. (Fonte (Riel.) Guida EVALSED – 2000-p-35). L'”UE 2020”, ora in atto,  rappresenta la prosecuzione del ciclo della strategia di Lisbona, che si è conclusa nel 2010. Per la Commissione la strategia di riforma dell'Unione Europea dell’ultimo decennio, ovvero la Strategia Lisbona,  ha aiutato l'Unione a fronteggiare i contraccolpi della crisi iniziata nel 2007/2008. (v. sito UE 2020)


Riferimenti

TESTO GUIDA EVALSED

ec.europa.eu/regional_policy/…/guide/guide_evalsed.pdf – (pp.119)
http://ec.europa.eu/regional_policy/information/evaluations/guidance_en.cfm

Strategia di Lisbona  – www.strategiadilisbonalazio.it/documenti.asp?categoria=13&sottocategoria=51

Europa 2020 – http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm


Torna all'inizio     Torna all'Home Page


index

1.13 -Direttive Habitat – Natura 2000 -Strategia UE 2020

1.13 -Direttive Habitat  –  Natura 2000 – Strategia Europa 2020

<br />

 

I settori problematici della sostenibilità, della protezione dell'ambiente, in particolare degli strumenti di VIA e VAS, ecc. sono prioritari anche nel campo dei Fondi strutturali, e questa sezione necessita di essere ampliata. Sicché se qualche lettore intende contribuire al dibattito può spedire il proprio intervento (vedi: Spedisci ..) che verrà pubblicato prima nel Forum, ed eventualmente successivamente aggiunto ai testi. (Grazie staff redazione).


Gli indicatori Ambientali coordinati da Bruxelles (scala UE)

Sommario sezione:

1) Il problema concettuale
2) Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA – Direttiva 1990))
Osservazioni
3) Direttiva Uccelli
4) 1° Programma CEE per l'Ambiente (1973) , Direttiva Habitat (1992) e Rete Natura 2000
5) Direttiva Habitat (1992) e difesa della biodiversità
6) Programma di azione per l’ambiente UE (1972-2012)

7) Settimo programma di azione per l'Ambiente (30-12-2013)
Riferimenti

1) Il problema concettuale
Agli arbori del progetto UE, cioè negli anni Cinquanta, il problema della tutela dell'ambiente all'interno dei documenti della nascente istituzione e delle sue Direttive, era pressoché assente. Non esisteva questa preoccupazione, analogamente a quanto accadeva per la pianificazione territoriale e/o programmazione economica sia nella pratica sia nella letteratura nazionale ed internazionale. Il paradigma che, allora, sembrava sostenere ogni decisione, era quello economico e in particolare delle cosiddette Analisi Costi/Benefici. All'inizio degli anni Duemila, ossia dopo circa un cinquantennio, la situazione si è radicalmente trasformata e i principi dell'Analisi Costi/Benefici (ACB), benché centrali, non sono più ritenuti sufficienti, sostituiti dal cosiddetto approccio della sostenibilità. Per evitare equivoci, forse è bene rimarcare, che tale nuovo approccio integra le analisi ACB, non le elimina. Introduce, infatti, alcune famiglie di indicatori ritenuti in precedenza superflui. Ossia i valori intangibili come ad esempio il valore del paesaggio, e soprattutto rendendo sempre più trasparente il processo decisionale. In questo processo si coinvolgono le popolazioni interessate dai progetti in questione, che solitamente ridimensionano di molto le previsioni dei cosiddetti tecnici. Il nuovo parametro operativo della sostenibilità, si manifesta in particolare in due nuove strumentazioni teoriche e operative, che hanno assunto il nome rispettivamente di Valutazione di Impatto Ambientale (CEE-VIA- 1985) e di Valutazione Ambientale Strategica (UE – VAS 2001). Le matrici di valutazione sostenute da questi due innovativi strumenti di programmazione, necessitano di conoscere in ragionevole dettaglio la realtà dei territori in cui si va ad operare (socio-economiche e ambientali), sicché necessitano di informazioni quantificate e strutturate a tal fine. Ciò ha richiesto l'approntamento di banche-dati, che sta costituendo una massiccia attività in tal senso a partire dagli anni Novanta, sovvenzionata anche da molti progetti dei Fondi strutturali dell'Obiettivo 1 (2000-2006), Convergenza (2007-2013)e successivamnte Regioni non sviluppate (2014-2020). Viceversa in senso più generale negli anni Ottanta/Novanta prima la CEE e poi la UE si è distinta per la promozione di attività volte ad indagare lo stato dell'ambiente e del territorio con apposite Direttive, e specifici programmi. Ricordiamo a scopo esplicativo, almeno la costruzione tramite apposita Direttiva dell'Agenzia europea per l'Ambiente (EEA 1990), la Direttiva Uccelli (1979), la Direttiva Habitat (1992) e come ricordato la Direttiva VIA (1985) e quella VAS (2001-4). Queste disposizioni, dovrebbero essere sufficienti per dimostrate non solo l'ampio spettro dell'approccio all'ambiente in funzione dello sviluppo dei territori della UE, ma anche le necessarie connessioni che devono costituirsi con le azioni finanziate dai Fondi strutturali. Di seguito indichiamo le principali coordinate concettuali delle Direttive ora ricordate, ossia dei riferimenti in senso sostenibile che appartengono a pieno diritto alle funzioni dei Fondi strutturali.

2) Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA – Direttiva 1990))

Ogni paese della UE, o perlomeno quelli più avanzati, hanno proprie strutture di controllo del settore ambientale. In ragione di questa evidenza e di altre questioni di gestione complessiva anche la UE ha deciso di dotarsi di una struttura analoga, chiamata Agenzie Europea per l'Ambiente (EEA). Lo scopo non poteva essere quello di creare doppioni o forme di concorrenza con quelle già esistenti sicché si optò per costruire una rete di collegamento per migliorare i dati già esistenti ponendoli a disposizione di tutti.

Il Regolamento istitutivo dell'Agenzia Europea Ambientale ( Regolamento N. 401/2009- art-3), stabilisce che i principali campi di attività dell'Agenzia dell'Ambiente Europeo includono, nella più ampia misura possibile, tutti gli elementi che permettono di acquisire le informazioni utili a descrivere lo stato attuale e prevedibile dell’ambiente dai seguenti punti di vista:

a) la qualità dell’ambiente;
b) le pressioni sull’ambiente;
c) la sensibilità dell’ambiente;

sottolineando che ciò deve avvenire anche nel contesto dello sviluppo sostenibile. Inoltre al capoverso 2 sempre dell'art. 3, si definisce che nell’attuazione della politica della Comunità in materia di ambiente, è accordata la priorità ai seguenti settori di attività:

a) qualità dell’aria ed emissioni atmosferiche;
b) qualità dell’acqua, inquinanti e risorse idriche;
c) stato dei suoli, della fauna e della flora nonché dei biotopi;
d) utilizzazione del suolo e risorse naturali;
e) gestione dei rifiuti;
f) emissioni sonore;
g) sostanze chimiche pericolose per l’ambiente;
h) protezione del litorale e del mare.

Saranno compresi in particolare i fenomeni transfrontalieri, plurinazionali o globali.

Torna  all'inizio

Osservazione:
Come si può notare dallEEA-005_vert'elenco appena riportato, non sono indicate le radiazioni ionizanti, in particolare quelle prodotte dalle cosiddette scorie radioattive. Tuttavia con il parco elettronucleare europeo, la decisione di non porre l'attenzione sulle scorie genenrate siti  elettronulceari  sia l'utilizzo  sanitario di queste sostanze, nonché quelle prodotte dalla stessa industria militare, che sono settori consistenti nei paesi UE, genera qualche perplessità. Si tratta di un'evidente scelta di parcellizzazione. In questo modo si stabilisce, in sede amministrativa, che la EEA è deputata a fare solo certi controlli, e di dsinteressarsi di altri. Tuttavia se è vero che al fini di coordinare anche il monitoraggio di tale settore nei suoi aspetti di rischio, vi sono organismi deputati a tale scopo (per es. lo IAEA a Vienna, ecc.), è altrettanto pacifico ammettere che il budget a disposizione dell'EEA per il suo funzionamento unitamente ai suoi 130 dipendenti, è assai contenuto. Infatti si tratta di circa 50 milioni anno, che se confrontato con i finanziamenti a singoli progetti dei Fondi strutturali, che ammontano anche a molte centinaia di milioni, genera un altro tipo di stupore (si veda costi dei PIT). Sicché con tale budget non sarebbe credibile una prospettiva volutamente comprehensive delle funzioni di detta Agenzia. Con questi finanziamenti non si può fare granché. Siamo molto lontani dal ruolo che ha assunto l'Agenzia per l'ambiente degli USA (EPA (2)) ed il suo budget (2010= $10.3 miliardi -(bibl.3)). Sicché, in ultima analisi, queste considerazioni non depongono a favore di un'attività realmente rispondente alle funzioni dettate dal Regolamento istitutivo (bibl.1) di controllo e/o di informazione relative all'ambiente dei territori europei. Però questo è lo stato dell'arte. Il Regolamento istitutivo dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) stabilisce inoltre, sempre all'art. 3, che detta Agenzia deve altresì tener conto della dimensione socioeconomica. In sostanza siamo di fronte da un lato, ad una funzione di collegamento degli sforzi di controllo già esistente nei singoli stati della UE, al fine di favorire le possibili sinergie e dall'altro ad una fase prolungata di gestazione benché l'attuale EEA sia partita nel 1999. Si protrae, cioè una stato embrionale. In altri termine, da parte della UE non vi era nel 2000 ancora, la volontà politica e quindi la decisione di affrontare la questione ambientale in tutti i suoi aspetti, ripetiamo sulla scorta di quanto avviene in US tramite l'EPA (bibl.2).  Dieci anni dopo con la Strategia Europa 2020 le cose cambiano radicalmente (2010) Tuttavia come si può constatare anche in altre sezioni di questo sito, i Fondi strutturali sono tenuti a rispettare molte indicazioni provenienti dall'EEA, e gli obiettivi innovativi dello sviluppo sostenibile definito senza dubbio nel vertice di Goteborg (2001 – Barcellona 2002) e dalle precedenti Direttive, chiaramente ambientali, stabilite in precedenza a partire dai primi anni Settanta (vedi sotto). Nello schema si evidenza lo schema della rete EIONET (sopra) sia i settori di intervento dell'EEA (sotto).

Torna Indietro

3) – Direttiva Uccelli

uccello_habitatIl 2 aprile 1979 la Commissione europea approva la Direttiva n. 79/409/CEE, (bibl. 4) comunemente chiamata Direttiva Uccelli selvatici, concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Si tratta del primo atto normativo dell'Unione Europea volto alla conservazione della natura che, assieme alla Direttiva Habitat, (v. sotto bibl.5) ) è uno degli strumenti normativi più significativi per la tutela dell'ambiente e in particolare della biodiversità in tutte le regioni europee.
Il 30 novembre 2009 viene approvata la nuova versione della Direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici: Direttiva 2009/147/CE (bibl. 6). Nell'allegato VII è fornita una tabella di concordanza che elenca i cambiamenti rispetto la precedente Direttiva del 1979 annunciata nell'articolo 18.
La Direttiva Uccelli 79/409/CEE è stata recepita dall’Italia con la Legge n. 157 dell'11 febbraio 1992 (bibl.7).
(
fonte (Riel.): http://www.apmolentargius.it/direttiva_uccelli.php)

4) – 1° Programma CEE per l'Ambiente (1973) , Direttiva Habitat (1992) e Rete Natura 2000

Nel 1973, in sintonia con la prima crisi energetica, entrò in vigore il Primo programma d’azione per l’ambiente e sei anni più tardi nell’Aprile 1979 fu emanata la Direttiva Uccelli Selvatici, apAMBIENTE_UE_ZIP_SICpena ricordata, il primo atto normativo comunitario inteso a preservare l’ambiente naturale per i contemporanei e per le generazioni future. Ai fini della conservazione della natura alcuni strumenti legislativi dell’UE hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo guida. Le Direttive e programmi di riferimento sono: 

– Direttiva «Uccelli selvatici» (1979)
- Direttiva «Habitat» (1992)
- Programma Rete Natura 2000 (artt. 3 e 6 – della Direttiva Habitat).

Figura 1.13-1 Settori di intevento dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) 

 6_progr_ambienAlla scala internazionale si assiste ad un processo normativo analogo a fronte dell’approccio protezionistico e conservativo che si  ricollega alla Convenzione di Berna.La Direttiva Habitat, contribuisce alla conservazione della biodiversità negli Stati membri definendo un quadro comune per la conservazione degli habitat naturali e semi­naturali, della flora e della fauna selvatiche sul territorio degli stati membri di interesse comunitario. Il continuo degrado degli habitat naturali e le minacce che gravano su talune specie figurano fra i principali aspetti oggetto della politica ambientale della UE. Lo schema a fianco (v. tav. 3 ) esprime momenti di riferimento del discorso in atto.

 Ai fini  di quanto appena ricordato e di una politica ambientale europea è stata creata una rete ecologica di zone speciali protette (Direttiva Habitat – art.6) denominata Rete Natura 2000. Questa rete unitamente ad altre attività previste nel settore del controllo e della sorveglianza, della reintroduzione delle specie sia locali sia non locali, della ricerca e dell'educazione, contribuiscono alla coerenza dell’intervento. Essa si muove in parallelo all’indicazione dei diversi Programmi di azione per l’ambiente succedutesi negli ultimi decenni e di cui abbiamo appena fatto riferimento. La Direttiva Habitat prefigura una rete ecologica europea che assumerà il nome di Rete Natura 2000, costituita da un lato dalle zone speciali di conservazione designate dagli Stati membri in conformità delle disposizioni della stessa Direttiva e dall'altro da zone di protezione speciale  istituite dalla Direttiva79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Rispettivamente l’Allegato I (tipi di habitat naturali di interesse comunitario) e II (specie animali e vegetali di interesse comunitario) della Direttiva Habitat, forniscono indicazioni circa i tipi di habitat e di specie la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (ZPS v. a lato). Alcuni di essi sono definiti come habitat o specie prioritarie perché rischiano di scomparire.

5) – Direttiva Habitat (1992) e difesa della biodiversità

Gli articoli della Direttiva Habitat, riportati di seguito (v. tav. 5), esprimono con chiarezza le priorità da seguire. L’Allegato IV della Direttiva Habitat del 21 maggio 1992, prevede la formulazione di un elenco di specie animali e vegetali che richiedono una protezione rigorosa e contribuisce ad individuare in ogni Stato membro,  tanto  le  specie quanto gli habitat a rischio, da proteggere. Nelle zone speciali di conservazione (ZPS e SIC), gli Stati membri devono assumere tutte le misure necessarie per garantire la conservazione degli habitat e per evitarne il degrado.

habitat_artt

Figura 13.1- 5 –  Direttiva Habitat 1992

La Direttiva prevede, altresì, la possibilità che la Comunità cofinanzi le misure di  conservazione. Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano ricerche e studi scientifici atti a contribuire al conseguimento degli obiettivi della Direttiva e ogni sei anni gli Stati membri riferiscono sulle disposizioni adottate in applicazione della stessa. La Commissione redige un rapporto di sintesi in base a tali relazioni. In seguito all'adesione dei 10 nuovi Stati membri (10.05.2004), gli allegati della Direttiva sono stati modificati per tener conto della diversità biologica dei nuovi territori.
I nuovi dieci paesi UE, aggiunti nel 2004, hanno dovuto presentare gli elenchi delle zone di conservazione entro la stessa data. Questo gruppo di Direttive si muove eminentemente sul lato ecologico e protezionistico, affine ad una cosiddetta priorità della conservazione, che anticipa storicamente l’avvento del principio dello Sviluppo sostenibile. Inoltre, il fenomeno definibile della continentalità in atto in Europa con la formazione della UE (v. cap.1 – pp.41 e 55 del Rapporto ) produce l’emersione di due nuove funzioni ricollegabili alla famiglia della spazialità e della complessità. Entrambe volte alla gestione del territorio a fronte dei fenomeni di aggregazione in atto, sia politici sia economici (libera circolazione di merci e persone). Negli approcci alla nuova Area vasta comunitaria permane la modalità della lettura biogeografica.

Torna Indietro 

6) – 6° Programma di azione per l’ambiente UE (1972-2012)

Integrazione del principio dello Sviluppo sostenibile nelle politiche UE
Il 6° Programma di azione per l’ambiente, entrato in vigore il 22 luglio 2002, è l’ultimo di una serie, iniziata con il 1°Programma (1972). L'esigenza di integrare gli obiettivi ambientali nelle diverse politiche era già stato oggetto di attenzione anche in quelli precedenti ed in particolare nel Quinto programma (bibl.8). Questi programmi cercano di individuare nuovi strumenti, in aggiunta alla legislazione ambientale vigente dei singoli paesi UE, per integrare tra loro sia gli strumenti di mercato, sia le campagne di sensibilizzazione e il 6° Programma, indica come settore di particolare attenzione la pianificazione territoriale. Infatti, nella Comunicazione che presenta il 6° Programma al Parlamento (bibl.9), per la discussione e la sua approvazione, si afferma:

“Per cambiare ad esempio il modo in cui oggi pratichiamo l'agricoltura, distribuiamo l'energia, forniamo i trasporti e utilizziamo il territorio occorre rinnovare le politiche relative a queste aree; il presupposto di fondo è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche, ma occorre anche che la Comunità riformi il proprio sistema di governance in modo da riuscire a conciliare non solo gli obiettivi socioeconomici con quelli ambientali ma anche le diverse vie per conseguirli” (p.11) (ibidem).

L'ambizione UE è quella di continuare a coordinare i paesi europei dell’Unione in coerenza con gli assunti anche ambientali approvati e di rivestire un ruolo guida per l'area euro-mediterranea, continuando nella cooperazione internazionale. Dopo la conferenza ONU di Rio De Janeiro (1992) la Comunità Economica Europea avvia una nuova generazione di politiche ambientali cosiddette integrate in particolare con la strategia ONU che avrebbe dovuto informare l’Agenda del Ventunesimo secolo (Agenda 21 – p.214). Il quinto e sesto Programma ambientale UE si interfacciano rispettivamente nel 1992 con la Conferenza di Rio de Janeiro (5° Programma) e nel 2002 con quella altrettanto determinante di Johannersburg (6° Programma). La corrispondenza è esposta nella tabella (v. sotto tav. 6).

Summit_ONU_00

Tabella 13.1 -6   Concordanza Summit ONU e Programmi ambientali UE

Con il 6° Programma la UE definisce gli obiettivi e le priorità ambientali, comprese le tematiche emergenti che impongono alla Comunità di assumere un ruolo di guida. La Direttiva che costituisce il 6° Programma si compone di 14 articoli esposti in 15 pagine. Benché la sua esposizione sia sintetica essa è rilevante per i riferimenti che cerca di puntualizzare e per il fatto che ne impone l’osservanza ai 27 Paesi UE. Nella tabella si indicano (v. sotto – tav. 7) i quattro campi da ritenersi prioritari per il 6° Programma (artt. 5-6-7-8) per la politica ambientale UE che si riflettono a loro volta in molteplici settori di intervento. Essi sono: (1) Il cambiamento climatico, (2) la biodiversità, (3) la salute dell’uomo, (4) il problema delle risorse naturali e dei rifiuti (artt. 4-8).

6-programma_amb_001Tabella 13.1  7 –  Priorità Ambientali – 6° Programma di azione per l’ambiente

Nella figura che precede si confrontano i settori richiamati con gli indicatori e i piani adottati per l’attuazione del 6° Programma in oggetto, che attuano le coordinate operative generali della pianificazione UE (v. col. IV). Il 6° Programma di azione in difesa dell’ambiente propone cinque indirizzi prioritari e cinque tipi di azione strategica (p.13 – 6°Programma) che esponiamo in nota. Con le determinazioni assunte nel Consiglio di Goteborg (2001) e Barcellona (2002) il principio dello Sviluppo sostenibile diventa una prassi standard dell’azione UE che interessa il suo territorio e la partecipazione delle attività UE alla scala globale. Il 6° Programma, inoltre, coordina in un unico atto ufficiale le diverse attività di tipo ambientale che la UE aveva in corso. Ci riferiamo ai seguenti settori:

Il cosiddetto protocollo di Kyoto, (1998), per arginare i rischi del riscaldamento del globo (v. cap. 3) (bibl.10).
Nel 2010 è prevista una verifica.
La diversità biologica unitamente alla formazione del Programma Natura 2000 UE (Direttiva UE Habitat 1992), decolla operativamente tra i paesi UE nel 2000. La programmazione è in piena attuazione e ha chiare ricadute, per esempio, nei POR dell’Ob.1 (v. p.96 e All.II – p.545 (RAPPORTO) ) in Italia e nei PIC transfrontalieri (v. p.85 e PIC (p.200)).
I Fondi strutturali che alla luce del principio dello Sviluppo sostenibile (Goteborg-2001), devono essere coerenti anche con gli obiettivi del 6° Programma ovvero della sostenibilità.
 

6.1) VII Programma d’azione per l’ambiente (31-12-2013) (bibl.11)
Il VII Programma d’azione per l’ambiente,  specifica e ripropone un quadro generale per le politiche europee da seguire in materia ambientale fino al 2020.

Prendendo le mosse dal VI Programma per l’ambiente terminato nel 2012, il nuovo programma dal titolo “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” intende raggiungere un elevato livello di protezione ambientale, una migliore qualità della vita e un determinato grado di benessere dei cittadini europei . Il VII Programma lancia infatti le sfide da seguire, gli obiettivi da raggiungere e definisce un quadro di programmazione europea per l’ambiente fino al 2020. Individua 9 obiettivi prioritari da realizzare:

NOVE OBIETTIVI DEL SETTIMO PROGRAMMA DI AZIONE PER L'AMBIENTE (2014)

1.   proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell´Unione;
2.   trasformare l´Unione in un´economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva;
3.   proteggere i cittadini da pressioni e rischi ambientali per la salute e il benessere;
4.   sfruttare al massimo i vantaggi della legislazione dell’Unione in materia di ambiente migliorandone l’applicazione;
5.   migliorare le basi cognitive e scientifiche della politica ambientale dell’Unione;
6.   garantire investimenti a sostegno delle politiche in materia di ambiente e clima e tener conto delle esternalità ambientali;
7.   migliorare l´integrazione ambientale e la coerenza delle politiche;
8.   migliorare la sostenibilità delle città dell´Unione;
9.  aumentare l´efficacia dell´azione UE nell’affrontare le sfide ambientali e climatiche a livello internazionale.

Tabella 13.1 – 8 – I nove obiettivi del Settimo programma di azione per l'ambiente (2014)

Il VII Programma d’azione si fonda su principi innovativi per il settore ambientale, quali il principio di precauzione, di azione preventiva, di riduzione dell´inquinamento alla fonte e quello di “chi inquina paga”.


7.0) – Summit UNEP (ONU)
Gli Stati europei  appartengono  anch'essi all'organizzazione  mondiale UNEP (Nairobi). Lo scopo principale  dell'UNEP  è quello  da un lato  di proporre soluzioni efficienti per evitare che i problemi ambientali diventino irrecuperabili   e dall'altro di promuovere attività che contribuiscano alla sostenibilità. ambientale a livello internazionale. In particolare L’UNEP affronta come tema principale quello dei cambiamenti climatici e utilizza metodi collettivi indirizzati allo sviluppo, alla salvaguardia e al futuro della società mondiale.

La strategia dell’UNEP guarda in particolare  due aspetti dell’economia. Il primo legato ai soggetti che la rappresentano, le istituzioni, la governance;  il secondo  connesso all’oggetto, al prodotto della green economy, nella sua quantificazione e misurazione attraverso gli indicatori adeguati. ( v. anche indicatori Strategia europa 2020). Da un lato è necessaria la creazione di una governance globale; dall’altro  deve essere definto  l’utilizzo di un indicatore  o una famiglia di indicatori, che misuri il benessere e la ricchezza di una nazione all’interno dei limiti del pianeta. Nel passato si è utilizzato sopratutto il PIL, ma i cui limiti sono oggetto di crescente consenso e quindi di una sua alternativa.  A questo proposito, si sta elaborando un indicatore della ricchezza inclusiva nazionale che comprende non soltanto il capitale prodotto, il capitale umano e il capitale naturale, ma anche gli ecosistemi critici, sulla base dell’indicatore “Adjusted Net Saving” elaborato dalla Banca Mondiale.

Anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE)  cerca di proomuovere la crescita verde,  ovvero un modello di sviluppo in grado di garantire, anche alle generazioni future, le risorse e i servizi ambientali sui quali il nostro benessere si basa. La green growth (la crescita verde)  porterà nuove idee, nuovi imprenditori e nuovi modelli di business, contribuendo così alla creazione di nuovi mercati e, infine, alla creazione di nuovi posti di lavoro e di trasformazione industriale.

L’Unione Europea (UE), in linea con la strategia OCSE sull’innovazione,  pone anche il nuovo piano d’azione dell’Unione Europea  che considera il “modello di business eco-innovativo” fondamentale per la promozione di un’innovazione ecosostenibile. L’Ue concorda con la posizione del G-77/Cina che vede la green economy come strumento per lo sviluppo sostenibile, e accoglie e sottolinea la compatibilità delle definizioni di green growth e green economy. La comunicazione europea (bibl. 13) “Rio +20: verso un’economia verde e una migliore governance” rappresenta la roadmap dell’Europa che ha raggiunto un punto significativo con l'approvazione della Strategia Europa 2020, nel 2010. Molti  temi trattati ricalcano sostanzialmente i key findings dell’UNEP. (Fonte ( riel.) ENEA – Mancuso e al. 2013).

7.1)  Follow-up di Rio+20 a livello delle Nazioni Unite e del­l'Unione europea
 Il Comitato economico Sociale europeo (CESE) che consta di 353 membri dai 28 Stati membri dell'UE (nominati per un mandato di cinque anni rinnovabile)  (bil.14)- Mandato in corso: 2010-2015 è convinto che il successo della conferenza Rio+20 si ealizzerà soltanto con l'attuazione delle decisioni adot­tate a Rio e dei processi avviati in quella sede. Ciò sarà favorito dal coinvolgento della c.d.  società civile e garan­tendone l'effettiva partecipazione. In altri termini si sottolinea l'importanza della dimensione della trasparenza (audit, scoping, ecc.) anche nella pianificazione del territorio.
Già a luglio 2012 il CESE ha organizzato un importante evento della società civile per presentare i risultati di Rio a Bruxelles. In questo contesto, è emerso con chiarezza che l'elaborazione degli obiettivi di sostenibilità rappresenta un tema prioritario per il seguito di Rio, ed è stato sottolineato più volte che l'UE deve realizzare ciò che ha chiesto a Rio. (bil.14)

Il CESE è pertanto convinto della necessità di verificare se le strategie fondamentali dell'UE rispondano alle richieste da essa formulate a Rio+20 – che si tratti della strategia Europa 2020 nel suo capitolo sulla sostenibilità oppure della strategia dell'UE per lo sviluppo sostenibile.
 Dai dibattiti interistituzionali organizzati dal CESE a se­guito di Rio+20 è emersa la volontà di cooperazione e di coinvolgimento della società civile.
 Secondo l'annuncio del commissario competente, gli aspetti di Rio maggiormente rile­vanti per l'ambiente saranno attuati nell'ambito del Settimo programma di azione in materia di ambiente, la cui pubblica­ zione è prevista entro la fine dell'anno.

Vai  al sito ufficiale = http://www.unep.org/default.asp


8.0) – Mappa Regioni Bio_geografiche UE

Bioregioni_UE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 13.1  9 –   Mappa delle regioni Biogeografiche dell'Europa


Fonte: I testi sopra esposti sono tratti da : Antonio Sardone – Comunità europea – Consistenza Fondi strutturali – 1957-2013 - Edizioni Training Team – Milano (pp.700

Torna all'inizio            Torna all'Home Page


(9) Riferimenti Bibliografici

(1) REGOLAMENTO (CE) N. 401/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 23 aprile 2009 sull’Agenzia europea dell’ambiente e la rete europea d’informazione e di osservazione in materia ambientale (versione codificata).

(2) US Environmental Protection Agency (EPA)

(3) Budget EPA in US [http://www.epa.gov/planandbudget/annualplan/fy2012.html]

(4) Direttiva 2 aprile 1979 (79/409/CEE)- Uccelli selvatici
DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici (79/409/CEE)
(GU L 103 del 25.4.1979, pag. 1).

(5) Direttiva n. 79/409/CEE Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Gazzetta ufficiale n. L 206 del 22/07/1992 (pp.7).

(6) DIRETTIVA 2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici (versione codificata).

(7) Legge n. 157 dell'11 febbraio 1992 – Norme per la salvaguardia della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio – (Gazz. Uff. 25 febbraio 1992, n. 46, S. O.)- Recepimento in Italia della Direttiva Uccelli 79/409/CEE.

(8) Piani decennali di azione per l’ambiente. Il 5° Programma (1993-1998), inizia il necessario coinvolgimento del mondo della produzione (trasporti, industria e/o agricoltura) nella difesa e salvaguardia dell’ambiente che viene continuato e perfezionato dal 6° Programma (2002-2012).

(9) Gazzetta ufficiale delle Comunità europee – 10.9.2002 – L 242/1 – DECISIONE N. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 che istituisce il Sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (pp.15) Commissione Europea -DECISIONE N. 1600/2002/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 22 luglio 2002 che istituisce il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente.

Vedi anche : Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sul Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea "Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta" - Sesto programma di azione per l'ambiente - Bruxelles, 24.1.2001 -ISBN 92-894-0263-6 – © Comunità europee, 2001 (pp.12 in totale).

(10) I tempi non brevi dell’avvio del protocollo di Kyoto (1998-2004) derivano dalle difficoltà di far sottoscrivere agli oltre 120 paesi gli impegni scritti di riduzione delle emissioni in atmosfera. 

I cinque indirizzi si riferiscono alla necessità di: (1) migliorare la normativa ambientale, garantendo (2) il suo inserimento nella pianificazioni di ogni livello con la  (3) partecipazione delle imprese, consumatori e (4) cittadini in genere  (5)  nella prospettiva enfatizzata dalla VAS.  

Al fine di realizzare gli indirizzi esposti  si indica la necessità di promuovere specifiche azioni per raggiungere:  
(1) migliori standard di controllo ambientale in ogni nazione; (2) incentivare il processo di adeguamento del  settore ambientale; (3) favorire misure di benefici economici per le imprese che  accettano gli accordi di autoregolazione; (4) incentivare la responsabilità ambientale sia delle imprese sia dei cittadini; e da ultimo  (5) migliorare la Direttiva sulla VIA per favorire la pianificazione sostenibile (v. allegati ).

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni - Bruxelles, 24.1.2001 (cit.) COM (2001) 31 definitivo 2001/0029 (COD) (v. cap.6).

Nel 1979 a Berna, 39 stati del Consiglio d’Europa unitamente ad altri esterni (Marocco, Tunisia, Senegal. ecc.) definiscono un patto per assicurare la conservazione della flora e della fauna spontanea ed i relativi habitat nei propri territori. Tale atto formale prese il nome  di Convenzione di Berna, la quale divenne esecutiva  il 1 Giugno 1982 ed ha portato alla creazione nel 1998 dell'Emerald network of Areas of Special Conservation Interest (ASCIS) sui territori degli stati aderenti, che opera in parallelo al progetto di conservazione Natura 2000 dell'UE. In  Italia la convenzione di Berna è stata recepita con la Legge 503 del  5 Agosto 1981 e ha portato nel 1991 al varo della Legge 394 (Legge quadro delle Aree protette (G.U. n. 292, 13 dicembre 1991, S.O.))

La gestione dei siti della rete Natura 2000 — Guida all’interpretazione dell’articolo 6 della Direttiva«Habitat» 92/43/CEE Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee 2000 — (pp. 69) – ISBN 92-828-9050-3

La designazione delle zone speciali di conservazione (ZPS) avviene in tre tappe. Secondo i criteri stabiliti dagli allegati: (-) ogni Stato membro redige un elenco di siti che ospitano habitat naturali e specie animali e vegetali selvatiche; ( – ) In base a tali elenchi nazionali e d'accordo con gli Stati membri, la Commissione adotta un elenco di siti d'importanza comunitaria (SIC); (-) Entro un termine massimo di sei anni a decorrere dalla selezione di un sito come sito d'importanza comunitaria, lo Stato membro interessato designa il sito in questione come ZPS.

Spetta inoltre agli Stati membri: (-) favorire la gestione degli elementi del paesaggio ritenuti essenziali per la migrazione, la distribuzione e lo scambio genetico delle specie selvatiche; (-) applicare sistemi di protezione rigorosi per talune specie animali e vegetali minacciate (allegato IV) e studiare l'opportunità di reintrodurre tali specie sui rispettivi territori; (-) proibire l'impiego di metodi non selettivi di prelievo, di cattura e uccisione per talune specie vegetali ed animali (allegato V). Per il finanziamento di rete natura 2000 v. più avanti (p. 99).

(11) Il VII Programma d’azione per l’ambiente, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio con la decisione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L. 354 del 28 dicembre 2013. Vedi Ministero dell'Ambiente [..] italiano http://www.minambiente.it/pagina/il-nuovo-regolamento-che-istituisce-il-programma-lambiente-e-lazione-il-clima

(12) ONU (2012), Atti del Negoziato 20 marzo 2012.  http://www.comitatoscientifico.org/temi%20SD/Rio+20/index.htm

(13) CESE . Italia 24 membri. Vail al Sito http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.it.home

(14) CESE   Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Rio+20: situazione attuale e prospettive  future» (supplemento di parere)  (2013/C 44/11) Relatore: WILMS – Vai la sito http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52012IE2321


 Torna all'inizio   Torna all'Home Page


1.10 – Bilancio UE-ex

1.10 – Bilancio Fondi Strutturali alla scala UE

Sommario sezione

Sintesi:

Finanziamenti ciclo 2014-2020
Confronto 2000-2006 e 2007-2013
1) Bilancio UE e cicli Fondi strutturali
Prospettive finanziarie 2000-2006
Ciclo 2000-2006
2) Ciclo Fondi strutturali 2007-2013
3) Prospettive finanziarie 2007-2013
Legenda ciclo 2007-2013
Aiuti strutturali in Italia cicli 2000-2006 e 2007-2013
Previsioni Fondi strutturali nei tre gruppi demografici della UE – 27

 

Sintesi
1) Bilancio UE e cicli Fondi strutturali
Ciclo 2014 – 2020

I Fondi strutturali sono dei finanziamenti che derivano dal Bilancio dell'Unione Europea (UE). Inoltre, il fatto che il bilancio UE si formi con apposite tasse derivanti dai bilanci di ogni singolo Stato, è altra questione che viene trattata in un'apposita sezione (vedi). La quota destinata dal Bilancio UE a favore dei Fondi strutturali, per importanza è la seconda in valore assoluto, si attesta attorno al 33-35 % e si situa dopo quella della politica agricola (PAC- vedi sotto) intorno circa al 40%. A partire dal 2000 nei vari anni si è mantenuta costante questo valore percentuale. Ricordiamo che nel 2004 la UE è aumentata di dieci Stati, che si sono aggiunti ai precedenti quindici membri. I nuovi dieci paesi avevano ed hanno tutti la caratteristica di avere un PIL nazionale pro-capite al di sotto della media dei precedenti 15 paesi UE. Ciò ha costituito un serio problema per la distribuzione dei Fondi strutturali, per il fatto che i calcoli degli obiettivi 1, 2 e 3 si basavano sulla media dei PIL nazionali di 15 paesi. L'introduzione di ulteriori dieci, ha modificato il valore della media precedente, e per un semplice calcolo statistico ne ha modificato la graduatoria. Per esempio le Regioni del sud Italia, con la UE-25,  iniziavano a non essere più posizionate  al di sotto della media del PIL prescritta per ottenere lo status di Obiettivo 1, e ne  avrebbero perso  di conseguenza il diritto  a ricevere i finanziamenti per quella fascia di Regioni. La questione è stata risolta con un accordo generale di continuazione della situazione precedente con la UE-15, e si è rimandato il problema al futuro. In questo modo la soluzione del problema è stata rimandata al ciclo successivo a quello in atto (2007-2013) cioè il 2014-2020.

I Fondi strutturali  danno vita alle  politiche europee volte alla Politica di coesione e di conseguenza al riequilibrio degli scompensi territoriali delle regioni UE,  e per raggiungere tali obiettivi hanno a disposizione dei finanziamenti distribuiti in percentuali diverse. Di seguito esprimiamo  in diverse tabelle  i diversi importi divisi per ciascun ciclo temporale.   Iniziamo da quello in corso  2014-2020 e succcessivamente quelli precedenti.  

OK-UE-2014-2020

 

Figura 1.10-01 – Ripartizione dei finanziamenti UE totali in rapporto ai 28 Paesi e alle tipologie dei Fondi SIE previsti dal Regolamento 1303/2013.

 

 

Figura 1.10-02 – Ripartizione dei finanziamenti UE totali in rapporto agli Undici Obiettivi previsti dal Regolamento 1303/2013.

Fondi-2020-04-lineeok

Torna Indietro

2) Ciclo 2000-2006

Nella seguenti tabelle si evidenzia la sintesi delle voci del Bilancio UE a partire dal 2000. La prima con la dizione Azioni strutturali, indicata dalla freccia, si indicano le previsioni per i Fondi strutturali, del ciclo 2000-2006. Il 2004 è un anno particolare perché, come ricordato, la UE passa da 15 paesi a 25. Si può notare che in particolare l'importo previsto per il 2006 (€ 43,701 mld su un totale di 120,876 mld) costituisce oltre il 36% di importanza dei Fondi strutturali sul totale. La prima voce percentuale, è quella della politica agricola (PAC).

Sintesi_07-13

 

 

Figura 1.10-03 – Confronto  cicli 2000-2006 e 2007-2013bil_2000-2006

 

 

Figura 1.10-04 – Prospettive finanziarie UE-25 adattate in funzione dell'allargamento ai prezzi 2004

Torna Indietro

  2) Ciclo Fondi strutturali 2007-2013  
Nella seconda tabella sottostante si evidenziano le previsioni del Bilancio UE per il ciclo 2007-2013 e nella terza infine, subito dopo, la divisione per ciascuno dei paesi UE. Con la voce Coesione, indicata dalla freccia, si indicano le quote previste per i Fondi strutturali, per un totale di € 308,041 mld pari ad oltre il 35% del totale. Tale importo verrà integrato per raggiungere la quota definitiva del € 347,4 miliardi di euro che è quello assunto come riferimento (v. figura e tabella sottostante).

Figura 1.10-06 –  Ripartizione Bilancio UE,  ciclo 2007 -2013

bil_2007_2013

La figura indica lgli stanziamenti di bilancio  della UE per il ciclo 2007-2013, in cui sono compresi anche i Fondi strutturali, sotto la voce: Coesione (v. freccia). La quota dei Fondi strutturali equivale al 37,6 per cento del budget totale.

Torna Indietro

3) Legenda ciclo 2007-2013

  • Obiettivo Convergenza (rosso) 199,3 miliardi di €
  • Obiettivo Competitività Regionale (azzurro) 4,7 miliardi di €
  • Totale del finanziamento = 347,4 miliardi di €
Figura 1.10-07- Mappa della ripartizione dei Fondi strutturali nel ciclo 2007-2013.

fondi-2007-13

I dati dei finanziamenti previsti per i fondi strutturali 2007-2013, sono esposti, nella tabella in riferimento alla popolazione di ogni singolo stato. In tal modo si formano tre insiemi. Questi si riferiscono alla popolazione dei 27 Stati UE, che come è noto varia sensibilmente. Infatti, nel Primo Gruppo sono raggruppati gli Stati con popolazione compresa tra 30 e 90 milioni; nel Secondo tra 3 e 30 milioni; e da ultimo, nel Terzo Gruppo, gli Stati UE con popolazione inferiore ai 3 milioni. I finanziamenti, pari a circa 347 miliardi di euro, sono distribuiti nei tre Obiettivi stabiliti dai Regolamenti (v. regolamenti). I tre obiettivi del ciclo 2007-2013 sono:

a) CONVERGENZA
b) COMPETITIVITA' REGIONALE E OCCUPAZIONE
c) COOPERAZIONE TERRITORIALE EUROPEA

L'ultima colonna indica la posizione di ogni singolo paese in un'ideale graduatoria. Come si può notare Polonia e Spagna sono al primo e secondo posto e l'Italia si pone al terzo posto percentuale ricevendo oltre 35 miliardi pari al 14,14 per cento del totale destinato ai Fondi strutturali.


Figura 1.10-08 – Previsioni dei Fondi strutturali 2007-2013 in rapporto al movimento demografico, diviso in tre gruppi.

 

 


I dati in dettaglio dei finanziamenti sono ritrovabili cliccando sui seguenti link:
Ob. Competitivita' Fondi FSE
Ob. Competitivita' Fondi FESR
Ob. Competitivita' fondi FESR+FSE

conf_fondi_00_13

sp;

Figura 1.10-09 – Aiuti strutturali due cicli :2000-2006 e 2007-2013

1.9 – La Programmazione

1.9 – LA PROGRAMMAZIONE DEI FONDI STRUTTURALI
CICLI 2000-2006 // 2007-2013// 2014-2020

Sommario sezione

1) Programmazione dei fondi strutturali 2000-2006
2) Programmazione 2007-2013
Che cosa è il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013
3) Per l'Obiettivo Convergenza
IL PROBLEMA (in elaborazione)
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE (in elaborazione v. anche valutazione // v. anche tematiche)
4) Programmazione ciclo 2014-2020

1) Programmazione dei fondi strutturali 2000-2006

L'Unione Europea (UE) cerca di ridurre l'oggettivo divario, esistente tra i suoi Stati e le rispettive Regioni. Ossia, ha programmato specifiche azioni di intervento e puntuali politiche, onde riequilibrare le differenze socio-economiche, prioritariamente cercando di aumentare il benessere economico dei territori attualmente più svantaggiati. Le iniziativE decise a tal fine, rientrano nella cosiddetta Politica di Coesione. Tra questi vi sono i Fondi strutturali, che modulano gli ingenti finanziamenti devoluti ad ogni Stato secondo il dettato dei Regolamenti settennali UE. L'ultimo ciclo concluso è quello 2007-2013 e quello in corso è il 2014-2020. A tale funzione partecipa anche la Banca europea per gli investimenti (BEI) (v. fondo di coesione).

La programmazione è l'insieme dei processi di organizzazione, decisione e finanziamento volti ad attuare, in un arco pluriennale, l'azione congiunta dell'Unione europea e degli Stati membri, così come prescritto da ogni Regolamento generale sui fondi strutturali (per il 2000-2006 v. Regolamento CE n.1260 del 1999, articolo 9).

Gli interventi previsti dal ciclo di programmazione 2000-2006 sono caratterizzati dalla maggiore concentrazione geografica e finanziaria, dalla gestione più decentrata, da controlli rafforzati e dall'incremento dell'efficacia (fonte: UE).
I principi della riforma dei Fondi strutturali (2000-2006) sono stati definiti in tre tappe fondamentali:

I fondi comunitari per il 2000-2006 sono quattro, di cui solo due rimangono nel ciclo successivo (2007-2013):

Fondi specifici  vari cicli
2000-2006
2007-2013
2014-2020
FSE: Fondo sociale europeo
*
*
*
FESR: Fondo europeo per lo sviluppo regionale
*
*
*
FEAOG: Fondo europeo per l'agricoltura, orientamento e garanzia
*
 
*
SFOP: Strumento finanziario di orientamento per la pesca
*
 
*

Un esempio dello sforzo di concentrazione per rendere più efficaci le misure è dato dalla riduzione degli obiettivi prioritari, che passano da sei della programmazione 1994-1999 a tre:

obiettivo 1: promuove lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo
obiettivo 2: sostiene la riconversione economica e sociale delle zone che devono affrontare problemi strutturali
obiettivo 3: si concentra sull'adeguamento e l'ammodernamento delle politiche nazionali ed europee in materia di occupazione, istruzione e formazione

Tre sono anche i documenti programmatici attraverso i quali si attuano i fondi strutturali:

QCS 2000-2006: Quadro Comunitario di Sostegno
PON e POR: Programmi Operativi Nazionali e Regionali
Docup: Documento Unico di Programmazione

Per quanto riguarda l'Italia, questo è il prospetto:

  • Obiettivo 1 –> QCS, PON e POR
  • Obiettivo 2 –> Docup
  • Obiettivo 3 –> QCS
(fonte: http://www.dps.mef.gov.it/qcs/qcs_programmazione.asp)

Torna Indietro


<br />

2) PROGRAMMAZIONE 2007-2013
Che cosa è il Quadro Strategico Nazionale (QSN) 2007-2013

La proposta di Regolamento generale sulla politica di coesione comunitaria per il periodo 2007-2013 prevede un approccio programmatico strategico e un raccordo organico della politica di coesione con le strategie nazionali degli Stati membri. A tal fine, l'Italia ha presentato all'Unione Europea un Quadro Strategico Nazionale (QSN) con l'obiettivo di indirizzare le risorse che la politica di coesione destinerà al nostro Paese, sia nelle aree del Mezzogiorno sia in quelle del Centro-Nord.

Nelle Linee guida , approvate dall'intesa del 3 febbraio 2005, Stato, Regioni, Enti locali hanno deciso di cogliere l’occasione del Quadro per consolidare e completare l'unificazione della programmazione delle politiche regionali comunitaria e nazionale e per realizzare un più forte raccordo di queste con le politiche nazionali ordinarie, e hanno definito gli indirizzi per la scrittura del Quadro. Le Linee guida hanno anche stabilito un percorso di scrittura in tre fasi: valutazione dei risultati 2000-2006 e visione strategica delle Regioni e del Centro; confronto strategico tra Centro e Regioni; stesura del Quadro. In tutte le fasi è stato previsto un forte confronto con il partenariato economico-sociale e con le rappresentanze degli Enti locali.

Nella prima fase (che si è conclusa nel 2005), ciascuna Regione e Provincia autonoma e il complesso delle Amministrazioni Centrali hanno predisposto un proprio Documento strategico preliminare (Documento Strategico Preliminare Nazionale e Documenti Strategici Regionali). Nel caso del Mezzogiorno, le Regioni hanno anche realizzato, in modo coordinato e con il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione (DPS vedi), un documento comune denominato Linee per un nuovo Programma Mezzogiorno (DSM).

Sono stati realizzati anche seminari tematici di riflessione.

La seconda fase è stata dedicata al confronto fra i diversi livelli di governo e le parti economiche e sociali in Tavoli tematici e Gruppi di lavoro, con la produzione di documenti congiunti. Su questa base si è quindi proceduto alla stesura di una bozza tecnico-amministrativa del Quadro, condivisa dalle parti.

La terza fase è stata caratterizzata dal confronto politico sulla bozza e si è conclusa con la stesura definitiva del documento approvato in Conferenza Unificata Stato-Regioni con Intesa del 21 dicembre 2006 e dal CIPE, nella seduta del 22 dicembre 2006.

Il Quadro è accompagnato da altri documenti istruttori predisposti dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e da altre Amministrazioni.

La proposta italiana di Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-2013, messa a punto in versione definitiva a seguito della conclusione del negoziato con Bruxelles, è stata approvata dalla Commissione europea con decisione del 13 luglio 2007.


 Link Utili

3) Per l'Obiettivo: Convergenza si veda

Regione Calabria       http://www.regione.calabria.it/calabriaeuropa/component/webplayer/default
Regione Campania    http://www.fse.regione.campania.it/
Regione Puglia           http://fesr.regione.puglia.it/
Regione Siciliana       http://www.fondieuropei.it/2007_2013/SCHEDA/por_sicilia.htm

(vedi sezione in questo sito)

Fonte (riel): Testo in parte tratto liberamente da DPS-MEF [http://www.dps.mef.gov.it/qsn/qsn.asp]


4) Programmazione  Fondi strutturali – ciclo 2014-2020

Vai alla sezione Programmazione a scla europea

 


Torna all'inizio         Torna all'Home Page


index entra_forum

1.8 – Programmi scala UE

1.8 – PROGRAMMI  DEI FONDI STRUTTURALI COORDINATI DA BRUXELLES

Sommario Sezione:

Premessa
1.0) I programmi dei Fondi strutturali – ciclo 2000-2006
— Una visione generale
1.1) Obiettivo 1 (ciclo 2000-2006)
1.2) La programmazione dell'Obiettivo 1 (Regioni in ritardo di sviluppo)
1.3) La programmazione dell'Obiettivo 2 del ciclo 2000-2006
2.0) Le iniziative comunitarie PIC.
— Altre azioni parallele ai tre Obiettivi del cilo 2000-2006)
3.0) Programmazione – Ciclo 2007-2013
— Una visione generale

4.0) Obiettivo Cooperazione Territoriale – Ciclo 2007-2013

MAPPA DEGLI ULTIMI CICLI DEI FONDI STRUTTURALI 

Imm_Quattro_cicli
Figura 1.8.1 Mappa dei Cicli dal 1989
2014-UE-uff

 

 

CICLO 2014 2020

 

(clicca per ingrandire)

 

 

 

 

 


Premessa
I Fondi strutturali sono decisi a Bruxelles, in compartecipazione tra i Paesi UE. I tempi della preparazione durano anni e, in questo periodo, solitamente si considera l'esperienza dei cicli già conclusi e in particolare quello in via di compimento. In realtà si cerca di imparare dai propri errori. L'atto finale e quindi l'inizio del nuovo ciclo,  è costituito dall'approvazione di un cosiddetto Regolamento per i Fondi strutturali, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità, in cui si elencano le conclusioni per il passato,  nonché le regole e  gli importi dei finanziamenti che caratterizzeranno il ciclo in procinto di partire. Questi, inoltre, sono ordinati in semplici tabelle, rispettivamente per Regione geografica, per obiettivi, e quindi per tipo di fondo. Il Regolamento in atto, definisce la collocazione di ogni Regione dei paesi UE e dei rispetti finanziamenti cui può accedere. Ogni Stato, inoltre, definisce successivamente e prioritariamente uno strumento strategico, per guidare ogni Regione alla realizzazione dei propri programmi, onde ricevere i finanziamenti. Questo documento che esprime le premesse per iniziare ad operare utilizzando i Fondi strutturali, viene chiamato: Quadro (cicli 2000 e 2006) e Accordo di Partenariato (ciclo 2014-2020).  Gli ultimi due cicli conclusi  sono rispettivamente quello del 2000-2006 e del 2007-2013. Il documento Quadro del primo ciclo si chiamava Quadro Comunitario di Sostegno (QCS-2000-2006),  in quello  successivo (2007-2013) : Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, e da  ultimo Accordo di Partennnariato -2014-2020. Quest atti di programmazione  definiscono gli obiettivi e le dimensioni economiche che ogni Programma regionale deve rispettare. Inoltre sono il riferimento programmatico  che determinano gli interventi locali, ossia quelli regionali. Il Regolamento generale approvato a Bruxelles (scala UE), dei Fondi strutturali stabilisce inoltre, le regole e, anche, lo schema e/o i dettagli  di come assemblare questi Documenti (Quadri, Programmi, ecc.). In tal modo ogni Regione UE utilizza un Programma operativo costruito e impostato allo stesso modo, che costituisce in sé, una notevole innovazione, nella prospettiva di una programmazione europea. I Quadri  inoltre, governano i successivi atti amministrativi/operativi che ne discendono, con i pregi e i difetti di una classica e purtroppo superata pianificazione gerarchica (c.d piani a cascata). L'Accordo di Partenariato cerca di produrre delle sinergie onde superare i vincoli negativi dopratutto delle programmazioni a cascata. tra le novità dell'Accordo di programma si annovera quella  del potere sostitutivo dell'Autorità di Bruxelles (La Commissiione) di fronte a manifesto  non recepimento delle indicazioni  della  stessa UE, da parte delle autorità locali.

In ultima analisi, si può affermare che gli elementi costitutivi dei cicli dei Fondi strutturali, sono espressi nei rispettivi Regolamenti di base (N.1260/1999, N.1083/2006 e N. 1303/2013) che presiedono sia ai Quadri Nazionali sia ai Programmi regionali (PO ossia POR, PON, POIN, ecc.) e sia all'Accordo di Partenariato (2014-2020).

Il punto delicato di questa programmazione inizialmente  abbastanza tradizionale, ripetiamo detta "a cascata", rimane la fase che valuta gli esiti. In altri termini la valutazione degli effetti di tutta la macchina organizzativa approntata. Tuttavia va ribadito che benché i Regolamenti siano particolarmente attenti a questa questione, stabilendo sistemi per costruire gradualmente e nel tempo tale valutazione, i risultati sono ancora lontani dall'essere soddisfacenti. Nella valutazione degli esiti dei Fondi strutturali permangono molte zone grige, come vedremo nel prosieguo, su cui esiste uno strano e diffuso consenso (Vedi EALSED).

Ulteriori informazioni (vedi)
Torna Indietro

1.0) Programmazione  Fondi strutturali – ciclo 2014-2020

I Fondi strutturali sono finanziamenti assai cospicui, pari a oltre 325 miliardi di euro,  per cui è naturale che si suddividano  a loro volta in diversi capitoli di spesa, onde facilitare la loro gestione. Questi capitoli  si distinguono dalla sigla o acronimo che li  interessa. Essi sono il FESR (Infrastrutturre territoriali) , il FSE  (formazione professionale) e Fondo di coesione  (sIntegrzioni solo per alcuni specifici paesi) che in senso stretto sono presenti in tutti i cicli, cui si aggiungono nel ciclo in corso  il FEASR (settore agricolo)  e il FEAMP (settore marittimo e della pesca). I cinque fondi sono espressi di seguito:

1.1) Appartengono al ciclo 2014-2020 i seguenti fondi chiamati: Fondi  SIE

1) Fondo europeo sviluppo regionale (FESR),
2)  Fondo sociale europeo (FSE)
3)  Fondo di coesione (esclusione dell'Italia v. mappa)
a cui si aggiungono i Fondi per lo sviluppo rurale,  e per il settore marittimo, ovvero:
4)  Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR),
5)  Fondi per il settore marittimo e della pesca, in par­ticolare le misure finanziate a norma della gestione concorrente nel Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP),

Nell'insieme questi Fondi che hanno disponibilità diverse e sono redicontati distintamente, sono definiti dal Regolamento 1303/2013 Fondi SIE. E'inteso  che tra questi Fondi si dovranno stabilire disposizioni  comuni, quanto  più possibile  (capoverso 1) prima pagina R. 1303/2013)). I cinque Fondi ora ricordati sono, nelle materie chiamate a governare sotanzialmente gli stessi sia del ciclo 2000 sia del 2006 i quali , allora,  erano stati semplificati lasciando solamente i primi tre, e che ora sono nuovamente  reintrodotti e analizzati assieme, pur mantenendo  tra loro un chiara distinzione. I fondi connessi con il settore agricolo e la pesca, ovviamene esistevano, anche quando non rientravano nei Fonsi strutturali in senso stretto,  ma  venivano gestiti separatamente. Ilciclo 2020  è innovtivo, perchè li  affronta in un unico approccio amministrativo.

I fondi SIE dovrebbero essere attuati attraverso programmi che coprano il periodo di programmazione con­formemente all'Accordo di Partenariato. (cap. 27 p.5  R. 1303/2013)–, inoltre al fine di ottimizzare il valore aggiunto degli investi­menti finanziati il Regolamento specifica che sarebbe opportuno ricercare sinergie in particolare i fondi SIE e Orizzonte 2020, stabilito nel regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento eu­ropeo e del Consiglio ( 1 e 2), particolarmente attento alle qustioni ambientali.

1.2) Obiettivi Tematici (OT) della strategia dell'Unione finanziati da questi fondi

Nella programmazione del ciclo 2014-2020   la distribuzione dei fondi  è attuate seguendo  undici Obiettivi Tematici (OT). Questi  hanno una posizione prioritaria e  sono ripostati di seguito. (v. sezione )

  1) rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazio­ne;
  2) migliorare l'accesso alle TIC, nonché l'impiego e la qualità  delle medesime;
  3) promuovere la competitività delle PMI, del settore agricolo (per il FEASR) e del settore della pesca e dell'acquacoltura (per il FEAMP);
  4) sostenere la transizione verso un'economia a basse emis­sioni di carbonio in tutti i settori;
  5) promuovere l'adattamento al cambiamento climatico, la  prevenzione e la gestione dei rischi;
  6) preservare e tutelare l'ambiente e promuovere l'uso effi­ciente delle risorse;
  7) promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete;
  8) promuovere un'occupazione sostenibile e di qualità e so­stenere la mobilità dei lavoratori;
  9) promuovere l'inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione;
10) investire nell'istruzione, nella formazione e nella forma­zione professionale per le competenze e l'apprendimento permanente;
11) rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un'amministrazione pubblica effi­cienti.

Gli obiettivi tematici sono tradotti in priorità specifiche per ciascun fondo SIE e sono stabiliti nelle norme specifiche di ciascun fondo. ( TITOLO II  APPROCCIO STRATEGICO CAPO I Obiettivi tematici per i fondi SIE e quadro strategico comune-  Articolo 9 -Obiettivi tematici)

 1.3) QUADRO STRATEGICO COMUNE (QCS) DI OGNI STATO CHE DEVE ESSERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE UE                  

 Al fine di promuovere lo sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile dell'Unione, è stabilito un quadro strategico co­mune (il "QSC") di cui all'allegato I.  Il QSC stabilisce orienta­menti strategici per agevolare il processo di programmazione e il coordinamento settoriale e territoriale degli interventi del­ l'Unione nel quadro dei fondi SIE e con altre politiche e altri strumenti pertinenti dell'Unione. ( Articolo 10 – Quadro strategico comune p. 24) Il QSC di questo ciclo è sostanzialmente analogo al Quadri strategici dei cicli passati (v. di seguito Programmazione cicli 2000-2006 e 2007 – 2013)

  Il QSC agevola la preparazione dell'Accordo di Partenariato  (AP) e dei programmi in ottemperanza ai principi di proporzionalità e di sussidiarietà, nonché tenendo conto delle competenze nazionali e regionali, allo scopo di decidere le misure specifiche e appropriate in termini di politiche e di coordinamento (Articolo 10 capoverso 3).                     

 Il Quadro Strategico Comune QSC stabilisce:

a) i meccanismi per garantire il contributo dei fondi SIE alla   strategia dell'Unione , e la coerenza della loro programmazione;
b) le disposizioni volte a promuovere un uso integrato dei  fondi SIE;
c) le disposizioni per il coordinamento tra i fondi SIE e le altre  politiche e gli altri strumenti pertinenti dell'Unione, compresi  gli strumenti per la cooperazione esterna;
d) i principi orizzontali di cui agli articolo 5, 7 e 8 e gli  obiettivi strategici trasversali per l'attuazione dei fondi SIE;
e) le modalità per affrontare le principali sfide territoriali  per ogni specifico tipo di territorio (  zone urbane, rurali, costiere e di pesca, le sfide demografiche, ecc. );
f) i settori prioritari per le attività di cooperazione a titolo dei   fondi SIE, tenendo conto, se del caso, delle strategie macro­  regionali e di quelle relative ai bacini marittimi. (Articolo 11  p.25)
 
1.4) ACCORDO DI PARTENARIATO    (vedi lo schema alla sezione Programmi a scala Nazionale)        
1.     L'accordo di partenariato stabilisce ed esprime:
a) le modalità per garantire l'allineamento con la strategia del­l'Unione  (crescita intelligente, sostenibile e inclusiva),  nonché le missioni specifiche di ciascun fondo (coesione economica, sociale e territoriale). in particolare:

      i) un'analisi delle disparità, di sviluppo e del potenziale di crescita con riguardo agli obiettivi tematici  e alle sfide territoriali e tenendo conto del programma   nazionale di riforma, ove appropriato, e delle raccoman­dazioni pertinenti specifiche per ciascun paese
     ii) una sintesi delle valutazioni ex ante dei programmi  pregressi;
    iii) gli obiettivi tematici selezionati e una sintesi dei principali risultati attesi per ciascuno dei fondi SIE;
    iv) la ripartizione indicativa del sostegno dell'Unione per obiettivo tematico a livello nazionale per ciascun fondo SIE, nonché      l'importo complessivo indicativo del soste­gno previsto per gli obiettivi relativi al cambiamento climatico;
     v) l'applicazione dei principi e gli obiettivi strategici per l'attuazione dei fondiSIE;
     i) disposizioni, per il  coordinamento tra i fondi SIE e gli altri strumenti di finanziamento del­l'Unione e nazionali e con la BEI;
    ii) le informazioni necessarie per la verifica ex ante della  conformità alle norme in materia di addizionalità, defi­nite nella parte III;
   iii) una sintesi della valutazione dell'adempimento delle con­dizionalità ex ante applicabili ai sensi dell'articolo 19 e 'allegato XI;
   iv) la metodologia e i meccanismi volti a garantire la coe­renza nel funzionamento del quadro di riferimento ai sensi dell'articolo 21;
    v) una valutazione che indichi se sussiste o meno la neces­sità di rafforzare la capacità amministrativa delle autorità coinvolte localmente e, se del caso, dei beneficiari, nonché, se necessario, una   sintesi delle azioni da adottare a tale scopo;
   vi) una sintesi delle azioni previste nei programmi, compreso un calendario indicativo per conseguire una ridu­zione degli oneri amministrativi a carico dei beneficiari;

c) disposizioni per il principio di partenariato di cui all'arti­colo 5;
d) un elenco indicativo dei partner di cui all'articolo 5 e una sintesi delle azioni adottate al fine di coinvolgerli a norma dell'articolo 5 e del loro ruolo nella preparazione dell'ac­cordo di partenariato  (Articolo 15 ).

1.5) PREPARAZIONE DEI PROGRAMMI

   I fondi SIE sono attuati mediante programmi conforme­mente all'accordo di partenariato. Ciascun programma copre il
periodo compreso fra il 1o gennaio 2014 e il 31 dicembre2020.

  • Ciascun programma comprende le modalità per garantire l'at­tuazione cdei fondi SIE e le azioni volte a ridurre gli oneri amministrativi ;
  • Ciascun programma definisce le priorità, e il corrispondente cofinanziamento nazionale;
  • Qualora Stati membri e regioni partecipino a strategie macroregionali e strategie relative ai bacini marittimi, il pro­gramma defini­sce il contributo degli interventi previsti a tali strategie.
  •  Per ciascuna priorità sono stabiliti indicatori e target corri­spondenti espressi in termini qualitativi o quantitativi. Gli indicatori  comprendo­no:
a) indicatori finanziari relativi alla spesa assegnata;
b) indicatori di output relativi alle operazioni finanziate;
c) indicatori di risultato relativi alla priorità interessata.
  • Per ciascun fondo SIE, le norme specifiche di ciascun fondo stabiliscono gli indicatori comuni e specifici per ciascun programma.
  •  Ogni programma, tranne quelli che riguardano esclusiva­ mente l'assistenza tecnica, contiene una descrizione, delle azioni voltea tenere conto dei principi di cui agli articoli 5, 7 e 8.
  •  Ogni programma, tranne quelli in cui l'assistenza tecnica è intrapresa nell'ambito di un programma specifico, stabilisce l'im­porto indicativo del sostegno da destinare agli obiettivi relativi al cambiamento climatico, sulla base della metodologia di cui all'articolo 8.
  • Gli Stati membri elaborano il programma conformemente alle norme specifiche di ciascun fondo. (Articolo 27

1.6) SORVEGLIANZA DEI PROGRAMMI – COMITATO DI SORVEGLIANZA

  • Entro tre mesi dalla data di adozione di un programma da parte della commizzione UE,  lo Stato membro istituisce un comitato, conformemente al suo  contesto  istituzionale,, d'intesa conl'autorità di gestione, per sorvegliare l'attuazione del pro­gramma (il "comitato di sorveglianza").
  • Uno Stato membro può istituire un unico comitato di sorve­glianza per coprire più di un programma cofinanziato dai fondi SIE.
  • Ciascun comitato di sorveglianza stabilisce e adotta il pro­prio regolamento interno conformemente al contesto  istituziona­e dello Stato membro interessato.
  • Il comitato di sorveglianza di un programma nell'ambito dell'obiettivo di cooperazione territoriale europea è istituito dagli Stati membri partecipanti al programma di cooperazione e da paesi terzi che abbiano accettato l'invito a partecipare al programma di cooperazione. Detto co­mitato di sorveglianza elabora e adotta il proprio regolamento interno. (Articolo 47 p.48)

1.7) RELAZIONE SULLO STATO DEI LAVORI

  • Entro il 31 agosto 2017 e il 31 agosto 2019, lo Stato membro presenta alla Commissione una relazione sullo stato dei lavori concernente l'esecuzione dell'accordo di partenariato rispettivamente al 31 dicembre 2016 e al 31 dicembre 2018. (Articolo 52)

Valutazione ex ante

  • Gli Stati membri effettuano valutazioni ex ante per mi­gliorare la qualità della progettazione di ciascun programma. (Articolo 55)

Valutazione ex post

  • Le valutazioni ex post sono effettuate dalla Commissione o dagli Stati membri in stretta cooperazione con la Commissio­ne. Le valutazioni ex post prendono in esame l'efficacia e l'ef­ficienza dei fondi SIE. (Articolo 57)

1.8) Risorse per la coesione economica, sociale e territoriale  ( CAPO II -Quadro finanziario)

  •  Le risorse per la coesione economica, sociale e territoriale disponibili per gli impegni di bilancio per il periodo 2014-2020 sono fissati a 325.145.694.739 EUR  (trecentoventicinquemiliardicentoquarantacinquemilioniseicentonovantaquattromilasettecentotrentatreeuro) nei prezzi del 2011, con­formemente alla ripartizione annuale stabilita nell'allegato VI, di cui 322 145 694 739 EUR rappresentano le risorse globali asse­gnate al FESR, al FSE e al Fondo di coesione e 3 000 000 000 EUR costituiscono una dotazione specifica per l'IOG. Ai fini della programmazione e successiva imputazione al bilancio dell'Unione, l'importo delle risorse per la coesione eco­nomica, sociale e territoriale è indicizzato in ragione del 2 %annuo. (Articolo 91)
Figira 1.8.2 – Ripartizione annuale stanziamenti ciclo 2014-2020
   RIPARTIZIONE ANNUALE DEGLI STANZIAMENTI D'IMPEGNO PER IL PERIODO 2014-2020 (Allegato VI)
2014   2015    2016    2017     2018   2019   2020 Totale
 44.677.333.745 45.403.321.660  46.044.910.729   46.544.721.007 47.037.288.589   47.513.211.563  47.924.907.446  325.145.694.739

Fonte ( Reg. 1303/2013 – All. VI – p.110- Prezzi in euro 2011)


Torna all'inizio

Vai a i Programmi a scala nazionale (in questo sito)

Vai a programmi a scala regionale (in questo sito)


4.0) Territori Transfrontalieri

I Fondi strutturali considerano anche le caratteristiche dello sviluppo dei territori posti ai confini dei Paesi UE, chiamati Transfrontalieri. Gli ostacoli di questi territori sono particolari. Nel ciclo 2000-2006 questa preoccupazione si era manifestata nel programma PIC, chiamato INTERREG-I, INTERREG-II e INTERREG-III.

Nel ciclo 2007-2013 l´Iniziativa Comunitaria Interreg (vedi PIC) è stata sostituita dall´Obiettivo Cooperazione territoriale europea che si suddivide, a sua volta in tre sotto-Programmi:
(a) Cooperazione Transfrontaliera; (b) Cooperazione Transnazionale; (c) Cooperazione Interregionale.

Questo Obiettivo viene finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR – vedi sopra).

Figura 1.8.3 – Mappa UE delle aree interessate dal terzo Obiettivo del ciclo 2007-2013: Cooperazione territoriale.

MAppa-Cooperazion-territoriale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Nel ciclo 2014 – 2020  i territori transfrontalieri iniziano ad  assumere la veste di amministrazioni  interconnesse a sè stanti chiamate MACRO Regioni.

Per ora si annoverano due Macro Regioni gia in attività (Mar Baltico e Fiume Danubio), cui si stà aggiungendo anche la Macro Regione Alpina approvata a Grenoble nel 2013 e che diventerà operativa a metà del 2015. (vedi Macro Regione Alpina)

La popolazione che vive nelle zone transfrontaliere corrisponde a 181,7 milioni (37,5% della popolazione complessiva dell’UE), mentre tutte le regioni e tutti i cittadini dell’UE rientrano in uno dei 13 ambiti attuali di cooperazione transnazionale. I programmi di cooperazione sono gestiti da Autorità appositamente individuate e situate in diversi paesi europei. Le altre Nazioni interessate cooperano in qualità di Partner del Programma. Per quanto riguarda il Sistema Nazionale di monitoraggio, i dati di attuazione rilevati riguardano esclusivamente i P.O. di cui l’Italia è Autorità di Gestione.

Il  fondo FESR sostiene, tramite l'Obiettivo Cooperazione Territoriale, tre principali assi di intervento. Essi sono:

  • sviluppo di attività economiche e sociali transfrontaliere;
  • creazione e sviluppo della cooperazione transnazionale, compresa la cooperazione bilaterale fra le regioni marittime;
  • potenziamento dell’efficacia della politica regionale mediante e la cooperazione interregionale, la creazione di reti e lo scambio di esperienze fra le autorità regionali e locali.
Fondi previsti 2014-2020:
- Cooperazione transfrontaliera: 73,86% delle risorse, pari a 5,77 miliardi di €. L'Italia potrà beneficiare di € 555.833.802 (€ 397.945.802 provenienti dal FESR, € 54.402.000 da fondi ENPI e € 103.486.000 da fondi IPA)
– Cooperazione transnazionale: 20,95% delle risorse, pari a 1,58 miliardi di €. L'Italia potrà beneficiare di € 186.182.745
– Cooperazione interregionale 5,19% delle risorse, pari a 392 milioni di € Non sono espresse ripartizioni indicative per Stato membro.
(fonte:Confesercenti.it)

Per maggiori informazioni si veda il sito ufficiale:
Fonte UE:Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)

http://ec.europa.eu/regional_policy/funds/gect/index_it.htm


Riferimenti Bibliografici ciclo 2014-2020

 

 

 

(1  ) Regolamento 1303-  31 dicembre 2013 (ciclo 2014-2020)

REGOLAMENTO (UE) N. 1303/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO  del 17 dicembre 2013 –recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli  affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che  abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio. Bruxelles,  17 dicembre 2013-
Per il Parlamento europeo il presidente    M. SCHULZ   e per il Consiglio Il presidente   R. ŠADŽIUS- Il Regolamento consta di  154 articoli in 92 pp ci si aggiungono gli allegati per un  totale di  pp.150).
                          
 ( 2  ) REGOLAMENTO (UE) N. 1291/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO dell'11 dicembre 2013 che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE (Testo rilevante ai fini del SEE).


1.9) Fondo sociale europeo 2014-2020

  •  I programmi sono elaborati dagli Stati membri o da un'au­torità da essi designata, in cooperazione con i partner di cui all'articolo 5. Gli Stati membri elaborano i programmi sulla base di procedure che sono trasparenti nei confronti del pubblico e conformemente ai rispettivi quadri istituzionali e giuridici.
  • Gli Stati membri e la Commissione cooperano per garan tire un efficace coordinamento nella preparazione e nell'attua­zione dei programmi relativi ai fondi SIE, compresi, se del caso,i programmi multi-fondo relativi ai fondi;
  • I programmi sono presentati dagli Stati membri alla Com­missione entro tre mesi dalla presentazione dell'accordo di par­tenariato.  Tutti i programmi sono corredati della valutazione ex ante di cui all'articolo 55.(Articolo 26);
  • Ciascun programma definisce una strategia relativa al con­tributo del programma stesso alla realizzazione della strategia generale UE dei Fondi SIE.
Guarda il seguente video se vuoi avere uno sguardo di insieme del Fondo Sociale Europe (FSE) – (durata tre minuti)


2.0) I programmi dei Fondi strutturali – ciclo 2000-2006

Una visione generale

Il 2000 segna l'inizio di un nuovo periodo per le politiche strutturali, in quanto è il primo anno di attuazione di Agenda 2000, che assegna a tali politiche oltre un terzo del bilancio dell'Unione fino al 2006 (vedi bilancio).
I principi della riforma dei fondi strutturali sono stati definiti in tre tappe fondamentali:

I Fondi strutturali sono uno degli strumenti finanziari con cui l'Unione europea persegue la coesione e lo sviluppo economico e sociale in tutte le sue regioni (circa 280). Vedi la Banca europea per gli investimenti (BEI) e Fondo di coesione.

L'obiettivo congiunto di questo sistema di azioni, ossia la finalità dei Fondi strutturali, era ed è, quello di ridurre il divario tra gli Stati (o Regioni di Stati) in ritardo di sviluppo e quelli più avanzati, così come prescritto dai vari Regolamenti Generale sui Fondi strutturali (regolamento CE n.1260 del 1999, articolo 9 e succ.).

Nella tabella seguente sono esposti gli Obiettivi dei Fondi strutturali e i PIC (Interreg III, UrbanII, Leader+, Equal) con i rispettivi fondi – Ciclo 2000-2006

Fondi_2000-06_01

 

 

 

 


2.1) Obiettivo 1 (ciclo 2000-2006)
L'Obiettivo 1 era quello che disponeva dei maggiori finanziamenti, pari al 70/80 per cento dell'intero ammontare e raggiungeva una parte limitata di popolazione (circa 150 milioni di abitanti UE). L' Obiettivo 1 comprendeva tutte quella azioni (Programmi, Progetti, Politiche, finanziamenti specifici) volte a potenziare la programmazione avanzata, benché a ritmi diversi, a seconda degli obiettivi prioritari dei singoli territori e degli altri settori di intervento. La nuova normativa esigeva che, prima di attuare in modo decentrato la gestione delle azioni, si approfondisse il contenuto strategico della programmazione: questa strategia costituirà per la Commissione una priorità orizzontale.

2.2) La programmazione dell'Obiettivo 1 (Regioni in ritardo di sviluppo)
Nel luglio 1999 la Commissione ha definito l'elenco delle Regioni il cui sviluppo si doveva considerare in ritardo, alle quali era destinato, ripetiamo, il 70-80 % degli stanziamenti dei Fondi strutturali; in ottobre e in novembre (1999) i tredici Stati membri interessati, hanno presentato i loro piani di sviluppo. A partire da questa presentazione, la Commissione ebbe a disposizione cinque mesi per definire i sei quadri comunitari di sostegno o per redigere i documenti unici di programmazione (una ventina). La parte essenziale di tale programmazione fu completata nel primo trimestre; mentre la parte restante doveva essere terminata nel corso del secondo trimestre. Contemporaneamente, o nei mesi immediatamente successivi, la Commissione avrebbe dovuto decidere i programmi operativi, in modo che i finanziamenti potessero realmente entrare in funzione a livello locale. Nel quarto trimestre, la Commissione si prefiggeva di presentare una comunicazione che esponesse in grandi linee la programmazione per un periodo di sette anni (2000-2006) e soprattutto che chiarisse il metodo di assunzione delle cosiddette priorità comunitarie stabilite dal legislatore e dichiarate dalla Commissione negli orientamenti indicativi pubblicati nel luglio 1999. Ossia: crescita e occupazione; sviluppo sostenibile; equilibrio tra l'ambiente rurale e quello urbano; parità tra uomini e donne, ecc.

 

 

 

2.3) La programmazione dell'Obiettivo 2 del ciclo 2000-2006
L'Obiettivo 2 era vincolato ad una tappa preliminare: la definizione delle Regioni e delle zone ammissibili in base alle proposte dei dodici Stati membri interessati, presentate nel corso del secondo semestre 1999. Nella maggior parte degli Stati membri le decisioni formali relative alla definizione delle zone, erano già determinate; mentre le altre decisioni sarebbero state adottate prima della fine del febbraio 2000.
Inoltre, la Commissione avrebbe presentato, all'inizio del 2001, una comunicazione che avrebbe illustrato i punti principali di tale programmazione e le cosiddette priorità comunitarie (rinominate: ASSI in Italia e Francia).

Torna all'inizio   

2.4) Le iniziative comunitarie PIC
Altre azioni parallele ai tre Obiettivi del cilo 2000-2006)

Due delle quattro iniziative comunitarie, chiamate INTERREG e URBAN, erano di competenza della Direzione generale. In dicembre la Commissione stabilì i progetti di orientamento, che avrebbe adottato formalmente dopo aver ricevuto il parere del comitato dei rappresentanti degli Stati membri e dopo averne discusso con il Parlamento europeo. Tale decisione formale sarebbe stata presa al più tardi in maggio. Gli Stati membri disponevano in seguito di sei mesi per presentare le loro proposte di intervento, che la Commissione avrebbe valuto, e sulle quali avrebbe preso una decisione, nell'ultimo trimestre del 2000 o nel primo trimestre del 2001. La Commissione attribuì ovviamente una grande importanza all'avvio di tali iniziative, che presentavano un alto valore aggiunto per la Comunità e suscitavano grandi attese nelle popolazioni interessate. Per quanto riguarda INTERREG, in particolare, dovevano essere compiuti progressi decisivi nell'ideazione e nell'applicazione di strutture comuni per la gestione dei programmi.
Sarebbe stato, inoltre, necessario curare particolarmente la cooperazione transfrontaliera esterna, utilizzando in maniera efficace, laddove possibile, strumenti quali PHARE, CBC, ISPA, TACIS o MEDA. Anche il numero di addetti ai lavori all'interno della UE a Bruxelles, testimonia dell'importanza dello sforzo. Infatti, il personale impiegato per realizzazione dei Fondi strutturali nel 2000 a Bruxelles con 15 paesi membri, si aggirava sui 7.500 funzionari. (f. Annual Management Plan 2004 – Bruxelles 2004 (pp.20)
.

Ulteriori informazioni (in questo sito)

I programi delle regioni del ciclo 2000-2006 si possono ritorvare al seguente indirizzo esterno: http://ec.europa.eu/regional_policy/country/prordn/search.cfm?gv_pay=IT

3.0) Programmazione – Ciclo 2007-2013
Una visione generale

Anche i Fondi strutturali del ciclo 2007-2013 a partire dall'esperienza dei cicli precedenti stabiliscono Obiettivi e Regole, in linea con le esperienze passate, ma lievemente differenti onde perfezionarne l'attuazione.
Gli obiettivi sono innanzitutto semplificati nel numero. Infatti, in questo ciclo i Fondi sono solo tre ed è ammesso un solo fondo per obiettivo (monofondo). Di seguito si espone l'intreccio tra Obiettivi e Fondi specifici.


Ciclo 2007-2013 – Obiettivi e Fondi

1.0) I programmi dei Fondi strutturali – ciclo 2000-2006

 

 

 

  Obiettivi Finanziamenti Fondi strutturali
1 Convergenza FESR FSE Fondo di coesione
2 Competitività regionale e occupazione FESR FSE -
3 Cooperazione territoriale europea FESR - -

 

 

 

 

 

 


Torna Indietro 

 

 

 

 

 

 

3.6 – PIT

3.6 – PIT (Progetti integrati territoriali)

Sommario della sezione:

1.0) – Progetti integrati territoriali (PIT)
2.0) – Finanziamenti devoluti ai PIT
         2.1)  – Differenze di popolazione delle Regioni destinatarie dei PIT
3.0) – Natura dei Progetti integrati territoriali (PIT)
4.0) – PIT – Dati ufficiali del RETENUVV
5.0) – PIT: molte speranze ma risultati incerti
6.0) – Riferimenti bibliografici

 

1.0) – Progetti integrati territoriali (PIT)

I Programmi Integrati Territoriali (d'ora in poi PIT) sono un'opzione per attuare i Programmi operativi regionali (POR), i quali ricordiamo costituiscono lo strumento prioritario per definire le strategie preferibili di sviluppo e i conseguenti interventi programmati per ciascun territorio.
La spiegazione di cosa si debba intendere per i PIT inizia a delinearsi nel 1999 con il Piano di Sviluppo del Mezzogiorno (PSM), all'interno del QCS 2000-2006 (vedi Rapporto (p.142)) . In esso si afferma che il Progetto integrato, oggetto di queste note, non va inteso come un nuovo strumento dei Fondi strutturali ma piuttosto, come un modo di operare che si può affiancare ad Assi e Misure dei POR (PSM-QCS 2004 par. 3.10 e 6.4.7)
(bibl.1). I PIT, in tal modo, diventano uno “strumento” di policy per lo sviluppo locale, in piena coerenza con i Regolamenti comunitari. Si intenda con questa accezione il processo inevitabile di passare dalla programmazione del vertice della piramide decisionale, ossia dal livello statale o regionale, all'organizzazione degli interventi ultimi sul territorio. E' noto che nel passaggio dalla fase di programmazione delle sfere alte a quella operativa, il linguaggio amministrativo e gli strumenti attuativi, si diversificano. In altri termini non rimangono gli stessi, si trasformano, e soprattutto cambiano gli attori. Sicché si deve garantire non solo coerenza tra il livello iniziale della piramide di programmazione e quello finale, ma cercare ogni facilitazione per evitare che eventuali ostacoli intermedi blocchino o rallentino indefinitivamente i lavori.
Tuttavia in rapporto alla complessità operativa riconosciuta ed espressa dagli stessi PIT, questi manifestano anche altri aspetti, oltre a quelli ufficiali, forse non ancora completamente considerati. Certamente in una lettura pragmatica, i PIT mentre nascono vincolati alla parola d’ordine di creare sinergie negli strumenti di pianificazione e governo del territorio, al tempo stesso possono assumere una valida funzione per ipotecare ulteriori quote dei finanziamenti a disposizione dei Fondi strutturali (bibl.2).
Infatti i PIT, a causa della validità del combinato disposto degli aspetti ora ricordati, iniziati dopo l'avvio del ciclo 2000-2006, tanto per l'Obiettivo 1 quanto per l'Obiettivo 2, sono continuati anche nel ciclo successivo 2007-2013. Attualmente (2011) si hanno dati certificati dalla rete NUVV (vedi) che riguardano quelli dell'Obiettivo 1 (2000-2006). Di seguito si espone la mappa dei PIT nelle Regioni del Mezzogiorno, in origine varati in seno all'Obiettivo 1 e Obiettivo 2 (Umbria) e successivamente approdati all'Obiettivo Convergenza (2007-2013) che annovera esclusivamente quattro regioni, collocando le rimanenti, cioè le altre dell'ex-Ob.1, in una situazione amministrativa intermedia.

pit-mappa-id-forz-03

Tavola 1 – Mappa dei PIT nel Mezzogiorno in rapporto alle idee forza

Nella mappa (v.sopra) si indicano sia i confini geografici dei PIT, sia la priorità del progetti che li animano (turismo, industria, trasporti, ecc.), ossia le cosiddette idee forza. Quando possibile queste identificano le finalità prioritarie degli stessi PIT. Tra quelli identificabili per categoria tematica, il censimento del 2011 del NUVV, indica la suddivisione analitica che riportiamo di seguito (tav.2). Vengono quantificati 97 su 156 accertati derivanti dall'Obiettivo 1 e purtroppo, per ora, non vi sono dati per i rimanenti nella banca dati del NUVV. I PIT divisi per Regione e categoria tematica sono espressi nella tabella seguente:

PIT-Tematiche_00

 

 

 

 

 

 

 

Tavola 2 – PIT divisi per categoria tematica

Torna indietro

Dai dati sopra esposti, si desume che i settori rispettivamente del Turismo, dello Sviluppo industriale e poi un po' staccato dello Sviluppo urbano, sono quelli che hanno ricevuto la maggior attenzione dei PIT per le regioni del SUD, ovvero dell'Obiettivo 1. Valori simili si hanno sia ordinando i PIT per numero (vedi sopra) che per estensione territoriale.
Per meglio comprendere l'articolazione delle tipologie di intervento dei PIT ammessi a finanziamenti nel ciclo 2000-2006 si espone la tavola che segue (tav.3). I dati sono suddivisi rispettivamente per: (A) Opere fisiche, (B) Interventi immateriali e (C) Trasferimenti versati in totale, tramite i PIT, ai soggetti privati (Enti no-profit, Imprese, Consorzi, ecc.). Il valore monetario, indicato nella tavola, è leggermente inferiore a quello ufficiale per due ragioni. La prima perché considera 147 PIT, e non i 156 del monitoraggio ufficiale che è geo-referenziato; la seconda perché i riferimenti sono stati inseriti nel sistema ufficiale MONIT, non all'inizio dei lavori ma in una fase avanzata, quando cioè i dati sono diventati più consolidati e maggiormente calibrati (Fonte UVAL 2008 (p.8)
(bibl.3). Da ultimo il valore totale dichiarato nella tabella, pari a 3 miliardi e 376 milioni (€ 3.376.336.512) è rapportato alle proposte vigenti al 31 dicembre 2007. I dati aggiornati al 2011, espressi nella tabella che segue (tav.4), con probabile gradimento degli interessati, sono pressoché raddoppiati. Nel 2007 vi era una richiesta minima (€ 3.376.336.512), che poi è stata aumentata a oltre sei miliardi e mezzo (v. tav.4).

DATI-PIT-07-00

Fonte (Riel.) Elaborazioni su dati del Sistema Monit aggiornati al 31 dicembre 2007 c/o Materiali UVAL n.17-2008 (p.40)
Tavola n. 3 – Valori monetari dei PIT ammessi a finanziamento

Torna indietro

2.0) – Finanziamenti devoluti ai PIT
Gli importi a sostegno dei vari PIT si sommano agli altri finanziamenti indicati nei POR, derivanti dalle misure cioè i progetti da sostenere, che sono la parte preponderante dei finanziamenti totali. Nella tavola seguente (v. tav. 4) si indica il prospetto aggiornato al 2011 dei PIT approvati, finanziati e ancora in corso per il fatto che nessuno di questi è ancora stato completato (Vedi banca dati NUVV 2011). Nella tabella si indicano i costi totali, divisi per ogni Regione e infine una sorta di costo medio dei PIT, in riferimento della sola entrata dei Finanziamenti pubblici (UE e/o Stato e/o Regione interessata). Come si evidenzia, con questi dati, il costo medio di un PIT ammonta a circa 42 milioni di euro. La rilevanza della cifra è facilmente comprensibile se si pensa che l'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) ha un budget per la sua attività, compresi i costi dei dipendenti, che si aggira attorno ai 50 milioni di euro l'anno. Sicché, ne deriva che l' Agenzia europea dell'Ambiente (EEA) per svolgere le proprie attività di supporto ai 27 Stati della UE ha a disposizione un budget di poco superiore al costo medio di un solo PIT di una regione del Mezzogiorno e inoltre è nettamente inferiore al costo medio di un PIT della Puglia o della Campania (vedi sotto ultima colonna). In aggiunta a questo, considerando che il costo dei PIT sono una piccola frazione dei finanziamenti che le Regioni dell'Obiettivo Convergenza (ex-Obiettivo 1) hanno a disposizione, l'insieme del budget o massa critica derivata dai Fondi strutturali diventa, essendo 29 volte maggiore, ancora più rilevante. Si considerino, infatti, gli oltre sei mld per i PIT contro 200 mld per le regioni del SUD dei due ultimi cicli (vedi bilancio ).

PIT_COSTI_02

Tabella 4 -Numero PIT (aggiornamento 2011)

Nota: Nel 2001 erano preventivati circa 54 PIT – V. Corte dei Conti – Relazione annuale 2001- Roma 2002 – Nel 2011 risultano esistenti 156 PIT i cui dati sono esposti in tabella (vedi sopra).

I Finanziamenti UE non sono decisi in base ai dati demografici dei territori interessati. A Bruxelles, infatti, si è scelto l'indicatore prioritario della produzione del Prodotto Interno Lordo (PIL) di ogni territorio. A partire da questo si procede con i primi ordinamenti. Tuttavia è impossibile eliminare l'importanza della popolazione residente, perché costituisce il tessuto sociale e produttivo che genera lo stesso PIL che si considera. L’insieme delle Regioni dell’Obiettivo 1 (2000-2006) e successivamente dell’Ob. Convergenza (2007-2013), destinatari dei 156 PIT ora ricordati, unitamente agli altri finanziamenti, assommano rispettivamente a oltre 19 milioni di abitanti nel ciclo 2000-2006, e 17 milioni e mezzo nel successivo, che equivalgono a circa un terzo del totale della popolazione italiana (33% e 30% (perdita di ~ 3 punti)). Il ribasso deriva dalla diminuzione del numero di Regioni che hanno avuto il diritto a rientrare nell'Obiettivo Convergenza. Il calcolo è espresso in tabella (v. sotto tav.4) per le due principali tipologie dei Fondi strutturali nei due cicli.

2.1) – Differenze di popolazione delle Regioni destinatarie dei PIT

PIT_POP_002

Tabella 4 – Rapporto tra la popolazione dell’Ob.1 e Ob.2 del Fondi strutturali (2000-2006) e Obiettivo Convergenza e Competitività regionale [..] del ciclo 2007-2013

PIT_POP_04

 

 

 

Tutti coloro che possiedono informazioni sui PIT possono spedirle al FORUM tramite un proprio intervento (vedi: Spedisci ..) onde contribuire al dibattito. Questo verrà pubblicato prima nel FORUM, e in un secondo tempo aggiunto ai testi. (Lo staff redazionale ringrazia).

Torna indietro

3.0) – Natura dei Progetti integrati territoriali (PIT)

I PIT per definizione sostengono una progettazione di tipo integrato, ma sono anche importanti o analiticamente interessanti per l'enfasi che pongono sul dato del territorio locale in quanto tale. Tale fattore, infatti, benché implicitamente presente nei Fondi strutturali e nei rispettivi PO (POR, PON, POIN, ecc.), in realtà non ha un ruolo prioritario. Mancano le sue tipicità generate dall'unione degli indicatori socio-economici e ambientali. Questa considerazione, assieme alle altre in parte sopra ricordate, merita un'adeguata attenzione per il fatto che mina alle radice, cioè sovverte la tradizionale importanza, o supremazia, dei parametri di programmazione di tipo economico assunti anche dagli stessi Fondi strutturali. Questo tipo di programmazione è coerente e confermata dai documenti analitici dal Dipartimento ministeriale che ha la gestione dei Fondi strutturali cioè il DPS (vedi). Ciò avviene in modo analogo sia nella gestione del MEF che del MISE (vedi). In altri termini, nello strumento PIT, il territorio locale con i suoi componenti diventa un soggetto della programmazione, quindi con particolare valenza decisionale, e non solo il destinatario della programmazione economica su cui spalmare i finanziamenti. In particolare si parla anche di un nuovo ruolo decisionale nella pianificazione del partenariato socio-economico. In ultima istanza è corretto affermare che siamo di fronte a due prospettive strategiche diverse. I POR figli per così dire del QSN 2007-2013 si sviluppano su un livello metodologico ed operativo, che vede la priorità dei tradizionali indicatori economici, e in sostanza sono vincolati alla programmazione economica più o meno consueta. Il processo è dall'alto verso il basso e i risultati in sostanza dei POR, continuano ad essere oggetto di critiche. Viceversa i PIT si avvicinano maggiormente alla prassi e alle considerazioni tipiche della Pianificazione territoriale (da non confondere con i Piani territoriali (PT) della L. 662/1996 – vedi), che sono altra cosa. I PIT e la pianificazione così intesa viceversa, è attenta sia all’area di pertinenza sia alle funzioni prioritarie da sostenere, indicando quelle collaterali. Ossia è vincolata alle condizioni sito-specifiche del territorio. In questo approccio i fondi a disposizione, ossia 42 milioni di euro cadauno di costo medio, non sono l'unico o il riferimento più importante, ma viceversa uno tra i diversi parametri di decisione da considerare. Diversamente in un approccio di bilancio preventivo o consuntivo, previsto anche per gli strumenti della legge 662/1996 ora ricordata (si veda IIS, PT, APQ ecc.) , il discorso purtroppo spesso rimane e si attesta su queste finalità, ossia sulla contabilità delle voci di entrata/uscita. In quel caso ciò che importa è la correttezza del bilancio, che nelle dovute modalità nessuno evidentemente critica. Il problema consiste piuttosto nel fatto che non può essere l'unico indicatore o il principale, su cui effettuare le scelte. Per esempio, utilizzando un'argomentazione ormai assodata, ogni ipotesi di programmazione proveniente da un approccio sostenibile sancito dal Vertice UE di Goteborg (vedi), con il sistema della contabilità dei bilanci non necessariamente emerge. Anzi, ad essere sitetici, non può emergere proprio per nulla.

Continuando ad analizzare lo stato di fatto espresso dai PIT, si possono elencare i seguenti elementi caratterizzanti (bibl.4) :

  • definizione dell'idea-forza, della strategia di progetto e degli obiettivi del singolo PIT
  • identificazione dell'omogeneità dell'ambito territoriale o tematico di riferimento
  • individuazione del soggetto istituzionale responsabile come coordinatore e facilitatore del progetto
  • identificazione delle procedure di gestione e monitoraggio (rete regionale e nazionale)

In aggiunta a quanto ora ricordato, l’applicazione pratica della progettazione integrata (PIT) ha dato luogo a varie tipologie, nelle quali le caratteristiche tipiche dei PIT sono presenti in vario modo e sono state sperimentate dalle rispettive Autorità di Gestione (AdG). Le diverse tipologie possono essere sintetizzate come elencate di seguito. La lista non è astratta ma è quella utilizzata dalla Regione Calabria per i progetti integrati (bil.5):

  • PIS (progetti integrati settoriali)
  • PIF (progetti integrati di filiera)
  • PIR (progetti integrati regionali)
  • PISU (progetti integrati di sviluppo urbano)

I Progetti integrati (PIT) in base alla programmazione e alle finalità specifiche della Regione interessata, si traducono in un mix di obiettivi e di azioni di sviluppo. Per i funzionari e/o operatori che hanno redatto il dispositivo di programma, in tal modo le decisioni assunte alle scale ampie (Roma, Bruxelles) si avvicinano alla dimensione locale (PIT).
In particolare il Programma di sviluppo del mezzogiorno (PSM 2000-2006) è programmato con uno schema gerarchico e a cascata (v. sotto tav. 5), connesso rispettivamente ai seguenti obiettivi, quasi da manuale:

A) gli obiettivi globali, definiti a livello nazionale;
B) gli obiettivi specifici con il contributo di ogni settore di intervento, all’interno dei sei grandi assi prioritari;
C) gli obiettivi operativi (concrete operazioni delle diverse linee di intervento) (vedi tav. 5 e p.41-PSM).

Per quanto riguarda l’approccio generale, nella sezione (4.0) degli Orientamenti al Piano Sviluppo del Mezzogiorno (PSM) (bibl.6) si indica, in particolare, che le scelte strategiche contenute nello stesso documento, cioè Orientamenti al PSM (bibl.7) e ripreso dal PSM-QCS 2000-2006, derivano dall’applicazione dei principi teorici richiesti dal Regolamento dei Fondi strutturali 1260/99 (vedi). I programmi regionali e i programmi nazionali (POR-PON) di cui il PSM si compone, sono necessariamente coerenti con gli obiettivi globali e si articolano nei sei grandi Assi prioritari formalizzati nel PSM-QCS 2000-2006 (bibl.8). Nel ciclo successivo questi Assi si traducono nella dizione di Priorità. I PIT assumono e sostanzialmente non pongono in discussione, sia la sfera degli obiettivi rispettivamente cosiddetti Globali (A) e Specifici (B); si confrontano viceversa con un approccio problem solving tramite interventi concreti (Idee forza), o in altri termini con gli Obiettivi Operativi. Lo schema sottostante esprime questo iter.

PIT_PSM_QCS_008

Tabella 5 – Rapporto PIT e schema di programmazione per il Programma di Sviluppo del Mezzogiorno con le sue strategie.

I PIT si caratterizzano, come ricordato, operativamente per interagire con diversi Enti attori, tramite l'organizzazione di un organo di coordinamento, non preordinato ma costruito a seconda delle condizioni locali. Lo schema a fianco (v. tav.6) pone in risalto il ruolo di coordinamento assunto dai PIT calabresi per rendere effettivi gli interventi. Questa ipotesi di innovazione nella prassi è volta all'eliminazione soprattutto di ogni momento di inerzia che allungano tradizionalmente i tempi della Pubblca Amministrazione (PA), mortificando e a volte vanificando l'attuazione della pianificazione. Ribadiamo che con i PIT e il suo Comitato di gestione, si è inteso rispondere operativamente e facilitare, le difficoltà presenti nel dovere affrontare materie amministrative e di rendicontazione finanziaria di notevole complessità, rese più pressanti e molto più dinamiche, dall’obbligo normativo introdotto dalla UE di dover procedere con tempi contingentati (v. regola N+2) (bibl.9).

A riprova di quanto sinora ricordato, i Progetti integrati territoriali (PIT) cercano di realizzare quindi, il coordinamento e l’integrazione tra la scala centrale e quella più locale, ritenendo questo rapporto tra i più ostativi al raggiungimento dei buoni risultati.

 

PIT-Gestio-00

Tabella 6 – Schema governo e gestione dei PIT

4.0) – PIT – Dati ufficiali del RETENUVV

Nella tabella di sintesi sottostante si espongono i dati dei PIT aggiornati al giugno 2011, espressi dall'autorità ufficiale per il loro controllo, ossia la Rete NUVV delle Regioni Interessate (bibl.10) (clicca). Il primo raggruppamento riguarda le cosiddette idee-forza dei PIT (totale=156), il numero di interventi (7.897) e quelli attivi (5.213) con il totale delle risorse programmate unitamente all'indicazione di quelle che si riferiscono alle risorse pubbliche (€ 6 miliardi e 920 milioni). Queste tipologia di fondo è affiancata anche dalle risorse provenienti da fonte privata (€ 1 miliardo 140 milioni). Dopo gli altri dati di ditinguo tra i vai fondi (FSE, FESR, ecc.) la tabella indica i destinatari di queste risorse che sono la popolazione interessata che, per la Rete NUVV equivale a circa 22 milioni di cittadini. Questo dato non è un mero dato statistico, benché il NUVV si limiti al riferimento solamente in questo senso. Infatti la popolazione interessata dall' Obiettivo1 e Obiettivo Convergenza, è pari grossomodo agli abitanti dell'Australia tre volte quelli dell'Austria. Tale dato, da un lato può essere un una semplice informazione statistica, come sembra essere utilizzato nella rete NUVV, ma al contrario può essere un elemento di programmazione iniziale su cui riflettere. Infatti, il dato demografico piò svelare delle condizioni al contorno che possono condizionare tali programmazioni, e quindi non essee dati meramente neutri. Per essere ancora più chiari, la legittimità tesa a sostenere nei fatti che un territorio grande come il Mezzogiorno e con una popolazione di 22 milioni di persone, possa essere sottoposto alla stesso tipo di pianificazione territoriale, è una tesi per molti versi discutibile.Viceversa questa sembra essere la prassi costante da parte del MISE e del MEF tramite il DPS (Vedi). Questi due Ministeri e il Dipartimento interessato (DPS) non sembrano essersi mai interrogati su tale assunto e di conseguenza lo sottovalutano, benché contradditoriamente, sembrano essere molto concordi nel criticare sempre più i risultati o inefficienze ottenuti con i finanziamenti chiamati Fondi strutturali (vedi Relazione Barca). Infatti questi hanno gia versato (2000-2006) e continuano a versare (2007-2013) a queste Regioni 100 miliardi euro di finanziamento per ciascun ciclo, a fronte di risultati che essi stessi giudicano in parte non verificati e/o non del tutto soddisfacienti (vedi FORUM).

PIT-DATI-UFF

Tavola 7 – Dati complessivi dei PIT nell'ultimo aggiornamento giugno 2011

Torna indietro

5.0) – PIT: molte speranze ma risultati incerti

Nel Convegno di Agrigento del 2003 (bibl.11), si è cercato di approfondire le molte speranze che i PIT intendevano e sembravano suscitare. La sintesi degli interventi, assai interessanti, degli oratori sono disponibili presso il sito del DPS. Sono rappresentati i diversi ruoli istituzionali, pubblici e privati, compreso un funzionario UE (vedi). Tuttavia le argomentazioni, esposte negli interventi, manifestano tutte il medesimo approccio analitico, essendo, come si dice, di tipico stampo ottativo. Ossia affermazioni volte a illustrare i buoni propositi. Questi di norma possono essere accettabili nel periodo iniziale in cui tra l'altro si è svolto il Seminario (2003). Al contrario, le stesse risultano disallineate se poste in una fase avanzata e di verifica, come dovrebbe essere quella presente del 2011, ossia dopo otto/nove anni di sperimentazione sul campo (bibl.12). Alcuni materiali realizzati dal FORMEZ, nel suo costante e istituzionale sforzo di approfondimento, realizzato negli anni immediatamente successivi, ribadiscono questi elementi di criticità (bibl.13). Per quanto riguarda il periodo più recente la banca dati del NUVV sui PIT del DPS-MISE, offre preziose informazioni aggiornate, ma è disattenta delle questioni più critiche, evidenziando una scelta assunta dai gestori di questo servizio. La Banca dati poteva essere indirizzata anche in questa direzione, ma così non è stato. La Pubblica Amministrazione (PA) in questo caso il MISE con il DPS (vedi), preferisce porsi anche un passo indietro in ogni settore della ricerca onde non essere oggetto a qualsivoglia critica.

Nelle note che precedono abbiamo cercato di rendere conto delle argomentazione e dei propositi dei PIT. A fronte di un impegno aumentato nel tempo (v. tav. 4 e tavola 3) del tutto considerevole per un finanziamento attorno a oltre sei miliardi di euro, anche per questa tipologia operativa dei Fondi strutturali, si assiste ad una latenza di informazioni per quanto riguarda i risultati. Anzi, ad essere ancora più drastici questi non si riescono a cogliere. Si assiste alle situazioni già presenti ai tempi della Cassa del Mezzogiorno, ossia di sforzi per produrre continue semine. Le quali, come è noto, hanno senso e sono indispensabili, ma solo e soltanto quando sono seguite anche dai momenti di raccolta. Viceversa qui la distribuzione continua dei Fondi strutturali sembra un processo senza fine. Ossia molte informazioni e controlli nelle fasi di cosiddetta semina e poche o nessuna informazione sulla fase dei risultati. E' evidente che tale situazione deve essere oggetto, quanto prima, di adeguate modifiche.

Torna indietro

Ripetiamo l'invito a tutti coloro che possiedono informazioni sui PIT o hanno un'interpretazione diversa da quella suggerita nelle note che precedono. Costoro possono spedirle al FORUM tramite un proprio intervento (vedi: Spedisci ..) onde contribuire al dibattito. Questo verrà pubblicato prima nel FORUM, e in un secondo tempo aggiunto ai testi. (Lo staff redazionale ringrazia).


6.0) – Riferimenti bibliografici

(1) Programma Sviluppo Mezzogiorno (PSM-QCS 2004 par. 3.10 e 6.4.7)

(2) Nel 2001 erano preventivati circa 54 PIT – V. Corte dei Conti – Relazione annuale 2001- Roma 2002 (in totale pp.129) – A fine ciclo nel 2006 il numero totale dei PIT oscilla tra 142 e 156.

(3) T.Bianchi – P. Casavola: I PROGETTI INTEGRATI TERRITORIALI DEL QCS OBIETTIVO 1 2000-2006 TEORIE, FATTI E RIFLESSIONI SULLA POLICY PER LO SVILUPPO LOCALE – Numero 17 – Anno 2008 – Collana Materiali UVAL (pp.99 e
Direttore responsabile: Laura Raimondo. Finito di stampare nel novembre 2008
Materiali UVAL è pubblicato anche in formato elettronico all’indirizzo http://www.dps.mef.gov.it/materialiuval

(4) Sito Dipartimento perle Politiche di Sviluppo (DPS-MISE)- [http://www.dps.tesoro.it/] vedi sezione interna a questo FORUM

5) Il POR della Regione Calabria definisce 5 tipologie di progetti integrati:

  • Progetti Integrati su base regionale o provinciale, di tipo settoriale o multisettoriale, volti al conseguimento di obiettivi considerati strategici per il territorio della Regione o della Provincia, definiti Progetti Integrati Strategici (PIS);
  • Progetti Integrati su base territoriale sub-provinciale, anche in questo caso di tipo settoriale o multisettoriale, orientati al conseguimento di precisi obiettivi di sviluppo socio-economico di specifiche partizioni territoriali, definiti quindi con il termine di Progetti Integrati Territoriali (PIT):
  • Progetti integrati delle aree rurali (PIAR): entro ciascun PIT vengono ritagliate delle aree PIAR (sulla base di parametri quali il grado di ruralità, lo spopolamento e gli addetti al settore agricolo) che hanno una loro identità e delimitazione geografica;
  • Progetti integrati di filiera (PIF): sono simili ai PIS ma integrano misure FEOGA e riguardano il settore agricolo in prospettiva di filiera; non necessariamente sono associati a dei PIT di riferimento;
  • Programmi di sviluppo urbano (PSU): integrano le misure dell’Asse 5; sono progetti per lo sviluppo e la riqualificazione urbana di grandi centri e reti di centri. Non sono collegati ai PIT ma integrabili con questi.

(6) PSM – Orientamenti: (Rif. PSM-Orientamenti p.43)).

(7) Orientamenti del Programma di Sviluppo del Mezzogiorno (1999) (v. cap.5 p.260 Rapporto di rierimento).

(8) – V. in precedenza – Orient.PSM e PSM-QCS (cap.5 p. 260).

(9) – E’ probabile che a questa situazione abbia concorso anche la nuova regola di rispetto perentorio dei tempi. La regola dell’N+2, infatti, afferma che la quota di un impegno non liquidata mediante acconto o per la quale non è stata presentata domanda ammissibile alla Commissione, ai fini di ottenere un pagamento intermedio entro la scadenza fino al secondo anno successivo a quello dell’impegno, è disimpegnata automaticamente e con conseguente riduzione del budget previsto (v. FAQ).

(10) Il Rapporto Orientamenti del PSM specifica inoltre che dai rapporti interinali sono emersi circa 79 obiettivi di tipo strategico e 50 di questi sono stati accolti nel rapporto e esposti in Appendice (rif. p.43 del PSM-Orientamenti)

(11) La Rete dei nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici (Rete NUVV), costituita nel 2003 con un protocollo di intesa Stato-Regioni e Province Autonome che ne ha individuato finalità e indirizzi, raggruppa i nuclei (previsti dall’art 1 della legge144/99) di 33 amministrazioni: 12 Ministeri e tutte le Regioni e Province autonome (fonte (riel.) RELAZIONE SULLO STATO DELLA RETE NUVV E SUL CONSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI DEL PROGRAMMA 2004i (pp.5.rifer. p.1)

(12) PSM-QCS revisione di metà periodo (2004) (sezioni 3.10 e 6.4.7) . Si definiscono quali indicazioni, relative ai progetti integrati (PIT), devono essere riportate nei Complementi di programmazione (CdP). Nel PSM-QCS approvato revisionato nel 2004 la sez. 6.4.7 viene integrata con le indicazioni delle penalità in cui potrebbero incorrere i PIT se non fossero rispettati i cronogrammi da approvare entro il 30-06-2005. Tali riferimenti sono assenti nel testo approvato nel 2000 (nella revisione sono state aggiunte 24 righe)

(13) Progetto SPRINT (Sostegno alla Progettazione Integrata)- FORMEZ- I Progetti Integrati Territoriali alla prova dell'attuazione – Agrigento, 6 – 7 febbraio 2003 (vedi documenti)


Torna all'inizio                              Torna alla pagina iniziale

Index entra-forum MAIL

3.5 – FAS

3.5 – FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate) sostituito da (FSC) 2011 (v. 1.1.2)

Sommario della sezione:
1.0) – Fondo Aree sottoutilizzate (FAS)
1.1) – Critica ad alcune voci di spesa finanziate con le risorse FAS
2.0) Fas diventa FSC
3.0) – FAS e APQ

1.0) – Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) 2003-2013

Il Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS), dal punto di vista istituzionale non è uno strumento dei finanziamenti comunitari, ma al contrario del Governo italiano. Tuttavia il FAS è i Fondi strutturali hanno finalità che si sovrappongono. Entrambe le dotazioni, ossia FAS e Fondi strutturali, hanno la loro ragion d'essere, volta a favorire lo sviluppo delle aree sottoutilizzate. Infatti i finanziamenti derivati dai Fondi strutturali e i finanziamenti governativi (FAS), sono entrambi diretti allo sviluppo delle aree nazionali economicamente depresse.
La politica regionale e nazionale è avviata con la legge 208/1998 con la quale si è finanziato il cosiddetto: Intervento nelle aree depresse, poi definite sottoutilizzate (bibl.1).

In particolare l'avvio del FAS è segnato dall'inizio di due Fondi (di cui agli artt. 60 e 61 della finanziaria 2003) unificati nel fondo delle aree sottoutilizzate con gli artt. 128 e 129 della finanziaria 2004.

In origine il Fondo era alimentato annualmente e prima del 2003 non aveva ancora una sigla unificante. Nel fondo FAS, teso a convogliare in un unico contenitore tutte le risorse disponibili autorizzate e volte al riequilibrio economico e sociale, affluiscono una serie di risorse finanziarie che nei tempi precedenti erano previsti da distinti provvedimenti legislativi. In tal modo si consente una visione più chiara e trasparente degli stanziamenti destinati a interventi speciali e aggiuntivi per le aree sottoutilizzate.

Il riparto delle risorse aggiuntive nazionali viene operato anno dopo anno dal CIPE con apposite delibere. Per esempio nel 2002 vi è stata una delibera (n.62) l'anno successivo nel 2003 ve ne sono state due (n. 16/2003 e n.17/2003) e nel 2004 l'assegnazione è avvenuta con tre delibere (n.19, n.20 e n.21 tutte del 2004).

L'obiettivo del FAS è di aumentare la produzione del PIL migliorando le infrastrutture territoriali e i sistemi di formazione professionale che rappresenta anche lo scopo istitutivo dei Fondi strutturali. Per tale ragione si è cercato di semplificare la sua gestione coordinando la sua attuazione amministrativa. Nella pratica i due introiti, sono assunti come se fossero un tutt'uno. Non potendo vincolare i Fondi strutturali, di origine comunitaria, ad uno strumento o ad una normativa nazionale, si è imposta la scelta opposta: il FAS è stato vincolato ai Fondi strutturali e ai suoi strumenti di programmazione. Il FAS ha assunto un ruolo integratore divenendo lo strumento generale di governo e di sviluppo della nuova politica regionale nazionale per la realizzazione di interventi nelle aree svantaggiate, dette sottoutilizzate.
E' ovvio che tali interventi, da un lato si accoppiano ai fondi comunitari e dall'altro si sovrappongono geograficamente alle aree dei Fondi strutturali (2007-2013). Soprattutto all'Obiettivo Convergenza, che ha la massima disponibilità economica, ma si sovrappongono anche agli interventi previsti nelle Regioni interessate dai rimanenti obiettivi, come per esempio quello della Competitività regionale [..] il quale dispone di finanziamenti decisamente inferiori (art 61, comma 1, della Legge Finanziaria 2003 (L. 27 dicembre 2002 n. 289) e modificato con la legge 296/06 (Legge finanziaria 2007). (Vedi grafico tav. 2). Il FAS, anche in questo, segue la stessa scalarità a favore del Sud. La quota pari all'83% del totale è devoluta a favore del Mezzogiorno.

Di seguito si espone uno schema della formazione dei finanziamenti dei Fondi strutturali con il contributo delle quote FAS. In definitiva si può constatare che circa il 75% dei cosiddetti Fondi strutturali sono di provenienza diretta del Governo italiano. A questi si aggiunge anche la quota UE, che tuttavia è equiparabile quasi ad una tipica partita di giro. In altri termini le tasse italiane inizialmente vanno a Bruxelles, per contribuire al Bilancio UE, e da lì ritornano in Italia con l'etichetta Fondi strutturali UE, benché in valore assoluto lievemente inferiore (si veda Rapporto Strategico). In definitiva tutti i capitali utilizzati tanto per i Fondi strutturali quanto per il FAS, provengono dalla stessa fonte: le tasse degli italiani. Di seguito si espone un quadro sintetico della formazione del totale dei finanziamenti conosciuti come Fondi strutturali.

FS-FAS-002_okTavola 1 – Contributo delle quote nazionali ai finanziamenti dei Fondi strutturali

Torna all'inizio

Ii fondi FAS sono diventati lo strumento generale di governo e di sviluppo della nuova politica regionale nazionale per la realizzazione di interventi nelle aree sottoutilizzate. In queste aree tali risorse si aggiungono a quelle ordinarie e a quelle comunitarie (bibl.3). Per tali motivi la dotazione FAS per il ciclo di programmazione 2007/2013 è divenuta pluriennale (vedi sezione DPS) in accordo con la tempistica pluriennale dei Fondi strutturali.

Il DL 18 maggio 2006 n. 181 (art. 1, comma 2) ha attribuito al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) anche la gestione del Fondo per le Aree Sottoutilizzate. Di conseguenza i Fondi FAS si aggiungono a quelli dei Fondi strutturali, costituendo nei fatti l'importo totale a disposizione delle Regioni. (vedi come si forma il budget a disposizione dei Fondi strutturali).

Nel nuovo ciclo di programmazione 2007/2013, il FAS finanzia i Programmi attuativi – nazionali, regionali ed interregionali – all'interno dei quali sono posizionate alcune misure la cui attuazione richiede il ricorso allo strumento normativo dell'APQ (vedi di seguito). Le principali caratteristiche del FAS riguardano la strategia unitaria della programmazione degli interventi. Per attuare questo presupposto, sono vincolati al QSN (2007-2013) documento base dei Fondi strutturali. Questo assume in questo caso, il ruolo di strumento generale per lo sviluppo del SUD-Italia e una maggiore flessibilità di allocazione onde rispettare maggiormente il dettato dell'articolo 119 della Costituzione (Comma V) in armonia ai principi ed alle regole dalla politica dei Fondi strutturali.

Per il settennio 2007-13, l’articolo 1, comma 863 della Finanziaria 2007, aveva previsto una dotazione finanziaria pari a 64,4 miliardi di euro, poi ridotti, in applicazione della Delibera del Cipe n. 166 del 21 dicembre 2007, a 63,272 miliardi.

Di seguito si espone uno schema (f. CIPE) delle ripartizioni dei fondi FAS. A sinistra dell'immagine vi sono i dati per i PO nazionali e regionali con il totale per il periodo 2007-2013 pari a 63 miliardi e 272 milioni di euro; a destra, dell'immagine, sono esposti i dati della ripartizione risorse FAS per le Regioni del Mezzogiorno (tot. € 53 miliardi e 781 milioni) e il resto d'Italia (tot. € 9 miliardi e 491 milioni).

Fas_corrTav. 2 Risorse FAS che si aggiungono ai Fondi strutturali

Le risorse FAS vengono impiegate per il finanziamento di strumenti rientranti in due gruppi principali:

Gli investimenti pubblici per infrastrutturazioni materiali ed immateriali:

  • i completamenti delle infrastrutturazioni dell'intervento straordinario;
  • gli investimenti pubblici in infrastrutture materiali ed immateriali realizzati dalle Regioni e dalle Amministrazioni centrali attraverso Accordi di programma quadro (APQ) e non;
  • programma di accelerazione della spesa;

Gli incentivi a soggetti privati:

  • misure a favore dell'autoimpiego e dell'autoimprenditorialità
  • crediti di imposta per gli investimenti;
  • crediti di imposta per l'occupazione nel Mezzogiorno;
  • crediti di imposta per campagne pubblicitarie localizzate;
  • contratti di filiera agroalimentare;
  • finanziamento alle imprese per il completamento dei programmi dell'Intervento straordinario;
  • contratti di programma;
  • patti territoriali;
  • contratti d'area;
  • attrazione degli investimenti esteri nelle aree sottoutilizzate;
  • copertura degli interessi derivanti dall'attivazione del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese nelle aree sottoutilizate;
  • costituzione di fondi per l'investimento in capitale di rischio della Piccole e medie imprese (PMI);
  • Fondo per la competitività e lo sviluppo;
  • altro.

Il Fondo (FAS) tende rispettivamente ad assicurare gli operatori pubblici e privati, accelerare la spesa per investimenti pubblici in infrastrutture (materiali ed immateriali) e riequilibrare il rapporto tra risorse e incentivi in linea con la UE.

Torna all'inizio

Per alcune forze politiche, posizionate nel Mezzogiorno e particolarmente sensibili alle sorti dei territori del sud e dei loro abitanti, si sarebbe assistito ad un uso improprio delle risorse FAS, a fronte del fatto che il Governo nega la circostanza, e difende le sue scelte. In questi casi si parla di saccheggio dei Fondi FAS, o Bancomat improprio del Governo. I critici in questo caso si appellano ad una devianza dalla programmazione del FAS. In realtà, ad essere precisi, si dovrebbero parlare di una diversità della contabilità delle risorse che sembra il dato di maggiore attenzione in questi strumenti. I FAS hanno una programmazione che ripropone quella dei POR, con l'adeguamento alla procedura di VAS (2004), assente nel ciclo 2000-2006. Non risulta ancora del tutto chiaro se questi nuovi e corposi volumi, di cosiddetti programmi operativi, ossia: Documento Unitario di programmazione (DUP-FAS) e Programma attuativo regionale (PAR-FAS) rispondano più ad una esigenza formale o al contrario di reale pianificazione del territorio. La valutazione ex-post della loro esperienza, come di tutti i Fondi strutturali in generale, alla fine del ciclo 2007-2013 dovrebbe chiarire tale dubbio. Sembra riproporsi la preminenza degli indicatori economici e di bilancio cioè la verifica della presenza o dell'eventuale uso improprio dei finanziamenti, nelle scelte e nei preliminari di scelta, i quali purtroppo, quando sono assunti isolatamente, si avvicinano alla tradizione dei finanziamenti cosiddetti a pioggia come, per esempio, quelli della Cassa del Mezzogiorno. I Fondi strutturali si dovrebbero proporre come un'altra cosa e quindi dovrebbe caratterizzare anche i FAS avendoli assimilati. (Vedi sezione: problema della Valutazione).
I riferimenti di alcuni tipi di devianza, denunciate dai sostenitori dei diritti del SUD sono esposti di seguito.

[nota a margine: L'argomento della reale programmazione e/o pianificazione del territorio è centrale nella verifica dei metodi e dei risultati dei Fondi strutturali proposti dalla UE e riproposti d'ufficio dal FAS (DUP-FAS e PAR-FAS). Chi fosse interessato ad esporre le proprie argomentazioni può utilizzare la Mail già predisposta per il dibattito nel FORUM]

1.1) – Critica ad alcune voci di spesa finanziate con le risorse FAS:

Tra le voci di spesa più significative criticate da alcuni settori ed operatori, perché sarebbero finanziate impropriamente con le risorse FAS, si citano i seguenti finanziamenti:

Voci di spesa accusate di essere state finanziate, impropriamente dal Governo Berlusconi (2008-2011)

1 Finanziamento Servizio Sanitario Nazionale + Ici (Dl 154/08, art. 1 co. 5) -781,8 milioni (2008) + 528 milioni (2009) + 500 milioni (2009) = -1 miliardo e 809 milioni;
2 Disavanzo Roma (Dl 154/08 art. 5 co. 3) -500 milioni (2009)
3 Disavanzo Catania (Dl 154/08 art. 5 co. 3 -140 milioni (2009)
4 Adeguamento prezzi (Dl 162/2008 art. 1) -900 milioni (2009);
5 G8 Sardegna (Dl 162/2008 art. 3 comma 1) -111 milioni 2008
6 Agevolazioni terremotati Umbria e Marche (Dl 162/2008 art. 3 co. 2) -45 milioni (2008) + 10 (2009) = – 55 milioni;
7 Emergenza rifiuti Napoli (Dl 97/2008 art. 4-bis co. 9) -450 milioni (2008);
8 Altre emergenze rifiuti (Dl 97/2008 art. 4-bis) -90 milioni (2008), -90 (2009), -60 (2010);
9 Interventi sui conti pubblici (Dl 112/2008 art. 60 co. 10) -1.796,8 (2009), – 2.206,1 (2010), – 3.956,4 (2011) = 7 miliardi e 959 milioni.
  Totale  

- 12 miliardi e 164 milioni

Fonte (riel.): http://www.notiziesindacali.com/ e http://riflessionisinistre.splinder.com/

2.0) Fondo Per lo sviluppo e la Coesione (FSC) 2011

Il Fondo Aree sottoutilizzate (FAS) istituito con la legge 289/02 (Legge finanziaria per il 2003) (v. sopra) è stato modificato con la legge 296/06 (Legge Finanziaria per il 2007), e ristrutturato nel 2012 dal Governo Berlusconi come: Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) d.lgs.88 del 2011.

Torna all'inizio

3.0) FAS e APQ

Come abbiamo ricordato, il FAS ha come fonte di finanziamento la Legge Finanziaria e utilizza come principali strumenti le Intese Istituzionali di Programma (IIP) e i relativi Accordi di Programma Quadro (APQ), istituiti con la legge di programmazione negoziata del 1996 (L.N. 662/96). La loro sequenza gerarchica è esposta nello schema che segue. Tali strumenti coordinano i documenti specifici dei FAS come il Documento Unitario di programmazione (DUP-FAS) ed il Programma di Attuazione Regionale (PAR-FAS).

IIS-002Tavola 3- Rapporto gerarchico della Legge 662-1996 e suoi Principali strumenti

Con le Intese Istituzionali di Programma, a partire da una ricognizione delle risorse disponibili si è prodotto uno strumento che doveva essere innovativo per la programmazione coordinata degli investimenti pubblici in Italia. L'Accordo di Programma Quadro (APQ) viceversa, costituisce lo strumento attuativo e, si è adeguato sempre più, ai diversi obiettivi di policy, finanziando interventi in infrastrutture materiali ed immateriali. Questi sono adottati in ragione delle diverse tipologie o settori (risorse idriche, trasporti, sviluppo locale, formazione, ecc.).
Questo strumento di programmazione negoziata, che sta attraversando il suo secondo ciclo di programmazione, è stato modificato nella propria natura per adattarsi alle nuove regole di politica regionale unitaria nazionale e comunitaria.
Con il ciclo di programmazione 2007-2013 Stato e Regioni hanno congiunto la programmazione dei Fondi strutturali (Politica regionale comunitaria) con quella della Politica regionale nazionale (programmazione del FAS). In tal modo i programmi attuativi del FAS , cioè il DUP e il PAR (bibl.3) unitamente alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) concorrono al conseguimento degli obiettivi strategici indicati dalle Priorità (ex-Assi) e definite dal documento di base dei Fondi strutturali, cioè il QSN 2007-2013, che si estrinseca nel Programma Operativo Regionale (POR) e suoi collegati.

Fonte (riel.) Liberamente tratto da MISE [(http://www.dps.tesoro.it/FAS/fas_cosa.asp) vedi]


RIFERIMENTI

(1) – UVAL- MEF – Gli APQ nella politica nazionale e regionale – Roma 17 Maggio 2006 (slide)

(2) Con la Delibera CIPE n. 174 del 22 dicembre 2006 è stato approvato Il Quadro Strategico Nazionale. La Commissione europea con Decisione del 13 luglio 2007 ha preso atto della strategia nazionale e dei temi prioritari del QSN. La Delibera CIPE n. 166 del 21 dicembre 2007 recante "Attuazione del QSN 2007-2013 e programmazione del Fondo Aree Sottoutilizzate" ha successivamente provveduto al riparto delle risorse FAS per macroarea e per Programmi per l'intero arco temporale. Tale atto, come modificato con la successiva Delibera CIPE n. 1 del 6 marzo 2009, ha inoltre disciplinato le nuove regole di governance.

(3) Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) con la deliberazione n. 166/2007, allo scopo di dare concreta attuazione alla programmazione del FAS, ha previsto che le Amministrazioni interessate provvedano alla predisposizione dei Documenti Unitari di Programmazione (DUP) e del Programma Attuativo Regionale (PAR) contenente i profili operativi atti a esplicitare, sul piano realizzativo, le modalità di attuazione, i contenuti di programmazione strategica definiti nel DUP e i relativi obiettivi ed azioni. Fonte (riel.) : http://www.regione.piemonte.it/programmazione/vetrina/il-fondo-per-le-aree-sottoutilizzate-fas.html


Torna all'inizio                   Torna alla pagina  iniziale .