2.2 – Dipartimento DPS

Dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica (DPS)

Sommario della sezione:

  • 1.0) – Storia e finalità del DPS
  • - 3.1.) DPS vs Bruxelles
  • - 3.1.2) DPS come autorità di gestione (AdG)
  • - 3.2) DPS vs Parlamento e la PA
  • - 3.3) DPS vs Regioni
  • - 3.3.1) Il DPS è sede delle Unità operative: UVAL e UVER
  • 4.0) – Gli Accordi di programma quadro (APQ)
  • 5.0) – Progetti integrati territoriali (PIT) -
  • Banca Dati RETENUVV
  • 6.0) – Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) 2007-2013

 

Italia_0021.0) – Storia e finalità del DPS

Analizzare il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economia (DPS), significa interessarsi del cuore dell'organizzazione dei Fondi strutturali nel nostro paese e al contempo indagare i principali strumenti attivati per favorire lo sviluppo economico in Italia (FAS, rete NUVV, ecc.). Infatti, tale Dipartimento (DPS) è stato creato nel 1998 per innovare l’utilizzo dei Fondi straordinari italiani (art. 119 Costituzione italiana (bibl.1)) di fonte statale e comunitaria destinati alle aree del territorio, cosiddette sottoutilizzate (bibl.2). Il DPS ha operato per otto anni (1998-2006) all’interno del Ministero dell’Economia e delle Finanze MEF (vedi) cioè sostanzialmente sino alla fine del ciclo 2000-2006 dei Fondi strutturali. Dal 2006 è stato collocato presso il MISE (vedi), con lo scopo prioritario di costituire un  supporto tecnico-ministeriale, onde utilizzare diversamente e con più efficienza i finanziamenti pubblici, nazionali e comunitari. Tale decisione prendeva atto della necessità di trasformare alla radice il precedente sistema di aiuti nazionali che aveva prodotto troppe esperienze negative (bibl.3), sull'esempio anche di quanto accadeva positivamente in altri paesi di particolare significato, come gli US (bibl.4). Con la legge125 del 30 ottobre 2013 (di conversione del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101), articolo 10 , "Misure urgenti per il potenziamento delle politiche di coesione",  le funzioni del Dipartimento sono state trasferite all'Agenzia per la coesione territoriale sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato e alla Presidenza del Consiglio dei ministri. (v. fonte DPS)

Si pensi in Italia al fallimento della Cassa del Mezzogiorno, agli sprechi della cosiddetta ricostruzione dell'Irpinia (bibl.3) e altro ancora. La disponibilità raggiunta in pochi anni da parte del DPS, sia di personale sia di risorse finanziarie, testimonia del ruolo non secondario assunto dallo stesso tanto in sede MEF che MISE.
In particolare, per quanto riguarda i Fondi strutturali, in entrambe le collocazioni ministeriali il DPS si è assunto l'onere da un lato di sostenere un ruolo di interfaccia per le politiche di sviluppo e coesione in Italia rispettivamente con Bruxelles, Roma e le Regioni italiane (vedi schema seguente tav.5); e dall'altro di curare i materiali preliminari, compreso il QCS 2000-2006 (ciclo 2000-2006) e il QSN 2007-2013 dei Fondi strutturali, che sono una sorta di documenti direttori dei due ultimi cicli, necessari per dare il nulla osta e ricevere i finanziamenti comunitari.

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1.1) – Posizione del DPS nel MEF

Il DPS è un Dipartimento del Ministero. Di seguito si espone lo schema a blocchi.

MEF_006 Tavola n.2 – Organigramma del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e posizione del DPS (vedi freccia) sino al 2006

A partire dal 2006 il DPS è stato collocato nel MISE mantenendo il suo status di Dipartimento (v. testo sottostante).

1.2 – Organigramma del DPS nel MEF e nel MISE

Il DPS è retto da un Capo dipartimento che dipende dal Ministro in carica, che sovraintende gerarchicamente ad ogni servizio dello stesso Dipartimento. Il DPS del MEF inoltre, durante il ciclo 2000-2006, era articolato rispettivamente in sei Servizi, retti da Direttori generali e in due unità Tecniche, rette da responsabili che coordinavano l’UVAL e l’UVER. Tre Uffici governavano e la programmazione degli interventi di sviluppo rispettivamente con i seguenti Servizi specifici, esposti nella figura che segue (v. tab. 3 a sinistra). I Servizi sono:

  • (-) le Regioni (Servizio per le politiche di sviluppo territoriale e le Intese),
  • (-) le Amministrazioni centrali (Servizio centrale di segreteria del CIPE) e
  • (-) l'Unione europea (Servizio per le politiche dei Fondi strutturali comunitari).
  • Due Servizi, di più recente costituzione, erano volti alle seguenti funzioni:
  • (-) analisi quantitativa delle tendenze economico-sociali e progettazione integrata
  • territoriale (Servizio progetti, studi e statistiche), e
  • (-) analisi delle tendenze economiche territoriali a livello internazionale e gemellaggi
  • istituzionali ai fini dell’allargamento (Servizio relazioni con i Paesi terzi ).
DPS_008 DPS_010
Tavola n.3 – Organigramma DPS nel MEF Tavola n. 4 – Organigramma DPS nel MISE sino al 2013

Un ulteriore (-) Servizio, infine, si occupava delle esigenze del personale del Dipartimento e della formazione professionale specialistica (Servizio dipartimentale per gli affari generali e contabili, il personale e la qualità dei processi e della organizzazione).

Lo schema che precede (v. tav.4 – a destra) indica la struttura interna del DPS che è rimasta sostanzialmente analoga anche dopo lo spostamento del 2006 al Ministero dello Sviluppo economico (MISE), con alcuni snellimenti. Nella parte sinistra (v. tav.3) si indica la posizione del Dipartimento presso il MEF e nel riquadro a destra (evidenziato nello schema precedente (tav.2) con la freccia) la trasformazione dell’organigramma avvenuta presso il Ministero delle Politiche di sviluppo (2007 – v. tav. 4).

La prima Unità tecnica, cioè l'Unità di valutazione (UVAL – v. freccia), che continua ad operare, anche nel ciclo 2007-2013, è responsabile in particolare per i profili di valutazione degli investimenti pubblici e per la produzione di metodi, e la seconda: l'Unità di verifica (UVER – v. freccia), è responsabile per tutti i profili di monitoraggio e verifica degli investimenti (bibl.4). Alle dirette dipendenze del Capo Dipartimento, del DPS-MEF infine, erano posti quattro uffici dirigenziali non generali, per la comunicazione e le relazioni esterne, per la consulenza legale, per i rapporti con le Regioni, per il controllo di gestione (v. fig. 3 parte sinistra). Nel passaggio avvenuto nel 2006 del DPS al Ministero dello Sviluppo economico (MISE) il Servizio di segreteria del CIPE, è rimasto al MEF, e il DPS si è lievemente semplificato come indicato nello schema (v. tav. 4). E' possibile che in futuro si assista ad ulteriori modifiche, ma è probabile che in realtà rimarranno marginali. Ossia non modificheranno l'impianto di base sperimentato e in via di perfezionamento. Tuttavia  la Direzione generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali è stata scorporata dal DPS a seguito dell’entrata in vigore della legge 125/2013 istitutiva dell’Agenzia per la Coesione territoriale, che portato a termine le diverse innovazioni operate dal Ministro Fabrizio Barca all'interno del Governo Monti 11-11-2011).

1.2) Ruolo ambivalente delle funzioni ministeriali del DPS

In sostanza tramite i suoi uffici/unità questo Dipartimento si è posto al centro delle Politiche statali per lo sviluppo delle aree depresse, divenendo al contempo anche il riferimento nazionale della gestione dei Fondi strutturali UE, che rappresentano una parte cospicua degli interventi straordinari in Italia. I materiali istituzionali e di base dei Fondi strutturali, infatti, che costituiscono la loro ossatura i (QCS, PSM, POR, PON, POIN ecc.) sono il risultato del lavoro di coordinamento e di redazione dei funzionari del DPS, benché il loro nominativo non compaia nei testi. Da un lato questo Dipartimento ha assunto il ruolo di una segreteria tecnica operativa ai massimi livelli, ma dall’altro sarebbe ingenuo ridurre la responsabilità del DPS ad un semplice ruolo tecnico-amministrativo (bibl.5). Come spesso accade, infatti, tale insieme di uffici e servizi (Dipartimento ministeriale) benché tendenzialmente tecnici quando sono posizionati nelle catene decisionali di particolare rilevanza in molti casi si trovano a svolgere, anche loro malgrado, funzioni a volte poco organizzative e spesso propositive, quindi in realtà non tecniche. A noi sembra che tale aspetto sia sottovalutato nelle analisi tendenti ad illustrate le funzioni di questi Dipartimenti ministriali, ed infatti sarà oggetto di attenzione nel presente FORUM. I documenti dei Fondi strutturali, redatti dal DPS ne sono un chiaro esempio. In realtà essi sono conseguenza di tesi progettuali importanti ma su cui non vi è alcun dibattito (bibl.6). Per non parlare del paradigma che li domina nella quasi totalità, che è quello per intenderci economico, benché ripetiamo si proiettano a parole in una dimensione che dovrebbe essere differente, ossia quella integrativa della sostenibilità.

Per chiarire quest'ultima osservazione anticipiamo tre situazioni esemplificative, che sono oggetto di approfondimento nel prosieguo e nel presente FORUM in genere. La prima riguarda l’enfasi posta sui Progetti integrati territoriali (2000-2006) che hanno utilizzato circa il 15-20% degli interi finanziamenti dei Fondi strutturali 2000-2006 (pari inizialmente a circa sei miliardi di euro) che può essere intesa come una scelta di questo tipo, cioè non tecnica ma sostantiva. In realtà l’importanza attribuita a tale strumento è enigmatica (vedi PIT). Da un lato è stata formalmente richiesta dalle amministrazioni locali e in particolare dalle Regioni interessate dai Fondi strutturali Ob.1. Tuttavia l’organo ministeriali DPS, sembra non aver impedito né ostacolato l’emersione di questa realtà. In altri termini con un tipico atteggiamento notarile, del tutto corretto sul piano formale, ha assecondato una progettualità e/o linea politica di pianificazione del territorio che forse necessitava di una considerazione, meno isolata dal resto della pianificazione e più adeguata all’importanza che successivamente ha assunto. Questo anche in riferimento a un atteggiamento, in ultima analisi, di netta passività del DPS a fronte delle gravi carenze di pianificazione del territorio riscontrate durante i lavori dei PO, nelle Regioni dell'Obiettivo 1 durante il ciclo 2000-2006, e su cui non ha inteso proporre alcunché. Infatti una parte dei PO poteva essere indirizzata anche in quella direzione. In tal modo, ripetiamo si è trasformato un ruolo tecnico e/o notarile in una funzione anche propositiva.

Una seconda situazione indicatrice si potrebbe ritrovare nel linguaggio addottato nei testi ufficiali. Per esempio la scelta di tradurre il termine inglese priority dei Regolamento (1260/1999), analogamente a quanto fatto dai francesi, con quello di Asse, e di incanalare di conseguenza le previsioni progettuali dei 14 PO del ciclo 2000-2006 in questi sei Assi tematici, è un altra decisione apparentemente neutra. Viceversa questa dizione ha vincolato le possibili proposte di progetto dei diversi PO (POR, PON, ecc.)(vedi sezione); e la terza e utlima, per ora, è quella assai pubblicizzata di aumentare la quota UE del 4% elevandola al 10% prevista per la formula dei Fondi strutturali (2000-2006) chiamata: Riserva di premialità.

Tuttavia, al di là di questi osservazioni sugli atteggiamenti, ossia sulla politica, del DPS che possono generare perplessità, celati a volte sotto un manto di tecnicità, bisogna riconoscere in positivo che il Dipartimento (DPS) ha assicurato e assicura il coordinamento delle politiche di sviluppo sul territorio italiano (ordinarie e straordinarie) e in particolare dei Fondi strutturali alle tre scale istituzionali. Ossia rispettivamente quella europea, nazionale e infine delle regioni italiane. Queste tre scale di ordinamento sono la medesime utilizzate nell'organizzazione del presente FORUM (vedi pagina principale).

Nel Gennaio 2006, benché il DPS fosse stato appena ristrutturato e ridefinite le sue funzioni con apposito DPR, nello stesso anno, dopo alcuni mesi, per decisione del nuovo Governo Prodi II, il DPS è stato traslocato (Giugno 2006) nel neo Ministero dello Sviluppo economico (MISE). Anche questo fatto, in considerazione della rilevanza della decisione, non si può supporre sia dovuto a mere questioni logistiche e/o tecniche, benché sia stata proposta come tale.

Anzi, la nuova collocazione istituzionale avrebbe potuto prefigurare uno sviluppo e potenzionamento ulteriore delle funzioni del DPS all’interno della politica statale per lo sviluppo regionale, in linea con gli aiuti comunitari e i Fondi strutturali in particolare. In aggiunta lo spostamento ministeriale, dal MEF al MISE, avrebbe potuto essere utile anche allo sgravio dalla presenza fino ad allora quasi ineludibile, dettata dall'importanza del Ministero delle Finanze [..] (MEF). Di seguito si espone uno schema delle funzioni assunte nel tempo dal DPS che vengono analizzate nel prosieguo e nel FORUM nel loro complesso.

DPS_interf_012 Tabella 5 – Funzioni  e tematiche coordinate dal DPS

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Durante lo spostamento dal MEF al MISE, il nuovo Ministro Bersani ha sottolineato (bibl.7) che il DPS cambia di famiglia, ma mantiene le stesse finalità. Nella Relazione annuale 2006 presentata al Parlamento italiano si afferma che considerando tutti gli interventi compresi quelli comunitari, in termini quantitativi l’attività di investimento della Pubblica Amministrazione (P.A.) è pari a circa al 4,2 % del PIL italiano, e il testo continua ribadendo che l’efficacia della PA è determinante sia per i processi di innovazione dell’amministrazione stessa sia per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi offerti dall’operatore pubblico (bibl.8). Sicché un organismo atto al miglioramento delle funzioni della Pubblica Amministrazione (PA) non poteva che essere accolto con favore.

Dal punto di vista funzionale l’attività del DPS in questi anni può essere identificata in due principali segmenti di attività.

1) Il primo riguarda il ruolo di interfaccia per quanto riguarda l’attuazione dei finanziamenti comunitari dei Fondi strutturali Ob.1, alle tre scale ricordate. Ossia ripetiamo rispettivamente (1) con Bruxelles (1260/99 e 1083/06 (bibl. 5)) ; (2) con il Parlamento italiano e i Ministeri direttamente interessati dai PON; (3) e con le Regioni italiane (v. tab.5 sopra). Il primo tipo di interfaccia (scala di Bruxelles) risulta essenziale per il rispetto dei Regolamenti e decisioni UE; la seconda scala si confronta, con la realtà del parlamento; infatti il DPS coordina la trasparenza degli stanziamenti complessivi dello Stato e a tal fine elabora sia rapporti annuali sia un apposito collegato al Bilancio nazionale (bibl.6); infine la terza tipologia supporta logisticamente i governi regionali per facilitarne l'allocazione dei finanziamenti agli utenti finali.

2) Il secondo  attiene ad una funzione organizzativa quasi sistemica, per l’attuazione di norme e strumenti utili per consentire all’Amministrazione centrale di svolgere i propri compiti per l'incremento dello sviluppo. In particolar modo per facilitare e ordinare gli stanziamenti del bilancio tanto statale quanto comunitario verso le Amministrazioni periferiche (Regioni, Enti locali, ecc.) a favore delle aree sottoutilizzate (v. tab.6 sotto). Ci riferiamo alle tipologie di intervento previste dalla Legge 662 del 1996, conosciute come programmazione negoziata e che ruota anch'essa attorno alla razionalizzazione dei finanziamenti, che consideriamo in altre sezioni (vedi FAS). Nel complesso con tale strumentazione il DPS ha cercato di far convergere in un'unica politica, funzioni e richieste di efficienza proveniente da diversi settori dello Stato.

Lo schema che segue (v. tav. 7) illustra le tre funzioni principali del DPS riferite ai Fondi strutturali prioritariamente dell'Obiettivo 1 (2000-2006) e di quello della Convergenza (2007-2013) che, ricordiamo, hanno consumato e consumano circa l'80% dei finanziamenti. I tre tipi di interfaccia rispondo alle diverse funzioni istituzionali richieste.

Alla luce di valutare soprattutto le risultanze riferite ai Fondi strutturali, i due aspetti (finanziamenti comunitari e nazionali) non vanno confusi. Solo a partire dal 2006 nella legge finanziaria si è operato per modificare le previsioni nazionali del bilancio adeguandole alla periodizzazione settennale utilizzata dai Fondi strutturali. I principali argomenti delle funzioni del DPS indicati nello schema che precede (v. tav. 2 sopra ) sono chiariti nel prosieguo e in altre parti del presente sito. In sostanza per sostenere la scelta iniziale del MEF, volta a gestire i Fondi comunitari tramite uno specifico dipartimento cioè il DPS, si è costruito un ambiente amministrativo che favorisse tale finalità. In questo senso da un lato le spese per i Fondi strutturali sono riconducibili ai capitoli Fondi strutturali, mentra dall'altro le altre voci di spesa di provenienza nazionale, ossia dalle delibere del CIPE, rientrano nel comparto istituito nel 2003 chiamato Fondi  aggiunti nazionali (FAS – vedi sotto) (bibl.9). Questi ultimi al loro interno comprendono tanto strumenti di tipo generalista (per es. Legge 488/92), quanto strumenti di incentivazione all’imprenditorialità, all’autoimpiego e il credito di imposta ulteriore, per l’occupazione, nonché gli strumenti della cosiddetta programmazione negoziata della Legge 662/1996 ossia gli Accordi di Programma Quadro (APQ v. più avanti ). In sostanza in una logica sia di investimento sia di incentivazione.

Di eseguito esponiamo una sintesi dei progetti in vigore nel DPS-MISE, che può essere un modo efficace per fissare le attività del DPS in corso, e al contempo esporre un'esemplificazione delle sue funzioni. Inoltre ogni indicazione della tabella sottostante (tav.6) consente di raggiungere i materiali specifici per essere eventualmente considerati in dettaglio (clicca: Vai a ). Ii progetti sono ordinati, tra quelli direttamente connessi con i Fondi strutturali (la parte iniziale ) e gli altri indirettamente collegati con questa strumentazione comunitaria.

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2.0 ) – Progetti in corso del DPS - Esplicitazioni delle funzioni del Dipartimento

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QSN-2007 RAP_year QSOst_OB1 CPT_00 COLID D_CIPE CUP NUVAL_00 DB_Indic_reg biblio_DPS Pro_gemell SEnsi Pubb_DPS CONvegni_DPS
Tavola n. 6 Progetti in corso del DPS-MISE

PER COLLEGARSI ALLA DOCUMENTAZIONE RICHIAMATA NELLA TAVOLA PRECEDENTE CLICCARE su: Vai a

3.0)- Funzioni del DPS – Organizzazione dei lavori del Dipartimento

Le tre funzioni di interfaccia del DPS

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Tabella 7 – Livelli delle funzioni DPS – Fondi strutturali
3.1) – Primo tipo di interfaccia:DPS e programmi italiani dei Fondi strutturali vs Bruxelles ruolo_DPS_01-014

I materiali e i ruoli, sostenuti dal DPS riguardano sia la realtà UE, sia quella nazionale divisa tra centrale e regionale. E' evidente che nell'ipotesi di ottenere un ordinamento delle sue attività, utile per possibili approfondimenti, la tripartizione in tre sclae è la più semplice. Illustrando il primo tipo di Interfaccia tra DPS e gli uffici della UE, il rapporto tra queste due entità, si esprime prioritariamente con il coordinamento assunto per la preparazione, approvazione dei materiali preventivi per ottenere i finanziamenti dei Fondi strutturali. Ossia il QCS Ob.1 per il ciclo 2000-2006 e il Quadro nazionale strategico (QSN-2007) in cui si indicano gli interventi previsti per i Fondi Strutturali che termineranno nel 2013 (2007-2013). Inoltre nei vari DPEF del Governo (bibl.10), realizzati con il contributo istituzionale anche dal DPS, si indicano i riferimenti essenziali e lo stadio di  sviluppo raggiunto dai Fondi strutturali tramite il PSM-QCS 2000-2006 e QSN 2007-2013. Per quanto riguarda le capacità di spesa si evidenziano le differenti fonti e entrate, distinguendo tra Fondi strutturali e Fondi aggiuntivi nazionali (FAS) stabiliti nei DPEF governativo. Il QSN-2007, è attento a non debordare dai limiti normativi imposti dal punto di vista amministrativo e istituzionale e afferma che: “i suoi lavori dipendono da un’istruttoria tecnico-amministrativa, e sono volti a tradurre tali indicazioni in indirizzi strategici e in alcuni indirizzi operativi per lo sviluppo del SUD.” I funzionari del DPS, inoltre, auspicando esplicitamente che il QSN-2007 divenga il riferimento centrale per lo sviluppo complessivo del Mezzogiorno, come in realtà è avvenuto, propongono delle innovazioni che potrebbero essere rilevanti. Infatti, si cerca di applicare ad uno strumento nato con finalità settoriali, volto ai Fondi strutturali comunitari, una funzione ordinaria e di impostazione complessiva. Ossia il piano chiamato programma QSN 2007 si trasforma in automatico da strumento particolare (utilizzo dei Fondi strutturali) a strumento generale (Sviluppo del Mezzogiorno) (bibl.11).

Siamo di fronte a due questioni di primaria importanza che risultano contradditorie.

- a) La prima riguarda lo stesso tipo di ambiguità, ricordato all'inizio di queste note. Far divenire il QSN 2007-2013 per le regioni Convergenza il piano di sviluppo del Mezzogiorno, forse non doveva essere proposto come una scelta meramente tecnica e/o autmatica. Ma così è stato (bibl.12).

– b) La seconda si riferisce alla situazione non risolta dell’approccio generale, in quanto tale, a questa regionalizzazione dell’Italia oggetto dell'obiettivo Convergenza 2007-2013 e presente anche nel ciclo precedente (2000-2006). Ossia il territorio di riferimento, cioè il Mezzogiorno, è difficilmente gestibile come un tutt'uno. Infatti, benché geograficamente individuabile, da un lato non è un territorio uniforme, e dall’altro è assai vasto. La popolazione residente, riguarda circa 20 milioni di persone pari, cioè, alla popolazione dell’Irlanda o dell’Australia oppure a circa tre volte quella dell’Austria. Come abbiamo indicato in altra sede (vedi rapporto strategico) la decisione di elaborare un unico PSM-QCS 2000-2006 ribadita dal QSN-2007-2013, nei modi piramidali e gerarchici in cui è stato articolato, avrebbe dovuto essere una scelta di tipo politico. Certo non era lecito proporla come una scelta di tecnica e competenza ministeriale. Inoltre la pianificazione dei Fondi strutturali territorializzati in tal modo, essendo percepita come una materia UE da gestire a livello del Ministero primo del MEF, poi del MISE, era destinata a mantere, proprio per questo tipo di approccio, un livello di intervento del Parlamento italiano al più integrativa (riguarda un Ministero e solo le regioni del SUD). In tal modo le stesse Regioni del Mezzogiorno avrebbero continuato ad essere destinatarie di ingenti finanziamenti con forti analogie con le modalità dell’intervento straordinario dei decenni passati. In quanto Regioni il Sud Italia, queste hanno ricevuto nel periodo 2000-2006 circa 100 miliardi di euro e lo stesso accadrà nel settennio in corso, nonostante le regioni del sud coinvolte siano diminuite da sei a quattro (vedi Fondi nazionali) (bibl.13). Questo combinato disposto, proietta sull'iter amministrativo dei Fondi strutturali una sorta di bonus amministrativo, perché dipendono da Bruxelles e seguono una procedura a sé stante, che la distingue per molti aspetti dalle pratiche ordinarie e straordinarie dello Stato italiano. La situazione è ancora più particolare se si considerano i Fondi di Bruxelles secondo la logica della partita di giro. In questo tipo di lettura i Fondi strutturali (Ob.1 e Ob.Convergenza), benché in realtà provengano dalle tasse pagate da tutte le Regioni d’Italia sono destinati e gestiti in maniera preponderante da una sola parte delle Regioni italiane, cioè a quelle del Mezzogiorno. Sicché in virtù di tale bonus amministrativo comunitario, seguono una procedura semplificata perché i finanziamenti provengono da Bruxelles, e sono diretti unicamente alla Regioni del sud, con buona pace di tutte le altre italiane, che in realtà sono destinatarie di quote non nulle, ma minime.

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3.1.1) – DPS e Autorità di Gestione (AdG)

Il DPS oltre a redigere i documenti necessari per l'attuazione dei Fondi strutturali UE ha svolto anche il ruolo di Autorità di gestione (AdG) del PSM-QCS 2000-2006 Ob.1 e dell’Ob.Convergenza 2007-2013, che rappresenta una funzione richiesta da Bruxelles (Regolamento 1260/99 e agg. succ. ). Inoltre tramite l’unità operativa UVER, che al tempo stesso dipende dal DPS ma mantiene anche uno status autonomo, lo stesso DPS di fatto, ha partecipato anche all’AdG per il PON-ATAS (2000-2006) ovvero al Programma di aiuto per le nuove incombenze tecniche ed amministrative richieste dai Fondi strutturali (bibl.14). Il ruolo di interfaccia e di garante dell’attuazione dei Fondi strutturali nel territorio italiano nei confronti di Bruxelles si manifesta da ultimo anche con la produzione di relazioni ufficiali o rapporti necessari per il controllo procedurale previsto dai Regolamenti per i Fondi (vedi Punto (C) Relazioni, tavola n.3).

Da ultimo, un’operazione di verifica complementare oltre a quelle citate, avviene con la realizzazione dei cosiddetti Complementi di programmazione (CdP), previsti dai regolamenti, che analizzano e rendicontano a consuntivo le Misure, cioè i progetti specifici finanziati dai Fondi, in vigore nelle loro specifiche fasi. Il nuovo QSN 2007 è previsto affronti innovativamente il problema della verifica dei risultati della Politica di coesione UE e quindi dei Fondi strutturali tramite la realizzazione innovativa di cosiddetti Rapporti strategici, che seguono in parallelo, nell’ordine, le verifiche di metà periodo e finali del QSN-2007 e dei vari PO ed in cui svolge un ruolo centrale, ancora il DPS.

La funzione di AdG si collega agli obblighi previsti nel Regolamento 1260/99 che si ripropongono anche per il successivo Reg. 1083/2006.

Il DPS presenta, ogni anno (31 Gennaio), un rapporto delle attività svolte nell’anno trascorso, che rappresentava un collegato previsto dalla legge istitutiva del DPEF (collegato di sessione) ed appartiene ai documenti di rito del Bilancio annuale dello Stato italiano. Il DPS nella sua veste di Autorità di gestione (Adg) del PSM-QCS 2000-2006, è deputato a presiedere all’attività di valutazione intermedia. In un primo tempo incarica a tal fine un valutatore indipendente e dopo un anno redige esso stesso l’aggiornamento del QCS, previsto dai Regolamenti dei Fondi strutturali, in uno specifico rapporto, che considera anche le conclusioni già raggiunte dal Valutatore Indipendente (per es. Vision & Value per il PSM-QCS (v. p.269- Rapporto strategico )). Per la fase 2007-2013 si dovrà attendere il 2011/2012 per poter considerare il primo rapporto di metà periodo. Il DPS, inoltre al fine di coordinare ed elaborare i dati di riferimento (Indicatori di contesto e indicatori statistici dei Fondi) per le Regioni, e per gli altri Ministeri svolge un’ampia attività editoriale e seminariale (quaderni, seminari convegni, rapporti internazionali, ecc.).

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3.2) – Secondo tipo di interfaccia DPS: Fondi strutturali vs Parlamento italiano e Pubblica Amministrazione (PA) DPS_02_016

Il DPS ha un mandato che abbraccia i fondi ordinari e straordinari. Ossia ha competenze volte alle aree sottoutilizzate italiane e in particolare dei Fondi strutturali UE. Infatti, la politica del Ministero dell’Economia (MEF) ha subordinato anche i Fondi strutturali all’attività complessiva della Pubblica amministrazione in Italia (PA). Il MISE non sembra voglia mutarla. In questo modo il controllo dei Fondi strutturali rientra nella verifica dell’efficacia degli interventi della PA in Italia. Tra la tempistica storica imposta dai Fondi strutturali e le attività del DPS-MEF per l’insieme della PA esistono delle evidenti coincidenze temporali. Nel 1999, infatti, si approva sia il Regolamento 1260/99 che interessa i Fondi della fase 2000-2006 sia la legge 144/1999 che istituisce i Nuclei di Valutazione (bibl.15). L’approntamento della rete dei Nuclei (NUVV) è successiva, divenendo operativa nel 2004. Ossia nello stesso momento in cui avveniva la verifica di metà periodo dei Fondi comunitari (2000-2006) (v. Valutazione). L’attenzione tra i due momenti (Fondi strutturali UE e Attività di valutazione del DPS.MEF (e/o DPS-MISE) non cerca di dimostrare alcuna primogenitura, ma sottolinea l’evidente e sinergico rapporto esistente tra le due programmazioni. Questa sinergia segue lo svolgersi dei Fondi UE e l’organizzazione delle Unità di valutazione (UVER e UVAL) all’interno del DPS.

3.2.1) Rapporto Strategico Nazionale 2009 (ciclo 2007-2013)

Il Rapporto strategico nazionale è stato prodotto nel 2009, come previsto dal Regolamento (CE) 1083/2006 all’art. 29. Infatti, ciascuno Stato membro, entro e non oltre la fine del 2009 e del 2011, doveva presentare un rapporto sintetico (Rapporto Strategico Nazionale) contenente informazioni sul contributo dei programmi cofinanziati dai Fondi nel proprio paese, raggiunti sino a quel momento.

Questo, infatti, ha risposto alle richieste dei Regolamenti e della Commissione comunitaria, in forma istituzionale, tramite l’organizzazione dei suoi uffici costituendo appositi Servizi e Unità operative, tra cui l’UVER e l’UVAL. Lo schema che segue (v. tav. 8) evidenzia i primi momenti istituzionali adottati dal DPS per il controllo dell’efficacia degli interventi finanziati per i Fondi e per i finanziamenti nazionali, confluiti successivamente (2003) nel comparto complementare e semplificante chiamato FAS. Le parti ombreggiate nella figura che segue (tav. 8), riguardano i Fondi strutturali.

Gli altri settori appartengono alla conduzione nazionale delle aree sottoutilizzate. Ad esempio le voci relative ai fondi derivanti della legge 488/92 nonché le somme che il Cipe ha destinato per il progetto Completamento (3.500 Mld. Lire) per opere pubbliche incomplete e ancora valide, rientrano nelle attività abbinate al Fondo aree sotto-utilizzate (FAS) istituito ripetiamo, nel 2003 (bibl.16).

DPS-pre-fas_018 Tabella 8  – Evoluzione Nuclei di efficacia all’interno del Ministero dell’Economia

La molteplicità dei finanziamenti corrisposti dalle Amministrazioni centrali verso le Amministrazioni pubbliche periferiche (Regioni, Enti locali, ecc.) da un lato sono numericamente rilevanti e dall’altro si sovrappongono, progressivamente, anno dopo anno. Per corrispondere la necessaria governabilità di questi finanziamenti è intervenuta la cosiddetta programmazione negoziata tramite la Legge 662 del 1996 (bibl.16). Questa ha prodotto a sua volta delle nuove tipologie di contratti tra cui gli Accordi di programma quadro (APQ) che dipendono dalle Intese istituzionale di programma (IIP) stipulate tra i Ministeri e le singole regioni. L’Attività FAS, ossia i finanziamenti nazionali per le aree sottoutilizzate si avvale e sostiene questi strumenti, che si integrano di fatto con il capitolo dei Fondi strutturali. La valutazione ex-post dei Fondi prevista da entrambi i Regolamenti dei due ultimi cicli 1260/99 e 1083/2006 dovrà realizzarsi alla fine delle rispettive fasi: per il 2000-2006, nel 2008; e per il 2007-2013 nel 2015.

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3.3) -Terzo tipo di interfaccia DPS: Fondi strutturali  Vs Regioni italiane DPS_03-020

Le Regioni italiane, nell’intenzione di accedere ai finanziamenti dei Fondi strutturali, devono seguire una specifica programmazione le cui regole sono dettate fiscalmente da Bruxelles. In questo modo si garantisce una comunanza nei comportamenti di tutti i paesi UE che devono uniformarsi a una nuova dimensione di gestione territoriale a vari livelli (moneta unica UE, abbattimento delle dogane, libertà di movimento di merci e persone, specifiche Direttive, ecc.) sintetizzabile nella dimensione della nuova geografia comunitaria della UE-27 (vedi FAQ). Soprattutto per la regola amministrativa dell’N+2, ovvero il rischio di dover restituire in forma automatica le cifre inizialmente ricevute in caso di incoerenze nelle procedure o nei tempi di pagamento ha provocato molte preoccupazioni (bibl. 17). L’organo istituzionale preposto alle soluzioni di queste difficoltà è il DPS sito in Roma con i suoi uffici e unità operative. Il programma PSM-QCS 2000-2006 Ob.1 utilizzato per istruire la richiesta dei finanziamenti a Bruxelles e necessario per ricevere il nulla osta ai finanziamenti conteneva anche i rispettivi programmi ragionali (7-POR + 7-PON). Questi sono stati prodotti con un lavoro di concertazione a molti livelli tra le Regioni e il DPS.

Un’attività complessa come quella che stiamo delineando per il DPS non può escludere anche studi particolari con specifiche Linee guida nonché valutazioni statistiche  in collaborazione con l’ISTAT, di cui riferiamo in altre sezioni del sito (v. Attività UVAL). Le indicazioni manualistiche e le banche dati via WEB sono una conseguenza inevitabile quando un’istituzione come il DPS (MEF e MISE), diventa il riferimento dei rappresentati di circa venti milioni di abitanti, che sviluppano una pianificazione che si autogenera ciclicamente. La complessità del materiale in oggetto, i ritmi da sostenere e la trasparenza dei controlli da garantire con sistematicità sono funzioni cui il DPS deve sovraintendere, con scadenze prevedibili almeno di sette anni in sette anni, ossia per ciascun ciclo.

3.3.1 ) Il DPS è sede delle Unità operative: UVAL e UVER

L’UVAL e UVER sono due nuclei operativi del DPS di una cinquantina di addetti il primo e una trentina il secondo con il compito di eseguire le verifiche anche empiriche sul campo. Questi devono produrre i rapporti per supportare tecnicamente sia il comparto dei Fondi strutturali (Autorità di Gestione (AdG), Comitati di Sorveglianza, ecc.), sia le incombenze per l’attività degli interventi nazionali per le aree sottoutilizzate scisse dai contributi comunitari. Il DPS sottolinea che le due unità sono concepite diversamente da un gruppo ispettivo di tipo ministeriale e, dall’anno della costituzione dell’Unità di valutazione degli investimenti pubblici (UVAL -1998) hanno un rapporto privilegiato con lo svolgersi dei Fondi Strutturali e le Regioni interessate. L’UVAL e l’UVER vengono analizzati anche in altre sezioni del presente FORUM. Il DPS inoltre per facilitare l’attuazione dei Fondi strutturali in Italia, deve coerentemente con le sue funzioni di controllo, produrre appositi rapporti analitici.

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(4) Gli Accordi di programma quadro (APQ)

Come abbiamo ricordato nelle note che precedono, il DPS promuove una programmazione combinata. In altri termini da un lato concentrata verso gli aiuti comunitari (Fondi strutturali) e dall'altro proiettata sugli investimenti pubblici nazionali, più in generale. Una parte del complesso di questi finanziamenti che rientrano nelle tipologie ordinarie e straordinarie, sono anche utilizzati come incentivi tramite il Fondo governativo per le Aree Sottoutilizzate (FAS vedi sotto) e la loro attuazione. Questo si può realizzare tramite gli strumenti normativi e di programmazione economica, chiamate Intese Istituzionali di Programma (IIP), sottoscritte tra Stato e Regioni, e i connessi Accordi di Programma Quadro (APQ) in cui queste IIP si articolano (Legge 662 del 1996 (bibl.16). Il DPS in ragione della complessità di queste sue finalità, svolge anche una funzione di supporto informativa volta ad offrire analisi delle tendenze economiche territoriali e dei flussi finanziari per lo sviluppo, contribuendo all’elaborazione dei documenti economici autonomi e programmatici per il Governo. L'attività indicata nelle note che precedono come Pubblicazioni e Convegni nell'attività del DPS (vedi tav. 3). Il DPS sempre in questa attività informativa e di banca dati del settore, svolge inoltre valutazioni degli investimenti di Amministrazioni e soggetti che operano con finanziamenti pubblici e ne verifica l’attuazione. Questi argomenti sono trattati anche in altre sezioni (vedi).

(5) Progetti integrati territoriali (PIT)

(vedi sezione interna del presente sito)

Banca Dati RETENUVV

La spiegazione di cosa si debba intendere per Programmi di integrazione territoriale (PIT) si ritrova nel PSM del 1999. In esso si precisa che il Progetto integrato non è un nuovo strumento ma un modo di operare che si affianca ad Assi e Misure (PSM-QCS 2004 par. 3.10 e 6.4.7). Per tale motivo, il DPS sottolinea che i PIT sono un atto integrativo e non aggiuntivo prodotto nei lavori dei POR. In caso contrario avrebbero debordato dalle indicazioni dei Regolamenti per i Fondi strutturali. Tuttavia in ragione dell'importanza che hanno acquisto dal momento della loro attivazione, avvenuta nel ciclo 2000-2006, che ha raggiunto una quota di spesa minima di circa sei miliardi di euro, rivestono una presenza tuttaltro che marginale e rientra nell'attività di coordinamento del DPS (bibl.18).

Le Regioni responsabili dei POR, a fronte della necessità di coordinare i piani-programma cioè i POR, che si avvalgono dell'aiuto dal DPS con informazioni e utilizzando finanziamenti plurimi, di volta in volta collegati all’intervento in esame, sembrano aver trovato nello strumento di pianificazione, chiamato: Programmi di integrazione territoriale (PIT), una soluzione adatta alle proprie esigenze. Ciò è stato valido per esempio per quanto riguarda i diversi tipi di finanziamenti concessi alle Regioni (fondi comunitari e nazionali (straordinari e/o ordinari per le aree depresse). Questi finanziamenti imponevano una regia di particolare efficienza, soprattutto a fronte dei vincoli della regola comunitaia e innovativa introdotta nel 2000, detta dell’N+2 (vedi) (bibl.17), che penalizzava drasticamente l’allungamento dei tempi fino a giungere anche a sanzioni con la possibile restituzione dei finanziamenti già ricevuti. I PIT si sono proposti come strumenti in grado di risolvere questi problemi, e per tale motivo meritano un'attenzione forse superiore di quanto non si sia fatto in generale. Inoltre anche la loro diffusione, quasi a pioggia, è di per sé significativa. A posteriori si può affermare che il 12 per cento circa del totale dei finanziamenti impegnati per i Fondi strutturali (2000-2006) sono stati destinati ai PIT e in alcuni casi la percentuale aumenta ancor più (v. dati sezione PIT). In sostanza i PIT partecipano alla sforzo progettuale dei POR di riabilitare il tessuto socio-economico e ambientale di ogni Regione integrandosi con le specifiche Misure e le rispettive Azioni. I POR possono essere anche assunti come la coesione tra le funzioni proprie delle Misure con quelle assunte dai PIT. Lo schema seguente ribadisce il concetto. Ossia i POR possono essere concepiti come l'unione di Misure e PIT e così facendo si ribadisce l'importanza in particolare dei PIT.

PIT_01 Tavola n. 9 – PIT e Misure, costituiscono i POR

I PO e i POR sono la base dei programmi a vari livelli dei Fondi strutturali. I loro testi i seguono tutti il medesimo schema redazionale e concettuale, indicato dai Regolamenti UE, i cui principi valgono per tutte le Regioni europee. In particolare le prime tre sezioni espongono la situazione regionale dal punto di vista socioeconomico con riferimenti in senso aggiuntivo di tipo ambientale e dell’esperienza delle fasi pregresse dei fondi cui gli specifici programmi si collegano. L’indicazione delle strategie e dei programmi operativi (Misure e azioni), nonché la distribuzione delle quote dei finanziamenti con le scadenze prioritarie (punti 4.0 e 5.0) costituiscono la parte centrale dei PO (POR, PON, ecc.). Le ultime sezioni del POR, espongono i riferimenti per dimostrare il rispetto dei principi dei Regolamenti (partenariato; sostenibilità; pari opportunità; ecc.), che concludono il programma (punto 6.0). I Programmi operativi regionali (POR) hanno il compito di disegnare un quadro programmatico delle strategie e degli interventi previsti per ciascun territorio, che sono ordinati tramite le categorie degli Assi e relative Misure.

I PIT si pongono in senso tecnico e fiscale come una modalità attuativa dei POR.

Pit-por_002Tuttavia in rapporto alla complessità espressa dai PIT, questi manifestano anche altri aspetti, a nostro avviso, forse non ancora completamente considerati. Certamente sono diventati uno strumento per aumentare e completare l’utilizzo delle entrate comunitarie impegnate con i Fondi strutturali. Le quote dei PIT si sommano alle precedenti richieste derivanti dalle Misure ovvero i progetti da finanziare. La tavola che segue (v. tav. 10) indica la mappa e il prospetto con riferimento alla fine del 2004 dei PIT distinti tra quelli esplicitamente connessi con i POR e gli altri PIT approvati e finanziati. La parola d’ordine è quella di creare sinergie negli strumenti di pianificazione e governo del territorio.

PIT_IT_012Tabella 10 – Progetti integrati territoriali (PIT) PIT nei POR Ob.1 al 31 dicembre 2004 (anno dell’allargamento alla UE-25) e mappa dei PITper le regioni dell'Ob.1 (fonte UVER)

Tra i fatti che sono stati sottovalutati, si pone la constatazione che contrariamente a quanto sostenuto dal MEF e dal MISE, tramite il DPS, la progettazione integrata dei PIT, di fatto rivaluta l'importanza e pone in enfasi il dato del territorio. In questo si avvicina alle caratteristiche tipiche dei piani territoriali che sono attenti sia all’area di pertinenza sia alle funzioni prioritarie da sostenere, indicando quelle collaterali (vedi relazione F. Barca bibl.6). Il discorso sui PIT continua più in dettaglio nella sezione del presente FORUM, che li analizza in dettaglio (Vai a ).

Di seguito esponiamo gli ultimi dati disponibili tratti dalla Banca dati della ReteNUVV, che opera all'interno del DPS (bibl.19).

PIT_NUVV_01
Tavola 11- Dati Progetti Integrati Territoriale

I PIT sono iniziati nel ciclo 2000-2006, e da allora sono in corso essendo stati finanziati. Tuttavia sia quelli approvati ma non ancora attivati (in media circa il 50%) sia quelli in corso, per ora nessuno è giunto al termine. Le informazioni presenti nel sito della Rete NUVV non chiariscono sino a ché punto e per quanto ancora, questi possano mantenere lo status di essere, per così dire, in progress. Si veda la Banca dati RETENUVAL 2011, on line (bibl.20).

--> Coloro che avessere informazioni di prima mano o del proprio territorio, riferite ai PIT, o anche foto, sono pregati dI contattarci(vedi Mail).

 6) Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) 2007-2013

(vedi sezione interna al presente sito)

Il Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) (vedi sezione), è lo strumento generale di governo e di sviluppo della nuova politica regionale nazionale per la realizzazione di interventi nelle aree sottoutilizzate, che di fatto si sovrappone alle regioni dell'Obiettivo Convergenza, dei Fondi strutturali (2007-2013). In tal modo le due tipologie di fondi (comunitari e governativi) si compenetrano, producendo l'ammontare complessivo di circa 100 miliardi di euro sia per il ciclo 2000-2006 sia per quello in corso 2007-2013 cui si fa riferimento quando siparla della disponibilità dei Fondi strutturali. I FAS vengono distribuiti anche nelle Regioni (Nord- Centro Italia) interessate dall'Obiettivo Competitività [..] e quindi in questo caso si sovrappongono tra loro, ma per importi complessivi decisamente minori [(art 61, comma 1, della Legge Finanziaria 2003 (L. 27 dicembre 2002 n. 289) modificato con la legge 296/06 (Legge finanziaria 2007)]. (Vedi grafico tav. 12). Come abbiamo chiarito in altre sezioni (v. FAQ) i Fondi FAS si aggiungono a quelli dei Fondi strutturali, costituendo l'importo totale a disposizione delle Regioni seguendo la scalarità che contraddistingue ognuna di loro. (vedi come si forma il budget a disposizione dei Fondi strutturali).

  • Di seguito si espone uno schema (f. CIPE) delle ripartizioni dei fondi FAS. A sinistra vi sono i dati per i PO nazionali e regionali con il totale a disposizione per il periodo 2007-2013 pari a 63 miliardi e 272 milioni di euro; a destra, dell'immagine, sono esposti i dati della ripartizione risorse FAS per le Regioni del Mezzogiorno (tot. € 53 miliardi e 781 milioni) e il resto d'Italia (tot. € 9 miliardi e 491 milioni). La disparita dei finanziamenti, ora ricordata, risulta evidente: circa 54 miliardi al Sud e circa 10 miliardo al resto delle Regioni italiane.
Fas_corr Tav. 12 – Risorse FAS e Fondi strutturali

Con il periodo di programmazione 2007-2013 le modalità di finanziamento del Fondo Aree Sottoutilizzate e di governance degli Accordi di programma quadro (APQ) sono state ulteriormente innovate, al fine di creare un sistema unitario di gestione delle risorse aggiuntive nazionali (FAS e Fondi strutturali). Nel nuovo ciclo di programmazione 2007/2013, il FAS finanzia i Programmi attuativi – nazionali (PON), regionali (POR) ed interregionali (POIN) – all'interno dei quali sono posizionate alcune misure la cui attuazione richiede il ricorso allo strumento dell'Accordo di programma Quadro (APQ) sopra ricordato.

Gli elementi di distinzione i tra il ciclo 2000/2006 e quello successivo ( 2007/2013) riguarda la catteristica che la parte del FAS destinato alle Regioni non necessariamente deve essere programmata in APQ ma nello strumento rientrano solo gli interventi che, finanziati anche dal FAS, richiedano la cooperazione interistituzionale tra più Amministrazioni.

Con la Delibera CIPE n. 174 del 22 dicembre 2006 è stato approvato il Quadro Strategico Nazionale (2007-2013). La Commissione europea con Decisione del 13 luglio 2007 ha preso atto della strategia nazionale e dei temi prioritari del QSN proposti dal DPS oggetto iniziale di queste note.

La Delibera CIPE n. 166 del 21 dicembre 2007 recante "Attuazione del QSN 2007-2013 e programmazione del Fondo Aree Sottoutilizzate" ha successivamente provveduto al riparto delle risorse FAS per macroarea e per Programmi per l'intero arco temporale in oggetto.

Tale atto, come modificato con la successiva Delibera CIPE n. 1 del 6 marzo 2009, ha inoltre disciplinato le nuove regole di governance. Ricordiamo che nel QSN 2007-2013, che è ritenuto un atto sufficiente per dare avvio alla programmazione, sono contenuti rispettivamente : (a) i riferimenti di principio, (b) le regole da rispettare e sopratutto (c) gli importi dei Fondi strutturali. Tuttavia mancano quasi completamente i riferimenti sito-specifici ai territori che dovranno essere la destinazione di tali finanziamenti compenetrati con FAS. Questo a parziale dimostrazione che tale atteggiamento precisa abbastanza puntualmente le regole della distribuzione dei finanziamenti, ma lascia ad un momento successivo la precisazione di quanto compete ai vincoli di tipo territoriale. In questo modo si stabilisce una scalarità di metodi di approccio alla definizione delle infrastrutture necessarie per aumentare la produzione del PIL delle Regioni. In altri termini la priorità è data ad un approccio amministrativo/economico, ponendo in una fase successiva la specificità del territorio. Ossia la programmazione economica, presiede anche la pianificazione del territorio. In qualche modo questi argomenti cono contestuali alle critiche di F.Barca e del suo rapporto voluto dal Commissario europeo (vedi bibl. 6 - F.Barca).


Riferimenti bibliografici

(1) – Costituzione italiana Art.119 [omissis]  3° paragrafo: “La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.”  [omissis].
(2) – Dai documenti DPS vengono indicate come: aree sottoutilizzate che succede alla precedente formulazione  di aree depresse. Decreto Ministeriale di riforma per del Dipartimento per Politiche di sviluppo  19 gennaio 2006.
(3) – Il Finanziamento per la ricostruzione dell’Irpinia,  oggetto di due commissioni parlamentari, equivale a circa a 1/5 (50.000 miliardi di lire) degli stanziamenti per l’Ob.1 nel settennio 2000-2006 (200.000 miliardi di lire pari a 100 miliardi di euro) .
(4) L’elenco dei componenti è riportato nei rapporti con le ore lavorative da questi prodotte per l’attività di verifica. L’UVER ha iniziato con un  Gruppo di 15 esperti (1980)  la cui attività era diretta ad accertare l’effettiva realizzazione dei programmi di investimenti pubblici e assume nel tempo diverse denominazioni (Gruppo di esperti, Gruppo ispettivo, ecc.) con funzioni riguardanti il controllo degli investimenti nella P.A. Nel 1997 con l’accorpamento dei Ministeri del Tesoro e del Bilancio viene istituito il Nucleo tecnico di valutazione e verifica degli investimenti pubblici (UVER), che unifica quelli precedenti e lo colloca non più alle dipendenze dell’autorità politica ma di quella incaricata del processo di finanziamento e di attuazione dei progetti di investimenti pubblici, ovvero del Capo del Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione.
(5) – Abbiamo già ricordato delle analogie presenti nella metodologia US (Governement Performance and Result ACT (GPRA) 1993) codificate nella normativa  volte all’efficienza dei lavori della macchina amministrativa pubblica, e quanto stabilito dal Regolamento 1260/1999 dei Fondi poco tempo dopo. L’istituzione del DPS volto al  miglioramento dell’efficienza amministrativa, sembra muoversi nella stessa direzione. Il riferimento è di tipo sia cronologico, sia per il merito delle operazioni che animerà la sua attività. La legge italiana n.144/1999 crea le unità tecniche di supporto alla programmazione, alla valutazione e al monitoraggio degli investimenti pubblici (art.1) in seno alle amministrazioni centrali e regionali, al fine di migliorare e dare maggiore qualità ed efficienza al processo di programmazione degli investimenti pubblici.
(6) – Relazione del Capo Dipartimento  (DPS) F.Barca (2004) (vedi).
(7) – Ministro P. Bersani ha dichiarato che il DPS:”Cambia famiglia, ma non la missione che è, e resta, quella di sostenere la crescita econo­mica delle aree in maggior affanno e meno competitive del nostro Paese”. (SUD- NEWS – Anno IV, N.33, Luglio 2006 – (Rif. p.4).
(8) -Il PIL italiano nel 2006 si aggira attorno ai 1.600 MLD di euro, che è di poco superiore al debito Pubblico (fonte: Comunicazione alla Commissione del Senato per al finanziaria 2007 del Ministro delle Finanze Padoa Schioppa).
(9) – Vice Ministro On. Gianfranco Micciché – Relazione presentata al Parlamento il 31 Gennaio 2004.
(10) DPEF 2004-2007- Crescita del Mezzogiorno rispetto all’Italia – Obiettivi programmatici. (Rif. p. 36) – IV.3.2 Il Quadro Comunitario di Sostegno (Rif. p. 94).
(11) – Nel ciclo 2007-2013 e nel QSN relativo gli Assi sono stati trasformati in quattro aree strategiche suddivise in dieci priorità.
(12) – Il QSN-2007 deve divenire il  polo di riferimento per lo  sviluppo del Mezzogiorno. Relazione 2005 DPS al Parlamento italiano. Il Rapporto Orientamenti del PSM specifica inoltre che dai rapporti interinali sono emersi circa 79 obiettivi di tipo strategico e 50 di questi sono stati accolti nel rapporto e esposti in Appendice (rif. p.43 del PSM-Orientamenti).
(12) – Quadro strategico nazionale (QSN) – Documento Strategico Mezzogiorno  Linee per un nuovo programma Mezzogiorno 2007-2013 – Roma Dicembre 2005  (in totale pp.100.)
(13) – Reg. 1260/1999 (2000-2006) e Regolamento 1083/2006 , Regolamento 1228/2006 (2007-2013).
(14) – Legge 17 maggio 1999, n. 144 – Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL [..]. Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 22 maggio 1999 – Supplemento Ordinario n. 99 (pp.44 in totale e 72 articoli). (Art.1 Costituzione di unità tecniche di supporto alla programmazione, alla valutazione e al monitoraggio degli investimenti pubblici).
(15) – Comitato tecnico paritetico: Nuclei di valutazione e verifica degli  di investimenti pubblici (NUVV) Legge 144 del 1999 – Stato di attuazione della rete NUVV – Rapporto conclusivo – Marzo 2003 (Rif. p.8) – L’ultimo capoverso indica i Fondi attribuiti con la distribuzione dal 1999 al 2003 – – In totale oltre 50 Milioni di euro.
(15bis) – Il CIPE ha destinato (v. Relazioni (Cfr. III Rapporto), nel 1998 la somma di 3.500 miliardi, derivanti dalle risorse per le aree depresse, a investimenti per il completamento di opere pubbliche incomplete e ancora valide. Le opere sono state individuate in parte fra quelle già commissariate, in parte secondo una nuova graduatoria basata su parametri quantitativi di funzionalità e di fruibilità. La verifica sull’attuazione delle opere è stata affidata all’UVER.
(16) – Quadro strategico nazionale (QSN) (cit) (p.44 e p.46) – Gli artt. 60 e 61 della legge finanziaria 2003 hanno unificato tutte le risorse aggiuntive nazionali per le politiche regionali di competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero delle Attività Produttive in due Fondi collegati per le aree in ritardo di sviluppo (affidati al CIPE nella gestione), da considerarsi come un unico “Fondo per le aree sottoutilizzate” (FAS) – Fonte: Sezione di Controllo per gli affari comunitari ed internazionali – 2006 – Relazione Corte dei Conti -2006 Roma (pp.297) (citaz. p.40).
(17) – La regola dell’N + 2 in caso di non rispetto degli accordi assunti nel QCS  impone la restituzione delle quote ricevute.
(18) – V. – Regolamento 1260/1999. Oltre all'autorità di gestione, gli Stati membri creano un Comitato di sorveglianza (Monitoring committees) per ciascun programma (PO) con la  funzione  di accertare la qualità e l'efficacia dell'attuazione dell'intervento. Il comitato di sorveglianza è un organo privilegiato di contatto con la Commissione europea – che partecipa ai suoi lavori a titolo consultivo – ed è quindi garante del buono svolgimento della programmazione – Regolamento n. 1260/1999 (art.35, par. 3) (Fonte (Riel.) (v. http://ec.europa-. eu/regional_policy/funds/prord/).
(19) – Nucleo tecnico di valutazione e verifica degli investimenti pubblici (UVER) – Unità di valutazione degli investimenti pubblici (UVAL) – La disciplina del Nucleo tecnico di valutazione e verifica degli investimenti pubblici è stata completamente ridisegnata dal D.lgs. n. 430 del 1997 e dal successivo D.P.R. n. 38 del 1998, che hanno previsto la soppressione dei due Nuclei precedentemente esistenti (Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici e Nucleo ispettivo per la verifica degli investimenti pubblici) e l’accorpamento nel Nucleo oggi esistente (D.M. 8-6-1999 :“Riassetto organizzativo dei Dipartimenti del Ministero del Tesoro [..]”) (fonteRrapporto UVER-UVAL 2003 p.IX)).
(20) – Se si considera i finanziamenti dei POR Ob.1 2000-2006 pari a circa 40/50 miliardi di euro, i PIT si aggirano sul 15-20% dei finanziamenti totali, e in considerazione delle quote  realmente spese, e non quindi solo impegnate,  possono giungere anche a superare il 27% come nel caso del POR Campania.

Il ruolo a favore e contro la legge 488/92 è dibattuta all’interno dei PON Sviluppo locale e PON Sicurezza ).

Comitato tecnico paritetico: Nuclei di valutazione e verifica degli  investimenti pubblici (NUVV) Legge 144 del 1999 – Stato di attuazione della rete NUVV – Rapporto conclusivo – Marzo 2003 (Rif. p.8) – L’ultimo capoverso indica i Fondi attribuiti con la distribuzione dal 1999 al 2003 – – In totale oltre 50 Milioni di euro.

Il ruolo a favore e contro la legge 488/92 è dibattuta all’interno dei PON Sviluppo locale e PON Sicurezza ).

V. – Regolamento 1260/1999. Oltre all'autorità di gestione, gli Stati membri creano un Comitato di sorveglianza (Monitoring committees) per ciascun programma (PO) con la  funzione  di accertare la qualità e l'efficacia dell'attuazione dell'intervento. Il comitato di sorveglianza è un organo privilegiato di contatto con la Commissione europea – che partecipa ai suoi lavori a titolo consultivo – ed è quindi garante del buono svolgimento della programmazione – Regolamento n. 1260/1999 (art.35, par. 3) (Fonte (Riel.) (v. http://ec.europa-. eu/regional_policy/funds/prord/).

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