1.1 – Unione EUROPEA (UE)

1.1 – Unione europea

Evoluzione dei Fondi strutturali e costruzione della Comunità Europea

Sommario della Sezione:

  • 1.0) – Premessa
  • 2.0) – Trattato di Maastricht
  • - Obiettivi -Struttura- Istituzioni , Unione Europea — Politiche
  • 3.0) – Modifiche apportate al trattato di Maastricht (1993)
  • -  Trattato di Amsterdam (1997)
  • - Trattato di Nizza (2003)
  • -Trattado d  Lisbona (2007)
  • Video critici: Farage (2007), Barnard (2013) e Repubblica Ceca (2009)

Stonehenge-0okFigura 1.1.1  – Antiche presenze di popolazioni sul suolo europeo

1.0) PREMESSA

La costruzione della UE e i Fondi strutturali, possono essere intesi come due facce della stessa realtà. Infatti la costruzione storica dell'Unione Europea sin dalle sue origini, nell'intenzione di aumentare il benessere dei propri territori, ha sempre inteso i Fondi strutturali come uno dei principali strumenti per raggiungere tali fini. Approfondendo, inoltre, i temi dei Fondi strutturali, ci rende conto delle loro complessità che sono invero proporzionali alla dimensione gigante dei loro finanziamenti. Le azioni della UE e dei Fondi strutturali procedono tipicamente tramite Direttive, Regolamenti e Decisioni, esplicitamente collegati ai vari Trattati. Queste procedure sono attraversate dal metodo forse egemone per ora adottato dalla UE, che è quello di procedere con molta cautela, ossia l'Europa dei piccoli passi. Sicché ad un documento ne segue uno successivo che corregge o integra il primo, e così via, benché ciò provochi un oggettivo allungamento dei tempi. A tale proposito è celebre la dichiarazione di R. Schuman (1950):

L'Europa non potrà farsi in un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania (9 maggio 1950). 

I Fondi strutturali procedono allo stesso modo, benché la valutazione dei risultati finali non può essere costantemente rimandata o eliminata, e in realtà è un'area problematica che presenta dubbi e molte ombre.

Lo schema, seguente, indica le principali tappe che hanno caratterizzato lo sviluppo della UE. Come si può notare lo schema ribadisce che il movimento dei Fondi strutturali, corre parallelo a tutta l'evoluzione dell'Integrazione europea.

Figura 1.1.2 -Principali tappe dell'integrazione europea

UE-SCHEM-1957-2020-24

In questo contesto assai problematico e in particolare nella costruzione dell'idea della UE politica si pongono quattro punti nodali, che sono indicati come Trattati. Di seguito sono indicati in sintesi i loro tratti salienti. Questi sono:

  •  Trattato Maastricht (1992-3);
  •  Trattato di Amsterdam (1997);
  •  Trattato di Nizza (2001);
  •  Trattato di Lisbona (2007).

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2.0) – TRATTATO DI MAASTRICHT  (Scheda informativa v. bibliografia in basso)

Il trattato sull'Unione europea (TUE), firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, è entrato in vigore il 1º novembre 1993.
Il Consiglio europeo di Hannover dei giorni 27 e 28 giugno 1988 ha affidato a un gruppo di esperti, presieduto da Jacques Delors, il compito di preparare una relazione che proponesse le tappe concrete verso l'unione economica. Sulla base di un promemoria belga sul rilancio istituzionale e di un'iniziativa franco-tedesca che invitava gli Stati membri a prendere in esame la possibilità di accelerare la costruzione politica dell'Europa, il Consiglio europeo di Dublino del 28 aprile 1990 ha deciso di valutare la necessità di modificare il trattato CE per avanzare verso l'integrazione europea.
È stato infine il Consiglio europeo di Roma dei giorni 14 e 15 dicembre 1990 ad aprire le due conferenze intergovernative, i cui lavori sono culminati un anno dopo nel vertice di Maastricht dei giorni 9 e 10 dicembre 1991.OBIETTIVICon il trattato di Maastricht, si supera l'obiettivo economico originale della Comunità – ossia la realizzazione di un mercato comune – e si afferma la vocazione politica.In tale ambito, il trattato Maastricht consegue cinque obiettivi essenziali:
  • rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni;
  • rendere più efficaci le istituzioni;
  • instaurare un'unione economica e monetaria;
  • sviluppare la dimensione sociale della Comunità;
  • istituire una politica estera e di sicurezza comune.
 2.1) – STRUTTURA

Il Trattato ha una struttura complessa, espresso in circa mille pagine. Il preambolo è seguito da sette titoli. Il Titolo I contiene le disposizioni comuni alle Comunità, alla politica esterna comune e alla cooperazione giudiziaria. Il Titolo II contiene le disposizioni che modificano il trattato CEE e i Titoli III e IV modificano rispettivamente i trattati CECA e CEEA. Il Titolo V introduce le disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune (PESC). Il Titolo VI contiene le disposizioni relative alla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (JAI). Le disposizioni finali figurano al Titolo VII.UNIONE EUROPEA Il trattato di Maastricht crea l'Unione Europea, costituita da tre pilastri: le Comunità europee, la politica estera e di sicurezza comune, nonché la cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria in materia penale.Il primo pilastro è costituito dalla Comunità europea, dalla Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) e dall' Euratom e riguarda i settori in cui gli Stati membri esercitano congiuntamente la propria sovranità attraverso le istituzioni comunitarie. Vi si applica il cosiddetto processo del metodo comunitario, ossia proposta della Commissione europea, adozione da parte del Consiglio e del Parlamento europeo e controllo del rispetto del diritto comunitario da parte della Corte di giustizia.Il secondo pilastro instaura la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) prevista al titolo V del trattato sull'Unione europea. Esso sostituisce le disposizioni contenute nell'Atto unico europeo e consente agli Stati membri di avviare azioni comuni in materia di politica estera. Tale pilastro prevede un processo decisionale intergovernativo, che fa ampiamente ricorso all'unanimità. La Commissione e il Parlamento svolgono un ruolo modesto e tale settore non rientra nella giurisdizione della Corte di giustizia.Il terzo pilastro riguarda la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (JAI), prevista al titolo VI del trattato sull'Unione europea. L'Unione deve svolgere un'azione congiunta per offrire ai cittadini un livello elevato di protezione in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Anche in questo caso il processo decisionale è intergovernativo.

2.2) ISTITUZIONI

Sulla scia dell'Atto unico europeo, il ruolo del Parlamento europeo viene ulteriormente potenziato dal trattato di Maastricht. Il trattato crea una nuova procedura di codecisione, che consente(fonte Wikipedia) al Parlamento europeo di adottare atti insieme al Consiglio. Questa procedura comporta maggiori contatti tra il Parlamento e il Consiglio per giungere a un accordo. Per quanto riguarda la Commissione, la durata del suo mandato passa da quattro a cinque anni per uniformarsi a quella del Parlamento europeo.Come l'Atto unico, questo trattato potenzia il ricorso al voto a maggioranza qualificata in sede di Consiglio per la maggior parte delle decisioni contemplate dalla procedura di codecisione e per tutte le decisioni adottate secondo la procedura di cooperazione.Per riconoscere l'importanza della dimensione regionale, il trattato istituisce il Comitato delle regioni. Composto da rappresentanti degli enti regionali, esso ha carattere consultivo.

2.3) POLITICHE

Il trattato instaura politiche comunitarie in sei nuovi settori:

  • reti transeuropee;
  • politica industriale;
  • tutela dei consumatori;
  • istruzione e formazione professionale;
  • gioventù;
  • cultura.

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3.0) – MODIFICHE APPORTATE AL TRATTATO di MAASTRICHT del 1993
  • Trattato di Amsterdam (1997)

    Il trattato di Amsterdam permette di rafforzare i poteri dell'Unione attraverso la creazione di una politica comunitaria in materia di occupazione, il trasferimento sotto competenza comunitaria di alcune materie precedentemente disciplinate dalla cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni, le misure volte ad avvicinare l'Unione ai suoi cittadini, la possibilità di una più stretta cooperazione tra alcuni Stati membri (cooperazioni rafforzate). Esso estende inoltre la procedura di codecisione e il voto a maggioranza qualificata e procede a una semplificazione e a una rinumerazione degli articoli dei trattati.

  • Trattato di Nizza (2003)

    Il trattato di Nizza è destinato essenzialmente a risolvere le questioni lasciate aperte dal trattato di Amsterdam nel 1997, ossia i problemi istituzionali legati all'ampliamento. Si tratta della composizione della Commissione, della ponderazione dei voti al Consiglio e dell'estensione del voto a maggioranza qualificata. Esso semplifica il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata e rende più efficace il sistema giurisdizionale.

  • Trattato di Lisbona (2009)

    Il Trattato di Lisbona è stato firmato il 13 dicembre 2007 ed è entrato in vigore il 1º dicembre 2009. I suoi obiettivi principali sono tesi ad aumentare il grado di democraticità all'interno della UE, nonché di rendere la stessa più efficiente e in grado di far fronte alle sfide globali odierne quali il cambiamento climatico, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. L’accordo sul Trattato di Lisbona fa seguito alla discussione su una costituzione, chiamata "Trattato istitutivo di una costituzione per l’Europa" (Consiglio europeo di Bruxelles (17 e 18 giugno 2004)) e firmato a Roma il 29 ottobre 2004.  E' opinione diffusa  che il  trattato di Lisbona (2007)  sia stato  redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal 'no' dei referendum francese e olandese del 2005. Infatti,  il trattato recepisce gran parte delle innovazioni contenute nella Costituzione europea  (vedi sotto). Inoltre si elimina la vecchia distinzione fra "spese obbligatorie" e "spese non obbligatorie",  e il Parlamento e Consiglio si ritrovano a decidere congiuntamente sulla totalità delle spese budgetarie. Il Trattato di Lisbona apporta infatti dei cambiamenti significativi  formalizzando una nuova procedura per l'adozione del bilancio annuale. Quest'ultima è analoga alla procedura legislativa ordinaria e prevede una lettura unica (prima erano due) più la conciliazione tra le posizioni del Pe e del Consiglio, ovvero tra i due rami dell'autorità budgetaria.

In particolare il trattato di Lisbona  produce i seguenti cambiamenti:

  • benché non si riduca ad  un unico trattato  come era stato fatti con il testo della Costituzione europea (v. video sotto),  sono stati riformati i vecchi trattati. Il Trattato di riforma ha modificato quindi il Trattato sull'Unione europea (TUE) e il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE). Il primo ha mantenuto il suo titolo attuale mentre il secondo è stato denominato "Trattato sul funzionamento dell'Unione europea" (TFUE). Ad essi vanno aggiunti la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e il Trattato Euratom (quest'ultimo non era stato integrato nella Costituzione europea);
  • è stato tolto ogni riferimento esplicito alla natura costituzionale nel testo: sono stati eliminati i simboli europei e si è ritornati alla vecchia nomenclatura per gli atti dell'UE: tornano "regolamenti" e "direttive" al posto delle "leggi europee" e "leggi quadro europee";
  • è stata confermata la figura del presidente del Consiglio europeo non più a rotazione e per un mandato semestrale ma con elezione a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta;
  • il "ministro degli Esteri" europeo è stato rinominato Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, benché con i poteri rafforzati indicati nella vecchia Costituzione: sarà anche vicepresidente della Commissione europea (Servizio europeo per l'azione esterna);
  • vengono meglio delimitate le competenze dell'UE e degli Stati membri, esplicitando che il "travaso di sovranità" può avvenire sia in un senso (dai Paesi all'UE, come è sempre avvenuto) che nell'altro (dall'UE ai Paesi);
  • il nuovo metodo decisionale della "doppia maggioranza" entrerà in vigore nel 2014 e, a pieno regime, nel 2017;
  • aumentano i poteri dei Parlamenti nazionali che hanno più tempo per esaminare i regolamenti e le direttive;
  • la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea non è integrata nel Trattato, ma vi è un riferimento ad essa. Il Regno Unito ha ottenuto una "clausola di esclusione" ("opt-out") per non applicarla sul suo territorio al fine di preservare il Common law. Lo stesso è stato concesso alla Polonia ma con l'elezione a premier di Donald Tusk quest'ultimo si è impegnato a non far valere l'"opt-out" ottenuto. Anche la Repubblica Ceca ha richiesto e ottenuto, poco prima della ratifica, l'opt-out; (fonte Wikipedia)
  • il Regno Unito e l'Irlanda hanno ottenuto (per chiunque lo voglia utilizzare) un meccanismo ("opt-out") per essere esentati da decisioni a maggioranza nel settore "Giustizia e affari interni";
  • viene specificato che la PESC ha un carattere specifico all'interno dell'UE e che non può pregiudicare la politica estera e la rappresentanza presso le istituzioni internazionali degli Stati membri.
  • la concorrenza non è più ritenuta un obiettivo fondamentale dell'UE, ma viene citata in un protocollo aggiuntivo;
  • viene introdotta l'energia nella clausola di solidarietà in cui gli Stati membri si impegnano a sostenere gli altri in caso di necessità;
  • viene specificata la necessità di combattere i cambiamenti climatici nei provvedimenti a livello internazionale;
  • viene introdotta la possibilità di recedere dall'UE (fino ad oggi, infatti, vi si poteva solo aderire). (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Lisbona)

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Figura  1.3 Successione dei trattati costitutivi della Unione Europea

Trattati

Data della firma

entrata in vigore

Gazzetta Ufficiale

Trattato sull'Unione europea
(Trattato di Maastricht)

7.2.1992
1.11.1993
GU C 191 del 29.07.1992
Trattato di Amsterdam
2.10.1997
1.05.1999
GU C 340 del 10.11.1997
Trattato di Nizza
26.2.2001
1.02.2003
GU C 80 del 10.03.2001
Trattato di Lisbona
13.12.2007
1.12. 2009
GU C 306 del 17.12 2007

Dopo il trattato di Lisbona

Il trattato di LISBONA conferma la forma di Stato dell'Unione, prevista dal testo della Costituzione europea, in un'ottica di continuità di quest'ultima, pur eliminando alcuni elementi, ivi contenuti.

In definitiva, Trattato di Lisbona rafforza i poteri del Parlamento europeo, il quale si  vede attribuiti maggiori competenze e nuovi strumenti. La «co-decisione», ad esempio, è diventata procedura legislativa ordinaria ed è stata estesa da 44 a 85 nuovi campi,. Tra i settori quelli di maggior interesse  per la co-decisione troviamo l'agricoltura, la pesca, i trasporti e i fondi strutturali, oltre all'attuale “terzo pilastro” di giustizia e affari interni nel suo insieme. Tale procedura pone il Parlamento europeo sullo stesso livello del Consiglio dell'UE, rafforzandone quindi il potere legislativo.

Dall'entrata in vigore del Tfue, tutte le materie attinenti alla politica commerciale comune (Pcc) sono di competenza esclusiva dell'Unione. Non esistono dunque più accordi commerciali misti, conclusi sia dall'Unione che dagli Stati membri. Parallelamente, il Tfue riforma in questo ambito gli articoli 207 e 218, allargando i poteri parlamentari e introducendo, per la messa in atto della Pcc, la procedura legislativa ordinaria. Quest'ultima si applica d'ora in avanti all'insieme degli strumenti autonomi di politica commerciale, come i regolamenti di base relativi agli strumenti di difesa commerciale. Da questo momento, la maggior parte degli accordi internazionali pertinenti alle politiche strutturali e di coesione, saranno conclusi dopo l'approvazione del Parlamento europeo, purché essi riguardino delle materie alle quali si applica la procedura legislativa ordinaria e/o abbiano implicazioni budgetarie importanti per l'Unione. Nel contesto della Pcc il Tfue cita esplicitamente due accordi facenti capo alle politiche strutturali e di coesione. Tali: gli accordi in materia di trasporti e gli accordi commerciali sui servizi culturali, audiovisivi e di educazione. Nelle tipologie di accordo restanti, il Parlamento dispone di un semplice potere consultivo. Dal punto d vista ufficiale, il  Trattato di Lisbona sancisce il potere legislativo e introduce una gerarchia di norme nell'ordinamento giuridico dell'Unione, rafforzando cosi il carattere democratico di quest'ultima e razionalizzandone l'ordinamento giuridico. Per una visione alternativa e critica, si vedano i video che seguono in questa pagina.
 
Il nuovo trattato introduce il concetto di atto legislativo finora assente nel diritto comunitario e dell'Unione. Con questo si opera una distinzione rilevante, tra gli atti legislativi e tutti gli altri tipi di atti (non legislativi). Per atto legislativo si intende un atto giuridico adottato mediante procedura legislativa ordinaria o speciale (ad esempio regolamenti o direttive). Le innovazioni più importanti sono tuttavia quelle apportate agli atti delegati e agli atti di esecuzione. Uno degli elementi del potere legislativo è la possibilità, prevista dall'articolo 290 del Tfue, che in un atto legislativo di base il legislatore deleghi parte dei suoi poteri alla Commissione. Tuttavia, il potere delegato può consistere unicamente nell'integrazione o nella modifica di parti di un atto legislativo che il legislatore non considera essenziali. Gli atti delegati adottati dalla Commissione in base alla delega saranno dunque atti non legislativi di portata generale. L'articolo 291 del Tfue afferma che sono gli Stati membri ad adottare tutte le misure di diritto interno necessarie per l'attuazione degli atti giuridicamente vincolanti dell'Unione. Lo stesso principio valeva precedentemente all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Tuttavia, allorché il legislatore reputi necessarie condizioni uniformi di esecuzione degli atti giuridicamente vincolanti dell'Unione, un atto vincolante del diritto secondario deve conferire alla Commissione il mandato di adottare misure di esecuzione. L'articolo 291 del Tfue, riprendendo direttamente il sistema della “comitatologia”, fornisce una base per l'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, fatte salve determinate modalità di controllo, da parte degli Stati membri, dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuitele. I parlamentari europei devono ancora pronunciarsi su una serie di proposte regolamentari da parte della Commissione, al fine di completare il quadro giuridico derivante dal trattato. Possiamo dunque affermare di essere in una fase transitoria che si rivelerà decisiva per l'avvenire.

(Fonte: http://www.europarlamento24.eu/una-svolta-per-le-politiche-ue-dopo-il-trattato-di/0,1254,106_ART_331,00.html)
Modifiche prodotte dal trattato di Lisbona

A differenza dei trattati precedenti, il trattato di Lisbona permette che ciascuno Stato membro continui ad avere un proprio commissario. Il Parlamento europeo non ha più di 751 membri. Per ogni paese il numero dei rappresentanti varia da un massimo di 96 ad un minimo di 6.È stata inoltre creata una nuova figura permanente, vale a dire il presidente del Consiglio europeo, che è nominato dallo stesso Consiglio europeo per un periodo di due anni e mezzo per dare maggiore continuità e stabilità ai suoi lavori.Il trattato introduce anche la figura dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune, che funge parimenti da vicepresidente della Commissione ed è chiamato a presiedere il Consiglio "Affari esteri". Ciò permette di rafforzare la coerenza dell'azione esterna dell'UE e di elevarne il profilo sulla scena internazionale, consentendo di dare un volto all'Unione. (fonte: http://europa.eu/lisbon_treaty/faq/index_it.htm)

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Approvazione  2007-2010

Il Consiglio europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 raggiunge l'accordo sul nuovo Trattato di riforma. Non senza accesi contrasti il Tattato di Lisbona è stato ratificato  nel 2008 , mentre Irlanda e Rep. Ceca hanno proceduto alla sua ratifica l'anno successivo, nel 2009. Alcune norme transitorie cone l'aumento dei parlamentari UE  a 736 sono  entrate in vigore successivamente, ovvero  nel 2010.

Alcune voci critiche  verso il Trattato di Lisbona

 Figura 1.1.3 – Tre voci critiche sul Trattato di Lisbona

Nigel Farage sul Trattato di Lisbona 2007 – ( 2007- 2 minuti)


COLPO DI STATO IN EUROPA – trattato di Lisbona (VERSIONE INTEGRALE) Paolo Barnard (2013- 54 minuti)


TRATTATO DI LISBONA – Fine dei Giochi – Ha ratificato anche la Repubblica Ceca (2009- 2 minuti)


4.0) Obiettivi della Strategia  Europa 2020  (2008)

L'UE si è data cinque obiettivi quantitativi da realizzare entro la fine del 2020. Riguardano l’occupazione, la ricerca e sviluppo, il clima e l'energia, l'istruzione, l'integrazione sociale e la riduzione della povertà. Il pacchetto clima-energia è stato  studiato per conseguire alcuni obiettivi che l'UE riteneva fondamentali e prioritari: nella prima proposta che la Commissione Europea presentò al Parlamento e al Consiglio nel gennaio del 2008 i punti cardine erano la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, la diminuzione del consumo di energia del 20% rispetto ai livelli previsti per il 2020 grazie ad una migliore efficienza energetica e il raggiungimento del 20% di quota di energia ricavata da fonti rinnovabili sul consumo totale.

I 5 obiettivi  quantitativi che l'UE è chiamata a raggiungere entro il 2020 sono elencati di seguito.

1. Occupazione
– innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni)
2. R&S aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell'UE
3. Cambiamenti climatici e sostenibilità energetica
-riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990
– 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili
– aumento del 20% dell'efficienza energetica
4. Istruzione
-riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10%
-aumento al 40% dei 30-34enni con un'istruzione universitaria
5. Lotta alla povertà e all'emarginazione
-almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno

4.0.1) Strategia Europa 2020 (2008) e Fondi Strutturali ciclo 2014-2020

I dieci Obiettivi  espressi dal ciclo 2014-2020 dei Fondi strutturali si sovrappongolo ai cinque settori  della strategia 20_20_20 appositamente approvati (vedi sopra). I dieci Obettivi tematici  espressi all'art.9  (bib.2):

TITOLO II -APPROCCIO STRATEGICO -CAPO I (art.9) (bil.2)
Obiettivi tematici per i fondi SIE e quadro strategico comune
Al fine di contribuire alla realizzazione della strategia del­ l'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e delle missioni specifiche di ciascun fondo conformemente ai loro obiettivi basati sul trattato, compresa la coesione economi­ca, sociale e territoriale, ogni fondo SIE sostiene gli obiettivi tematici seguenti:

1) rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazio­ne;
2) migliorare l'accesso alle TIC, nonché l'impiego e la qualità delle medesime;
3) promuovere la competitività delle PMI, del settore agricolo (per il FEASR) e del settore della pesca e dell'acquacoltura (per il FEAMP);
4) sostenere la transizione verso un'economia a basse emis­sioni di carbonio in tutti i settori;
5) promuovere l'adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi;
6) preservare e tutelare l'ambiente e promuovere l'uso effi­ciente delle risorse;
7) promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare lestrozzature nelle principali infrastrutture di rete;
8) promuovere un'occupazione sostenibile e di qualità e so­stenere la mobilità dei lavoratori;
9) promuovere l'inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione;
10) investire nell'istruzione, nella formazione e nella forma­zione professionale per le competenze e l'apprendimento permanente;
11) rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un'amministrazione pubblica effi­ciente.
 
Gli obiettivi tematici sono tradotti in priorità specifiche per ciascun fondo SIE e sono stabiliti nelle normative  di ciascun Fondo.
Ogni Fondo SIE si occupa di una parte di questi Obiettivi tematici. In questo modo la Commissione nel realizzare il Regolamento in oggetto (1303/2013)  ha cercato di rendere espliciti gli obiettivi definiti nelle sedi più diverse dell'attività della UE, in modo che i Fondi strutturali ovvero i Fondi SIE, ne potessero mettere in pratica gli assunti di base. E' altresì evidente che la complessità della platea di operatori che utilizza tali Fondi, che si aggira atorno alle centinaia di milioni di persone che operano nelle 274 regioni di destinazione, avrà un modo di applicare o atturare tali obiettivi tematici, che risulterà  ragionevolmente assai diversificata. Determinante risulta essere le caratteristiche del territorio in cui agiscono, che non può essere sintetizzato in pochi punti tematici. Tuttavia l'indicazione degli obiettivi può risultare un notevole aiuto nella chiarezza che dovrebbe risiedere a monte di molte scelte e programmi  dei Fondi SIE e quindi anche dei Fondi Strutturali.

SI ricorda che i Fondi SIE sono cinque. Tre specificatamente dei Fondi strutturali (FESR-FSE e Fondo di Coesione (non interessa l'Italia)) cui si aggiunge quello per lo sviluppo rurale (FEASR)  e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Il FEASR e il FEAMP  hanno finanziamenti autonomi. La definizione di SIE  è un'innovazione introdotta dal Regolamento di Base 1303/2013 che regola il ciclo 2014-2020 (vedi video di sintesi ). I cinque Fondi raggiungono la quota di circa 500 miliardi di euro di cui trecentotrenta milardi circa sono a disposizione dei prime tre Fondi ovvero quelli riferiti ai Fondi strutturali.  (v. Programmi scala UE e Finanziamenti scala UE)


Riferimenti

(1) Riferimenti:Testo integrale:TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA-Gazzetta ufficiale n. C 191 del 29 luglio 1992

http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html

(1.1) Per una spiegazione UE del Trattato si veda (Europa sintesi della legislazione-UE)  http://europa.eu/l egislation_summaries/economic_and_monetary_affairs/institutional_and_economic_ framework/treaties_maastricht_it.htm Trattato di Lisbona: http://europa.eu/lisbon_treaty/glance/index_it.htm

(2) REGOLAMENTO (UE) N. 1303/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO  del 17 dicembre 2013 (pp.150)


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