1.2 – Normativa UE

1.2 – Normativa e regolamenti dei Fondi strutturali  approvati a Bruxelles

Sommario della sezione:

  • 1.0) – Importanza dei Regolamenti
  • 2.0) – Principi dei Regolamenti generali dei Fondi strutturali
  • 2.1) – Organizzazione e gestione dei Regolamenti n.1260/99 e n.1083/06
  • 2.2) – Linee strategiche prioritarie nella prospettiva dello Sviluppo sostenibile
  • 3.0) – (A) Dinamica finanziamenti e principio di addizionalità
  • 3.1) – (B) Il sistema dei controlli
  • 3.2) – (C) Procedure della programmazione
  • 3.3) – (D) Partenariato. Elemento innovativo della pianificazione del territorio
  • 4.0) – Innovazioni stategiche
  • 5.0) – Ulteriori aspetti innovativi (Sostantivi e procedurali)
  • 6.0) – Regolamenti Fondi strutturali (1999 e 2006), Sviluppo sostenibile e  Direttiva VAS
  • 7.0) – La procedura dei Programmi dei Fondi strutturali
  • — Elenco dei principali regolamenti prodotti per il ciclo 2000-2006
  • — Ciclo 2007-2013 – Regolamenti e decisioni della Commissione
  • — Normativa italiana per l'attuazione degli interventi
  • 8.0) – Regolamento n.1303/2013 per il ciclo 2014-2020
Per scaricare il testo del Regolamento principale per ciascun ciclo usa i seguenti link:


Ciclo 2000-2006 Regolamento CE n.1260 del 1999
Ciclo 2007-2013 Regolamento CE n.1083 del 2006
Ciclo 2014-2020 Regolamento CE n.1303 del 2013  (in corso d'opera)


Il testo che segue è stato realizzato nel 2009, cui si sono aggiunti alcuni aggiornamenti  per rapportarlo al 2014 (v.punto 8). Si è preferito agire in questo modo per sottolineare che alcune questioni prioritarie sono rimaste costanti. (bibl.37)

1.0) – Importanza dei Regolamenti
 I regolamenti dei Fondi strutturali sono di particolare importanza per almeno due motivi.
 A) Il primo è di immediata evidenza infatti, stabilisce le regole del settore amministrativo.
 B) Il secondo motivo di importanza risiede nel metodo operativo e in alcune innovazioni procedurali, volte alla Pianificazione del territorio, chiamata Coesione del territorio, che sono richieste tassativamente agli uffici amministrativi della Pubblica Amministrazione (PA) di ogni Stato UE. Queste innovazioni, non sempre sono evidenziate per il loro valore più teorico, ma essendo i Regolamenti imposti agli Stati che chiedono i finanziamenti, divengono ugualmente operative, cioè prassi comune.

2.0) – I Principi dei Regolamenti generali dei Fondi strutturali.

Il Consiglio UE tramite i tre Regolamenti di base(bibl.1) indica in modo prescrittivo l’iter procedurale da seguire per poter usufruire dei finanziamenti. Nei Regolamenti si specifica quanto è necessario dal punto di vista amministrativo per la comprensione e gestione dei Fondi, ovvero si chiarisce l’intero pacchetto di interventi. Nell'articolato dei Regolamenti viene esposta la programmazione e di converso le risposte ai quesiti tipici degli amministratori, assicurando la necessaria semplicità espositiva. I  testi dei rispettivi Regolamenti di base, non intendono esporre le motivazioni teoriche sottese alle proprie indicazioni. Non è questo la loro finalità. Essi, tuttavia, elencano i richiami principali di tipo argomentativo tramite rispettivamente  in decine di capoversi in tutti e tre i casi. In senso amministrativo tali atti svolgono il loro compito, ma nell’ipotesi di evidenziare le loro motivazioni, queste devono essere ricercate in altri contesti, e in particolare nelle motivazioni delle Politiche decise in sede comunitaria. Tutti i Regolamenti sono un atto formale-istituzionale e hanno una valenza fiscale, quindi non possono essere legalmente disattesi. Tuttavia, senza negare la loro natura eminentemente amministrativa, consultandoli sembra di essere di fronte a delle formulazioni che appaiono come qualcosa di più di semplici regolamenti. In questa impressione pesano due tipi di considerazioni. La prima riguarda la loro complessità. La quale si giustifica solo in parte per l’ovvia constatazione che tali Regolamenti rappresentano l’interfaccia formale per l’iter di assegnazione di 240 miliardi di Euro il primo e 335 il secondo e il terzo. La seconda si riferisce alla puntualità dei riferimenti concettuali e/o teorici descritti che le autorità devono scrupolosamente rispettare. Molti di questi, inoltre, sono sia a fronte delle esperienze passate degli strumenti comunitari sia a fronte delle pratiche in uso nella pianificazione territoriale, in paesi come l’Italia e in misura di volta in volta diverse, anche negli altri paesi comunitari. Il sistema del Planning (pianificazione spaziale), infatti, che fatalmente accoglie anche i progetti finanziati dai Fondi strutturali, non è sempre simile nelle diverse tradizioni di gestione e amministrazione del territorio dei paesi comunitari. Sicché i Fondi strutturali svolgono una funzione di modifica della prassi della gestione del territorio nei paesi della UE. Sicuramente ne unifica le procedure, che nelle pratiche urbanistiche territoriali hanno particolare rilevanza.

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  • 2.1) – Organizzazione e gestione dei Regolamenti 1260/99 e 1083/06

I Regolamenti generali dei Fondi strutturali non sono e non possono essere dei testi teorici. Tuttavia sono caratterizzati da una notevole complessità espositiva la quale, in realtà, non si sposa con la necessità di semplificazione amministrativa. Il confronto (v. tav. 4/1) tra le due strutture espositive dei Regolamenti mostra l’ampliamento avvenuto nel secondo, cioè il ciclo 2007-2013. Il primo Regolamento 1260/99 (2000-2006), si sviluppa in sei Titoli espositivi che diventano Nove nel successivo. Inoltre il numero di articoli e maggiore nell’ultimo, il quale è accompagnato anche da quattro allegati. Tuttavia i principi su cui si basano i due Regolamenti sono sostanzialmente analoghi. Questi si trasformano in puntuali linee applicative. In particolare enfatizzano da un lato la pianificazione pluriennale definendo i momenti procedurali da seguire e dall’altro definiscono obiettivi e strategie da raggiungere e/o da salvaguardare.

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  4-1 – Sezioni tematiche dei due Regolamenti dei Fondi

Il primo settore di entrambi i Regolamenti, che consideriamo, si occupa dei principi posti alla base della programmazione dei Fondi strutturali. Il secondo si occupa tanto dell’organizzazione dei lavori, quanto delle procedure da seguire per ottenere i finanziamenti; il terzo settore, infine, definisce lo schema espositivo dei contenuti dei programmi che attuano gli interventi nelle Regioni; e nell’ultimo si descrivono le disposizioni finali, che compendiano le fasi procedurali appena dette e le strategie della Politica di coesione in generale. Quest’ultimo settore viene posto in enfasi nel Regolamento 1083/2006 (art.29 comma 3 ). Di seguito esponiamo schematicamente gli elementi che caratterizzano le linee di sviluppo della programmazione dei Regolamenti dei Fondi strutturali (v. tav. 4/2). Definiti i principi innovativi (1) a base dei Fondi strutturali, questi sono attuati in alcuni blocchi di procedure (2) le quali formano i documenti con i loro specifici contenuti (3) onde raggiungere la finalità ultima, cioè di aumentare il tenore di vita delle regioni UE in questione (4).

Figura 4 – 2 – Momenti del sistema di organizzazione e gestione dei Fondi Strutturali (2000-2013)

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2.2) – Linee strategiche prioritarie nella prospettiva dello Sviluppo sostenibile

Per intervenire operativamente nel territorio UE i Fondi utilizzano, in particolare, i primi due livelli (1-2) dello schema precedente (v. tav. 4/2), congiuntamente ad alcuni momenti tematici derivabili dalla cosiddetta pianificazione strategica. Questi sono: (A) Sistema dei finanziamenti; (B) Sistema dei controlli; (C) Sistema della programmazione; (D) Sistema degli attori e partenariato. I quattro momenti sono espressi nello schema che segue (v. tav. 4/3).

Tabella 4 – 3– Settori strategici dei Fondi strutturali

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I settori strategici richiamati  interagiscono puntualmente con le dimensioni politiche complessive decise nella UE. In particolare quella di Goteborg (2001) collegandosi allo Sviluppo sostenibile, è di particolare rilevanza, per il fatto che attraversa trasversalmente quasi tutti i settori amministrativi. I fondi hanno mantenuto nel tempo la propria funzione volta a far crescere il PIL nelle Regioni europee depresse, benché la base produttiva socio-economica di riferimento, e anche il numero di paesi coinvolti, sia grandemente mutata dal 1952 (v.bibl.2) ad oggi. Tuttavia la decisione di accogliere lo Sviluppo sostenibile, attuata a Goteborg (2001), quale cardine delle politiche UE è una svolta epocale. Essa è tale da modificare l’intero comparto delle politiche dell’Unione e quindi anche dei Fondi che sono la principale espressione volta al compimento della Politica di coesione.

I Programmi operativi dei Fondi (PSM-QCS, PO, PIT, ecc.) , potrebbero dimostrare il recupero effettuato nel dibattito in corso sulla pianificazione del territorio delle esigenze imposte dallo Sviluppo sostenibile, ma in realtà vi sono delle difficoltà che ne impediscono la coerente attuazione. Infatti i piani/programma dei Fondi strutturali dell’Ob.1 (PO, POR , PON, ecc.), sperimentati nel settennio 2000-2006 oltre alle indicazioni per operare nei singoli territori, testimoniano anche del dibattito in corso sulla sostenibilità. Ossia gli sforzi volti a ottemperare sia alle richieste dei Regolamenti dei Fondi strutturali sia allo Sviluppo sostenibile. Nei Programmi operativi (PO) l’adesione al principio della sostenibilità è accolto dal punto di vista amministrativo, teoricamente, senza riserve (v.bibl.3). Questo approccio sembra svolgere un ruolo molto importante, quasi di asse portante della trasformazione in atto. Se questo diverrà un reale salto di scala, utilizzando questo tipo di metafora, sarà la storia dei prossimi anni a confermarlo o smentirlo, e sopra tutto lo dirà quanto verrà realizzato nel ciclo 2007-2013.

Di seguito approfondiamo le quattro problematiche richiamate (A, B, C e D – v. tav.4/3), che tendono ad una pianificazione strategica sempre più puntuale ed esplicita.

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  • 3.0) – (A) Dinamica finanziamenti e principio di addizionalità

Un principio strategico base dei Fondi prescrive che questi debbano integrare gli stanziamenti di fonte locale secondo la formula dell’addizionalità (v. bibl.4) che si intreccia con quella del partenariato (v. più avanti (D)) (v.bibl.5). Il primo richiamo riguarda i bilanci della Pubblica Amministrazione e il secondo la sfera degli attori della pianificazione. Secondo il principio dell’addizionalità, infatti, i finanziamenti dei Fondi strutturali non possono essere quantitativamente fuori scala rispetto alla disponibilità dei bilanci locali. Quindi da un lato devono essere contabilmente una frazione di questi, e dall’altro divenire un fattore di integrazione e non di sostituzione. In altri termini devono essere di supporto ai finanziamenti e alle politiche locali in modo interattivo. Un problema prioritario dei Fondi è quello di riuscire ad innescare nei territori depressi dei processi di crescita, in una politica cosiddetta di riconversione. L’obiettivo riguarda il tentativo di ottenere una situazione socio-economica più favorevole, misurando il cambiamento locale, con il parametro del PIL pro-capite medio nei paesi UE. Questo è l’obiettivo e a tal fine sono stati assegnati i Fondi in oggetto seguendo le coordinate concettuali espresse dai Regolamenti con i principi che stiamo analizzando.

Tabella 4 -4 – Strumenti finanziari UE e Fondi strutturali

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 Gli strumenti finanziari (bibl.6) attivati per sostenere la progettualità dei Fondi, si esprimono nei Fondi Strutturali (FESR, FSE, ecc.) a sostegno dei vari Obiettivi ma si coniugano anche con il contributo della Banca europea (bibl.7) (BEI), la quale nel 2006 ha approvato tre obiettivi, che finanzia autonomamente, chiamati delle tre Gei: Jaspers, Jeremie e Jessica , assieme ad altri fondi particolare come quello di Coesione. (vedi tavola 4.4 sopra)

I fondi, inoltre, sono gestiti da un coordinamento di comitati tecnici di decisione. Da un lato nessuna autorità singola, può disporre autonomamente dei capitali da elargire; e dall'altro l’operazione di controllo e di elargizione non può essere né meccanica né meramente contabile. E' necessario il contributo fattivo di molteplici operatori e in qualche misura anche delle popolazioni interessate. Gli operatori che si fanno carico delle responsabilità insite nei progetti che i Fondi strutturali finanziano, devono assicurare un clima di piena trasparenza amministrativa (siti WEB). Nella dinamica dell’utilizzo dei finanziamenti oltre al principio dell’addizionalità e alla modalità del partenariato, si prevede altresì la clausola della restituzione automatica dei fondi provvisoriamente ricevuti nel caso di non rispetto degli accordi sottoscritti e dei tempi di pagamento annuali. Viene detta la regola dell’N+2 (bibl.8) (enne più due) e/o clausola del disimpegno automatico. L’anno 2002 è caratterizzato dall’applicazione per la prima volta di tale regola. L’ultima fase ex-post sancisce il termine dei finanziamenti in parte provvisori, che termina per il settennio 2000-2006 nel 2008, e per quello successivo nel 2015. (bibl.9).

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  • 3.1) – (B) Il sistema dei controlli

Figura 4 -5 – Fasi di valutazione e  responsabili   istituzionali dellIter dei Fondi dei Fondi.

 

Reg_UE_02_fasi_valNei Regolamenti dei Fondi strutturali, si richiede che ogni Stato membro debba definire e responsabilizzare per ciascun Programma (PO) dei Fondi, varie autorità, tra cui l’autorità di gestione (AdG) (bibl.10) e di pagamento (AdP) ecc. Tra i loro compiti si pone il controllo della realizzazione e regolarità delle misure intraprese, dell'efficacia del programma, nonché la correttezza e tempistica dei pagamenti (bibl.11). In sostanza si programmano controlli fortemente incrociati. Sono inoltre creati dei Comitati di sorveglianza che rientrano nelle competenze degli Stati membri, presieduti da un rappresentante dell’Autorità di gestione (AdG). Tali comitati dovrebbero assicurare un'attuazione efficiente (monitoraggio interno) e di qualità delle azioni strutturali. Si instaurano i tre tipi di valutazione: ex ante, intermedia e ex post, e i Regolamenti stabiliscono nei dettagli le competenze delle diverse fasi (v. schema a fianco – tav. 4/5). La valutazione ex-ante che analizza la situazione ambientale-socioeconomica, ecc. (bibl.12)) precede l’inizio dei lavori e spetta alle autorità competenti degli Stati membri; l’autorità di gestione  effettua, alla metà del settennio in corso, (bibl.13) la valutazione intermedia del programma da essa gestito, avvalendosi di un preventivo rapporto intermedio del Valutatore indipendente; infine, la valutazione ex-post è di competenza della Commissione europea, in collaborazione con lo Stato membro e suggella la fine e la correttezza del lavori del settennio dal punto di vista fiscale. L'autorità di gestione (AdG) attua dei controlli sistematici sui pagamenti annuali, in collaborazione con l’Autorità di Bruxelles, che potrebbero portare, come detto, eventualmente anche alla restituzione di tutto o di una parte dei finanziamenti ricevuti (v. regola dell’enne+2) (bibl.14). La logica che anima questi aspetti si riferisce al fatto che gli Stati membri e la Commissione stipulano una sorta di contratto finanziario. La Commissione, con tale atto, si impegna a versare stanziamenti annuali sulla base dei documenti di programmazione approvati (PO, POR, PON, ecc.). Ciascuno Stato membro designa quindi per ogni Programma un'autorità di pagamento che funge da intermediario tra i beneficiari finali e la Commissione. L'autorità di pagamento (AdP) sorveglia l'andamento e la conformità rispetto alle norme comunitarie delle spese dei beneficiari finali, in collaborazione con l'autorità di gestione (AdG). Il trasferimento effettivo dei fondi (stanziamenti di pagamento) dell'Unione agli Stati membri avviene tramite il rimborso da parte della Commissione delle spese effettive dei beneficiari finali, vistate e certificate dalle Autorità di pagamento. Il maggiore decentramento della gestione dei programmi implica un necessario miglioramento dei dispositivi di controllo, di competenza degli Stati membri. La Commissione verifica direttamente l'efficacia dei sistemi istituiti, che sono di competenza dell'Autorità di gestione e dell'Autorità di pagamento. Il 5% delle spese relative ad un programma deve essere verificato in dettaglio tramite, ad esempio, controlli in loco ed audit finanziari. Le autorità di controllo designate dall’autorità italiana sono site nel DPS (Unità UVER e UVAL vedi ) (bibl.15). Le diverse Amministrazioni coordinano le attività relative al Fondo di pertinenza, assicurando un flusso continuo di informazioni e comunicazioni sull’attuazione degli interventi di propria competenza secondo le indicazioni e le richieste dell’Autorità di Gestione (AdG) del QCS. La partecipazione degli attori locali nel processo dei Fondi si attua dietro richiesta degli interessati (stakeholder) che compongono il partenariato. Anch’essi partecipano ad ottemperare alle richieste dei Regolamenti (1260/99 -1083/06) pena il decadimento, e la conseguente restituzione del finanziamento (regola dell’N+2).

  • 3.2) – ( C ) Procedure della programmazione

Accertati i presupposti di base, tra cui ricordiamo l’addizionalità dei finanziamenti, l'accettabilità delle motivazioni progettuali degli attori coinvolti, in stretto contatto con il partenariato, di definiscono con ciò stesso gli obiettivi strategici. Sono questi che la Commissione UE richiede per concedere il nulla osta per i Fondi. Da ultimo questo viene sintetizzato nei Regolamenti (1260/99 e 1083/06) che illustrano coerentemente e praticamente le regole per procedere. In particolare per la realizzazione e il coordinamento dei Programmi operativi (PO) che pianificano gli interventi da realizzare, la redazione e la procedura degli stessi è formalizzata e deve seguire uno stesso schema editoriale (bibl.16). Il processo di programmazione delle varie fasi dei Fondi strutturali (QSN- PO – POR – PON, ecc.) , benché non presenti motivi di particolari innovazioni, essendo meramente di tipo gerarchico, viceversa sta divenendo quasi uno standard operativo nuovo per ottenere i finanziamenti. La sua forma si ripropone in diversi ambiti.  In sostanza esso definisce il passaggio concettuale spesso astratto, benché corretto, che afferma che per pianificare è necessario procedere preventivamente ad un’analisi territoriale sia dei settori socio-economici sia di quelli ambientali, e successivamente stabilire le azioni da realizzare per inserirsi nella analisi in precedenza espresse. L' input locale delle analisi socio-economiche e ambientali, deve essere coniugato con gli obiettivi dei profili generali contenuti nei Regolamenti (sostenibilità, pari opportunità, ecc.) ed espresso nei Programmi operativi (PO).

Figura 4 – 6 – Iter sintetico approvazione Fondi strutturali

Regi_UE_002_proceduraI PO e il loro schema costituiscono una modalità amministrativa per assicurare che i principi che animano i Regolamenti citati, diventino la prassi per lo sviluppo del territorio. Tuttavia la modalità di codificare questi schemi, pur lodevole, non assicura alcuna efficienza automatica. Costituisce un aiuto per le fasi di progetto e per gli eventuali momenti di verifica. Il processo indicato a fianco si fonde con la programmazione pluriennale, che resta al centro della riforma dei Fondi del 1989 e 1999, e si concretizza nell’elaborare programmi di sviluppo, mediante un processo di decisione partenariale (art. 8 (bibl.17) ) in più fasi, fino all'assunzione delle azioni da parte dei responsabili dei progetti pubblici e privati finanziati (bibl.18). Il sistema di programmazione, indicato in figura (v. tav. 4/6) è analogo in entrambi i Regolamenti (2000-06 e 2007-13), e prescrive che in un primo tempo gli Stati membri debbano presentare dei piani di sviluppo e riconversione, che si fondano sulle priorità nazionali e regionali. Questi devono contenere la descrizione della situazione esistente nel territorio di destinazione (divari, ritardi, potenziale di sviluppo) e della strategia più appropriata per raggiungere gli obiettivi fissati, compendiata dalle indicazioni sull’utilizzo del contributo finanziario previsto. Successivamente gli Stati membri presentano alla Commissione puntuali documenti di Programmazione (bibl.19)che riprendono gli orientamenti generali dell'esecutivo europeo. Tali documenti di programmazione possono assumere due tipologie: QCS e DOCUP (2000-2006 Obiettivo 2). In particolare esse prevedono:

  1. Quadri Comunitari di Sostegno (QCS) (bibl.20) articolati in appositi Programmi Operativi (PO) e sono approvati dalla Commissione, d'intesa con lo Stato membro in questione. Essi presentano nell’ordine, la strategia, le priorità di azione dei Fondi sul proprio territorio, i loro obiettivi specifici e le altre risorse finanziarie.
  2. Documenti Unici di Programmazione (DOCUP): costituiti da un solo documento, sono approvati dalla Commissione e riuniscono gli elementi contenuti in un Quadro comunitario di sostegno ed in un Programma operativo. Si rivolgono all'Obiettivo 2 del ciclo 2000-2006. Nel ciclo successivo (2007-2013) sono stati eliminati. Tutti gli Obiettivi presentano il rispettivo Quadro strategico nazionale.

La Commissione UE negozia con gli Stati sulla base dei summenzionati documenti di programmazione e procede ad una ripartizione indicativa dei Fondi per ciascun intervento e per ciascuno Stato membro. L’iter logico è quello indicato nello schema precedente (v. tav. 4/6). L’autorità locale tramite la formalizzazione dei documenti per la domanda (QCS e DOCUP), ottiene il nulla osta amministrativo per ricevere il finanziamento che diverrà concluso solamente dopo l’approvazione della valutazione ex-post, di tipo finanziario alla fine di tutti i lavori. Come appena ricordato, il ciclo 2007-2013, a differenza del precedente, ha previsto un solo Quadro strategico nazionale per l’insieme degli obiettivi. Questo coordina sessantasei PO finanziati  solo e soltanto, rispettivamente da uno dei due fondi: FES o FESR.

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  • 3.4) – (D) Partenariato. Elemento innovativo della pianificazione del territorio

La complessità degli strumenti posti in essere dai Regolamenti sono oggetto dei rispettivi articolati e aggiornamenti. La massa finanziaria e le motivazioni Politiche dei Fondi strutturali sono le due polarità che caratterizzano questi strumenti della Politica comunitaria. I controlli meramente contabili della gestione di 195 miliardi di euro (prezzi 1999), sono basilari, ma possono cogliere una parte della complessità di questo fenomeno. Per procedere in modo più approfondito è necessario considerare anche i processi decisionali che accompagnano questi stanziamenti. Il sistema del partenariato si introduce in questo meccanismo allargando, di fatto, la trasparenza e le modalità di controllo e di decisione. Il Partenariato, infatti, cerca di mediare tra l’utilizzo efficiente dei Fondi, e le motivazioni degli attori che li utilizzano. Alle due opzioni richiamate per l’analisi dei fondi, ovvero la prima eminentemente contabile e l’altra attenta alle scelte politiche che li generano si inserisce un terzo punto di vista che può aiutare la comprensione della complessità del fenomeno, e riguarda la discrezionalità degli attori che compongono la Pubblica amministrazione (PA) e lo stesso Partenariato. Anche gli interessi dei singoli che intervengono nel processo decisionale, possono essere oggetto di maggiore trasparenza. Inoltre le organizzazioni che raccolgono gli attori e che gestiscono i Fondi (Burocrazia UE, Ministeri, Regioni, Comuni, Enti Locali e Territoriali, Società imprenditori, Istituti di credto, ecc.) hanno al loro interno processi decisionali che sono diversi dalla processualità e modalità dei singoli individui. Nel caso della Pubblica Amministrazione si è venuto consolidando un carattere distintivo assai diffuso, che identifica la struttura amministrativa intesa come burocrazia, con uno status operandi organizzativo così forte da assumere un ruolo autonomo benché all’origine fossero, all'opposto, istituzioni (servizi sociali) nate per assolvere a precisi compiti di gestione del bene pubblico (bibl.21). Questo aspetto comporta l’introduzione di una serie di elementi, connessi con la libertà degli attori, non sempre prevedibili nei testi normativi, come i Regolamenti in oggetto. In questo senso possono insorgere elementi di distinzione della programmazione in corso, determinando in ultima analisi dei risultati spesso difformi dalle premesse di pianificazione. L’obiettivo costante che questi attori perseguono, riguarda il raggiungimento di una quota di potere, indipendentemente dalle tematiche del settore in questione o dal livello in cui il singolo dirigente opera. Ogni attore che interviene nel processo decisionale utilizza, quando crede, la propria quota di potere discrezionale e spesso tenta, inoltre, di ottenere dei benefici, più o meno legittimi, a favore del suo gruppo o Ente. Ciò, in generale, può determinare una modifica dei risultati preordinati nelle premesse della programmazione. In questo senso e in una visione non ingenua, i cosiddetti fallimenti della pianificazione alla grande scala (Interventi Banca Mondiale, Cassa del Mezzogiorno, ecc. (bibl.22)) non sono accidentali ma, in realtà al contrario, il risultato di decisioni assunte quasi ad arte, per ottenere effetti diversi da quelli teorici dichiarati, e più confacenti agli interessi degli attori. Tali possibilità discrezionali aumentano soprattutto in assenza di precise regole procedurali e/o di trasparenza e i Regolamenti dei Fondi, tentano di porvi rimedio cercano di circoscrivere e/o eliminare questo rischio. Un modo per superare gli ostacoli presenti in questa dimensione divenuta pressoché cronica in tutte le Amministrazioni pubbliche che risentono della commistione tra il mondo degli affari e della politica. Cioè tra pubblico e privato, e risiede da un lato nella metodologia del partenariato, indicato in linea generale dalle istanze della pianificazione territoriale strategica (v. esperienza GPRA-US 1993 )e dall’altro da alcune forme della cosiddetta Programmazione negoziata con i Contratti di programma iniziata in Italia a partire dal 1994 (bibl. 23). Entrambi questi aspetti sono intrecciati con i Regolamenti dei Fondi. Da questo punto di vista inoltre le loro prescrizioni di controllo vanno al di là di semplici richiami formali, ma rappresentano un sorta di mappa decisionale  (road map) da seguire ai vari livelli di scala che è rivolta agli attori della pianificazione che concretizzano la procedura di attuazione e le singole proposte operative (Misure dei PO e PIT).

  • 4.0) – Innovazioni strategiche

I quattro sistemi strategici (A, B, C e D (v. tav. 4/38)), ora considerati, esprimono i presunti elementi di innovazione indotti dalla pianificazione dei Fondi strutturali. I Regolamenti, infatti, obbligano i paesi membri e/o le autorità regionali che intendono usufruire dei finanziamenti previsti dai Fondi strutturali a seguire una procedura attuativa e decisionale molto accurata. Questa, inoltre, benché sia puntuale, non coincide sempre, o automaticamente, con la pianificazione e con le pratiche esistenti nei vari paesi. Da questo punto di vista emerge una funzione distintiva e forse innovatrice dei Fondi strutturali a fronte dei metodi e delle normative di pianificazione territoriali nazionali e locali. Di seguito ne consideriamo alcuni aspetti, rimandando la considerazione conclusiva per il sistema italiano. Tre disposizioni, per il sistema di pianificazione del territorio in Italia, si possono ritenere innovative (bibl.24). Esse sono:

  • L’accettazione ufficiale delle regole del partenariato, facilita la trasparenza e una dinamica pubblico e privato diversa, che genera sia luci che ombre, ma una tendenziale corresponsabilità tra gli interessi degli attori istituzionali e locali coinvolti dai Fondi;
  • La realizzazione dei rapporti di valutazione ex-ante (VeA ambientale), che dal punto di vista concettuale devono molto al dibattito sorto con la NEPA (1969), ripreso con la Direttiva sulla VIA nella CEE nel 1985 e completato con la VAS nel 2001-4. La VeA dei Fondi strutturali rappresenta un’accettazione all’interno della pianificazione dello Sviluppo sostenibile, benché continui a permanere al suo interno una distinzione tra le valutazioni  ex-ante ambientali e quelle socio-economiche;
  • Tempi contingentati per la realizzazione delle pianificazioni, per cui si ricevono i finanziamenti, tramite la clausola vessatoria e aggiuntiva dell’obbligo di restituzione dei fondi ricevuti se utilizzati in tempi e modi diversi dagli accordi sottoscritti con la Commissione (regola dell’enne+2) (bibl.25).

Nella figura che segue (tav. 4/7) indichiamo la connessione dei riferimenti ora richiamati con l’articolato dei Regolamenti dei due cicli.

Figura 4 -7 – Innovazioni indotte nei Piani territoriali  per l’Ob.1  richieste dai Fondi Strutturali.

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Tuttavia, rimane un dibattito aperto, stabilire sino a che punto l’introduzione dell’insieme di questi elementi (aderenza sviluppo sostenibile, verifica finale potenziale tra esiti e premesse, integrazioni dovute alla valutazione dell’efficienza della Pubblica amministrazione) (v. GPRA-US 1993 v. p.187), siano tali da modificare i meccanismi formali e sostanziali della gestione del territorio dei paesi sviluppati europei e a maggior ragione delle Regioni depresse. In letteratura, per ora, non vi sono molte analisi di tipo comparativo dei risultati prodotti dai Fondi strutturali nei 25 paesi UE. Mancano quelle che si spingano alla verifica dei risultati oltre le dichiarazioni di principio, benché nel 2006 si sia giunti alla 17° annualità dei report amministrativi-contabili dell’andamento dei Fondi. L’esigenza di procedere in profondità onde colmare tale lacuna, dovrebbe avvenire con una certa celerità (bibl.26). Il dibattito di ricerca in corso, come quello generato delle informazioni dei dati dello Spatial Planning  e della Politica di coesione, si dirigono in una direzione di valutazione alla grande scala dell’area vasta comunitaria. Cioè alla dimensione quasi del continente europeo. Viceversa anche il dettaglio delle situazioni nazionali meriterebbe un momento di maggiore attenzione. Per ora i Regolamenti contribuiscono a tale esigenza fissando l’obiettivo di sottoporre i Programmi dei Fondi strutturali alle valutazioni sia ex-ante sia ex-post. In ultima analisi le disposizioni dei Regolamenti per i Fondi, benché prescrittive, cercano di superare le sole forme di controllo, tanto tecniche quanto procedurali, e si muovono, in particolare, nel tentativo di eliminare alla radice la passata filosofia dei finanziamenti pubblici cosiddetti a pioggia. La complessità dell’architettura istituzionale (ricchezza, originalità e/o debolezza) dei principi assunti dai Fondi sono oggetto delle presenti note. Tali considerazioni rientrano nel dibattito sull’efficienza di questi strumenti, il quale è in continuo divenire ed è lontano dall’aver raggiunto uno stadio terminale. Inoltre la ricchezza della documentazione resa disponibile dai siti WEB e gli atti ufficiali di commento  e  integrazione di tale documentazione (per es. Rapporti triennali, Politica di coesione, Resoconti dei pagamenti previsti e effettuati, ecc. ), rende realistico un controllo non solo amministrativo dei vari argomenti in  discussione. La verifica critica degli esiti della Politica di coesione produce alcuni risultati rilevanti e modifica sistematicamente i Regolamenti dei Fondi strutturali che sono il loro riferimento prioritario. La prassi registrata nei Regolamenti continua ad autoalimentarsi, imparando dai propri errori, nella migliore tradizione dei processi autopoietici alla Maturana (bibl.27). Inoltre, in considerazione della crescente importanza degli obiettivi di sviluppo in gioco anche il budget dei Fondi incrementa di valore (bibl.28). Le esigenze di verifica di efficacia (esito finale della programmazione)  ora richiamate, sono considerate nel  Regolamento 1083/2006. Nel 2007, infatti, per la prima volta, lo Stato membro dovrà inserire nel rapporto annuale a consuntivo del proprio programma nazionale, una sezione strategica volta a determinare il contributo dei PO ai fini dell’attuazione del Programma nazionale (art.29). Alla metà del settennio, gli stessi Stati forniranno un rapporto sintetico, volto alla precisazione dei contributi realizzati dai finanziamenti. Questo riguarda rispettivamente: a) la politica di coesione; b) l’adempimento della missione dei Fondi; c) l’attuazione delle priorità individuate nel Quadro strategico nazionale (QSN 2007-2013); d) e da ultimo la realizzazione di nuovi posti di lavoro e dei processi di competitività. Sulla base dei rapporti e informazioni  degli Stati, nel 2013 la Commissione UE dovrà elaborare un rapporto strategico di sintesi (bibl.29).

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  • 5.0) – Ulteriori aspetti innovativi (sostantivi e procedurali)

In sintesi i seguenti elementi si possono considerare come ulteriori elementi innovativi della programmazione dei Fondi strutturali.

(-) Sviluppo sostenibile (Reg.1083/06 art. 17)

Lo Sviluppo sostenibile rappresenta forse la parte prioritaria della politica UE dopo il Vertice di Goteborg (2001). I Fondi strutturali sono immersi in questo nuovo tipo di programmazione.

(-) Sussidiarietà (Reg.1083/06 premessa 25)

La sussidiarietà consacrata dal trattato di Maastricht (1992), (vedi cronologia) disciplina i rapporti tra la Comunità e gli stati membri e implica che la Comunità deve intervenire solo quando un obiettivo non possa essere adeguatamente realizzato dagli stati membri. La conseguenza principale di questo principio per i Fondi Strutturali è rappresentato dal fatto che spetta alle competenti autorità nazionali selezionare i progetti da finanziare e garantirne l’attuazione.

(-) Pari opportunità (Reg.1083/06 art. 16)

Il Consiglio prende atto e approva gli intensi sforzi compiuti e previsti dagli Stati membri per la definizione e l’attuazione delle politiche volte all’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. In particolare quelli volti a mettere pienamente a frutto le attuali e future possibilità dei Fondi strutturali europei in particolare del Fondo sociale europeo e/o delle iniziative comunitarie pertinenti, per promuovere pari opportunità di lavoro di tale categoria di utenti, che gli stessi preferiscono definirsi come diversamente abili (bibl.32). Inoltre una delle questioni più urgenti sotto il profilo dei diritti umani che l’Unione europea deve affrontare anche a causa dell’allargamento (2004) è la tratta di esseri umani su cui il Consiglio ha raggiunto un accordo(bibl.33). Anche la strategia comunitaria (bibl.34) in materia di parità tra donne e uomini si avvale di appositi programmi per coordinare, sostenere e finanziare attività orizzontali negli ambiti d’intervento UE.

  • 6.0) – Regolamenti Fondi strutturali (1999, 2006 e 2013), Sviluppo sostenibile e  Direttiva VAS

Nel panorama delle trasformazioni imposte dalla nuova prospettiva della sostenibilità, ossia un nuovo modo di programmare anche i dati economici, acquista un particolare significato la procedura stabilita prima con la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA/1985) e più di recente ripresa anche dalla cosiddetta Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Il Regolamento dei Fondi strutturali del ciclo 2000-2006, redatto nel 1999, non richiede la Valutazione ambientale strategica (VAS/2004) (bibl.30) per il semplice motivo che questa, allora, ancora non era stata approvata. Analoga situazione esiste anche per il principio dello Sviluppo sostenibile che viene accolto definitivamente e formalmente dal Consiglio di Goteborg, nel 2001, quale cardine delle scelte politiche complessive UE. Entrambi i riferimenti non potevano comparire nel Regolamento 1260/99 che li precede temporalmente. Tuttavia, molti suoi aspetti, sono coerenti con il complesso di entrambi gli approcci richiamati. Consapevoli delle difficoltà insite nell’attuazione dei Fondi ordinati dal Regolamento 1260/99, la Commissione UE dovendo riferire in merito alla loro efficacia ha iniziato l’attività di verifica, a partire almeno dal 2005, in anticipo rispetto alla scadenza dei periodi di programmazione (bibl. 31). Tuttavia va ricordato, che in alcune parti il Regolamento 1260/99, benché come raccomandazioni, richiama la necessità del rispetto dell’ambiente, ma questa ricopre un ruolo di pianificazione senza particolare enfasi. Viceversa in altre parti si avanza senza esitazioni la necessità di metodi operativi (valutazione ambientale ex-ante ed ex-post) e principi di trasparenza che hanno origine anche nella sfera di ricerca riconducibile alla Valutazione di impatto ambientale (VIA) e delle precedenti esperienze che abbiamo giù ricordato. Il Regolamento 1083/2006 volto al governo dei Fondi strutturali 2007-2013 all’articolo 47 indica la possibilità di considerare la VAS, a discrezione delle necessità e delle autorità locali, per ottenere gli obiettivi insiti nei Fondi (art. 47 – Valutazione Reg. 1083/2006).Il Regolamento n. 1303 del 2013 non ha di questi problemi e si trova inserito senza alcun dubbio in questa nuova dimensione di programmazione. [Testo integrale del regolamento 1303/2013  su Eur-Lex]

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  • 7.0) – La procedura dei Programmi dei Fondi strutturali

La procedura per la distribuzione dei finanziamenti e dei livelli di controllo si affianca alla precondizioni della addizionalità finanziaria e del partenariato, il cui rispetto è essenziale per la realizzazione di quanto previsto dai Fondi strutturali e di cui abbiamo parlato in precedenza (v. sopra). Le varie forme di procedura del controllo si attuano perché tutto proceda senza irregolarità e, nel caso dei Fondi  nei tre cicli in questione, come detto, può anche far  scattare  delle  clausole automatiche di restituzione di quanto ricevuto (bibl.35). I progetti locali, per cui si chiede il finanziamento con i Fondi strutturali UE, seguono la procedura espressa nel seguente schema a blocchi (v. tav. 4/8).

Lo schema indica che il punto di inizio si identifica con la formalizzazione e approvazione del Quadro comunitario di sviluppo (QCS 2000-2006) o con il QSN 2007-2013 e quello finale con la Valutazione ex-post, attestante che i fondi sono stati utilizzati nel rispetto degli accordi sottoscritti e quindi sono da considerarsi definitivamente assegnati. A chiarimento dello schema esposto si illustrano i seguenti passaggi:

  • A) L’attivazione dell’iter di approvazione ha inizio con la presentazione delle linee strategiche complessive presentate alla Commissione UE tramite il Quadro comunitario di sostegno (QCS – DOCUP e QSN (bibl.30)). Ad esso sono allegati i Programmi operativi (PO), le indicazioni delle Misure con le tematiche trasversali chiamate Assi. Questi documenti, sono valutati entro tre mesi.

  Figura 4 -7  – Iter di approvazione:  Regolamenti 1260/1999 e 1083/2006

 

Reg_UE_002_ITER

             


  • B) Il QCS, in fase di approvazione, può essere accettato o rigettato o sottoposto a forme di integrazione. Nel caso del QCS dell’Ob.1 (2000-2006) delle Regioni italiane la decisione è stata pubblicata Gazzetta Ufficiale UE ed era costituita da tre articoli e tre pagine e prevedeva l’integrazione della VeA allegata al PSM-QCS.
  • C)  Ottenuto il nulla osta (caso positivo- v. sopra) la procedura prevede il perfezionamento dei Piani operativi (PO). Nel caso italiano Ob.1 fase 2000-2006 i PO riguardavano sette Regioni del Mezzogiorno (POR) e sette Programmi sovraregionali (PON) gestiti da alcuni Ministeri. Nel periodo 2007-2013 le Regioni italiani che accedono all’Ob.Convergenza si riducono a quattro. Il QCS e i PO vengono sottoposti ad una valutazione intermedia sia ad opera di un Valutatore indipendente sia dall’Autorità di Gestione (AdG). I rapporti valutativi intermedi (2003) sono volti da un lato alla verifica degli obiettivi stabiliti nel 1999 e dall’altro al recepimento di ulteriori quote dei finanziamenti (v. riserva di premialità pari al 10%-). Nell’ipotesi di non assolvimento di quanto preventivato e/o dei tempi stabiliti dalla regola dell’N+2, (bibl.31) i finanziamenti sono bloccati temporaneamente o definitivamente, con il rischio di dover restituire quanto percepito.D)  I PON gestiti dai Ministeri e i POR dalle Regioni, seguono i percorsi dettati dalla programmazione stabilita dal QCS e dal Programma di sviluppo del Mezzogiorno (PSM) approvato. Per la complessità dei soggetti ed enti territoriali interessati e per la durata pluriennale dei Fondi, si identificano le Autorità dedicate alla gestione rispettivamente: della programmazione (AdG), dei pagamenti, delle questioni ambientali (AA), ecc. che sono decisi e definiti in ogni PO ai sensi dei Regolamenti (1260/99 e 1083/06).
    E) La fase terminale consiste in una valutazione cosiddetta ex-post che deve essere, anch’essa, sottoposta ad approvazione (ha un inizio ed una fine). Se tale fase viene superata positivamente, almeno per gli aspetti contabili, i Fondi si intendono concessi definitivamente, in caso contrario si deve integrare quanto fatto o non fatto pena l’obbligo di restituire parte o tutto quanto percepito sino a quel momento (v. Regola dell’N+2- Glossario). Nel ciclo 2007-2013 si devono realizzare anche dei rapporti strategici sui risultati raggiunti nei vari paesi dai Fondi strutturali. Lo schema a blocchi precedente (v. tav. 4/7) declina i momenti procedurali sottesi ai Fondi per attuare gli obiettivi dichiarati. Raggiunta questa fase operativa, ossia la conclusione del ciclo dei Fondi strutturali, dovrebbero manifestarsi gli effetti positivi previsti. Ovvero un aumento del PIL e della qualità della vita delle popolazioni interessate dai Fondi.
Fonte: I testi sopraesposto sono tratti da: Antonio Sardone – Unione Europea. Consistenza Fondi strutturali 1957-2013- Rapporto Satrategico – Edizioni Training Team – Milano – (pp.700- rif. pp. 187-200) (vedi)
 
8.0 ) Regolamento n. 1303 /2013 per il ciclo 2014 -2020
 
Figura 4-8 – Finanziamento Fondi strutturali 2014-2020 nella UE e in Italia
 
finan-1303-2013
La tabella esprime con chiarezza che il finanziamento UE è pari a 32 milardi e 200 milioni di euro per il territorio italiano Questa cifra diventa il doppio per l'Obbligo dello Stato ricevente di aggiungere una cifra pari a quella stabilità a Bruxelles. Inoltre a questa cifra si aggiungono i finanziamenti nazionali che rientrano nei Fondi chiamati fino al 2011 FAS, divenuto ora FSC (v. sezione). Alla fine il dispositivo pro-Fondi strutturali si aggira ad oltre cento milardi da utilizzare nel settennio del ciclo 2014-2020.
 Il Regolamento n.1303 del 2013  (bibl.1) stabilisce le regole dei Fondi strutturali del ciclo 2014-2020. All'art. 1 del Regolamento (bibl.) si stabiliscno le norme comuni  ai Fondi posti in essere per questo ciclo (2014-2020) . Ovvero le norme sono applicabili  al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), al Fondo sociale europeo (FSE), al Fondo di coesione, al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), che operano nell'ambito di un quadro comune ("fondi strutturali e di investimento europei –  detti fondi SIE"). All'art. 92 si stabilisco gli importi a disposizione delle regioni che sono divise nel tradizionale modo, riferito alla produzione del PIL, analogo a quanto realizzato per i due precedenti cicli. (v. sopra). La tabella indica il tipo di regione e il quantiotativo a disposizione sia per l'intera UE sia per la sola Italia.Le norme specifiche per l'Italia sono esposte nella sezione apposita  (V. Sezione  contesto italiano).
 
Il Regolamento n.1303/2013 stabilisce che le Regioni, ovvero riferite al livello geografico NUTS 2  della UE/27, che per chiarezza ricordiamo  corrispondono alle nostre attuali Regioni,  sono suddivise in tre gruppi, i quali, particolare non secondario, ricevono potenzialmente una disponibilità di finanziamente sensibilmente diversi. I tre gruppi sono
  1. Regioni meno sviluppate ( in precedenza chiamate Obiettivo 1 (2000)  e Obiettivo Convergenza [..] (2007)
  2. Regioni in transizione (in precedenza chiamate più o meno allo stesso modo)
  3.  Regioni più sviluppate (in precedenza chimate Obiettivo 2 (2000) e Obiettivo Cometitività [..] (2007).
Per stabilire  in quale categoria inserire le varie Regioni, si utilizza l'indicatore del PIL pro-capite degli ultimi tre anni prima dell'inizio del ciclo in oggetto. Si raffronta tale valore con la media dello stesso valore alla scala UE,  che diventa un elemento di confine,  e si ha come risultato se quello della Regione in oggetto è sopra o sotto il 75% per indicare le Regioni meno sviluppate (1), oppure sopra il 90% per indicare quelle più sviluppate (3). Le regioni che esprimono valori intermedi, rientrano nella categoria: Regioni in transizioni (2). Da un lato ricordiamo che gli stessi valori erano in uso anche nel cicli precedenti, ovvero quello iniziato nel 2000 e l'altro del 2007; dall'altro che tali valori non sono mai assunti in maniera meccanica. In realtà ci sono sempre degli "aggiustamenti" che rientrano negli accordi che precedono l'approvazione del Regolamento base, che avviene negli anni precedenti l'inizio del  rispettivo ciclo. Per quello 2014-2020 si sono calcolati i valori del trienno 2007-2009. Alla fine di questo meccanismo è evidente che ciascuna delle 274 Regioni UE deve rientrare in una delle tre suddivisioni. I finanziamenti sono assegnai per l'80% alle regioni cosiddette non sviluppate ed il rimanente alle altre favorendo quelle in transizione. Per l'italia sono state define regioni non sviluppate quelle del meridione, mentre  le Regioni del Nord e del Centro Italia rientrano in quelle svillupate, ovviamente sempre in riferimento alla produzione regionale del PIL pro-capite nel triennio ricordato. I finanziamenti ex-Fas divenuti FSC  seguono la stessa regola, con alcune eccezioni come è avvenuto per l'innovazione PAC (v. nota sotto) elaborata dal Ministro F.Barca (2012). In questo modo  l'80% dei circa cento miliardi euro a disposizione dei Fondi strutturali possono essere utilizzati dalla cinque regioni del mezzogionro d'Italia.  Il Rimante 20% dei circa cento miliardi sono distribuiti alle quindici rimanenti regioni. Lo scompaginamento delle regole iniziali, mantenuto in sordina e chee si tenta di spingere nell'oblio,  avvenuto con i cosiddetti "Progetti Sponda o Coerenti" per il ciclo 2000-2006 e sembra anche per il PAC  nel ciclo 2007-2013 si riferiscono sempre e soltano alle regioni del Sud Italia (1- Regioni meno sviluppate).  Non si dimentichi infine che a questi finanziamenti si devono aggiungere quelli destinatiai settori della Pesca e delle attività Rurali, rispettivemente  chiamati FEASR, FEAMP.   Il totale dei tre Fondi specifici per i Fondi strutturali (FESR, FSE e Fondi di coesione) che equivalgono a craca trecento venticinque Milardi di euro, con gli ultimi due Fondi ( FEASR e FEAMP)  raggiungono il ragguardevole budget di circa cinquecento miliardi di euro. Questi come ora ricordato diventno nella realtà un valore superiore al triplo per gli altri finanziamenti nazionali che obbligatoriamente devono essere aggiunti (vedi Sezione  e Sezione Progetti Sponda).
 
Nota: Che cosa è il Piano di Azione e Coesione (PAC)
Voluto dal ministro Fabrizio Barca nel maggio 2012, per recuperare i ritardi accumulati nell’uso dei fondi nazionali ex FAS, finanzia Piani locali di intervento per potenziare i servizi di cura per gli anziani e per l’infanzia Il Piano d’Azione per la Coesione (PAC) è uno strumento di riprogrammazione strategica e di innovazione di metodo a cui il Ministero per lo Sviluppo e la Coesione (con il ministro Barca) ha fatto ricorso nel 2012 per dare risposta agli impegni assunti dal Governo italiano in sede di vertice Europeo del 26 ottobre 2011 al fine di recuperare i ritardi accumulati nell’uso dei fondi strutturali 2007-2013. Complessivamente il PAC ha riguardato 11,9 miliardi di euro recuperati dai programmi nazionali e regionali in ritardo di attuazione, per riassegnarli in favore dei singoli programmi/interventi ricompresi nel PAC stesso. Nell’ambito del secondo aggiornamento del Piano d’Azione per la Coesione, a fine maggio 2012, rispetto alla dotazione complessiva, sono stati stanziati in favore delle Regioni cd. Convergenza (Puglia, Campania, Sicilia, Calabria) in totale 730 milioni di euro per due obiettivi specifici: potenziare i servizi di cura per gli Anziani, con specifico riferimento all’offerta ADI (330 milioni di euro) e potenziare i servizi di cura e socioeducativi per l’infanzia, con specifico riferimento agli asili nido e ai servizi innovativi e integrativi per la prima infanzia (400 milioni di euro). Dopo la fase di programmazione a cura del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione e di costruzione della governance del Piano di Azione, prende il via in queste settimane la fase attuativa con il diretto coinvolgimento dei Comuni associati. (fonte: PUGLIA SOCIALE NEWS- www.regione.puglia.it/web/packages/progetti/…/92013.pdf‎).

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Bibliografia (dei richiami del testo soprastante):

 (1) Regolamento n.1260 / 1999 del Consiglio, recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali.
– 6.06.1999 – Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee – L.161/41 –  Successivamente integrato da :
-Regolamento (CE) n. 1447 / 2001 del Consiglio, del 28 giugno 2001 [Gazzetta ufficiale L 198 del 21.07.2001] (2 pp. Precisazioni sulle RUP).
-Regolamento (CE) n. 1105 / 2003 del Consiglio, del 26 maggio 2003 [Gazzetta ufficiale L 158 del 27.06.2003] (1p. Modifiche all’art. 47, che si riferisce I quattro Comitati che assistono la Commissione nell’attuazione del Regolamento).
-Regolamento (CE) n. 173 / 2005 del Consiglio, del 24 gennaio 2005 [Gazzetta ufficiale L 29 del 2.02.2005] (2p).
Modifiche importo ripartizione anno 2005 (da 27.080 MEuro a 20.120) e riferimento programma PEACE (Irlanda Nord)).
Nel complesso queste integrazioni sono marginali; non modificano l’impianto di base cui ci riferimmo
 

2) Si consideri ad esempio il numero di automobili, di elettrodomestici (televisioni, telefoni, ecc.) disponibili per famiglia, nonché l’allungamento della durata media della vita e del tempo non lavorativo, ecc. esistente oggi, a confronto con quello del dopoguerra.

(3) Negli obiettivi della pianificazione del territorio all’interno dello Sviluppo sostenibile, nell’esperienza italiana dell’Ob.1 vi è, per ora, a fianco delle proposte dei progetti integrati (PIT) ed una rivendicazione della pianificazione sistemica (v. scheda PSM-QCS ) un’assenza dello strumento dei GIS Geographical Information Systems, di cui in sede UE si rivendica la potenzialità (v. Direttiva INSPIRE- UE ).

(4) Addizionalità dell'aiuto europeo rispetto alle sovvenzioni nazionali. Secondo questo principio, gli aiuti europei devono aggiungersi agli aiuti nazionali e non sostituirli. Gli Stati devono mantenere, per ogni obiettivo, le loro spese pubbliche almeno allo stesso livello del periodo precedente. Tra il 2000 e il 2006 il livello geografico di controllo dell'addizionalità è semplificato. Per l'Ob.1 si tratta dell'insieme delle regioni ammissibili, per gli Ob.2 e Ob.3 dell'intero paese. Inoltre, gli Stati forniranno alla Commissione, le informazioni necessarie all’inizio, alla metà e alla fine del settennio del ciclo.

(5) La nuova regolamentazione (Fondi 2000-2006) conferma l'impostazione fondata sul partenariato, il quale è esteso alle autorità regionali e locali, alle parti socio-economiche e ad altri organismi competenti; i partner intervengono in ogni fase, sin dall'approvazione del piano di sviluppo. La partnership prevede che l'azione comunitaria sia complementare alle azioni nazionali corrispondenti; pertanto è il risultato della stretta concertazione tra la Commissione europea e le autorità competenti di ciascuno Stato a livello nazionale, regionale o locale.

(6) A questi si è affiancato il Fondo di coesione per il problema specifico dell’occupazione/disoccupazione in alcuni particolari Paesi (Irlanda, Grecia, Portogallo, e dopo il 2004 per i dieci nuovi paesi membri, ecc.. Questo fondo  approntato nel 1994,  ha integrato con altri 15 MLD di Euro il budget dei Fondi. Fonte: Comunicazione della Commissione al parlamento Europeo sui risultati della revisione intermedia dell’ammissibilità conformemente all’articolo 2 del Regolamento n. 1164 / 1994 del Consiglio che istituisce il Fondo di coesione (rif. p.3). COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE – Bruxelles, 24.3.2004 – COM ( 2004 ) 191

Normativa e regolamenti dei Fondi strutturali  approvati a Bruxelles

(7) La Banca europea per gli investimenti (BEI) interviene principalmente nel mercato interno dell’Unione. A tal fine, agevola il finanziamento di programmi di investimento in modo coordinato con i Fondi strutturali. Trattandosi di un Ente senza scopo di lucro, la BEI interviene erogando prestiti a tassi agevolati destinati, ad esempio, a migliorare le infrastrutture nei settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni, nonché a sostenere gli investimenti delle PMI, tutelare l’ambiente o promuovere lo sviluppo delle risorse umane e della ricerca (fonte: UE – AL Servizio delle Regioni – 2004 – ISBN 92-894-7334-7 Printed in Belgium (pp-15). La BEI ha deciso l’avvio nel 2006 di tre nuovi Programmi di aiuto ai paesi comunitari: Jaspers, Jeremie e Jessica, e che godono della possibilità di essere finanziati al di fuori del Bilancio UE, direttamene dalla BEI. Vedi Regolamento 1083/2006 (art. 36 (Partecipazione della Banca europea per gli investimenti [..])).

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(8) Decisione C(2002)1870 della Commissione relativa al disimpegno automatico di stanziamenti dei Fondi strutturali nel quadro dei programmi plurifondo nell'ambito del periodo 2000-2006. In questa decisione sono precisate le modalità d'applicazione del disimpegno automatico di stanziamenti secondo la regola n+2 (dove n = anno di impegno degli stanziamenti ) per i programmi plurifondo (v. glossario). Per questo tipo di programmi risulta talvolta inevitabile effettuare gli impegni nel quadro dei diversi Fondi a date diverse e questo comporta a volte uno sfasamento per la loro destinazione nel quadro della regola n+2. Secondo la decisione della Commissione, la data dell'ultimo impegno è utilizzata per stabilire la data del disimpegno automatico. V. 3° rapporto Politica di coesione 2004. Secondo la decisione della Commissione, la data dell'ultimo impegno è utilizzata per stabilire la data del disimpegno automatico parziale o totale).

(9) Per i fondi 2000-2006 è previsto il 31 dicembre 2008 e per il ciclo successivo il dicembre 2015.

(10) L’AdG  del QCS 2000-2006 in Italia è il Dipartimento della politiche di sviluppo (DPS) all’interno del Ministero dell’Economia e delle Finanze (ex-MTBPE). Le altre Autorità di gestione sono indicate nel Glossario.

(11) Raccolta dati statistici-finanziari, invio alla Commissione dei Rapporti annuali di esecuzione e coordinamento della valutazione intermedia.

(12) Regolamento 1260 / 1999 ( artt. 41-42-43 ) – Riproposto dal Regolamento n. 1083 / 2006 ( art.48 ).

(13) Valutazione intermedia prima del 31 dicembre 2003.

(14) I rapporti di valutazione, come previsto sono stati  messi a disposizione del pubblico in rete. Vedi regola dell’N+2 note precedenti e Glossario. Anche la Valutazione ex- post presenta delle verifiche procedurali.

(15) Per la situazione italiana  delle autorità di gestione v. Delibera CIPE 83 / 2000-  Quadro Comunitario di sostegno Ob.1 2000-2006 – Modalità operative – Roma 4 Agosto 2000 Presidente Vincenzo Visco (art.1).

(16) Regolamento n.1260 / 1999 (Art. 8 ).

(17) Secondo le disposizioni del regolamento generale sui Fondi strutturali il periodo interessato è di 7 anni per tutti gli obiettivi (2000-2006), La prevista valutazione intermedia è avvenuta alla fine del 2004 ( V. QCS Italia del Sud più avanti (p.269)).

(18) Il Regolamento 1260/1999 QCS che si trasforma nel Reg. 1083/06 e nei Quadri strategico nazionali (QSN- art. 27 –  Reg. 1083 / 2006).

(19) Programma integrato per Regione contenente gli assi prioritari del programma, una descrizione succinta delle misure previste, un piano di finanziamento indicativo. I documenti di programmazione concernenti l'Ob.1 sono generalmente QCS articolati in PO, ma si può fare ricorso ai DOCUP in caso di programmazione per importi inferiori a 1 miliardo di euro. Per l'Ob.2, si tratta sempre di DOCUP. Per contro, il tipo di documento di programmazione concernente l'Ob.3 è a discrezione delle Regioni e degli Stati membri. Nel caso italiano è stato realizzato un QCS per l’Ob.3, coordinato dal Ministero del Welfare.

(20) Il Regolamento  CE N. 1260/1999 affronta il problema del controllo ed indica come procedere con vari passaggi procedurali.

(21) A. H. Simon – Il comportamento  amministrativo ( 1947 ) (cit).

(22) A.O. Hirschman – I progetti di sviluppo. Franco Angeli 1975 (MI) ( ed. orig. 1967 ). L’A. analizza 11 progetti territoriali internazionali (compresa la Cassa del Mezzogiorno in Italia) intrapresi con l’assistenza della Banca Mondiale e cerca di individuare pregi e errori commessi, unitamente agli effetti collaterali ovvero forme impreviste simili a cavalli di Troia (cit. p.179,) che comportano cambiamenti territoriali (positivi/negativi), non previsti e/o non dichiarati. L’influenza sulla dinamica della popolazione, o gli stadi delle riforme agricole oppure la corruzione dei burocrati, rappresentano  esempi significativi dell’ampio ventaglio di queste conseguenze. Il testo espone dei materiali benché in rapporto alla metà degli anni Sessanta con presupposti simili a quelli dei Fondi Strutturali. Tramite uno strumento finanziario, infatti, si cerca di innestare un motore economico di sviluppo. Con il linguaggio e gli strumenti in  vigore alla metà degli anni sessanta, rappresenta una valutazione ex-post cui manca le accentuazioni ambientali imposte dalla VAS e dallo Sviluppo sostenibile. Il testo presenta tesi in anticipo sia  rispetto l’assemblea ONU di Stoccolma del 1970  e ciò che questi summit hanno significato per le strategie  e le analisi territoriali successive.

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(23) Delibera CIPE Febbraio 1994 (Programmazione negoziata e Contratto di programma), integrata dalla Legge 196 / 1977 ( c.d.LeggeTreu ) e da altre delibere Cipe ( 21 marzo 1977 e 11 novembre 1998 ) che allargano i settori d iniziativa di questi strumenti di intervento territoriale (agriturismo, industria, distretti industriali, acquacultura, pesca, ecc.).

(24) Per assolvere alle richieste delle procedure imposte dal Regolamento 1260 / 1999 le autorità dei paesi hanno dovuto organizzare nuovi uffici amministrativi dedicati a tali mansioni. In Italia sono stati creati appositi uffici sia a livello dei Ministeri interessati sia nelle Regioni destinatarie dei Fondi ( v.Cap.8 MEF-DPS (p.377)). Nel tempo si dovrebbe poter verificare fino a che punto le specifiche modalità dei Fondi (pianificazione pluriennale, partenariato, trasparenza decisionale, sviluppo sostenibile, verifiche sistematiche di budget, ecc.), oggetto di queste note, sono riuscite a modificare i comportamenti della pianificazione territoriale esistente localmente oppure al contrario fino a che punto i cosiddetti poteri forti riusciranno a riassorbire le potenziali innovazioni ristabilendo la situazione ex-ante.

(25) Questo aspetto preoccupa i dibatti dei politici e degli amministratori interessati (v. Newsletter Ministero’Economia italiana 2004 e succ.).

26) V. 17° Rapporto della Commissione sulla Realizzazione dei Fondi edito nel 2006 riferito al 2005. La scadenza è annuale. Nel 2005 è stato edito il 16° Rapporto e così via per gli altri anni. Questi rapporti tuttavia hanno un’attenzione eminentemente contabile e non possono esprimere delle conclusioni e/o analisi su cui è necessario il contributo dei tutti i paesi comunitari (v.cap.8 pp.339 e 340).

(27) H. Maturana e F. Varala – L’albero della conoscenza – Garzanti (MI) 1999 (pp.213).

(28) Per il periodo 2007-2013 si è deciso  l’aumento degli impegni per i Fondi strutturali ad oltre trecentotrenta miliardi di euro che superano di un terzo (prezzi 2004) quelli del ciclo precedente ((v. cap.1 – (pp. 20 e 21), cap.4 (p.175) e cap.5 (p.283)).

(29) Direttiva Consiglio 27 Giugno 2001 n. 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente (VAS)  (art. 3 (comma 9)). Tale direttiva lascia inalterate le disposizioni della Direttiva 85/337/CEE e agg.  sulla VIA (art. 11 Dir. N. 2001/42/CE) che possono rientrare nella pianificazione dei progetti decisi in sede Programmi Operativi (PON e POR (v. cap.5)). LA VAS è approvata  nel 2001 con l’obbligo di essere inserita nelle normative dei rispettivi paesi entro il 2004.

(30) Direttiva n. 2001 / 42 / CE ( art. 12 ). Informazioni, relazione e riesame (comma 4). In quest’occasione dovrà essere data risposta sia alle questioni prioritarie emerse con l’asimmetria appena ricordata, sia alle conseguenze insite nella nuova Direttiva VAS (2001-2004) e all’assunzione del principio dello Sviluppo sostenibile (Goteborg 2001- Barcellona 2002)).

(31)Risoluzione del Consiglio, del 17 giugno 1999, relativa alle pari opportunità di lavoro per i disabili Gazzetta ufficiale n. C 186 del 02/07/1999 – (pp.3 -4)- Il particolare il  principio di gender mainstreaming delle questioni di genere consiste nel prendere in considerazione le differenze tra le condizioni, le situazioni e le esigenze delle donne e degli uomini nell'insieme delle politiche e delle azioni comunitarie.

(32) Parità fra le donne e gli uomini Commissione europea Direzione generale per l’Occupazione e gli affari sociali Unità EMPL/G.1 Mano­scritto terminato nel luglio 2002  ISBN 92-894-4076-7 © Comunità europee, 2002 – Stime recenti (2002), infatti, indicano che circa mezzo milione di donne provenienti dall’Europa centrale ed orientale sono ogni anno vendute e sfruttate a fini sessuali in Europa occidentale (v. PIC EQUAL – p.217).

(33) Decisione 2001/51/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2000, relativa al programma concernente la strategia comunitaria in materia di parità tra donne e uomini (2001- 2005) (GU L 17 del 19.1.2001, pagg. 22-29).

(34) Per la Regola dell’N+2 (v. Glossario), le realizzazioni ritenute non coerenti devono restituire totalmente o parzialmente i finanziamenti ricevuti.

(35) Nel ciclo 2007-13 diventa Quadro comunitario nazionale (QSN 2007-13) (v. cap.5 p.251 e la scheda dei PO All.I (p.425) e All.II (p.545)

(36) La misura è meramente precauzionale. Ben difficilmente un’Amministrazione regionale avrebbe convenienza a perdere tali finanziamenti, per propria inadempienza. La misura segue viceversa il principio di eliminare i finanziamenti cosiddetti a pioggia. (V. bibl.29 -Regola N+2).

(37) Antonio Sardone Unione Europea – Consistenza dei Fondi Strutturali 2007-2013 (cit.) Milano 2009 [v. come aiutare il sito]

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  • Di seguito è riportato l'elenco dei regolamenti del ciclo 2000-2006 e 2007-2013. Cliccando sul nome si accede al sito di riferimento e si può scaricare il documento.

Fondi FESR e FSE

Regolamento CE n. 448 DEL 2004
Regolamento (CE) n. 448/2004 della Commissione, del 10 marzo 2004, che modifica il regolamento (CE) n. 1685/2000 recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio per quanto riguarda l'ammissibilità delle spese concernenti le operazioni cofinanziate dai Fondi strutturali e che revoca il regolamento (CE) n. 1145/2003 (  146 Kb)Il nuovo regolamento (CE) n. 448/2004, entrato in vigore l'11 marzo 2004, si applica a decorrere dal 5 luglio 2003.
Regolamento CE n.1145 del 2003
Regolamento che modifica il regolamento CE n.1685/2000 riguardante le norme di ammissibilità al cofinanziamento da parte dei Fondi Strutturali (  143 Kb) — (revocato dal reg. 448/2004)
Regolamento CE n.1105 del 2003
Regolamento che modifica il regolamento CE n.1260/1999 recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali (  94 Kb)
Regolamento CE
 n. 2355 del 2002
Regolamento che modifica il regolamento CE n.438/2001 recante modalità di applicazione del regolamento CE n.1260/1999 del Consiglio per quanto riguarda i sistemi di gestione e di controllo dei contributi concessi nell'ambito dei Fondi Strutturali  (  95 Kb)
Regolamento CE
 n. 1447 del 2001
Regolamento recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali che modifica il regolamento n. 1260/1999 (  85 Kb)
Regolamento CE
 n. 448 del 2001
Regolamento del 2 marzo 2001 recante modalità di applicazione del regolamento CE n. 1260/1999 del Consiglio per quanto riguarda i sistemi di gestione e di controllo dei contributi concessi nell'ambito dei fondi strutturali  (  102 Kb)
>Regolamento CE
 n. 438 del 2001
Regolamento recante modalità d'applicazione del Regolamento CE n.1260/99 del Consiglio per quanto riguarda i sistemi di gestione e di controllo dei contributi concessi nell'ambito dei Fondi Strutturali  ( 173 Kb)
Regolamento CE n.1685 del 2000
Regolamento recante disposizioni di applicazione del regolamento CE n.1260/1999 del Consiglio per quanto riguarda l'ammissibilità delle spese concernenti le operazioni cofinanziate dai Fondi Strutturali  ( 137 Kb)
Regolamento CE n.1159 del 2000
Regolamento relativo alle azioni informative e pubblicitarie a cura degli Stati membri sugli interventi dei Fondi Strutturali ( 121 Kb)
Regolamento CE
 n.643 del 2000
Regolamento recante modalità relative all'utilizzo dell'euro nell'esecuzione del bilancio dei Fondi Strutturali ( 21 Kb)
Regolamento CE n.1260 del 1999
Regolamento recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali  ( 224 Kb)

 

Regolamento CE n. 1783 del 1999
Regolamento recante disposizioni sul Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale FESR ( 111 Kb) (annulla e sostituisce il regolamento CE  1261/99)
Regolamento CE n. 583 del 2004
 
Regolamento (CE) n. 583/2004 del Consiglio, del 22 marzo 2004, che modifica i regolamenti (CE) n. 1782/2003, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, (CE) n. 1786/2003 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei foraggi essiccati e (CE) n. 1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), a seguito dell'adesione della Repubblica ceca, dell'Estonia, di Cipro, della Lettonia, della Lituania, dell'Ungheria, di Malta, della Polonia, della Slovenia e della Slovacchia all'Unione europea ( 98 Kb)
Regolamento CE n. 567 del 2004
Regolamento (CE) n. 567/2004 del Consiglio, del 22 marzo 2004, che modifica il regolamento (CE) n. 1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) ( 96 Kb)
Regolamento CE n. 1783 del 2003
Regolamento CE n.1783/2003 del Consiglio del 29 settembre 2003 che modifica il regolamento CE n.1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia FEAOG ( 110 Kb)
Regolamento CE n. 963 del 2003
Regolamento che modifica il reg.CE N.445/2002 recante disposizioni di applicazione del regolamento CE n.1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del fondo FEAOG ( 448 Kb)
Regolamento CE n. 567 del 2003
Regolamento CE n.567/2003 che rettifica le versioni in lingua tedesca, inglese, danese, spagnola, finlandese, greca, italiana e portoghese del regolamento CE n.445/2002, recante disposizioni di applicazione del regolamento CE n.1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia ( 93 Kb)
Regolamento CE n. 1884 del 2002
Regolamento (CE) n. 1884/2002 della Commissione, del 10 ottobre 2002, recante modifica del regolamento (CE) n. 2390/1999 per quanto riguarda la forma e il contenuto delle informazioni contabili che gli Stati membri devono tenere a disposizione della Commissione nel quadro della liquidazione dei conti del FEAOG, sezione "garanzia", nonché a fini di monitoraggio e di previsione ( 430 Kb)
Regolamento CE n. 445 del 2002
Regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia – FEAOG che modifica il regolamento n° 1257/1999  ( 94 Kb)
Regolamento CE n. 2136 del 2001
Regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 723/97 concernente la realizzazione di programmi d'azione degli Stati membri in materia di controllo delle spese del FEAOG, sezione garanzia  ( 56 Kb)
Regolamento CE n. 1763 del 2001
Regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 1750/1999 recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) ( 104 Kb)
Regolamento CE n. 2075 del 2000
Regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 1750/1999 recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) ( 56 Kb)
Regolamento CE n. 1750 del 2000
Regolamento recante disposizioni di applicazione del regolamento CE n.1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia – FEAOG – ( 146 Kb)
Decisione 1648 del 2000
Decisione della Commissione del 26 giugno 2000 recante modifica della decisione 1999/659/CE che fissa una ripartizione indicativa per Stato membro degli stanziamenti del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione garanzia, per le misure di sviluppo rurale relativamente al periodo 2000-2006  ( 102 Kb)
Rettifica del regolamento CE 1750/99
Rettifica del regolamento (CE) n. 1750/1999 della Commissione, del 23 luglio 1999, recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) (Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 214 del 13 agosto 1999) ( 87 Kb)
Regolamento CE n. 1257 del 1999
Regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia – FEAOG – che modifica ed abroga taluni regolamenti  ( 119 Kb)

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STRUMENTO FINANZIARIO DI ORIENTAMENTO DELLA PESCA – SFOP  
Regolamento CE n. 366 del 2001
Regolamento relativo alle modalità di esecuzione delle azioni definite dal regolamento (CE)n.2792/1999 del Consiglio ( 212 Kb)
Regolamento CE n. 1263 del 1999
Regolamento recante disposizioni sul Fondo SFOP ( 35 Kb)

Fondi di coesione

Fondo di coesione "testo consolidato"
Fondo di coesione "testo consolidato" REG (CE) n°1164/94 del 25/05/1994 – REG (CE) n°1264/99 del 21/06/1999 – REG (CE) n°1265/99 del 21/06/1999 ( 224 Kb)
Regolamento CE n. 1265 del 1999
Regolamento recante modifica dell'allegato II del regolamento (CE) n. 1164/94 che istituisce un Fondo di coesione  ( 44 Kb)
Regolamento CE n. 1264 del 1999
Regolamento recante modifica del regolamento (CE) n. 1164/94 che istituisce un Fondo di coesione ( 42 Kb)
Fondi strutturali e Coordinamento con il Fondo di Coesione
Fondi strutturali e Coordinamento con il Fondo di Coesione. Linee direttrici per i programmi del periodo 2000-2006.   ( 150 Kb)   

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VARIE

Regolamento CE n. 364/2004  del 2004
Regolamento (CE) n. 364/2004 della Commissione, del 25 febbraio 2004, recante modifica del regolamento (CE) n. 70/2001 per quanto concerne l'estensione del suo campo d'applicazione agli aiuti alla ricerca e sviluppo ( 135 Kb)
Regolamento CE n. 363/2004 del 2004
Regolamento (CE) n. 363/2004 della Commissione, del 25 febbraio 2004, recante modifica del regolamento (CE) n. 68/2001 della Commissione relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti destinati alla formazione ( 99 Kb)
Regolamento CE n. 70 del 2001
Regolamento relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese ( 160 Kb)
Regolamento CE n. 69 del 2001
Regolamento relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti d'importanza minore («de minimis») ( 102 Kb)
Regolamento CE n. 68 del 2001
Regolamento  relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti destinati alla formazione ( 157 Kb)

  Bibliografia riel.): http://www.fondieuropei.it/DOCUMENTI/regolamenti_europa_fondi.htm

Ciclo 2007-2013 -
Regolamenti e decisioni della Commissione

  • Regolamento (CE) N. 1828/2006 della Commissione dell'8 dicembre 2006 che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 371 del 27 dicembre 2006)
  • Rettifica del regolamento (CE) n. 1828/2006 della Commissione, dell'8 dicembre 2006, che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 45 del 15/02/2007)
  • Regolamento (CE) N. 105/2007 della Commissione del 1º febbraio 2007, recante modifica degli allegati del regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'istituzione di una classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS)(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 39 del 10/02/07)
  • Decisione della Commissione n. 3472 def. del 4 agosto 2006 che fissa una ripartizione indicativa per Stato membro degli stanziamenti di impegno a titolo dell'obiettivo "Competitività regionale e occupazione" per il periodo 2007/13(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 243 del 06/09/06)
  • Decisione della Commissione n. 3473 def. del 4 agosto 2006 che fissa una ripartizione indicativa per Stato membro degli stanziamenti di impegno a titolo dell'obiettivo "Cooperazione territoriale europea" per il periodo 2007/13(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 247 del 09/09/06)
  • Rettifica Decisione n.3473 del 4 agosto 2006(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 109 del 26/04/07)
  • Decisione della Commissione n. 3474 def. del 4 agosto 2006 che fissa una ripartizione indicativa per Stato membro degli stanziamenti di impegno a titolo dell'obiettivo "Convergenza" per il periodo 2007/13(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 243 del 06/09/06)
  • Decisione della Commissione n. 3475 def. del 4 agosto 2006 che fissa l'elenco delle regioni ammesse a beneficiare del finanziamento dei Fondi strutturali nell'ambito dell'obiettivo "Convergenza" per il periodo 2007/13(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 243 del 06/09/06)
  • Decisione della Commissione n. 3480 def. del 4 agosto 2006 che fissa l'elenco delle regioni ammesse a beneficiare del finanziamento dei Fondi strutturali a titolo transitorio e specifico nell'ambito dell'obiettivo "Competitività regionale e occupazione" per il periodo 2007/13(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 243 del 06/09/06)
  • Decisione della Commissione n. 2006/769/CE, del 31 ottobre 2006, che stabilisce l'elenco delle regioni e delle zone ammissibili ad un finanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale nel quadro degli aspetti transfrontalieri e transnazionali dell'obiettivo cooperazione territoriale europea per il periodo 2007-2013 [notificata con il numero C(2006) 5144](Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 312 dell'11/11/06 )
  • Decisione della Commissione n. 2007/190/CE, del 26 marzo 2007, recante modifica della decisione 2006/769/CE che stabilisce l'elenco delle regioni e delle zone ammissibili ad un finanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale nel quadro degli aspetti transfrontalieri e transnazionali dell'obiettivo Cooperazione territoriale europea per il periodo 2007-2013 relativamente alla Bulgaria e alla Romania [notificata con il numero C(2007) 1284](Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 87 del 28/03/07)

Ciclo 2014-2020

Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio

Testo integrale del regolamento su Eur-Lex

 Fonte (Riel.): MISE – http://www.dps.mef.gov.it/normativaCE_fondistrutturali.asp#A


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