3.4 – Normativa regionale

3.4 – Normativa regionale  Trasformazione dei Fondi strutturali nella Pianificazione del territorio a scala regionale

Sommario Sezione

1.0) – Trasformazione dei Fondi strutturali in Pianificazione del territorio a scala regionale
1.1) – Premessa: Il senso della presente sezione
1.2) – Il Problema
2.0) – Elenco delle Intese stipulate tra i Governi Regionali e quello di Roma
3.0) – Link delle Intese 2007-2013
4.0) – Bibliografia

1.1) – Premessa: Il senso della presente sezione

Il problema che intendiamo porre all'attenzione, riguarda un aspetto centrale di questo processo di programmazione operativa indicato dai Regolamenti UE e impostati per snodarsi in tre livelli di programmazione: Bruxelles, Roma e Regione. A noi sembra corretto affermare che nella fase della programmazione economica quando questa giunge al suo secondo passaggio di base, cioè la scala nazionale (Roma) e si avvia ad essere realizzata alla scala regionale con la pianificazione del territorio (il terzo passaggio), vi sia sostanzialmente un disallineamento, che non è considerato adeguatamente nel modello teorico indicato dai regolamenti. Lo schema del concetto ora richiamato è presente nell'apposita sezione, dedicata a tali aspetti, (vedi) e ad essa rimandiamo.

E' escluso che al livello di partenza (cioè Bruxelles) vi siano le informazioni necessarie unitamente alle maestranze per procedere alla progettazione/ realizzazione/ gestione dell'opera finale. Ciò non può essere, per il motivo che gli operatori di Bruxelles non sanno letteralmente nulla del territorio cosiddetto sito-specifico e/o di quanto accade per esempio in un'ideale sito di destinazione, all'interno delle 273 regioni UE, che possiamo chiamare: Sitofinale. Infatti, Bruxelles non si occupa di questo livello di programmazione. Non è questa la questione che vogliamo sollevare. Bruxelles è consapevole che non ha le forze per operare nelle centinaia di migliaia siti-specifici delle 273 regioni della UE-27. Ricordiamo, che si sta parlando di una popolazione che supera le 500 milioni di unità. Sicché questo non è in dicussione e nessuno intende chiedere alla Commissione di Bruxelles, di comportarsi di conseguenza. Per correttezza bisogna segnalare che la Commissione cosiddetta Barca, tra le conclusioni adombra anche una simile ipotesi. Purtroppo, nonostante i due anni di lavoro e i numerosi seminari svolti per la sua realizzazione, il livello di dettaglio non è tale per poter essere considerata in queste note (vedi Commissione Barca – sez.6.1).

Fabrizio Barca divenuto Ministro del Governo Monti (11-11-2011) per la Coesione del territorio, ovvero per i Fondi strutturali coniugati con i finanziamenti nazionali, ha rinvigorito oggettivamente   tutta  questa materia in Italia. Tra l'altro  ha operato per realizzare una centralizzazione  della  sua programmazione. In questo senso, nel 2013 decaduto il Governo Monti, e con F.Barca che è ritornato  al Ministero,  è giunta a termine la costituzione di una forma di centralizzazione del Metodo dei Fondi strutturali in Italia, con la costituzione dell'Agenzia della coesione territoriale (vedi).  Tale agenzia  dovrebbe assorbire le funzioni del Dipartimento DSP (vedi) prima sito all'interno del MISE, per  passare alle dirette dipendenze del Consiglio dei Ministri (vedi). Tuttavia benché nell'Agosto del 2014  sia  stato approvato il suo Regolamento, ancora non vi sono azioni  di questa Agenzia da poter essere considerate.

Fino della costituzione dell'Agenzia della Coesione territoriale (2013)   le responsabilità locali (Il 3° livello cioè quello regionale), non erano connesse direttamente con Bruxelles,  ma  in realtà  interessavano prioritarimente le forze e i funzionari che stazionano in Roma, cioè nei Ministeri.  Tuttavia la situazione è analoga a quanto già detto in precedenza. Infatti, anche a Roma, per quanto riguarda l'Italia, non si hanno tutte le conoscenze necessarie per operare nei siti-specifici regionali e locali, cui  in gran parte sono diretti i Fondi strutturali. Tuttavia la nuova Agenzia, per ora, non è chiaro come intenda procedere, anche se è previsto che intervenga direttamente in caso di gravi mancanze degli organi regionali.  In realtà in questo "3° livello", riferito ripetiamo alla Scala regionale, o in altri termini quella della Pianificazione del territorio regionali, emergono le forze amministrative ed imprenditoriali locali. In questo caso si riconferma l'autorità del Governo della Regione, e i Fondi strutturali, per così dire, sono giunti al punto di non ritorno.

Perché questa considerazione può essere chiarificatrice ?

Il linguaggio dei Fondi strutturali, da quando prendono avvio a Bruxelles,  sino al secondo stadio di base, ossia quando giungono processualmene al nodo nazionale di scambio, prima di passare alle singole Regioni, utilizza sostanzialmente i sistemi e i metodi della programmazione economica. Ricordiamo, a conferma di quanto affermato, che  per esempio l'idea di origine della Coesione sottesa ai Fondi strutturali che mira a risolvere l'insufficienza della produzione di PIL,  è misurato sul 75 per cento della media dei Paesi UE, che rimane, fino a prova del contrario, un indicatore di tipo economico (vedi).
Il mondo economico ed il suo linguaggio, fatto di modelli, teorie, algoritmi, ha perso molto della sua autorevolezza con l'avvento degli indicatori della Sostenibilità, ma rimane ugualmente il principale trascorso sia dei Funzionari sia dei Rapporti nazionali ed internazionali della politica. In altri termini, la programmazione economica, da indiscusso ed unico parametro di decisione sino alla fine degli anni Ottanta, ha gradualmente dovuto modificare molte sue certezze con l'avvento dei sistemi connessi con la visione della ecologica della sostenibilità, attuando nella pratica  molte integrazioni di metodo. Benché il passaggio avvenuto sia reale, che sembrerebbe senza possibilità di ritorno, le resistenze al suo interno sono ancora molto forti. Gli economisti e quindi i funzionari e i politici che conoscono sopratutto questa matrice concettuale,  riportano il discorso inevitabilmente su questo terreno. Questa e la realtà. Ora la critica  o le osservazioni sul merito che si possono rivolgere ai Regolamenti dei Fondi strutturali, si riferiscono all'intenzione  di  aver dare corpo ad un processo di programmazione consapevole di questa trasformazione, ormai quasi storica, cioè dell'avvento della Sostenibilita. Ricordiamo, infatti,  che il ciclo 2000-2006 è molto meno sostenibile dei successivi 2007-2013 e 2014-2020 che si richiama palesemente alla Strategia 20 20 20. Tuttavia il metodo dei Fondi strutturali, finora,  sconta una forma di ingenuità nel prospettare che il passaggio tra il secondo ed il terzo snodo di base, cioè, per quanto ci riguarda, tra Roma e le singole Regioni, si compia linearmente, quasi in forza automatica. Viceversa il Passaggio tra questi due Nodi reticolari di base (Roma- 20 Regioni), ovvero tra questi due diversi sistemi strategici ed operativi,  esprime due differenti egemonia di linguaggio sia amministrativo sia operativo, con tutto quanto ne consegue. Si passa infatti dalla cosiddetta Programmazione economica alla Pianificazione del territorio. Purtroppo accade che dove le realà regionali sono efficienti e "ben oliate ", tale passaggio viene realizzato con ragionevole facilità. Mentre nelle Regioni dove la Pianificazione del territorio è un problema per la sua inefficienza, questo passaggio non può avvenire linearmente. La sottovalutazione operata dai Regolamenti dei Fondi strutturali consisterebbe nell'aver previsto programmi appositi per ogni fase di aiuto alle varie funzioni degli stessi, ma non aver proceduto o completamente sottovalutato la necessità di predisporre di specifici programmi per aumentare il livello di efficienza della Pianificazione territoriali di alcune Regioni, che in modo acclarato sono deficiitarie.  Va da sè che tali regioni si trovano  nel Sud Italia. Si pensi alla autostrada Salerno-Reggio-Calabria, in costruzione dal 1964,  da vent'anni in costruzione o alle incomprensibili dimenticanze nella registrazone del  Catasto immobiliare, ecc. Tuttavia per maggior precisione ci permettiamo di sottolinear quanto segue:

A) Primo: La gestione del territorio nel Sud Italia è gestito in gran parte dalle organizzazioni criminali, della Mafia, Ndrangheta, Corona Unita, ecc. che, come è noto, impongono dei vincoli alla pianificazione e sviluppo del territorio strsso. A riconferma di tale emergenza, i Fondi Strutturali hanno istituito un apposto programma sovranazionale (PON 2000-2006) che riguarda solo il Sud d'Italia, che ha come oggetto questo tipo di criminalità (si veda). Affermare che in quese Regioni esiste questo tessuto malavitoso, equivale ad affermare che la Pianificazione del Teriitorio ha gravi deficienze. Sono due facce della stessa medaglia. La prima implica la seconda.

B) Secondo: Se si considerano le Normative regionali   più recenti e più significative nel campo della gestione del territorio, si può constare che quelle del Nord hanno fatto gli sforzi necessari per dotarsi degli strumenti più adeguati ed in collegamento con le richieste comunitarie, indipendentemente del comparto dei Fondi strutturali (per esempio strumenti per operare nei settori della VIA, della VAS, o dei GIS- come richiesto dalla UE). Queste è avvenuto nei primi anni Duemila e principalmente sono Emilia Romagna, Veneto, Toscana, e Lombardia, e le altre a seguire. Viceversa le regioni del SUD, non hanno compiuto questo passaggio ! Probabilmente  perché l'ineffcienza del loro stato della Pianificazione del territorio, appena ricordato, non glielo consentiva. A riprova di ciò, si ricorda inoltre che nel ciclo 2000-2006 le regioni dell'Obiettivo 1 cioè le Regioni del Sud Italia e le due Isole, non avevano a disposizione del Piani provinciali previsti dalla legge 142/1990. Le Uniche Regioni in Italia a non aver proceduto a questa reallizazioni erano appunto quelle dell'Obiettivo1, cioè quelle del Sud. La questione è analizzata nel Rapporto da cui origina questo Forum e ad esso si rimanda (vedi Rapporto – pag.332).

C) Terzo: queste due situazioni ora richiamate, dovrebbero essere sufficienti per dimostrare che le situazione di sottosviluppo, o di criminalità teritoriale, sono strettamente connesse con la mancanza di strumenti di Pianificazione del territorio efficienti e coerentemente sostenuti dalla classe politico locale. La mancanza dello sviluppo della società  è conseguenza anche  di tutti i risvolti concessi all'assenza e/o alla precarietà degli strumenti della Pianificazione del territorio e/ o della sua organizzazione.

In realtà si vuole porre l'attenzione sulla differenza implicita di linguaggi operativi, e dei rispettivi uffici amministrativi. Infatti, il linguaggio di programmazione economica giustificato nel livello iniziale (Bruxelles), non può essere il medesimo utilizzato per la realizzazione del progetto allo stadio finale. Nella fase ultima, vincolata ai dettagli, l'operatività non può che trasformarsi di un linguaggio di Pianifìcazione territoriale. E' probabile che questa metamorfosi o successione di linguaggi sia una delle ragioni delle difficoltà del buon adempimento dei Fondi struturali nel paese. Infatti, per quanto riguarda l'esperienza italiana, questa metamorfosi non sembra adeguatamente garantita, ossia non sembra realizzarsi, ma semmai vi è da parte dei Ministeri interessati, cioè sia il Mise sia il MEF, una costante riproposizione del proprio dominio concettuale e operativo. Ciò determina l'attuazione di strumenti attuativi ancorati al linguaggio della Programmazione economica, a scapito di quello della Pianificazione del territorio. A tale scopo questi Ministeri unitamente alle forze del Governo italiano hanno realizzato uno strumento normativo che avrebbe dovuto risolvere, o cercare di superare le fratture registrate nella realizzazione dei progetti programmati. La normativa cui ci riferiamo è la Legge 662/96 unitamente alla Delibera CIPE 29/97 di cui trattiamo di seguito.

Il bagaglio operativo della programmazione economica, non comporta automaticamente l'utilizzo degli strumenti della Pianificazione del territorio.

L'affermazione ora ricordata sia delle diverse competenze, solitamente non attuative, dei livelli centrali (Bruxelles e anche Roma), sia della non sovrapposizione automatica degli strumenti della programmazione economica con quelli della pianificazione del territorio, necessita di alcuni chiarimenti. Innanzitutto si potrebbe obiettare che non si comprende perché a livello iniziale cioè quello di Bruxelles, ci dovrebbero essere problemi per esempio alla realizzazione di una ipotetica arteria stradale di 100 chilometri che, ad esempio, va da (A) a (B) nella provincia già richiamata e del tutto ipotetica di Sitofinale. Ma il problema non è questo. Infatti anche a Bruxelles, se necessario, vi sono le competenze tecniche per progettare e realizzare una simile arteria stradale. Il problema viceversa si pone per il fatto che nalla fase iniziale di Bruxelles non si sa ancora, per esempio, che quella certa arteria stradale sarà o non sarà  una delle opere necessaria e che dovranno essere realizzate. Il problema quindi e decisamente differente. Questo è solo un esempio per dimostrare l'afferamzione che al livello centrale, cioè all'inizio della catena organizzativa (Bruxelles) il problema non può essere di tipo attuativo: inizio del cantiere. Solo localmente e successivamente si definisce la priorità eventualmente di una certa arteria stradale ritenendola prioritaria e eliminando dalle ipotesi possibili gli altri interventi, che si potranno rimandare nel tempo. A Bruxelles, ossia nel livello iniziale ci si deve limitare a distribuire il complesso dei finanziamenti disponibili, e definire le regole generali cui tutti devono attenersi. Viceversa nei livelli locali si arriva a definire la tipologia dell'intervento si badi, non in termini generali, ma nel dettaglio connesse con le necessità sito-locali. Sono due tipologie operative molto differenti, così profonde da essere veicolate da linguaggi altrettanto diversi. La prima propriamente afferente al liguaggio di Programmazione economica ed il secondo della Pianificazione territoriale. La scelta operata dal MEF e poi dal MISE, con la legge 662/96, stride con quest'ultima considerazione, per il fatto che cerca di ordinare il dettaglio dei lavori sito-specifici utilizzando nella quasi totalità gli strumenti della programmazione economica. La visione tendenzialmente complessiva, e necessariamente sintetica si affida in ultima analisi ai rendiconti di bilancio. Ossia in ultima analisi gli strumento del bilancio economico. Pur ritenendo del tutto legittimo, nei dovuti modi, anche questo grado di operatività, lo stesso non può essere la modalità risolutiva. In tal modo è ingenuo ed errato affermare che un Accordo di Programma Quadro (APQ), strumento della 662/96, è uno strumento sufficiente per risolvere le questioni proprie della Pianificazione del territorio. Tale affermazione si rende necessaria per l'utilizzo che nel mondo reale viene fatto di questa normativa. Infatti nei territori privi di un sistema di pianificazione del territorio è ciò che rischia di accadere. Si ricorda che nei territori dell'Obiettivo Convergenza, ossia del Sud Italia, hanno un'articolazione della Pianificazione territoriale sostanzialmente debole se non inesistente. Ossia coerente con tutte le altre situazioni di gestione dei servizi del territorio che spesso sono disastrose. Sicché gli strumenti degli APQ rischiano di essere dilatati onde sostituire la pianificazione esistente nelle Regioni della Convergenza, spesso priva della necessaria autorevolezza. Da un lato tale operazione va al di là dei loro compiti codificati dalla legge, ma dall'altro bypassano le lacune di Pianificazione del territorio esistenti, che  rimangono tali e non vengono modificate. Si attua una sorta di supplenza o sostituizione parziale degli stumenti di pianificazione del territorio che dovrebbero esistere per un certo territorio, ma che nella realtà non sono tali.

Nella fase iniziale (Bruxelles) il linguaggio e l'attenzione principale deve riguardare tutte le oltre 274 regione della UE. I regolamenti sono definti a tal scopo, e ogni singola Regione è tenuta ad uniformarsi ad essi. La programmazione economica e i suoi metodi, in questo caso sono giustificati, e non crea problemi interpretativi. Serve infatti per la distribuzione, non in parti uguali, nè come si dice "a pioggia", degli stanziamenti assicurati per la politica di coesione di cui i Fondi strutturali sono il braccio operativo. Ciò che ci sembra interessante osservare, riguarda il fatto che questi sforzi giunti al punto finale, cioè nel sito territoriale specifico, non posssono essere più affrontati e risolti unicamente con il medesimo linguaggio iniziale di Programmazione economica.

Questi, infatti, dopo un lungo processo di programmazione interattivo, ossia dopo essere partiti da decisioni assunte a Bruxelles, sono transitati a Roma, e sono quindi giunti, seguendo una precisa gerarchia di controlli, nel sito dove dovrebbe avvenire la realizzazione di quanto stabilito (progetto specifico, traformazione territoriale, adeguamento ambientale, nuovo polo produttivo, nuova arteria di traffico, ecc.). In tal modo si attua quanto stabilito onde favorire l'aumento del PIL di quell'area.
Il problema di programmazione che si pone, oltre al fatto che si deve verificare che la realizzazione avvenga realmente pari all'importo finanziario ricevuto (vedi illeciti), consiste nel fatto che siamo di fronte a diversi modelli operativi sia di programmazione economica sia di pianificazione territoriale, che in teoria dovrebbero integrarsi vicendevolmente. Ossai per intenderci senza intoppi o discrepanze. L'assunto teorico può essere interessante e legittimo, ma la realtà è completamente diversa ed è a tal punto differente che ne impedisce il compimento. Infatti, siamo di fronte a modi di vivere spesso assai differenti. Ossia le 274 regioni europee nel momento finale della catena di programmazione dei Fondi strutturali esprimono differenze assai profonde. Per quanto riguarda la sola situazione italiana si pensi alle differenze tra la gestione del territorio tra le Regioni del Nord o del Sud, queste ultime come spesso ricordato sono le destinatarie, tramite l'Obiettivo Convergenza, della maggior parte dei finanziamenti dei Fondi strutturali (circa 100 miliardi alle solo Regioni del Sud). Per esempio le Regioni Polacche, della Scozia, della Grecia o della Romania, o della ex-DDR dovrebbero esere meno differenti ? La risposta è ovvia, ed in questo aspetto di situa una difficoltà per la realizzazione felice e/o di successo dei Fondi strutturali.
In altri termini ciò che viene stabilito all'inizio della catena della programmazione (Bruxelles), e quello che diventa la realizzazione finale è ostacolato da moltissimi modi di operazione amministrativa e/o di Pianificazione territoriale da non riuscire ad essere sempre compatibili o, che significa la stessa cosa, ad essere risolte con semplicità. La prassi della Pianificazione del territorio, con tutte le sue limitazioni e interessi particolari, è cosa diversa dall'approccio teorico.

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1.2) – Il Problema
Le Regioni sono deputate a gestire e pianificare il proprio territorio tramite i propri assessorati ed il rispetto delle normative esistenti. Siano queste di provenienza statale (vedi), sia regionale e anche quelle comunitarie, ossia formulate a Bruxelles. Ovviamente ciò vale anche per il settore dei Fondi strutturali che, infatti, sono programmati per avere una gestione specifica alle tre scale ora ricordate.
Le interazione tra Regioni, Stato ed Unione europea sono state specificate e trasformate nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione italiana (bibl. 1). Una rilevante modifica concerne la posizione di parità che viene attribuita agli enti territoriali minori e allo Stato come elementi costitutivi della Repubblica. Il nuovo art. 117, inoltre, oltre a diverse originalità propria di questa Riforma, per la prima volta fa riferimento all’ordinamento comunitario e all’Unione europea. Si ricorda che il concetto di Unione europea era sconosciuto al Costituente del 1948, e quindi non meraviglia la sua assenza. Onoltre il potere pressoché esclusivo attribuito allo Stato, era tale da sostituire con immediatezza tale mancanza. La riforma del Titolo V viceversa, mentre riduce tale ruolo statale e attribuisce alla Regioni dei poteri nuovi, necessariamente deve definire dei confini ai poteri dei deversi livelli di governo. In particolare quelli UE dopo Mastricht diventano sempre più pervasivi. La riforma del Titolo V attribuisce alle Regioni delle comptenze esclusive per quanto riguarda il settore urbanistico (art. 117), mentre un ruolo combinato per la pianificazione territoriale. Va ricordato tuttavia che lo stesso articolo (art.117) attribuisce allo Stato la competenza esclusiva per quanto riguarda il settore ambientale, che fuori di metafora significa riattribuire il ruolo egemone allo Stato, per il fatto che il settore ambientale attaversa ogni settore amministrativo, quindi in particolare sia quello urbanistico sia della Pianificazione territoriale. Le Regioni tuttavia possono approvare autonomamente accordi internazionali.

L'importanza della riforma tuttavia è fuori questione.

Vi sono delle questioni di controllo e di pianificazione, inoltre, dove si pone il problema se la competenza prioritaria sia regionale o statale. In altri termini, in questi casi, assumono la responsabilità della cosiddetta governance. Questo accade nel punto terminale della catena organizzativa, ossia nella fase attuativa sul territorio. In altri termini nel dettaglio dei progetti. Nel caso particolare del settore dei Fondi strutturali, di cui stiamo trattando, le Regioni hanno un ruolo prioritario nell'attuazione dei Programmi operativi nazionali (POR), che per l'appunto sono di competenza regionale e dipendono, per definizione, ossia sono coerenti, con l'unico Quadro strategico nazionale (QSN 2007-2013) prodotto a scala centrale, cioè Ministeriale.

Nell'analisi del metodo e dell'attuazione (teoria e pratica) dell'unico QSN nazionale e dei rispettivi POR, cioè in sintesi dei Fondi strutturali in Italia, si riconferma un fatto tanto assodato quanto sottovalutato.
Ossia il presente FORUM avanza la tesi dell'esistenza di uno squilibrio, negli organismi ministeriali, a favore della programmazione economica e finanziaria e a scapito del settore della programmazione territoriale (vedi Approccio tematico in questo sito).
Lungi da noi invocare una presunta efficienza nel settore della Pianificazione del territorio, del tutto inesistente. Tuttavia, al contempo, ciò non significa che si debba rimuovere, dai metodi di pianificazione delle infrastrutture per lo sviluppo, tale tipo di attenzione. Ossia le necessità di valutare le regole della Pianificazione dell'uso del suolo pubblico e privato deve essere un'opzione costante, pressoché parallela alla Programmazione economica. Anzi, il paradigma della sostenibilità, cui tutti dicono di riferirsi, il quale ritrova nell'attenzione degli ecosistemi e della qualità della vita della popolazione in genere, che altro non è che il territorio, la sua ragion d'essere, dovrebbe sostenere con forza tale esigenza.

Questo complesso di tesi è stato affrontato in varie parti del Rapporto strategico, che origina questo Forum (vedi), e a questo rimandiamo. In particolare in questo testo si ricordava che i due Ministeri italiani (MEF e MISE) che, per ora, sono stati la sede istituzionale del DPS che coordina gran parte dei Fondi strutturali, non hanno competenze specifiche per la Pianificazione territoriale in senso stretto. Per intenderci, ci riferiamo, alla normativa che ha come oggetto centrale l'uso del suolo, derivante dalla vetusta Legge n.1150 del 1942 che rimane ancora la Legge urbanistica italiana di base. A nulla sono valse le critiche acerrime e i numerosi tentativi, falliti, di riformarla e nemmeno, le sperimentazioni regionali alternative, in corso. Sicché, per i funzionari dei due Ministeri richiamati (MEF e MISE) è legittimo sostenere che non essendo gli aspetti della pianificazione del territorio nella competenza di questi ministeriali (MEF e MISE), non è lecito attribuire loro delle responsabilità e lacune riferite alla Pianificazione del territorio, di cui non sono responsabili. Siamo di fronte ad una classica parcellizzazione della macchina amministrativa. La conclusione canonica della posizione di questi funzionari e quella di consigliare di rivolgersi ad altro ufficio.
E' evidente che siamo di fronte non ad una posizone legittima, ma alla prassi che deve essee modificata per procedere al miglioramento del territorio e all'aumento del PIL. In realtà siamo sempre all'interno della contraddizione da cui si dovrebbe uscire anche con il contributo dei Fondi strutturali.

Da un lato quindi, potrebbe essere corretto affermare che i cosiddetti responsabili della Pianificazione del territorio, vanno cercati altrove, fatta salva la considerazione che nelle finalità istituzionali dei Fondi strutturali si dichiara anche di dover cercare nuovi strumenti, e quindi ampliare le funzioni attuali dei Ministeri, per ottenere lo sviluppo finale dei territori disagiati e l'aumento del PIL. Da questo punto di vista il discorso si fa contradditorio e ciò dovrebbe essere accettato anche dai funzionari del MEF e MISE, nonché del DPS che, nella quasi totalità, sono di formazione economica o legislativa.
Tuttavia, è evidente che la responsabilità dell'inefficienza della pianificazione del territorio a qualcuno va attribuita (!). Ci deve essere un responsabile o dei meccanismi che rendono intellegibile tale vacuità. Indefinitiva bisogna approfondire i pro e i contro, di una metodologia dei Fondi strutturali che viene assunta, dai funzionari di questi Ministeri, spesso in modo unilaterale e di fatto con una sostanziale sottovalutazione di questi aspetti, ripetiamo a favore della programmazione economica.
Questa tesi è assai ricca e merita di essere affrontata con la dovuta serenità. In altri termini non può essere risolta in queste note, ma non può essere dimenticata. Infatti è uno degli scopi del presente FORUM.
Una normativa che cerca di porre rimedio a queste lacune e che esemplifica questo atteggiamento, è rappresentato dalla diffusione e dalle presunte novità insite nella Legge 662/96 unitamente alla Delibera CIPE 29/97 . Tale legge ha stabilito dei nuovi strumenti per facilitare il livello di governo a scala regionale, proponendo: Misure di razionalizzazione della finanza pubblica, nota come la Programmazione negoziata. Questa normativa con i suoi strumenti (Accordo di programma quadro, Patto territoriale, Contratto di Programma, Contratto di area, ecc.) sono diventati centrali nell'esperienza dei Fondi Strutturali in Italia, e sostanzialmente ribadisce lo squilibrio da cui hanno preso avvio queste note.
Il sostanziale atto notarile rappresentato da un Accordo di Programma, è assai utile se svolge la sua funzione di integrazione della pianificazione in corso. Al contrario risulta gravemente insufficiente se viene concepito, a causa delle precarietà delle situazioni reali esistenti nelle varie Regioni sopratutto dell'ex Obiettivo 1 (2000-2006) e/o della Convergenza (2007-2013), arbitrariamente come lo strumento di Pianificazione del territorio, ossia un Piano, a sostegno dei Fondi strutturali. Siamo di fronte ad una deviazione dai presupposti della normativa in questione, che diventa tuttavia prassi consolidata per le condizioni amministrative oggettive in cui si trova ad operare. Questo significa altresì che quei funzionari sia del MEF sia del MISE, che in parte sembrano critici per i risultati prodotti dai Fondi Strutturali (si veda relazione del dott. Barca alla Camera dei Deputati (bibl.2)), che rilevano molte discrepanze nei risultati dei Fondi strutturali, e/o hanno quasi rinunciato a porvi rimedio, tuttavia hanno deciso che non era il caso di sollevare la questione in oggetto in queste note, che esulava dal loro specifico settore.

(continua)

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Di seguito indichiamo i riferimenti iniziali delle Intese Istituzionali stipulate.

 2.0) Una soluzione al problema inizialmente ricordato: Intese stipulate tra i Governi Regionali e quello di Roma

NB- Indirizzi soprastanti:

Il sito ufficiale del MEF ha modificato gli indirizzi delle Intese. Sicché se si desidera consultare il testo è necessario prendere il termine specifico riportato nell'elenco soprastante, utilizzando un motore di ricerca, e si dovrebbe ritrovare abbastanza facilmente. Per es. per cercare l'intesa della Regione Veneto basta inserire nel motore di ricerca la dicitura riportata. Nel nostro caso: "APPROVAZIONE DELL'INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA DA STIPULARE TRA IL GOVERNO E LA GIUNTA DELLA REGIONE VENETO – Roma, 3 maggio 2001"

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3.0) Bibliografia
1) Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» in GU n. 248 del 24 ottobre 2001.

2) UN’AGENDA PER LA RIFORMA DELLA POLITICA DI COESIONE (2010)
Una politica di sviluppo rivolta ai luoghi per rispondere alle sfide e alle aspettative dell’Unione Europea Rapporto indipendente- Predisposto nell’aprile 2009 su richiesta di Danuta Hübner, Commissario europeo alla politica regionale, da Fabrizio Barca.

2) MEF – Circolare sulle procedure di monitoraggio degli Accordi di Programma Quadro – Roma 2003 (pp.28)


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La tesi che i Ministeri italiani (MEF e MISE) che gestiscono di fatto i Fondi strutturali, siano portatori di una metodologia di Pianificazione del territorio squilibrata intenzionalmente a favore degli indicatori della programmazione economica merita adeguati approfondimenti. Tale settore può essere affrontato nel FORUM. Di conseguenza questo approccio necessita di essere approfondito. Sicché, se qualche lettore intendesse contribuire al dibattito può spedire il proprio intervento (vedi: Spedisci ..), che verrà pubblicato prima nel Forum, ed eventualmente successivamente aggiunto ai testi. (Grazie staff redazionale).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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