3.6 – PIT

3.6 – PIT (Progetti integrati territoriali)

Sommario della sezione:

1.0) – Progetti integrati territoriali (PIT)
2.0) – Finanziamenti devoluti ai PIT
         2.1)  – Differenze di popolazione delle Regioni destinatarie dei PIT
3.0) – Natura dei Progetti integrati territoriali (PIT)
4.0) – PIT – Dati ufficiali del RETENUVV
5.0) – PIT: molte speranze ma risultati incerti
6.0) – Riferimenti bibliografici

 

1.0) – Progetti integrati territoriali (PIT)

I Programmi Integrati Territoriali (d'ora in poi PIT) sono un'opzione per attuare i Programmi operativi regionali (POR), i quali ricordiamo costituiscono lo strumento prioritario per definire le strategie preferibili di sviluppo e i conseguenti interventi programmati per ciascun territorio.
La spiegazione di cosa si debba intendere per i PIT inizia a delinearsi nel 1999 con il Piano di Sviluppo del Mezzogiorno (PSM), all'interno del QCS 2000-2006 (vedi Rapporto (p.142)) . In esso si afferma che il Progetto integrato, oggetto di queste note, non va inteso come un nuovo strumento dei Fondi strutturali ma piuttosto, come un modo di operare che si può affiancare ad Assi e Misure dei POR (PSM-QCS 2004 par. 3.10 e 6.4.7)
(bibl.1). I PIT, in tal modo, diventano uno “strumento” di policy per lo sviluppo locale, in piena coerenza con i Regolamenti comunitari. Si intenda con questa accezione il processo inevitabile di passare dalla programmazione del vertice della piramide decisionale, ossia dal livello statale o regionale, all'organizzazione degli interventi ultimi sul territorio. E' noto che nel passaggio dalla fase di programmazione delle sfere alte a quella operativa, il linguaggio amministrativo e gli strumenti attuativi, si diversificano. In altri termini non rimangono gli stessi, si trasformano, e soprattutto cambiano gli attori. Sicché si deve garantire non solo coerenza tra il livello iniziale della piramide di programmazione e quello finale, ma cercare ogni facilitazione per evitare che eventuali ostacoli intermedi blocchino o rallentino indefinitivamente i lavori.
Tuttavia in rapporto alla complessità operativa riconosciuta ed espressa dagli stessi PIT, questi manifestano anche altri aspetti, oltre a quelli ufficiali, forse non ancora completamente considerati. Certamente in una lettura pragmatica, i PIT mentre nascono vincolati alla parola d’ordine di creare sinergie negli strumenti di pianificazione e governo del territorio, al tempo stesso possono assumere una valida funzione per ipotecare ulteriori quote dei finanziamenti a disposizione dei Fondi strutturali (bibl.2).
Infatti i PIT, a causa della validità del combinato disposto degli aspetti ora ricordati, iniziati dopo l'avvio del ciclo 2000-2006, tanto per l'Obiettivo 1 quanto per l'Obiettivo 2, sono continuati anche nel ciclo successivo 2007-2013. Attualmente (2011) si hanno dati certificati dalla rete NUVV (vedi) che riguardano quelli dell'Obiettivo 1 (2000-2006). Di seguito si espone la mappa dei PIT nelle Regioni del Mezzogiorno, in origine varati in seno all'Obiettivo 1 e Obiettivo 2 (Umbria) e successivamente approdati all'Obiettivo Convergenza (2007-2013) che annovera esclusivamente quattro regioni, collocando le rimanenti, cioè le altre dell'ex-Ob.1, in una situazione amministrativa intermedia.

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Tavola 1 – Mappa dei PIT nel Mezzogiorno in rapporto alle idee forza

Nella mappa (v.sopra) si indicano sia i confini geografici dei PIT, sia la priorità del progetti che li animano (turismo, industria, trasporti, ecc.), ossia le cosiddette idee forza. Quando possibile queste identificano le finalità prioritarie degli stessi PIT. Tra quelli identificabili per categoria tematica, il censimento del 2011 del NUVV, indica la suddivisione analitica che riportiamo di seguito (tav.2). Vengono quantificati 97 su 156 accertati derivanti dall'Obiettivo 1 e purtroppo, per ora, non vi sono dati per i rimanenti nella banca dati del NUVV. I PIT divisi per Regione e categoria tematica sono espressi nella tabella seguente:

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Tavola 2 – PIT divisi per categoria tematica

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Dai dati sopra esposti, si desume che i settori rispettivamente del Turismo, dello Sviluppo industriale e poi un po' staccato dello Sviluppo urbano, sono quelli che hanno ricevuto la maggior attenzione dei PIT per le regioni del SUD, ovvero dell'Obiettivo 1. Valori simili si hanno sia ordinando i PIT per numero (vedi sopra) che per estensione territoriale.
Per meglio comprendere l'articolazione delle tipologie di intervento dei PIT ammessi a finanziamenti nel ciclo 2000-2006 si espone la tavola che segue (tav.3). I dati sono suddivisi rispettivamente per: (A) Opere fisiche, (B) Interventi immateriali e (C) Trasferimenti versati in totale, tramite i PIT, ai soggetti privati (Enti no-profit, Imprese, Consorzi, ecc.). Il valore monetario, indicato nella tavola, è leggermente inferiore a quello ufficiale per due ragioni. La prima perché considera 147 PIT, e non i 156 del monitoraggio ufficiale che è geo-referenziato; la seconda perché i riferimenti sono stati inseriti nel sistema ufficiale MONIT, non all'inizio dei lavori ma in una fase avanzata, quando cioè i dati sono diventati più consolidati e maggiormente calibrati (Fonte UVAL 2008 (p.8)
(bibl.3). Da ultimo il valore totale dichiarato nella tabella, pari a 3 miliardi e 376 milioni (€ 3.376.336.512) è rapportato alle proposte vigenti al 31 dicembre 2007. I dati aggiornati al 2011, espressi nella tabella che segue (tav.4), con probabile gradimento degli interessati, sono pressoché raddoppiati. Nel 2007 vi era una richiesta minima (€ 3.376.336.512), che poi è stata aumentata a oltre sei miliardi e mezzo (v. tav.4).

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Fonte (Riel.) Elaborazioni su dati del Sistema Monit aggiornati al 31 dicembre 2007 c/o Materiali UVAL n.17-2008 (p.40)
Tavola n. 3 – Valori monetari dei PIT ammessi a finanziamento

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2.0) – Finanziamenti devoluti ai PIT
Gli importi a sostegno dei vari PIT si sommano agli altri finanziamenti indicati nei POR, derivanti dalle misure cioè i progetti da sostenere, che sono la parte preponderante dei finanziamenti totali. Nella tavola seguente (v. tav. 4) si indica il prospetto aggiornato al 2011 dei PIT approvati, finanziati e ancora in corso per il fatto che nessuno di questi è ancora stato completato (Vedi banca dati NUVV 2011). Nella tabella si indicano i costi totali, divisi per ogni Regione e infine una sorta di costo medio dei PIT, in riferimento della sola entrata dei Finanziamenti pubblici (UE e/o Stato e/o Regione interessata). Come si evidenzia, con questi dati, il costo medio di un PIT ammonta a circa 42 milioni di euro. La rilevanza della cifra è facilmente comprensibile se si pensa che l'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) ha un budget per la sua attività, compresi i costi dei dipendenti, che si aggira attorno ai 50 milioni di euro l'anno. Sicché, ne deriva che l' Agenzia europea dell'Ambiente (EEA) per svolgere le proprie attività di supporto ai 27 Stati della UE ha a disposizione un budget di poco superiore al costo medio di un solo PIT di una regione del Mezzogiorno e inoltre è nettamente inferiore al costo medio di un PIT della Puglia o della Campania (vedi sotto ultima colonna). In aggiunta a questo, considerando che il costo dei PIT sono una piccola frazione dei finanziamenti che le Regioni dell'Obiettivo Convergenza (ex-Obiettivo 1) hanno a disposizione, l'insieme del budget o massa critica derivata dai Fondi strutturali diventa, essendo 29 volte maggiore, ancora più rilevante. Si considerino, infatti, gli oltre sei mld per i PIT contro 200 mld per le regioni del SUD dei due ultimi cicli (vedi bilancio ).

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Tabella 4 -Numero PIT (aggiornamento 2011)

Nota: Nel 2001 erano preventivati circa 54 PIT – V. Corte dei Conti – Relazione annuale 2001- Roma 2002 – Nel 2011 risultano esistenti 156 PIT i cui dati sono esposti in tabella (vedi sopra).

I Finanziamenti UE non sono decisi in base ai dati demografici dei territori interessati. A Bruxelles, infatti, si è scelto l'indicatore prioritario della produzione del Prodotto Interno Lordo (PIL) di ogni territorio. A partire da questo si procede con i primi ordinamenti. Tuttavia è impossibile eliminare l'importanza della popolazione residente, perché costituisce il tessuto sociale e produttivo che genera lo stesso PIL che si considera. L’insieme delle Regioni dell’Obiettivo 1 (2000-2006) e successivamente dell’Ob. Convergenza (2007-2013), destinatari dei 156 PIT ora ricordati, unitamente agli altri finanziamenti, assommano rispettivamente a oltre 19 milioni di abitanti nel ciclo 2000-2006, e 17 milioni e mezzo nel successivo, che equivalgono a circa un terzo del totale della popolazione italiana (33% e 30% (perdita di ~ 3 punti)). Il ribasso deriva dalla diminuzione del numero di Regioni che hanno avuto il diritto a rientrare nell'Obiettivo Convergenza. Il calcolo è espresso in tabella (v. sotto tav.4) per le due principali tipologie dei Fondi strutturali nei due cicli.

2.1) – Differenze di popolazione delle Regioni destinatarie dei PIT

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Tabella 4 – Rapporto tra la popolazione dell’Ob.1 e Ob.2 del Fondi strutturali (2000-2006) e Obiettivo Convergenza e Competitività regionale [..] del ciclo 2007-2013

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Tutti coloro che possiedono informazioni sui PIT possono spedirle al FORUM tramite un proprio intervento (vedi: Spedisci ..) onde contribuire al dibattito. Questo verrà pubblicato prima nel FORUM, e in un secondo tempo aggiunto ai testi. (Lo staff redazionale ringrazia).

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3.0) – Natura dei Progetti integrati territoriali (PIT)

I PIT per definizione sostengono una progettazione di tipo integrato, ma sono anche importanti o analiticamente interessanti per l'enfasi che pongono sul dato del territorio locale in quanto tale. Tale fattore, infatti, benché implicitamente presente nei Fondi strutturali e nei rispettivi PO (POR, PON, POIN, ecc.), in realtà non ha un ruolo prioritario. Mancano le sue tipicità generate dall'unione degli indicatori socio-economici e ambientali. Questa considerazione, assieme alle altre in parte sopra ricordate, merita un'adeguata attenzione per il fatto che mina alle radice, cioè sovverte la tradizionale importanza, o supremazia, dei parametri di programmazione di tipo economico assunti anche dagli stessi Fondi strutturali. Questo tipo di programmazione è coerente e confermata dai documenti analitici dal Dipartimento ministeriale che ha la gestione dei Fondi strutturali cioè il DPS (vedi). Ciò avviene in modo analogo sia nella gestione del MEF che del MISE (vedi). In altri termini, nello strumento PIT, il territorio locale con i suoi componenti diventa un soggetto della programmazione, quindi con particolare valenza decisionale, e non solo il destinatario della programmazione economica su cui spalmare i finanziamenti. In particolare si parla anche di un nuovo ruolo decisionale nella pianificazione del partenariato socio-economico. In ultima istanza è corretto affermare che siamo di fronte a due prospettive strategiche diverse. I POR figli per così dire del QSN 2007-2013 si sviluppano su un livello metodologico ed operativo, che vede la priorità dei tradizionali indicatori economici, e in sostanza sono vincolati alla programmazione economica più o meno consueta. Il processo è dall'alto verso il basso e i risultati in sostanza dei POR, continuano ad essere oggetto di critiche. Viceversa i PIT si avvicinano maggiormente alla prassi e alle considerazioni tipiche della Pianificazione territoriale (da non confondere con i Piani territoriali (PT) della L. 662/1996 – vedi), che sono altra cosa. I PIT e la pianificazione così intesa viceversa, è attenta sia all’area di pertinenza sia alle funzioni prioritarie da sostenere, indicando quelle collaterali. Ossia è vincolata alle condizioni sito-specifiche del territorio. In questo approccio i fondi a disposizione, ossia 42 milioni di euro cadauno di costo medio, non sono l'unico o il riferimento più importante, ma viceversa uno tra i diversi parametri di decisione da considerare. Diversamente in un approccio di bilancio preventivo o consuntivo, previsto anche per gli strumenti della legge 662/1996 ora ricordata (si veda IIS, PT, APQ ecc.) , il discorso purtroppo spesso rimane e si attesta su queste finalità, ossia sulla contabilità delle voci di entrata/uscita. In quel caso ciò che importa è la correttezza del bilancio, che nelle dovute modalità nessuno evidentemente critica. Il problema consiste piuttosto nel fatto che non può essere l'unico indicatore o il principale, su cui effettuare le scelte. Per esempio, utilizzando un'argomentazione ormai assodata, ogni ipotesi di programmazione proveniente da un approccio sostenibile sancito dal Vertice UE di Goteborg (vedi), con il sistema della contabilità dei bilanci non necessariamente emerge. Anzi, ad essere sitetici, non può emergere proprio per nulla.

Continuando ad analizzare lo stato di fatto espresso dai PIT, si possono elencare i seguenti elementi caratterizzanti (bibl.4) :

  • definizione dell'idea-forza, della strategia di progetto e degli obiettivi del singolo PIT
  • identificazione dell'omogeneità dell'ambito territoriale o tematico di riferimento
  • individuazione del soggetto istituzionale responsabile come coordinatore e facilitatore del progetto
  • identificazione delle procedure di gestione e monitoraggio (rete regionale e nazionale)

In aggiunta a quanto ora ricordato, l’applicazione pratica della progettazione integrata (PIT) ha dato luogo a varie tipologie, nelle quali le caratteristiche tipiche dei PIT sono presenti in vario modo e sono state sperimentate dalle rispettive Autorità di Gestione (AdG). Le diverse tipologie possono essere sintetizzate come elencate di seguito. La lista non è astratta ma è quella utilizzata dalla Regione Calabria per i progetti integrati (bil.5):

  • PIS (progetti integrati settoriali)
  • PIF (progetti integrati di filiera)
  • PIR (progetti integrati regionali)
  • PISU (progetti integrati di sviluppo urbano)

I Progetti integrati (PIT) in base alla programmazione e alle finalità specifiche della Regione interessata, si traducono in un mix di obiettivi e di azioni di sviluppo. Per i funzionari e/o operatori che hanno redatto il dispositivo di programma, in tal modo le decisioni assunte alle scale ampie (Roma, Bruxelles) si avvicinano alla dimensione locale (PIT).
In particolare il Programma di sviluppo del mezzogiorno (PSM 2000-2006) è programmato con uno schema gerarchico e a cascata (v. sotto tav. 5), connesso rispettivamente ai seguenti obiettivi, quasi da manuale:

A) gli obiettivi globali, definiti a livello nazionale;
B) gli obiettivi specifici con il contributo di ogni settore di intervento, all’interno dei sei grandi assi prioritari;
C) gli obiettivi operativi (concrete operazioni delle diverse linee di intervento) (vedi tav. 5 e p.41-PSM).

Per quanto riguarda l’approccio generale, nella sezione (4.0) degli Orientamenti al Piano Sviluppo del Mezzogiorno (PSM) (bibl.6) si indica, in particolare, che le scelte strategiche contenute nello stesso documento, cioè Orientamenti al PSM (bibl.7) e ripreso dal PSM-QCS 2000-2006, derivano dall’applicazione dei principi teorici richiesti dal Regolamento dei Fondi strutturali 1260/99 (vedi). I programmi regionali e i programmi nazionali (POR-PON) di cui il PSM si compone, sono necessariamente coerenti con gli obiettivi globali e si articolano nei sei grandi Assi prioritari formalizzati nel PSM-QCS 2000-2006 (bibl.8). Nel ciclo successivo questi Assi si traducono nella dizione di Priorità. I PIT assumono e sostanzialmente non pongono in discussione, sia la sfera degli obiettivi rispettivamente cosiddetti Globali (A) e Specifici (B); si confrontano viceversa con un approccio problem solving tramite interventi concreti (Idee forza), o in altri termini con gli Obiettivi Operativi. Lo schema sottostante esprime questo iter.

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Tabella 5 – Rapporto PIT e schema di programmazione per il Programma di Sviluppo del Mezzogiorno con le sue strategie.

I PIT si caratterizzano, come ricordato, operativamente per interagire con diversi Enti attori, tramite l'organizzazione di un organo di coordinamento, non preordinato ma costruito a seconda delle condizioni locali. Lo schema a fianco (v. tav.6) pone in risalto il ruolo di coordinamento assunto dai PIT calabresi per rendere effettivi gli interventi. Questa ipotesi di innovazione nella prassi è volta all'eliminazione soprattutto di ogni momento di inerzia che allungano tradizionalmente i tempi della Pubblca Amministrazione (PA), mortificando e a volte vanificando l'attuazione della pianificazione. Ribadiamo che con i PIT e il suo Comitato di gestione, si è inteso rispondere operativamente e facilitare, le difficoltà presenti nel dovere affrontare materie amministrative e di rendicontazione finanziaria di notevole complessità, rese più pressanti e molto più dinamiche, dall’obbligo normativo introdotto dalla UE di dover procedere con tempi contingentati (v. regola N+2) (bibl.9).

A riprova di quanto sinora ricordato, i Progetti integrati territoriali (PIT) cercano di realizzare quindi, il coordinamento e l’integrazione tra la scala centrale e quella più locale, ritenendo questo rapporto tra i più ostativi al raggiungimento dei buoni risultati.

 

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Tabella 6 – Schema governo e gestione dei PIT

4.0) – PIT – Dati ufficiali del RETENUVV

Nella tabella di sintesi sottostante si espongono i dati dei PIT aggiornati al giugno 2011, espressi dall'autorità ufficiale per il loro controllo, ossia la Rete NUVV delle Regioni Interessate (bibl.10) (clicca). Il primo raggruppamento riguarda le cosiddette idee-forza dei PIT (totale=156), il numero di interventi (7.897) e quelli attivi (5.213) con il totale delle risorse programmate unitamente all'indicazione di quelle che si riferiscono alle risorse pubbliche (€ 6 miliardi e 920 milioni). Queste tipologia di fondo è affiancata anche dalle risorse provenienti da fonte privata (€ 1 miliardo 140 milioni). Dopo gli altri dati di ditinguo tra i vai fondi (FSE, FESR, ecc.) la tabella indica i destinatari di queste risorse che sono la popolazione interessata che, per la Rete NUVV equivale a circa 22 milioni di cittadini. Questo dato non è un mero dato statistico, benché il NUVV si limiti al riferimento solamente in questo senso. Infatti la popolazione interessata dall' Obiettivo1 e Obiettivo Convergenza, è pari grossomodo agli abitanti dell'Australia tre volte quelli dell'Austria. Tale dato, da un lato può essere un una semplice informazione statistica, come sembra essere utilizzato nella rete NUVV, ma al contrario può essere un elemento di programmazione iniziale su cui riflettere. Infatti, il dato demografico piò svelare delle condizioni al contorno che possono condizionare tali programmazioni, e quindi non essee dati meramente neutri. Per essere ancora più chiari, la legittimità tesa a sostenere nei fatti che un territorio grande come il Mezzogiorno e con una popolazione di 22 milioni di persone, possa essere sottoposto alla stesso tipo di pianificazione territoriale, è una tesi per molti versi discutibile.Viceversa questa sembra essere la prassi costante da parte del MISE e del MEF tramite il DPS (Vedi). Questi due Ministeri e il Dipartimento interessato (DPS) non sembrano essersi mai interrogati su tale assunto e di conseguenza lo sottovalutano, benché contradditoriamente, sembrano essere molto concordi nel criticare sempre più i risultati o inefficienze ottenuti con i finanziamenti chiamati Fondi strutturali (vedi Relazione Barca). Infatti questi hanno gia versato (2000-2006) e continuano a versare (2007-2013) a queste Regioni 100 miliardi euro di finanziamento per ciascun ciclo, a fronte di risultati che essi stessi giudicano in parte non verificati e/o non del tutto soddisfacienti (vedi FORUM).

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Tavola 7 – Dati complessivi dei PIT nell'ultimo aggiornamento giugno 2011

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5.0) – PIT: molte speranze ma risultati incerti

Nel Convegno di Agrigento del 2003 (bibl.11), si è cercato di approfondire le molte speranze che i PIT intendevano e sembravano suscitare. La sintesi degli interventi, assai interessanti, degli oratori sono disponibili presso il sito del DPS. Sono rappresentati i diversi ruoli istituzionali, pubblici e privati, compreso un funzionario UE (vedi). Tuttavia le argomentazioni, esposte negli interventi, manifestano tutte il medesimo approccio analitico, essendo, come si dice, di tipico stampo ottativo. Ossia affermazioni volte a illustrare i buoni propositi. Questi di norma possono essere accettabili nel periodo iniziale in cui tra l'altro si è svolto il Seminario (2003). Al contrario, le stesse risultano disallineate se poste in una fase avanzata e di verifica, come dovrebbe essere quella presente del 2011, ossia dopo otto/nove anni di sperimentazione sul campo (bibl.12). Alcuni materiali realizzati dal FORMEZ, nel suo costante e istituzionale sforzo di approfondimento, realizzato negli anni immediatamente successivi, ribadiscono questi elementi di criticità (bibl.13). Per quanto riguarda il periodo più recente la banca dati del NUVV sui PIT del DPS-MISE, offre preziose informazioni aggiornate, ma è disattenta delle questioni più critiche, evidenziando una scelta assunta dai gestori di questo servizio. La Banca dati poteva essere indirizzata anche in questa direzione, ma così non è stato. La Pubblica Amministrazione (PA) in questo caso il MISE con il DPS (vedi), preferisce porsi anche un passo indietro in ogni settore della ricerca onde non essere oggetto a qualsivoglia critica.

Nelle note che precedono abbiamo cercato di rendere conto delle argomentazione e dei propositi dei PIT. A fronte di un impegno aumentato nel tempo (v. tav. 4 e tavola 3) del tutto considerevole per un finanziamento attorno a oltre sei miliardi di euro, anche per questa tipologia operativa dei Fondi strutturali, si assiste ad una latenza di informazioni per quanto riguarda i risultati. Anzi, ad essere ancora più drastici questi non si riescono a cogliere. Si assiste alle situazioni già presenti ai tempi della Cassa del Mezzogiorno, ossia di sforzi per produrre continue semine. Le quali, come è noto, hanno senso e sono indispensabili, ma solo e soltanto quando sono seguite anche dai momenti di raccolta. Viceversa qui la distribuzione continua dei Fondi strutturali sembra un processo senza fine. Ossia molte informazioni e controlli nelle fasi di cosiddetta semina e poche o nessuna informazione sulla fase dei risultati. E' evidente che tale situazione deve essere oggetto, quanto prima, di adeguate modifiche.

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Ripetiamo l'invito a tutti coloro che possiedono informazioni sui PIT o hanno un'interpretazione diversa da quella suggerita nelle note che precedono. Costoro possono spedirle al FORUM tramite un proprio intervento (vedi: Spedisci ..) onde contribuire al dibattito. Questo verrà pubblicato prima nel FORUM, e in un secondo tempo aggiunto ai testi. (Lo staff redazionale ringrazia).


6.0) – Riferimenti bibliografici

(1) Programma Sviluppo Mezzogiorno (PSM-QCS 2004 par. 3.10 e 6.4.7)

(2) Nel 2001 erano preventivati circa 54 PIT – V. Corte dei Conti – Relazione annuale 2001- Roma 2002 (in totale pp.129) – A fine ciclo nel 2006 il numero totale dei PIT oscilla tra 142 e 156.

(3) T.Bianchi – P. Casavola: I PROGETTI INTEGRATI TERRITORIALI DEL QCS OBIETTIVO 1 2000-2006 TEORIE, FATTI E RIFLESSIONI SULLA POLICY PER LO SVILUPPO LOCALE – Numero 17 – Anno 2008 – Collana Materiali UVAL (pp.99 e
Direttore responsabile: Laura Raimondo. Finito di stampare nel novembre 2008
Materiali UVAL è pubblicato anche in formato elettronico all’indirizzo http://www.dps.mef.gov.it/materialiuval

(4) Sito Dipartimento perle Politiche di Sviluppo (DPS-MISE)- [http://www.dps.tesoro.it/] vedi sezione interna a questo FORUM

5) Il POR della Regione Calabria definisce 5 tipologie di progetti integrati:

  • Progetti Integrati su base regionale o provinciale, di tipo settoriale o multisettoriale, volti al conseguimento di obiettivi considerati strategici per il territorio della Regione o della Provincia, definiti Progetti Integrati Strategici (PIS);
  • Progetti Integrati su base territoriale sub-provinciale, anche in questo caso di tipo settoriale o multisettoriale, orientati al conseguimento di precisi obiettivi di sviluppo socio-economico di specifiche partizioni territoriali, definiti quindi con il termine di Progetti Integrati Territoriali (PIT):
  • Progetti integrati delle aree rurali (PIAR): entro ciascun PIT vengono ritagliate delle aree PIAR (sulla base di parametri quali il grado di ruralità, lo spopolamento e gli addetti al settore agricolo) che hanno una loro identità e delimitazione geografica;
  • Progetti integrati di filiera (PIF): sono simili ai PIS ma integrano misure FEOGA e riguardano il settore agricolo in prospettiva di filiera; non necessariamente sono associati a dei PIT di riferimento;
  • Programmi di sviluppo urbano (PSU): integrano le misure dell’Asse 5; sono progetti per lo sviluppo e la riqualificazione urbana di grandi centri e reti di centri. Non sono collegati ai PIT ma integrabili con questi.

(6) PSM – Orientamenti: (Rif. PSM-Orientamenti p.43)).

(7) Orientamenti del Programma di Sviluppo del Mezzogiorno (1999) (v. cap.5 p.260 Rapporto di rierimento).

(8) – V. in precedenza – Orient.PSM e PSM-QCS (cap.5 p. 260).

(9) – E’ probabile che a questa situazione abbia concorso anche la nuova regola di rispetto perentorio dei tempi. La regola dell’N+2, infatti, afferma che la quota di un impegno non liquidata mediante acconto o per la quale non è stata presentata domanda ammissibile alla Commissione, ai fini di ottenere un pagamento intermedio entro la scadenza fino al secondo anno successivo a quello dell’impegno, è disimpegnata automaticamente e con conseguente riduzione del budget previsto (v. FAQ).

(10) Il Rapporto Orientamenti del PSM specifica inoltre che dai rapporti interinali sono emersi circa 79 obiettivi di tipo strategico e 50 di questi sono stati accolti nel rapporto e esposti in Appendice (rif. p.43 del PSM-Orientamenti)

(11) La Rete dei nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici (Rete NUVV), costituita nel 2003 con un protocollo di intesa Stato-Regioni e Province Autonome che ne ha individuato finalità e indirizzi, raggruppa i nuclei (previsti dall’art 1 della legge144/99) di 33 amministrazioni: 12 Ministeri e tutte le Regioni e Province autonome (fonte (riel.) RELAZIONE SULLO STATO DELLA RETE NUVV E SUL CONSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI DEL PROGRAMMA 2004i (pp.5.rifer. p.1)

(12) PSM-QCS revisione di metà periodo (2004) (sezioni 3.10 e 6.4.7) . Si definiscono quali indicazioni, relative ai progetti integrati (PIT), devono essere riportate nei Complementi di programmazione (CdP). Nel PSM-QCS approvato revisionato nel 2004 la sez. 6.4.7 viene integrata con le indicazioni delle penalità in cui potrebbero incorrere i PIT se non fossero rispettati i cronogrammi da approvare entro il 30-06-2005. Tali riferimenti sono assenti nel testo approvato nel 2000 (nella revisione sono state aggiunte 24 righe)

(13) Progetto SPRINT (Sostegno alla Progettazione Integrata)- FORMEZ- I Progetti Integrati Territoriali alla prova dell'attuazione – Agrigento, 6 – 7 febbraio 2003 (vedi documenti)


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