1.13 -Direttive Habitat – Natura 2000 -Strategia UE 2020

1.13 -Direttive Habitat  –  Natura 2000 – Strategia Europa 2020

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I settori problematici della sostenibilità, della protezione dell'ambiente, in particolare degli strumenti di VIA e VAS, ecc. sono prioritari anche nel campo dei Fondi strutturali, e questa sezione necessita di essere ampliata. Sicché se qualche lettore intende contribuire al dibattito può spedire il proprio intervento (vedi: Spedisci ..) che verrà pubblicato prima nel Forum, ed eventualmente successivamente aggiunto ai testi. (Grazie staff redazione).


Gli indicatori Ambientali coordinati da Bruxelles (scala UE)

Sommario sezione:

1) Il problema concettuale
2) Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA – Direttiva 1990))
Osservazioni
3) Direttiva Uccelli
4) 1° Programma CEE per l'Ambiente (1973) , Direttiva Habitat (1992) e Rete Natura 2000
5) Direttiva Habitat (1992) e difesa della biodiversità
6) Programma di azione per l’ambiente UE (1972-2012)

7) Settimo programma di azione per l'Ambiente (30-12-2013)
Riferimenti

1) Il problema concettuale
Agli arbori del progetto UE, cioè negli anni Cinquanta, il problema della tutela dell'ambiente all'interno dei documenti della nascente istituzione e delle sue Direttive, era pressoché assente. Non esisteva questa preoccupazione, analogamente a quanto accadeva per la pianificazione territoriale e/o programmazione economica sia nella pratica sia nella letteratura nazionale ed internazionale. Il paradigma che, allora, sembrava sostenere ogni decisione, era quello economico e in particolare delle cosiddette Analisi Costi/Benefici. All'inizio degli anni Duemila, ossia dopo circa un cinquantennio, la situazione si è radicalmente trasformata e i principi dell'Analisi Costi/Benefici (ACB), benché centrali, non sono più ritenuti sufficienti, sostituiti dal cosiddetto approccio della sostenibilità. Per evitare equivoci, forse è bene rimarcare, che tale nuovo approccio integra le analisi ACB, non le elimina. Introduce, infatti, alcune famiglie di indicatori ritenuti in precedenza superflui. Ossia i valori intangibili come ad esempio il valore del paesaggio, e soprattutto rendendo sempre più trasparente il processo decisionale. In questo processo si coinvolgono le popolazioni interessate dai progetti in questione, che solitamente ridimensionano di molto le previsioni dei cosiddetti tecnici. Il nuovo parametro operativo della sostenibilità, si manifesta in particolare in due nuove strumentazioni teoriche e operative, che hanno assunto il nome rispettivamente di Valutazione di Impatto Ambientale (CEE-VIA- 1985) e di Valutazione Ambientale Strategica (UE – VAS 2001). Le matrici di valutazione sostenute da questi due innovativi strumenti di programmazione, necessitano di conoscere in ragionevole dettaglio la realtà dei territori in cui si va ad operare (socio-economiche e ambientali), sicché necessitano di informazioni quantificate e strutturate a tal fine. Ciò ha richiesto l'approntamento di banche-dati, che sta costituendo una massiccia attività in tal senso a partire dagli anni Novanta, sovvenzionata anche da molti progetti dei Fondi strutturali dell'Obiettivo 1 (2000-2006), Convergenza (2007-2013)e successivamnte Regioni non sviluppate (2014-2020). Viceversa in senso più generale negli anni Ottanta/Novanta prima la CEE e poi la UE si è distinta per la promozione di attività volte ad indagare lo stato dell'ambiente e del territorio con apposite Direttive, e specifici programmi. Ricordiamo a scopo esplicativo, almeno la costruzione tramite apposita Direttiva dell'Agenzia europea per l'Ambiente (EEA 1990), la Direttiva Uccelli (1979), la Direttiva Habitat (1992) e come ricordato la Direttiva VIA (1985) e quella VAS (2001-4). Queste disposizioni, dovrebbero essere sufficienti per dimostrate non solo l'ampio spettro dell'approccio all'ambiente in funzione dello sviluppo dei territori della UE, ma anche le necessarie connessioni che devono costituirsi con le azioni finanziate dai Fondi strutturali. Di seguito indichiamo le principali coordinate concettuali delle Direttive ora ricordate, ossia dei riferimenti in senso sostenibile che appartengono a pieno diritto alle funzioni dei Fondi strutturali.

2) Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA – Direttiva 1990))

Ogni paese della UE, o perlomeno quelli più avanzati, hanno proprie strutture di controllo del settore ambientale. In ragione di questa evidenza e di altre questioni di gestione complessiva anche la UE ha deciso di dotarsi di una struttura analoga, chiamata Agenzie Europea per l'Ambiente (EEA). Lo scopo non poteva essere quello di creare doppioni o forme di concorrenza con quelle già esistenti sicché si optò per costruire una rete di collegamento per migliorare i dati già esistenti ponendoli a disposizione di tutti.

Il Regolamento istitutivo dell'Agenzia Europea Ambientale ( Regolamento N. 401/2009- art-3), stabilisce che i principali campi di attività dell'Agenzia dell'Ambiente Europeo includono, nella più ampia misura possibile, tutti gli elementi che permettono di acquisire le informazioni utili a descrivere lo stato attuale e prevedibile dell’ambiente dai seguenti punti di vista:

a) la qualità dell’ambiente;
b) le pressioni sull’ambiente;
c) la sensibilità dell’ambiente;

sottolineando che ciò deve avvenire anche nel contesto dello sviluppo sostenibile. Inoltre al capoverso 2 sempre dell'art. 3, si definisce che nell’attuazione della politica della Comunità in materia di ambiente, è accordata la priorità ai seguenti settori di attività:

a) qualità dell’aria ed emissioni atmosferiche;
b) qualità dell’acqua, inquinanti e risorse idriche;
c) stato dei suoli, della fauna e della flora nonché dei biotopi;
d) utilizzazione del suolo e risorse naturali;
e) gestione dei rifiuti;
f) emissioni sonore;
g) sostanze chimiche pericolose per l’ambiente;
h) protezione del litorale e del mare.

Saranno compresi in particolare i fenomeni transfrontalieri, plurinazionali o globali.

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Osservazione:
Come si può notare dallEEA-005_vert'elenco appena riportato, non sono indicate le radiazioni ionizanti, in particolare quelle prodotte dalle cosiddette scorie radioattive. Tuttavia con il parco elettronucleare europeo, la decisione di non porre l'attenzione sulle scorie genenrate siti  elettronulceari  sia l'utilizzo  sanitario di queste sostanze, nonché quelle prodotte dalla stessa industria militare, che sono settori consistenti nei paesi UE, genera qualche perplessità. Si tratta di un'evidente scelta di parcellizzazione. In questo modo si stabilisce, in sede amministrativa, che la EEA è deputata a fare solo certi controlli, e di dsinteressarsi di altri. Tuttavia se è vero che al fini di coordinare anche il monitoraggio di tale settore nei suoi aspetti di rischio, vi sono organismi deputati a tale scopo (per es. lo IAEA a Vienna, ecc.), è altrettanto pacifico ammettere che il budget a disposizione dell'EEA per il suo funzionamento unitamente ai suoi 130 dipendenti, è assai contenuto. Infatti si tratta di circa 50 milioni anno, che se confrontato con i finanziamenti a singoli progetti dei Fondi strutturali, che ammontano anche a molte centinaia di milioni, genera un altro tipo di stupore (si veda costi dei PIT). Sicché con tale budget non sarebbe credibile una prospettiva volutamente comprehensive delle funzioni di detta Agenzia. Con questi finanziamenti non si può fare granché. Siamo molto lontani dal ruolo che ha assunto l'Agenzia per l'ambiente degli USA (EPA (2)) ed il suo budget (2010= $10.3 miliardi -(bibl.3)). Sicché, in ultima analisi, queste considerazioni non depongono a favore di un'attività realmente rispondente alle funzioni dettate dal Regolamento istitutivo (bibl.1) di controllo e/o di informazione relative all'ambiente dei territori europei. Però questo è lo stato dell'arte. Il Regolamento istitutivo dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) stabilisce inoltre, sempre all'art. 3, che detta Agenzia deve altresì tener conto della dimensione socioeconomica. In sostanza siamo di fronte da un lato, ad una funzione di collegamento degli sforzi di controllo già esistente nei singoli stati della UE, al fine di favorire le possibili sinergie e dall'altro ad una fase prolungata di gestazione benché l'attuale EEA sia partita nel 1999. Si protrae, cioè una stato embrionale. In altri termine, da parte della UE non vi era nel 2000 ancora, la volontà politica e quindi la decisione di affrontare la questione ambientale in tutti i suoi aspetti, ripetiamo sulla scorta di quanto avviene in US tramite l'EPA (bibl.2).  Dieci anni dopo con la Strategia Europa 2020 le cose cambiano radicalmente (2010) Tuttavia come si può constatare anche in altre sezioni di questo sito, i Fondi strutturali sono tenuti a rispettare molte indicazioni provenienti dall'EEA, e gli obiettivi innovativi dello sviluppo sostenibile definito senza dubbio nel vertice di Goteborg (2001 – Barcellona 2002) e dalle precedenti Direttive, chiaramente ambientali, stabilite in precedenza a partire dai primi anni Settanta (vedi sotto). Nello schema si evidenza lo schema della rete EIONET (sopra) sia i settori di intervento dell'EEA (sotto).

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3) – Direttiva Uccelli

uccello_habitatIl 2 aprile 1979 la Commissione europea approva la Direttiva n. 79/409/CEE, (bibl. 4) comunemente chiamata Direttiva Uccelli selvatici, concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Si tratta del primo atto normativo dell'Unione Europea volto alla conservazione della natura che, assieme alla Direttiva Habitat, (v. sotto bibl.5) ) è uno degli strumenti normativi più significativi per la tutela dell'ambiente e in particolare della biodiversità in tutte le regioni europee.
Il 30 novembre 2009 viene approvata la nuova versione della Direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici: Direttiva 2009/147/CE (bibl. 6). Nell'allegato VII è fornita una tabella di concordanza che elenca i cambiamenti rispetto la precedente Direttiva del 1979 annunciata nell'articolo 18.
La Direttiva Uccelli 79/409/CEE è stata recepita dall’Italia con la Legge n. 157 dell'11 febbraio 1992 (bibl.7).
(
fonte (Riel.): http://www.apmolentargius.it/direttiva_uccelli.php)

4) – 1° Programma CEE per l'Ambiente (1973) , Direttiva Habitat (1992) e Rete Natura 2000

Nel 1973, in sintonia con la prima crisi energetica, entrò in vigore il Primo programma d’azione per l’ambiente e sei anni più tardi nell’Aprile 1979 fu emanata la Direttiva Uccelli Selvatici, apAMBIENTE_UE_ZIP_SICpena ricordata, il primo atto normativo comunitario inteso a preservare l’ambiente naturale per i contemporanei e per le generazioni future. Ai fini della conservazione della natura alcuni strumenti legislativi dell’UE hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo guida. Le Direttive e programmi di riferimento sono: 

– Direttiva «Uccelli selvatici» (1979)
- Direttiva «Habitat» (1992)
- Programma Rete Natura 2000 (artt. 3 e 6 – della Direttiva Habitat).

Figura 1.13-1 Settori di intevento dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) 

 6_progr_ambienAlla scala internazionale si assiste ad un processo normativo analogo a fronte dell’approccio protezionistico e conservativo che si  ricollega alla Convenzione di Berna.La Direttiva Habitat, contribuisce alla conservazione della biodiversità negli Stati membri definendo un quadro comune per la conservazione degli habitat naturali e semi­naturali, della flora e della fauna selvatiche sul territorio degli stati membri di interesse comunitario. Il continuo degrado degli habitat naturali e le minacce che gravano su talune specie figurano fra i principali aspetti oggetto della politica ambientale della UE. Lo schema a fianco (v. tav. 3 ) esprime momenti di riferimento del discorso in atto.

 Ai fini  di quanto appena ricordato e di una politica ambientale europea è stata creata una rete ecologica di zone speciali protette (Direttiva Habitat – art.6) denominata Rete Natura 2000. Questa rete unitamente ad altre attività previste nel settore del controllo e della sorveglianza, della reintroduzione delle specie sia locali sia non locali, della ricerca e dell'educazione, contribuiscono alla coerenza dell’intervento. Essa si muove in parallelo all’indicazione dei diversi Programmi di azione per l’ambiente succedutesi negli ultimi decenni e di cui abbiamo appena fatto riferimento. La Direttiva Habitat prefigura una rete ecologica europea che assumerà il nome di Rete Natura 2000, costituita da un lato dalle zone speciali di conservazione designate dagli Stati membri in conformità delle disposizioni della stessa Direttiva e dall'altro da zone di protezione speciale  istituite dalla Direttiva79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Rispettivamente l’Allegato I (tipi di habitat naturali di interesse comunitario) e II (specie animali e vegetali di interesse comunitario) della Direttiva Habitat, forniscono indicazioni circa i tipi di habitat e di specie la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione (ZPS v. a lato). Alcuni di essi sono definiti come habitat o specie prioritarie perché rischiano di scomparire.

5) – Direttiva Habitat (1992) e difesa della biodiversità

Gli articoli della Direttiva Habitat, riportati di seguito (v. tav. 5), esprimono con chiarezza le priorità da seguire. L’Allegato IV della Direttiva Habitat del 21 maggio 1992, prevede la formulazione di un elenco di specie animali e vegetali che richiedono una protezione rigorosa e contribuisce ad individuare in ogni Stato membro,  tanto  le  specie quanto gli habitat a rischio, da proteggere. Nelle zone speciali di conservazione (ZPS e SIC), gli Stati membri devono assumere tutte le misure necessarie per garantire la conservazione degli habitat e per evitarne il degrado.

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Figura 13.1- 5 –  Direttiva Habitat 1992

La Direttiva prevede, altresì, la possibilità che la Comunità cofinanzi le misure di  conservazione. Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano ricerche e studi scientifici atti a contribuire al conseguimento degli obiettivi della Direttiva e ogni sei anni gli Stati membri riferiscono sulle disposizioni adottate in applicazione della stessa. La Commissione redige un rapporto di sintesi in base a tali relazioni. In seguito all'adesione dei 10 nuovi Stati membri (10.05.2004), gli allegati della Direttiva sono stati modificati per tener conto della diversità biologica dei nuovi territori.
I nuovi dieci paesi UE, aggiunti nel 2004, hanno dovuto presentare gli elenchi delle zone di conservazione entro la stessa data. Questo gruppo di Direttive si muove eminentemente sul lato ecologico e protezionistico, affine ad una cosiddetta priorità della conservazione, che anticipa storicamente l’avvento del principio dello Sviluppo sostenibile. Inoltre, il fenomeno definibile della continentalità in atto in Europa con la formazione della UE (v. cap.1 – pp.41 e 55 del Rapporto ) produce l’emersione di due nuove funzioni ricollegabili alla famiglia della spazialità e della complessità. Entrambe volte alla gestione del territorio a fronte dei fenomeni di aggregazione in atto, sia politici sia economici (libera circolazione di merci e persone). Negli approcci alla nuova Area vasta comunitaria permane la modalità della lettura biogeografica.

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6) – 6° Programma di azione per l’ambiente UE (1972-2012)

Integrazione del principio dello Sviluppo sostenibile nelle politiche UE
Il 6° Programma di azione per l’ambiente, entrato in vigore il 22 luglio 2002, è l’ultimo di una serie, iniziata con il 1°Programma (1972). L'esigenza di integrare gli obiettivi ambientali nelle diverse politiche era già stato oggetto di attenzione anche in quelli precedenti ed in particolare nel Quinto programma (bibl.8). Questi programmi cercano di individuare nuovi strumenti, in aggiunta alla legislazione ambientale vigente dei singoli paesi UE, per integrare tra loro sia gli strumenti di mercato, sia le campagne di sensibilizzazione e il 6° Programma, indica come settore di particolare attenzione la pianificazione territoriale. Infatti, nella Comunicazione che presenta il 6° Programma al Parlamento (bibl.9), per la discussione e la sua approvazione, si afferma:

“Per cambiare ad esempio il modo in cui oggi pratichiamo l'agricoltura, distribuiamo l'energia, forniamo i trasporti e utilizziamo il territorio occorre rinnovare le politiche relative a queste aree; il presupposto di fondo è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche, ma occorre anche che la Comunità riformi il proprio sistema di governance in modo da riuscire a conciliare non solo gli obiettivi socioeconomici con quelli ambientali ma anche le diverse vie per conseguirli” (p.11) (ibidem).

L'ambizione UE è quella di continuare a coordinare i paesi europei dell’Unione in coerenza con gli assunti anche ambientali approvati e di rivestire un ruolo guida per l'area euro-mediterranea, continuando nella cooperazione internazionale. Dopo la conferenza ONU di Rio De Janeiro (1992) la Comunità Economica Europea avvia una nuova generazione di politiche ambientali cosiddette integrate in particolare con la strategia ONU che avrebbe dovuto informare l’Agenda del Ventunesimo secolo (Agenda 21 – p.214). Il quinto e sesto Programma ambientale UE si interfacciano rispettivamente nel 1992 con la Conferenza di Rio de Janeiro (5° Programma) e nel 2002 con quella altrettanto determinante di Johannersburg (6° Programma). La corrispondenza è esposta nella tabella (v. sotto tav. 6).

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Tabella 13.1 -6   Concordanza Summit ONU e Programmi ambientali UE

Con il 6° Programma la UE definisce gli obiettivi e le priorità ambientali, comprese le tematiche emergenti che impongono alla Comunità di assumere un ruolo di guida. La Direttiva che costituisce il 6° Programma si compone di 14 articoli esposti in 15 pagine. Benché la sua esposizione sia sintetica essa è rilevante per i riferimenti che cerca di puntualizzare e per il fatto che ne impone l’osservanza ai 27 Paesi UE. Nella tabella si indicano (v. sotto – tav. 7) i quattro campi da ritenersi prioritari per il 6° Programma (artt. 5-6-7-8) per la politica ambientale UE che si riflettono a loro volta in molteplici settori di intervento. Essi sono: (1) Il cambiamento climatico, (2) la biodiversità, (3) la salute dell’uomo, (4) il problema delle risorse naturali e dei rifiuti (artt. 4-8).

6-programma_amb_001Tabella 13.1  7 –  Priorità Ambientali – 6° Programma di azione per l’ambiente

Nella figura che precede si confrontano i settori richiamati con gli indicatori e i piani adottati per l’attuazione del 6° Programma in oggetto, che attuano le coordinate operative generali della pianificazione UE (v. col. IV). Il 6° Programma di azione in difesa dell’ambiente propone cinque indirizzi prioritari e cinque tipi di azione strategica (p.13 – 6°Programma) che esponiamo in nota. Con le determinazioni assunte nel Consiglio di Goteborg (2001) e Barcellona (2002) il principio dello Sviluppo sostenibile diventa una prassi standard dell’azione UE che interessa il suo territorio e la partecipazione delle attività UE alla scala globale. Il 6° Programma, inoltre, coordina in un unico atto ufficiale le diverse attività di tipo ambientale che la UE aveva in corso. Ci riferiamo ai seguenti settori:

Il cosiddetto protocollo di Kyoto, (1998), per arginare i rischi del riscaldamento del globo (v. cap. 3) (bibl.10).
Nel 2010 è prevista una verifica.
La diversità biologica unitamente alla formazione del Programma Natura 2000 UE (Direttiva UE Habitat 1992), decolla operativamente tra i paesi UE nel 2000. La programmazione è in piena attuazione e ha chiare ricadute, per esempio, nei POR dell’Ob.1 (v. p.96 e All.II – p.545 (RAPPORTO) ) in Italia e nei PIC transfrontalieri (v. p.85 e PIC (p.200)).
I Fondi strutturali che alla luce del principio dello Sviluppo sostenibile (Goteborg-2001), devono essere coerenti anche con gli obiettivi del 6° Programma ovvero della sostenibilità.
 

6.1) VII Programma d’azione per l’ambiente (31-12-2013) (bibl.11)
Il VII Programma d’azione per l’ambiente,  specifica e ripropone un quadro generale per le politiche europee da seguire in materia ambientale fino al 2020.

Prendendo le mosse dal VI Programma per l’ambiente terminato nel 2012, il nuovo programma dal titolo “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” intende raggiungere un elevato livello di protezione ambientale, una migliore qualità della vita e un determinato grado di benessere dei cittadini europei . Il VII Programma lancia infatti le sfide da seguire, gli obiettivi da raggiungere e definisce un quadro di programmazione europea per l’ambiente fino al 2020. Individua 9 obiettivi prioritari da realizzare:

NOVE OBIETTIVI DEL SETTIMO PROGRAMMA DI AZIONE PER L'AMBIENTE (2014)

1.   proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell´Unione;
2.   trasformare l´Unione in un´economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva;
3.   proteggere i cittadini da pressioni e rischi ambientali per la salute e il benessere;
4.   sfruttare al massimo i vantaggi della legislazione dell’Unione in materia di ambiente migliorandone l’applicazione;
5.   migliorare le basi cognitive e scientifiche della politica ambientale dell’Unione;
6.   garantire investimenti a sostegno delle politiche in materia di ambiente e clima e tener conto delle esternalità ambientali;
7.   migliorare l´integrazione ambientale e la coerenza delle politiche;
8.   migliorare la sostenibilità delle città dell´Unione;
9.  aumentare l´efficacia dell´azione UE nell’affrontare le sfide ambientali e climatiche a livello internazionale.

Tabella 13.1 – 8 – I nove obiettivi del Settimo programma di azione per l'ambiente (2014)

Il VII Programma d’azione si fonda su principi innovativi per il settore ambientale, quali il principio di precauzione, di azione preventiva, di riduzione dell´inquinamento alla fonte e quello di “chi inquina paga”.


7.0) – Summit UNEP (ONU)
Gli Stati europei  appartengono  anch'essi all'organizzazione  mondiale UNEP (Nairobi). Lo scopo principale  dell'UNEP  è quello  da un lato  di proporre soluzioni efficienti per evitare che i problemi ambientali diventino irrecuperabili   e dall'altro di promuovere attività che contribuiscano alla sostenibilità. ambientale a livello internazionale. In particolare L’UNEP affronta come tema principale quello dei cambiamenti climatici e utilizza metodi collettivi indirizzati allo sviluppo, alla salvaguardia e al futuro della società mondiale.

La strategia dell’UNEP guarda in particolare  due aspetti dell’economia. Il primo legato ai soggetti che la rappresentano, le istituzioni, la governance;  il secondo  connesso all’oggetto, al prodotto della green economy, nella sua quantificazione e misurazione attraverso gli indicatori adeguati. ( v. anche indicatori Strategia europa 2020). Da un lato è necessaria la creazione di una governance globale; dall’altro  deve essere definto  l’utilizzo di un indicatore  o una famiglia di indicatori, che misuri il benessere e la ricchezza di una nazione all’interno dei limiti del pianeta. Nel passato si è utilizzato sopratutto il PIL, ma i cui limiti sono oggetto di crescente consenso e quindi di una sua alternativa.  A questo proposito, si sta elaborando un indicatore della ricchezza inclusiva nazionale che comprende non soltanto il capitale prodotto, il capitale umano e il capitale naturale, ma anche gli ecosistemi critici, sulla base dell’indicatore “Adjusted Net Saving” elaborato dalla Banca Mondiale.

Anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE)  cerca di proomuovere la crescita verde,  ovvero un modello di sviluppo in grado di garantire, anche alle generazioni future, le risorse e i servizi ambientali sui quali il nostro benessere si basa. La green growth (la crescita verde)  porterà nuove idee, nuovi imprenditori e nuovi modelli di business, contribuendo così alla creazione di nuovi mercati e, infine, alla creazione di nuovi posti di lavoro e di trasformazione industriale.

L’Unione Europea (UE), in linea con la strategia OCSE sull’innovazione,  pone anche il nuovo piano d’azione dell’Unione Europea  che considera il “modello di business eco-innovativo” fondamentale per la promozione di un’innovazione ecosostenibile. L’Ue concorda con la posizione del G-77/Cina che vede la green economy come strumento per lo sviluppo sostenibile, e accoglie e sottolinea la compatibilità delle definizioni di green growth e green economy. La comunicazione europea (bibl. 13) “Rio +20: verso un’economia verde e una migliore governance” rappresenta la roadmap dell’Europa che ha raggiunto un punto significativo con l'approvazione della Strategia Europa 2020, nel 2010. Molti  temi trattati ricalcano sostanzialmente i key findings dell’UNEP. (Fonte ( riel.) ENEA – Mancuso e al. 2013).

7.1)  Follow-up di Rio+20 a livello delle Nazioni Unite e del­l'Unione europea
 Il Comitato economico Sociale europeo (CESE) che consta di 353 membri dai 28 Stati membri dell'UE (nominati per un mandato di cinque anni rinnovabile)  (bil.14)- Mandato in corso: 2010-2015 è convinto che il successo della conferenza Rio+20 si ealizzerà soltanto con l'attuazione delle decisioni adot­tate a Rio e dei processi avviati in quella sede. Ciò sarà favorito dal coinvolgento della c.d.  società civile e garan­tendone l'effettiva partecipazione. In altri termini si sottolinea l'importanza della dimensione della trasparenza (audit, scoping, ecc.) anche nella pianificazione del territorio.
Già a luglio 2012 il CESE ha organizzato un importante evento della società civile per presentare i risultati di Rio a Bruxelles. In questo contesto, è emerso con chiarezza che l'elaborazione degli obiettivi di sostenibilità rappresenta un tema prioritario per il seguito di Rio, ed è stato sottolineato più volte che l'UE deve realizzare ciò che ha chiesto a Rio. (bil.14)

Il CESE è pertanto convinto della necessità di verificare se le strategie fondamentali dell'UE rispondano alle richieste da essa formulate a Rio+20 – che si tratti della strategia Europa 2020 nel suo capitolo sulla sostenibilità oppure della strategia dell'UE per lo sviluppo sostenibile.
 Dai dibattiti interistituzionali organizzati dal CESE a se­guito di Rio+20 è emersa la volontà di cooperazione e di coinvolgimento della società civile.
 Secondo l'annuncio del commissario competente, gli aspetti di Rio maggiormente rile­vanti per l'ambiente saranno attuati nell'ambito del Settimo programma di azione in materia di ambiente, la cui pubblica­ zione è prevista entro la fine dell'anno.

Vai  al sito ufficiale = http://www.unep.org/default.asp


8.0) – Mappa Regioni Bio_geografiche UE

Bioregioni_UE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 13.1  9 –   Mappa delle regioni Biogeografiche dell'Europa


Fonte: I testi sopra esposti sono tratti da : Antonio Sardone – Comunità europea – Consistenza Fondi strutturali – 1957-2013 - Edizioni Training Team – Milano (pp.700

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(9) Riferimenti Bibliografici

(1) REGOLAMENTO (CE) N. 401/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 23 aprile 2009 sull’Agenzia europea dell’ambiente e la rete europea d’informazione e di osservazione in materia ambientale (versione codificata).

(2) US Environmental Protection Agency (EPA)

(3) Budget EPA in US [http://www.epa.gov/planandbudget/annualplan/fy2012.html]

(4) Direttiva 2 aprile 1979 (79/409/CEE)- Uccelli selvatici
DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici (79/409/CEE)
(GU L 103 del 25.4.1979, pag. 1).

(5) Direttiva n. 79/409/CEE Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Gazzetta ufficiale n. L 206 del 22/07/1992 (pp.7).

(6) DIRETTIVA 2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici (versione codificata).

(7) Legge n. 157 dell'11 febbraio 1992 – Norme per la salvaguardia della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio – (Gazz. Uff. 25 febbraio 1992, n. 46, S. O.)- Recepimento in Italia della Direttiva Uccelli 79/409/CEE.

(8) Piani decennali di azione per l’ambiente. Il 5° Programma (1993-1998), inizia il necessario coinvolgimento del mondo della produzione (trasporti, industria e/o agricoltura) nella difesa e salvaguardia dell’ambiente che viene continuato e perfezionato dal 6° Programma (2002-2012).

(9) Gazzetta ufficiale delle Comunità europee – 10.9.2002 – L 242/1 – DECISIONE N. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 che istituisce il Sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (pp.15) Commissione Europea -DECISIONE N. 1600/2002/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 22 luglio 2002 che istituisce il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente.

Vedi anche : Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sul Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea "Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta" - Sesto programma di azione per l'ambiente - Bruxelles, 24.1.2001 -ISBN 92-894-0263-6 – © Comunità europee, 2001 (pp.12 in totale).

(10) I tempi non brevi dell’avvio del protocollo di Kyoto (1998-2004) derivano dalle difficoltà di far sottoscrivere agli oltre 120 paesi gli impegni scritti di riduzione delle emissioni in atmosfera. 

I cinque indirizzi si riferiscono alla necessità di: (1) migliorare la normativa ambientale, garantendo (2) il suo inserimento nella pianificazioni di ogni livello con la  (3) partecipazione delle imprese, consumatori e (4) cittadini in genere  (5)  nella prospettiva enfatizzata dalla VAS.  

Al fine di realizzare gli indirizzi esposti  si indica la necessità di promuovere specifiche azioni per raggiungere:  
(1) migliori standard di controllo ambientale in ogni nazione; (2) incentivare il processo di adeguamento del  settore ambientale; (3) favorire misure di benefici economici per le imprese che  accettano gli accordi di autoregolazione; (4) incentivare la responsabilità ambientale sia delle imprese sia dei cittadini; e da ultimo  (5) migliorare la Direttiva sulla VIA per favorire la pianificazione sostenibile (v. allegati ).

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni - Bruxelles, 24.1.2001 (cit.) COM (2001) 31 definitivo 2001/0029 (COD) (v. cap.6).

Nel 1979 a Berna, 39 stati del Consiglio d’Europa unitamente ad altri esterni (Marocco, Tunisia, Senegal. ecc.) definiscono un patto per assicurare la conservazione della flora e della fauna spontanea ed i relativi habitat nei propri territori. Tale atto formale prese il nome  di Convenzione di Berna, la quale divenne esecutiva  il 1 Giugno 1982 ed ha portato alla creazione nel 1998 dell'Emerald network of Areas of Special Conservation Interest (ASCIS) sui territori degli stati aderenti, che opera in parallelo al progetto di conservazione Natura 2000 dell'UE. In  Italia la convenzione di Berna è stata recepita con la Legge 503 del  5 Agosto 1981 e ha portato nel 1991 al varo della Legge 394 (Legge quadro delle Aree protette (G.U. n. 292, 13 dicembre 1991, S.O.))

La gestione dei siti della rete Natura 2000 — Guida all’interpretazione dell’articolo 6 della Direttiva«Habitat» 92/43/CEE Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee 2000 — (pp. 69) – ISBN 92-828-9050-3

La designazione delle zone speciali di conservazione (ZPS) avviene in tre tappe. Secondo i criteri stabiliti dagli allegati: (-) ogni Stato membro redige un elenco di siti che ospitano habitat naturali e specie animali e vegetali selvatiche; ( – ) In base a tali elenchi nazionali e d'accordo con gli Stati membri, la Commissione adotta un elenco di siti d'importanza comunitaria (SIC); (-) Entro un termine massimo di sei anni a decorrere dalla selezione di un sito come sito d'importanza comunitaria, lo Stato membro interessato designa il sito in questione come ZPS.

Spetta inoltre agli Stati membri: (-) favorire la gestione degli elementi del paesaggio ritenuti essenziali per la migrazione, la distribuzione e lo scambio genetico delle specie selvatiche; (-) applicare sistemi di protezione rigorosi per talune specie animali e vegetali minacciate (allegato IV) e studiare l'opportunità di reintrodurre tali specie sui rispettivi territori; (-) proibire l'impiego di metodi non selettivi di prelievo, di cattura e uccisione per talune specie vegetali ed animali (allegato V). Per il finanziamento di rete natura 2000 v. più avanti (p. 99).

(11) Il VII Programma d’azione per l’ambiente, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio con la decisione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L. 354 del 28 dicembre 2013. Vedi Ministero dell'Ambiente [..] italiano http://www.minambiente.it/pagina/il-nuovo-regolamento-che-istituisce-il-programma-lambiente-e-lazione-il-clima

(12) ONU (2012), Atti del Negoziato 20 marzo 2012.  http://www.comitatoscientifico.org/temi%20SD/Rio+20/index.htm

(13) CESE . Italia 24 membri. Vail al Sito http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.it.home

(14) CESE   Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Rio+20: situazione attuale e prospettive  future» (supplemento di parere)  (2013/C 44/11) Relatore: WILMS – Vai la sito http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52012IE2321


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