2.13 – Rete autorità ambientali

2.13 – Rete autorità ambientali – Indicatori ambientali alla scala nazionale

Sommario sezione:

1.0) – Principio di sostenibilità e metodi innovativi delle Direttive UE
2.0) – Direttiva: 6° Programma di azione per l’ambiente Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta
3.0) – Ricadute del 6° Programma di azione per l’ambiente nei Fondi strutturali Ob.1 in Italia
4.0) – 7° Programma di Azione per l'Ambiente (7° PAA)
5.0) – Fondi strutturali e 7°PAA
6.0) – Bibliografia
  • Valutazione di Impatto Ambientale (VIA -in costruzione)
  • Valutazione Ambientale Strategica (VAS -in costruzione)
  • Ministero dell'Ambiente (in costruzione)
  • Rete Autorità Ambientali (vedi)
  • 1.0) – Principio di sostenibilità e metodi innovativi delle Direttive UE

All’interno della Politica di coesione e in particolare nei Fondi strutturali, a partire dal ciclo 2000-2006, (bibl.1) emergono principalmente due polarità capaci di imporre una svolta alle azioni comunitarie. La prima riguarda l’introduzione del principio dello Sviluppo sostenibile, benché in fieri, che consideriamo in  queste note con il quale si indicano le nuove prospettive nel rapporto società-economia-ambiente che si proiettano verso il terzo millennio; la seconda si riferisce ad una presunta innovazione nelle modalità di programmazione territoriale, una sorta di nuovo metodo di pianificazione che caratterizza l’attuazione degli stessi Fondi strutturali. Le originalità di questo cosiddetto nuovo approccio si riferiscono ai fattori imposti e veicolati dai Regolamenti per i Fondi strutturali. Ci riferiamo ad indicazioni quale la trasparenza, la necessità del partenariato, della pianificazione pluriennale, dei controlli a rete e vari altri elementi. In linea complessiva la UE ha formalizzato ultimamente le necessarie conclusioni strategiche nei vertici di Goteborg (2001) e di Barcellona (2002). In queste decisioni si sottolinea la necessità rispettivamente di valutare (1), verificare (2) e intervenire (3) nei settori dove si programmano le trasformazioni ai fini produttivi e dello sviluppo economico (bibl.2). Lo schema che segue (v. tav. 1) mostra i tre momenti di attenzione ora richiamati e le rispettive azioni conseguenti.

Goteborg_02

Tabella 1 – Le tre fasi dello Sviluppo sostenibile a base delle Direttive di Goteborg e Barcellona.

Gli Atti comunitari decisi in sede UE sono rilevanti per le tematiche coinvolte e per gli obiettivi che dichiarano di voler perseguire. Quelle che hanno una valenza connessa con il fenomeno dell’introduzione dell’ambiente nella pianificazione del territorio, sono in numero forzatamente minore ma con la caratteristica tipica degli indicatori ambientali di attraversare sostanzialmente ogni settore di ricerca e di programmazione.
Di seguito analizziamo alcune direttive utili ai fini del discorso incorso, e rimandiamo alla sezione 1.13 Habitat, il loro completamento (v. Habitat) . Gli atti  principali della UE, che interagiscono anche nell’attuazione dei Fondi strutturali sono:

I – 6° e 7° Programma di azione per la difesa dell'ambiente (2002-2012 e 2012-2020)
II – Gruppo  Direttive VIA e VAS (indicazioni di metodo)
III – Gruppo Direttive Uccelli, Habitat e Natura 2000 (indicazioni settoriali)
IV – Programma per l'ambiente LIFE (1992-2013)
V – DPSIR – Modello per il governo sostenibile della Società

Tabella 2 – Atti principali UE di riferimento


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2.0) – Direttiva: 6° Programma di azione per l’ambiente
Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta

Integrazione del principio dello Sviluppo sostenibile nelle politiche UE
Il 6° Programma di azione per l’ambiente, entrato in vigore il 22 luglio 2002, è l’ultimo di una serie iniziata con il 1°Programma (1972). L'esigenza di integrare gli obiettivi ambientali nelle diverse politiche era già stato oggetto di attenzione anche in quelli precedenti ed in particolare nel Quinto programma. Questi programmi (bibl.3) cercano di individuare nuovi strumenti, in aggiunta alla legislazione ambientale vigente dei singoli paesi UE, per integrare tra loro sia gli strumenti di mercato, sia le campagne di sensibilizzazione e il 6° Programma, indica come settore di particolare attenzione la pianificazione territoriale. Infatti, nella Comunicazione che presenta il 6° Programma al Parlamento, per la discussione e la sua approvazione, si afferma:

“Per cambiare ad esempio il modo in cui oggi pratichiamo l'agricoltura, distribuiamo l'energia, forniamo i trasporti e utilizziamo il territorio occorre rinnovare le politiche relative a queste aree; il presupposto di fondo è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche, ma occorre anche che la Comunità riformi il proprio sistema di governance in modo da riuscire a conciliare non solo gli obiettivi socio-economici con quelli ambientali ma anche le diverse vie per conseguirli” (bibl.4)L'ambizione UE è quella di continuare a coordinare i paesi europei dell’Unione in coerenza con gli assunti anche ambientali approvati e di rivestire un ruolo guida (bibl.5) per l'area euro-mediterranea, continuando nella cooperazione internazionale. Dopo la conferenza ONU di Rio De Janeiro (1992) la Comunità Economica Europea avvia una nuova generazione di politiche ambientali cosiddette integrate in particolare con la strategia ONU che avrebbe dovuto informare l’Agenda del Ventunesimo secolo (Agenda 21 ). Il quinto e sesto Programma ambientale UE si interfacciano rispettivamente nel 1992 con la Conferenza di Rio de Janeiro (5° Programma) e nel 2002 con quella altrettanto determinante di Johannersburg (6° Programma). La corrispondenza è esposta nella tabella (v. tav. 3).

Onu_01Tabella 3 – – Concordanza Summit ONU e Programmi ambientali UE

I rapporti tra le decisioni della Comunità nel campo ambientale e le raccomandazioni a livello globale dei Summit ONU sono approfonditi nel prossimo capitolo. Con il 6° Programma la UE definisce gli obiettivi e le priorità ambientali, comprese le tematiche emergenti che impongono alla Comunità di assumere un ruolo di guida. La Direttiva che costituisce il 6° Programma si compone di 14 articoli esposti in 15 pagine. Benché la sua esposizione sia sintetica essa è rilevante per i riferimenti che cerca di puntualizzare e per il fatto che ne impone l’osservanza ai 27 Paesi UE. Nella tabella si indicano (v. sotto – tav. 4) i quattro campi da ritenersi prioritari per il 6° Programma (artt. 5-6-7-8) per la politica ambientale UE che si riflettono a loro volta in molteplici settori di intervento. Essi sono: (1) Il cambiamento climatico, (2) la biodiversità, (3) la salute dell’uomo, (4) il problema delle risorse naturali e dei rifiuti (artt. 4-8).

6_prog_04 Tabella 4  – Priorità Ambientali – 6° Programma di azione per l’ambiente

Nella figura che precede si confrontano i settori ora richiamati, con gli indicatori e i piani adottati per l’attuazione del 6° Programma in oggetto, che attuano le coordinate operative generali della pianificazione UE (v. col. IV). Il 6° Programma di azione in difesa dell’ambiente propone cinque indirizzi prioritari e cinque tipi di azione strategica (p.13 – 6°Programma). Con le determinazioni assunte nel Consiglio di Goteborg (2001) e di Barcellona (2002) il principio dello Sviluppo sostenibile diventa una prassi standard dell’azione UE che interessa il suo territorio e la partecipazione delle attività UE alla scala globale. Il 6° Programma, inoltre, coordina in un unico atto ufficiale le diverse attività di tipo ambientale che la UE aveva in corso. Ci riferiamo ai seguenti settori:

  • Il cosiddetto protocollo di Kyoto, (1998), per arginare i rischi del riscaldamento del globo, aggiornato nel 2010.
  • La diversità biologica unitamente alla formazione del Programma Natura 2000 UE (Direttiva UE Habitat 1992), decolla operativamente tra i paesi UE nel 2000. La programmazione ha chiare ricadute, per esempio, nei POR dell’Ob.1in Italia e nei PIC transfrontalieri (v. PIC – 2000-2006).
  • I Fondi strutturali che alla luce del principio dello Sviluppo sostenibile (Goteborg-2001), devono essere coerenti anche con gli obiettivi del 6° e 7°  Programma  di azione per l'ambiente, ovvero della sostenibilità.

3.0) – Ricadute del 6° Programma di azione per l’ambiente nei Fondi strutturali Ob.1 in Italia

I Programmi che attuano i Fondi strutturali per l’Ob.1 2000-2006, nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia, cioè PSM-QCS, PON e POR , sono privi quasi sistematicamente dei riferimenti espliciti alle disposizioni del 6° Programma di azione dell’ambiente (2002-2012) benché in molti loro progetti attuativi, chiamati: Misure ed Azioni, rispondono con una certa puntualità alle sue disposizioni. Le misure e le azioni dei PO dell’Ob.1, infatti, come è visibile nelle altre sezioni di questo sito, si confrontano con queste tematiche, sia direttamente sia indirettamente, benché non si espliciti quadsi costantemente la fonte  normativa UE. Il fenomeno di non esplicitare i collegamenti con il 6° Programma di azione per l’ambiente, si manifesta anche nel rapporto di Valutazione ambientale ex-ante (VeA) del PSM-QCS (v. p.271). Questo rapporto (VeA QCS-PSM) elaborato nel 1999 benché affronti il merito delle tematiche cui si riferisce il 6° Programma di azione per l’ambiente (surriscal-damento clima, rifiuti, biodiversità, Programma natura 2000, ecc.) evita di esplicitare, pressoché costantemente, il collegamento con le disposizioni comunitarie (5° e 6° Programma di Azione per l’ambiente UE). Analogo impianto è utilizzato nelle VeA dei PO.
Per tale motivo si può affermare che nei rapporti ufficiali dei Fondi strutturali dell’Ob.1 in Italia non vi è un rapporto esplicito con il 6° Programma. Il fatto è ancora più anomalo considerando da un lato che sia il 5° che il 6° Programma di azione per l’ambiente, precedono in parte la formazione dei Fondi strutturali 2000-2006, e dall’altro che questi Programmi fissano degli obiettivi prescrittivi per i paesi UE e non solo ordinatori, ma sono vincolanti per ogni attività sul suolo europeo. Inoltre l’omissione, in alcuni casi, non è solo formale. La VeA allegata al primo PSM-QCS, utilizzata per ottenere il finanziamento dei Fondi strutturali per l’Ob.1 per l’Italia 2000-2006 (v. cap.5 – p.271), come noto, viene elaborata in modo non ritenuta sufficiente dalla Commissione UE, e rigettata in attesa di ricevere le integrazioni necessarie. Nella prima versione del 1999, infatti, si era manifestata una sottovalutazione degli aspetti ambientali, quindi non solo un’assenza di collegamenti formali con il Programma di azione per l’ambiente comunitario, che ha fatto posticipare l’approvazione del QCS italiano. In particolare nella prima versione della VeA del PSM-QCS (1999) si registrava, tra l’altro, una mancanza di dati per il comparto della qualità dell’aria, senza che ne venisse motivata la ragione. Successivamente nell’aggiornamento effettuato, il Ministero dell’economia con l’apposito servizio per i Fondi strutturali modificando l’approccio di programmazione con l’ausilio del Ministero dell’Ambiente [..] realizza una nuova versione della VeA (2002) che affronta sia il comparto della qualità dell’aria sia un approccio complessivo più consono ad una valutazione ambientale. Nei rapporti non vi sono informazioni che motivino le ragioni delle omissioni. Questi aspetti verranno approfonditi esaminando i documenti dell’Ob.1 in Italia nei prossimi capitoli (PSM-QCS, PON e POR – v. 258 e succ.).


4.0  Nuovo 7° Programma di azione per l'ambiente (2013)

-VIVERE BENE ENTRO I LIMITI DEL NOSTRO PIANETA-

Il Sesto programma di azione per l’ambiente (6° PAA) ( v. sopra)  si è concluso nel luglio 2012, ma molte delle misure e delle azioni avviate nell’ambito di quel programma sono  rimaste in via di realizzazione. La valutazione finale del 6° PAA ha concluso che il programma ha recato benefici all’ambiente e ha delineato un orientamento  strategico generale per la politica am­bientale. Nonostante questi risultati positivi, persistono tendenze non sostenibili nei quattro settori prioritari in­dicati nel 6° PAA:

  • cambiamenti climatici;
  • natura e bio­diversità;
  • ambiente,
  • salute e qualità della vita;
  • nonché   risorse naturali e rifiuti.

Per tali motivi la  UE si è prefissata l’obiettivo di diventare un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva entro il 2020,ponendo in essere una serie di politiche e di azioni intesea renderla un’economia efficiente nell’uso delle risorse e a basse emissioni di carbonio. Il testo del 7° PAA specifica che è indispensabile che gli obiettivi prioritari dell’Unione per il 2020 siano fissati in linea con una chiara visione di lungo periodo per il 2050. Ciò creerebbe anche un con­testo stabile per gli investimenti sostenibili e la crescita. Il 7° PAA dovrebbe portare avanti le iniziative politiche della strategia Europa 2020 (bibl. 8), compreso

  1. il pacchetto dell’Unione su clima ed energia,
  2. la comunicazione della Commissione su una tabella di marcia verso un’eco­nomia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050 (3),
  3. la strategia dell’UE per la biodiversità fino al 2020,
  4. la tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse,
  5. l’iniziativa faro «L’Unione dell’innovazione» ,
  6. e la strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile.
L'Allegato 1- del 7° PAA precisa (punto 10) che per vivere un futuro nel benessere occorre agire subito, in maniera coordinata e con urgenza, per migliorare la resilienza ecologica e sfruttare al massimo i potenziali vantaggi delle politiche ambientali per l’economia e la società, nel rispetto dei limiti ecologici del pianeta. Il 7° PAA riflette l’impegno dell’Unione di trasformarsi in un’economia verde inclusiva che garantisca crescita e sviluppo, tuteli la salute e il benessere dell’uomo, crei posti di lavoro dignitosi, riduca le ineguaglianze, investa sulla biodiversità, compresi i servizi ecosistemici che presta (il capitale naturale) per il suo valore intrinseco e per il suo contributo essenziale al benessere umano e alla prosperità economica e sulla sua protezione. (punto 10 Allegato 1 – bibl. (9)).
 
PRIORITÀ TEMATICHE esposte nell'Allegato 1
  • Obiettivo prioritario 1: proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’Unione (punti 1-28)
  • Obiettivo prioritario 2: trasformare l’Unione in un’economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’im­piego delle risorse, verde e competitiva (punti 29- 43)
  • Obiettivo prioritario 3: proteggere i cittadini dell’Unione da pressioni legate all’ambiente e da rischi per la salute e il benessere (punti 44 – 55).
QUADRO di SOSTEGNO
  • Obiettivo prioritario 4: sfruttare al massimo i vantaggi della legislazione dell’Unione in materia di ambiente migliorandone l’attuazione (punto 56-65)
  • Obiettivo prioritario 5: migliorare le basi di conoscenza e le basi scientifiche della politica ambientale del­l’Unione (punti 66-73)
  • Obiettivo prioritario 6: garantire investimenti a sostegno delle politiche in materia di ambiente e clima e tener conto delle esternalità ambientali;(punti 74-84)
  • Obiettivo prioritario 7: migliorare l’integrazione ambientale e la coerenza delle politiche (punti 85-89).

AFFRONTARE LE SFIDE A LIVELLO LOCALE, REGIONALE E GLOBALE

  • Obiettivo prioritario 8: migliorare la sostenibilità delle città dell’Unione (punti 90- 95)
  • Obiettivo prioritario 9: aumentare l’efficacia dell’azione unionale nell’affrontare le sfide ambientali e climatiche a livello regionale e internazionale (punti 96-106).

Per consultare il testo si veda il sito ufficiale

EUR-LEX ( http://eur-lex.europa.eu/oj/direct-access.html?locale=it)

La commissaria Ue all’azione climatica Connie Hedegaard dopo la firma del 7°AA ha ricordato : "Questo è un altro passo avanti per far diventare l’Ue un’economia low carbon, ad uso efficiente delle risorse, verde e competitiva. Per farlo, abbiamo già messo in atto gli obiettivi climatici per il 2020 e impostato quelli per ridurre le nostre emissioni di gas serra del 80-95% entro il 2050. Un successivo passo fondamentale in questo processo sarà anche l’accordo sul  pacchetto clima ed energia 2030 e nel raggiungimento di un nuovo accordo giuridicamente vincolante nel 2015. Stiamo anche lavorando a stretto contatto con gli Stati membri, l’industria e altri settori per facilitare gli investimenti climatici necessari." (fondte (Riel.) http://www.greenreport.it/news/ /#sthash. Kz2l3O p4.dpuf).


5.0 – Fondi Strutturali 2014-2020 a supporto del 7°PAA

Tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e  il Fondo di coesione sono stati stanziati 18,5 miliardi di EUR,  a favore di aree correlate alla riduzione delle emissioni, quali le energie rinnovabili,l’efficienza energetica, mezzi di trasporto urbani più puliti e piste ciclabili.
La Politica di coesione 2014-2020,inoltre ha stabilito che una quota minima degli stanziamenti erogati attraverso il FESR per ciascuna regione dovrà essere investita in misure a sostegno del passaggio a un’economia a basso tenore di carbonio, con il seguente ordine di proporzione:

•     il 20 % nelle regioni più sviluppate;
•     il 15 % nelle regioni di transizione; e
•     il 12 % nelle regioni meno sviluppate.

In questo modo sarà possibile garantire un investimento minimo di almeno 23 miliardi di EUR attraverso il FESR
per il periodo 2014-2020. Il sostegno alla transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio proverrà
anche dagli investimenti effettuati attraverso il Fondo di coesione.


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4.0) – Bibliografia

(1) Reg. n.1260/1999 e agg. Reg. 1083/2006 per il periodo 2007-2013. Quest’ultimo ripropone quasi integralmente il 1260/99 (v. cap.4 – p.184).).

    (2) Bruxelles, 9.2.2005 COM(2005) 37 Final – Communication from the commission to the council and the European Parlament – The 2005 Review of the EU Sustainable Development. Il parametro dell’ambiente e della nuova Governance sono tali da riuscire a caratterizzare il ruolo dell’ambiente nella gestione delle società avanzate e si riflettono nella politica territoriale UE come nei Fondi strutturali, che ne costitui­scono un esempio significativo. Strategy: – Initial Stocktaking and Future Orientations – [SEC(20)]

3) Piani decennali di azione per l’ambiente. Il 5° Programma (1993-1998), inizia il necessario coinvolgimento del mondo della produzione (trasporti, industria e/o agricoltura) nella difesa e salvaguardia dell’ambiente che viene continuato e perfezionato dal 6° Programma (2002-2012).

4) Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sul Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea "Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta" - Sesto programma di azione per l'ambiente - Bruxelles, 24.1.2001 -ISBN 92-894-0263-6 – © Comunità europee, 2001 (pp.12 in totale).

 
(5) Gazzetta ufficiale delle Comunità europee – 10.9.2002 – L 242/1 – DECISIONE N. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 che istituisce il Sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (pp.15) Commissione Europea – Il 6° programma di azione per l’Ambiente della Comunità europea - Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta – (cit.).
 
(6) (art. 1) – L 242/1 G.U. Comunità europee – DECISIONE N. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002.
 
(7) Il testo integrale è rintracciabile facilmente in rete.
I cinque indirizzi si riferiscono alla necessità di: (1) migliorare la normativa ambientale, garantendo (2) il suo inserimento nella pianifica­zioni di ogni livello con la  (3) partecipazione delle imprese, consumatori e (4) cittadini in genere  (5)  nella prospettiva enfatizzata dalla VAS. Al fine di realizzare gli indirizzi esposti  si indica la necessità di promuovere specifiche azioni per raggiungere:  
(1) migliori standard di controllo ambientale in ogni nazione; (2) incentivare il processo di adeguamento del  settore ambientale; (3) favorire misure di benefici economici per le imprese che  accettano gli accordi di autoregolazione; (4) incentivare la responsabilità ambientale sia delle imprese sia dei cittadini; e da ultimo  (5) migliorare la Direttiva sulla VIA per favorire la pianificazione sostenibile (v. allegati ).Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni - Bruxelles, 24.1.2001 (cit.) COM (2001) 31 definitivo2001/0029 (COD) (v. cap.6).Itempi non brevi dell’avvio del protocollo di Kyoto (1998-2004) derivano dalle difficoltà di far sottoscrivere agli oltre 120 paesi gli impegni scritti di riduzione delle emissioni in atmosfera.Cambiamenti climatici, difesa della biodiversità, prevenzione dell’inquinamento chimico e del comparto dei rifiuti. V. cap. 5 (p.251) –  L’adozione del QCS è avvenuto nei termini di presentazione (2000) ma l’approvazione è successiva dopo la riedizione e effettuata della VeA  allegata al PSM-QCS (Piano sviluppo del Mezzogiorno).(05) 225} (pp.23).  

(8) COM(2010)2020.

(9) DECISIONE N. 1386/2013/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 20 novembre 2013 su un programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta» . Gazzetta Ufficiale Europea  -354/171-  28.12.2013


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