FAQ

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DOMANDE  FREQUENTI  (FAQ) e GLOSSARIO

Chi sono coloro che si interessano dei Fondi strutturali ? Perché ne parlano solo gli addetti ai lavori ? I 120 miliardi  utilizzati in Italia per i Fondi strutturali, derivano dalle tasse pagate da tutti gli italiani?

4.0) quali sono le differenze tra gli ultimi tre cicli ?
Programmazione  2007-2013
6.0 Che cosa è il Piano di Azione e Coesione italiano (PAC – 2012)
Cosa è la Macroregione Alpina?
- Acronimi utilizzati nei sito

GLOSSARIO

 

 

Di seguito, esponiamo alcune questioni basilari. L'analisi più approfondita è disponibile nel complesso del presente FORUM FONDI STRUTTURALI.

    1.0) Cosa sono i Fondi Strutturali ?

Negli anni Cinquanta, erano evidenti le grandi differenze di qualità di vita esistente nelle diverse parti d'Europa, o in altri termini, nella ricchezza o povertà dei suoi vari territori. I sostenitori del progetto comunitario decisero quindi, di elaborare un'apposita politica di coesione sostenuta da specifici finanziamenti, chiamati Fondi strutturali  e rinominati di recente anche: Politica di coesione.  L'intenzione era di procedere alla modifica dei gravi squilibri territoriali esisitenti nell'Europa del dopoguerra.  Per questo motivo i Fondi strutturali sono diventati pacchetti di interventi finanziari con finalità sia politiche che amministrative, accompagnati da rispettive linee guida e Regolamenti, ideati e programmati per facilitare, in ultima analisi la costruzione degli Stati Uniti di Europa (UE). Infatti, agli occhi dei sostenitori di tale obiettivo, risultava evidente che per raggiungere una forma politica pienamente federata, quindi non solo di facilitazione o convenienza economica (assunto innovativo ribadito come principio nel Trattato di Maastricht 1992 e ribadito nel Trattato di Lisbona 2007), si doveva operare per mitigare le profonde differenze esistenti tra le regioni più ricche e quelle meno avvantaggiate. In particolare, ai sensi degli articoli 158 e seguenti del Trattato istitutivo della Costituzione europea, la UE ha elaborato e continua a sostenere una specifica politica di coesione economica e sociale. Lo strumento elaborato per concretizzare tale finalità sono, appunto, i cosiddetti Fondi strutturali europei, oggetto del nostro discorso. Questi nel corso del tempo hanno subito continue e opportune modifiche, in rapporto coerente con le diverse posizioni politiche e programmatiche assunte nel tempo dalla stessa UE (vedi diagramma sviluppo UE). I Fondi strutturali europei nei due ultimi cicli (settennali) hanno avuto a disposizione circa un terzo del bilancio della UE. Nel 2000-2006 circa 195 miliardi di euro e nel  2007-2013, sono diventati circa 335 miliardi rimasti tali anche nel ciclo 2014-2020 in corso. Questi iniziali dati dovrebbero essere sufficienti per delineare l’importanza strategica dei Fondi strutturali. Alla loro riuscita partecipano migliaia di funzionari per assicurare che le migliaia e migliaia di progetti sovvenzionati (non a pioggia) seguano e raggiungano le aspettative previste.
In questo contesto, gli specifici Fondi, ossia: FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, FSE – Fondo Sociale Europeo, Fondo di Coesione, per citare i più recenti, (v. sezione Mappa ) sono strumenti polivalenti (finanziari, di programmazione, di pianificazione, ecc.) che da un lato sono stati creati dalla UE per cofinanziare e programmare, in modo pluriennale, gli interventi sul territorio, e dall'altro hanno sigle differenti perché si occupano di aree funzionali differenti, che si occupano di settori specifici e differenti, ma volti al fine complessivo ora ricordato.
Inoltre a livello delle singole Regioni UE i Fondi strutturali vengono espressi da specifici Programmi, analoghi nei fatti agli strumenti di programmazione e pianificazione territoriale. Tra questi si possono menzionare i cosiddetti Quadri per la scala nazionale, e i Programmi Operativi (PO) sia Regionali (POR) sia Sovraregionali (PON), vincolati alle linee guida dettate dai Regolamenti di ogni ciclo e dai citati Quadri (vedi).
Gli ultimi tre cicli temporali dei Fondi strutturali sono:

         Programmazione 1994-1999
         Programmazione 2000-2006
         Programmazione 2007-2013
         Programmazione 2014-2020

(di ognuno di questi sono diponiibili le mappe- vedi)
Come ogni programmazione economica e/o territoriale complessa e pluriennale la durata dei cicli, tuttavia, è più ampia degli anni formalmente indicati. Infatti, i due ultimi cicli dei Fondi strutturali si chiudono fiscalmente, almeno due anni dopo il rispettivo termine. Ossia il ciclo 2000-2006 nel 2008 e quello 2007-2013 è prevista nel 2015. Inoltre, per quanto riguarda la valutazione dei risultati di quanto progettato e realizzato, sono necessari ancora altri anni oltre il termine formale ora ricordato, che dipende dalla tipologia e la durata del cantiere  del progetto, e che complica non poco la fase della valutazione dei risultati dei Fondi strutturali.


Quale è la differenza tra il ciclo 2000-2006 e i successivi 2007-2013 e 2014-2020

Programmazione 2000-2006

Il periodo di programmazione 2000-2006, che occupa il periodo temporale tra l'anno 2000 e il 2006, ha utilizzato come strumenti finanziari della Politica di coesione  i seguenti Fondi:
- il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR);
- il Fondo Sociale Europeo (FSE);
- il Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia (FEAOG) (detto anche Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia Agricola (FEOGA) );
- lo Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca (SFOP).
I Fondi per la programmazione 2000-2006, contrariamente al periodo precedente 1994-1999 che ne prevedeva cinque, vengono ridotti di numero e collegati a soli tre Obiettivi unitamente a quattro Programmi di iniziativa comunitaria chiamati PIC (INTERREG III, URBAN II, LEADER+ e EQUAL).

Scopo dei tre Obiettivi del ciclo 2000-2006
Obiettivo 1: aveva lo scopo di promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo; vi rientrano in particolare le regioni il cui PIL è minore del 75% della media europea, in particolare le Regioni del mezzogiorno di Italia più Sicilia e Sardegna. Si rivolgeva ad un numero limitato di Regioni UE, ma disponeva di circa il 70/75% degli interi finanziamenti (195 miliardi di euro a scala UE aumentati a 225 con l'ingresso nel 2004 di nuovi dieci paesi).
Obiettivo 2: aveva lo scopo di sostenere la riconversione socioeconomica delle zone con difficoltà strutturali.
Obiettivo 3: era mirato a sostenere, per le regioni escluse dall'Obiettivo 1, l'ammodernamento dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione.
La programmazione degli Obiettivi a livello nazionale era regolata per l'Obiettivo 1 e l'Obiettivo 3 dal Quadro Comunitario di Sostegno (QCS), mentre il Documento Unico di Programmazione (DOCUP) faceva riferimento all'Obiettivo 2. Tali documenti erano la base per gli interventi, ed ordinavano le spese concesse ai Fondi strutturali. Questi Programmi analizzando la situazione ex-ante socio-economica e ambientale delle Regioni interessate dallo specifico obiettivo, delineavano le linee di intervento all'interno dei cosiddetti assi prioritari che ordinavano l'ampia casistica dei materiali propositivi e progettuali di ogni singolo Programma operativo (PO). All'interno di ogni Obiettivo si sviluppavano quindi i Programmi Operativi, che si dividevano in Programmi Operativi Nazionali (PON) e (POR) che delineavano gli obiettivi specifici all'interno dei cosiddetti ASSI ovvero le priorita da rispettare.

Questo fondo si snoda in periodo di tempo di particolare significato, perché vede l'ingresso di dieci nuovi paesi nella UE (2004) appartenenti all'ex Blocco Sovietico.


PAC (Piano di azione per la coesione) 2012

Il Piano di Azione per la Coesione,  (PAC) è stato inviato il 15 novembre 2011 al Commissario Europeo per la Politica Regionale. Il Piano di Azione per la Coesione si attua attraverso una revisione delle scelte di investimento già compiute con l'obiettivo l’obiettivo è di spendere i Fondi strutturali disponibili, spendendolo bene. Il fine è quello di evitare che le risorse comunitarie vengano sprecate o, addirittura, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, revocate.Il Piano di Azione Coesione è definito e attuato attraverso fasi successive di riprogrammazione dei Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali 2007-2013.

Complessivamente, a febbraio 2014, il PAC ha raggiunto un valore pari a 13,5 miliardi di euro a cui concorrono risorse nazionali derivanti dalla riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei Programmi Operativi (11,5 miliardi di euro) e risorse riprogrammate attraverso rimodulazione interna ai medesimi Programmi (2,0 miliardi di euro).


Programmazione 2007-2013

La nuova programmazione adottata per il ciclo 2007-2013, che occupa il settennio tra il 2007 e il 2013, è prodotta da un lato a partire dagli effetti (positivi/negativi) di quanto realizzato nel ciclo precedente (2000-2006), e dall'altro in considerazione dei nuovi obiettivi programmatici inseriti, nel frattempo, nell'agenda ideale della UE. Tra questi vanno ricordate le svolte sia di Lisbona sia di Göteborg, che hanno introdotto diverse variazioni programmatiche negli obiettivi del progetto UE. In particolare hanno ampliato gli indicatori e gli obiettivi meramente economici, quale presupposto e garanzia della crescita territoriale. Infatti, il consiglio europeo di Lisbona (2000) ha rivalutato l'importanza della conoscenza, e quello di Göteborg (2001) del ruolo dell'ambiente. Gli obiettivi dei Fondi strutturali, anche nel nuovo ciclo (2007-2013), si semplificano nel numero, divenendo tre. Alcuni cambiano nome e finalità, come il FEOGA che si trasforma in FEASR e lo SFOP in FEP. Il Docup (documento unico di programmazione) previsto dal periodo di programmazione precedente per le Regioni Obiettivo 2 è stato eliminato. Tutte le Regioni beneficiano invece dei Programmi Operativi Regionali (POR), che dispongono tuttavia di finanziamenti diversi.
 
I nuovi obiettivi (2007-2013) sono:

Obiettivo "Convergenza". Questo obiettivo, in linea con il precedente Obiettivo 1 (2000-2006), è volto ad accelerare la convergenza degli Stati membri e delle Regioni in ritardo di sviluppo, migliorando le condizioni di crescita e di occupazione. Esso riguarda gli Stati membri e le Regioni in ritardo di sviluppo. I settori d'intervento sono i seguenti: qualità degli investimenti in capitale fisico e umano, sviluppo dell'innovazione e della società basata sulla conoscenza, adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, tutela dell'ambiente nonché efficienza amministrativa. Il finanziamento è effettuato tramite FESR, FSE e Fondo di coesione.
Obiettivo "Competitività regionale e occupazione". Questo Obiettivo punta, al di fuori delle Regioni in ritardo di sviluppo, a rafforzare la competitività, l'occupazione e le attrattive delle regioni. Esso consentirà di anticipare i cambiamenti socio-economici, promuovere l'innovazione, l'imprenditorialità, la tutela dell'ambiente, l'accessibilità, l'adattabilità dei lavoratori e lo sviluppo di mercati di lavoro che favoriscano l'inserimento. Il finanziamento è effettuato tramite FESR e FSE.
Le Regioni ammissibili sono le ex-Regioni ammissibili all'Obiettivo 1 per il periodo di programmazione 2000-2006, che nel nuovo ciclo non soddisfano più i criteri di ammissibilità regionale dell'Obiettivo convergenza, beneficiano di un finanziamento transitorio. Spetta alla Commissione UE selezionare ed adottare l'elenco delle Regioni UE ammissibili, valido per il ciclo in corso (2007-2013). Per il principio di esclusione, le Regioni della Comunità non ammissibili all'Obiettivo Convergenza rientrano nei rimanenti Obiettivi.
Per quanto riguarda i programmi finanziati dal FSE, la Commissione europea propone quattro priorità, in linea con gli orientamenti formulati nell'ambito della Strategia europea per l’occupazione (SEO): accrescere l'adattabilità dei lavoratori e delle imprese, potenziare l'accesso all'occupazione, rafforzare l'inserimento sociale e avviare riforme nel settore dell'occupazione e dell'inserimento.
Obiettivo "Cooperazione territoriale europea". Questo nuovo obiettivo è inteso a rafforzare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, basandosi sull' esistente iniziativa Interreg. L’azione è finanziata dal FESR. L'obiettivo consiste nel promuovere la ricerca di soluzioni congiunte a problemi comuni tra le autorità confinanti, come lo sviluppo urbano, rurale e costiero e la creazione di relazioni economiche e reti di PMI. La cooperazione è orientata su ricerca, sviluppo, società dell'informazione, ambiente, prevenzione dei rischi e gestione integrata delle acque.
Sono ammissibili le Regioni di livello NUTS III, situate lungo le frontiere terrestri interne e talune frontiere esterne, nonché alcune frontiere marittime adiacenti, separate da un massimo di 150 chilometri.
L'articolazione territoriale degli interventi viene ripartita in:

PON (Programmi operativi nazionali)
POR (Programmi operativi regionali ) monofondo
POIN (Programmi operativi interregionali)
 

La programmazione 2014- 2020
In breve, si può affermare che  nel ciclo 2014 – 2020 si mantiene   l'impianto dei cicli precedenti (v. sopra) e contemporaneamente la necessità politica di non dare l'impressione di un rinnovo automatico degli stessi. A tal fine si dichiara le necessità di obiettii maggiormente selezionati e maggiormente connessi con i precedenti risultati, ma l'organizzazione in dettaglio dei Fondi strutturali non sembrano risultare molto diversa dai precedenti due cicli. Inoltre, il ciclo precedente si è svolto in contemporanea alla  nota crisi finanziaria  iniziata nel 2007/2008 e che  nel 2014 ancora perdura in molti paesi. E' evidente quindi, che anche degli strumenti volti alla facilitazione dello sviluppo e della macchina produttiva dei Paesi UE, come i Fondi strutturali,  in molti aspetti sono stati interessati da questa cirisi e dall'impossibilità di realizzare quanto previsto. Le cause della retrocessione economica esulano dalle responsabilità dei singoli Stati UE  interessati, ma ne hanno condizionato i processi di sviluppo cui si volgono  e rivolgono i Fondi strutturali. Un elemento nuovo emerso, riguarda la debolezza costituita dalla moneta unica per i 18 paesi UE dell'area euro, che si porrebbe alla base delle difficoltà economiche,  tesi poco valutata nei cicli precedenti. Nel ciclo 2014-2020 i finanziamenti si aggirano ancora sui 350 miliardi di euro (50 miliardi all'anno per sette anni), che sono considerati innovativamente assieme ai fondi per la Politica agricola (PAC – circa 90 miliardi) e ai fondi per il compato della Pesca. Nel totale si tratta di circa 500 miliardi di euro, che per il dettato dei regolamenti questi fondi raddoppiano e si triplicano nei rispettivi paesi per l'obbligo di accompagnare delle quote uguale e/o superiori  onde poter percepire i finanziamenti UE (v. sezione Normativa UE). Ad esempio se il finanziamento UE  dei Fondi strutturali è di 100€ , lo Stato per poter recepirli deve  aggiungere un cifra analoga, che significa che il finanziamento UE iniziale  diventa di duecento euro. A questi inoltre si aggiungono gli altri fondi nazionali volti allo sviluppo (in Italia prima il FAS (2003-2007) e poi FSC (2011) v. Sezione FAS) i quali  fanno lievitare la cifra totale per lo sviluppo  coordinati dalle procedure de i Fondi strutturali sino a 300€ e/o 400€,  che modificano gli iniziali 100€ di partenza. Se lo Stato interessato  non accetta questa dinamica non percepisce  alcun finanziamento, che sono subordinati tuttavia alla presentazione dei programmi che devono essere accettati da Bruxelles. (v. Regolamenti).

Perché i Fondi strutturali sono uno strumento strategico della UE ?

I motivi dell'importanza dei Fondi strutturali possono ricollegarsi alle seguenti circostanze:
(a) I Fondi strutturali, principale strumento della Politica di coesione utilizzano un terzo del Bilancio della UE (225 mld ciclo 2000-2006, 335 mld ciclo 2007-2013 e 334 mld  ciclo 2014-2020);
(b) I Fondi strutturali interessano tutte le regioni degli Stati europei. In tal modo riguardano la programmazione di un territorio di circa 4 milioni di kmq, con oltre 550 milioni di abitanti, ossia l'Unione europea, e i rispettivi amministratori;
(c) I Fondi strutturali sostengono, tramite i loro regolamenti, dei principi di pianificazione territoriale, da un lato unitari, cioè con mediazioni minime, e dall'altro innovative a fronte di una realtà territoriale dei 27 Stati UE assai diversificata. In tal modo dovrebbero influire virtuosamente nel settore determinante della trasformazione territoriale, benché questo aspetto non sia collegabile direttamente alla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), obiettivo finale, dichiarato dai Fondi strutturali.
(d) Le proposte dei Fondi strutturali non hanno alcuna obiezione, o pressoché nulla, sia di metodo sia di sostanza, da parte degli utenti e degli amministratori. Apparentemente sono tutti d'accordo;
(e) I Fondi strutturali richiedono alle amministrazione degli Stati UE e delle rispettive Regioni, la costruzione di strumenti di registrazione dei bilanci economici della Pubblica Amministrazione (entrate/uscite), che sono innovativi e che dovrebbero portare in breve tempo alla conoscenza dei 4 milioni di kmq del territorio UE, che potrebbe rappresentare la precondizione di futuri sviluppi sostenibili.


Come si arriva all'importo totale di centoventi miliardi di euro per le Regioni italiane? [80% al sud e il 20% al Nord + Centro]

Tavola 1 – Formazione Finanziamenti Fondi strutturali

(Vedi sezione FAS)

FS-FAS-003Se il finanziamento della UE, per esempio allo Stato Italia, per quanto riguarda i Fondi strutturali nel ciclo 2007-2013 è in totale di circa € 29 mld (ventinove miliardi di euro), perché si parla di un finanziamento di circa € 120 mld (centoventimiliardi di euro) a disposizione delle Regioni italiane con i Fondi UE?
 L'affermazione benchè esatta, necessita di una spiegazione. Infatti, nei principi costitutivi dei Fondi strutturali si specifica che i contributi UE devono essere di tipo aggiuntivo ossia proporzionali agli importi dei bilanci economici già in uso nei territori di destinazione e, quindi, di tipo integrativo. Ossia non si può verificare che una Regione che per esempio ha un bilancio annuo di dieci, riceva un finanziamento di venti o trenta. Il finanziamento ammissibile, viceversa, sarà una percentuale di dieci, quindi per esempio, nel nostro caso, uno o due, aumentabile da una cifra analoga da parte dello Stato ricevente. Ossia questo finanziamento aggiuntivo deve essere integrato da un importo analogo da parte dello Stato che riceve il finanziamento dei Fondi strutturali. Questo significa il termine: aggiuntivo, e come tale è descritto nei Regolamenti dei Fondi strutturali. Nel caso italiano, per il ciclo 2007-2013, si tratta di circa 29 miliardi di euro di finanziamento UE, che diventano con il contributo statale obbligatorio, circa il doppio: quindi intorno ai 55/60 miliardi di euro. In tal modo, siamo giunti quindi, da un finanziamento UE di partenza di 29 miliardi di euro, ad una disponibilità intermedia di circa 55/60 miliardi per lo stato italiano per il ciclo 2007-2013.
Come terzo e ultimo passaggio, di questo ragionamento, bisogna considerare che ogni Stato UE e anche l'Italia, indipendentemente dai finanziamenti chiamati Fondi strutturali, aveva da tempo in corso propri finanziamenti per le Regioni italiane in difficoltà. Questi finanziamenti venivano e vengono elargiti centralmente dal CIPE, ma erano segnati da una complicazione di registrazione amministrazione perché si protraevamo per anni, riguardando opere territoriali infrastrutturali (es. strade, interventi pubblici, ecc.), le quali per essere terminate impiegano di norma molti anni. Per ovvie esigenze amministrative e contabili, e probabilmente anche sulla spinta degli obblighi di rendicontazione dei Fondi Strutturali UE, l'insieme di questi finanziamenti statali vengono raccolti nel 2004, all'interno di un'unica etichetta chiamata: FAS (Fondi Aree Sottoutilizzate). I Fondi strutturali UE sono paralleli a questi fondi FAS, e si aggirano su una cifra analoga a quella dei Fondi strutturali UE (55/60 mld). In questo modo gli strumenti attivati dai finanziamenti UE chiamati Fondi strutturali unitamente ai finanziamenti FAS, raggiungono l'ammontare complessivo di circa 120 (centoventi) miliardi di euro. Questo era quanto si voleva chiarire. I conti esatti si possono ritrovare nelle tabelle specifiche. Vedi anche sezione che tratta i FAS.

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Quali sono gli attori dei Fondi strutturali?

L'approccio che sosteniamo in queste analisi, si basa su una tripartizione territoriale delle responsabilità. Vi sono attori che operano e decidono rispettivamente a Bruxelles, a Roma ed in ogni singola Regione italiana, per quanto riguarda lo Stato Italiano. Negli altri paesi UE si ricollegano al decentramento amministrativo, da loro vigente. Questo può modificare la descrizione della responsabilità territoriale , ma non nega la sua l'esistenza. Sostanzialmente ognuna di queste polarità: Bruxelles, Roma, Regione, si manifesta tramite gli addetti rispettivamente:
:(a) dell'Amministrazione Pubblica, (b) del sistema Politico, (c) degli industriali (Confindustria) e anche (d) delle forze locali cosiddette civili, cui si aggiungono anche altri interessati.
 Bruxelles ha propri funzionari locali, ossia quell li che operano solo e soltanto in quella sede, è così via per le altre polarità della scala territoriale e dei soggetti ora ricordati. In altri termini ogni polarità della tripartizione di scala, ha propri decisori che riguardano questi ideali attori. Apparentemente tale tripartizione, sembra efficiente e ben ordinata. Nessuno, infatti, andrebbe a richiedere informazioni ad un politico o ad un'amministratore locale, per esempio della Regione Lucania, o della Provincia di Bolzano, di decisioni assunte a Bruxelles e/o in alcuni Ministeri romani. Non avrebbe risposte precise. Analogamente ci si comporta per gli altri livelli. Tuttavia sin d'ora appare evidente la vastità degli intrecci che i Fondi strutturali sanno attivare. Richiedere ad un imprenditore della provincia di Enna, o di Taranto, di iniziare una procedura di attivazione di un finanziamento concesso da Bruxelles significa far fallire in partenza l'iniziativa. Le forze locali si rapportano a quelle centrali provinciali e regionali. Sono queste ultime a mantenere i rapporti con Roma ed eventualmente con Bruxelles. Tuttavia anche questa partizione di responsabilità, lontano dall'essere lineare come potrebbe sembrare, presenta ampie difficoltà pratiche e teoriche, per ora, non sempre superabili. La UE infatti impone dei dispositivi procedurali innovativi. Inoltre distribuire un terzo del bilancio UE (v. sopra) sviluppa molti e innegabili interessi. In definitiva, i livelli descritti si incrociano ulteriormente tra loro. Ognuno di questi incroci costituisce un potenziale ambito di documentazione necessaria per ottenere i finanziamenti. Sia quella di tipo amministrativo o ispettivo o progettuale. A seconda del luogo in cui ci si trova all'interno di questa rete, i livelli di discrezionalità possono variare, ma non spariscono. Qualcosa rimane, e anzi ogni gruppo decisionale, cioè gli attori, tende a raggiungere il massimo di libertà consentita che a volte è anche illecita (si veda a tal proposito gli illeciti e l'OLAF). Le Regioni che dispongono del massimo dei finanziamenti, ossia quelle rispettivamente dell'Obiettivo 1 e Obiettivo Convergenza, hanno il tasso di presenza malavitoso tra i più elevati.
Sintetizziamo in una tabella i gruppi responsabili (*) delle decisioni che interessano i Fondi strutturali. Le famiglie contrassegnate con il simbolo (=) per ora al più, hanno un ruolo eccezionale, nei processi decisionali delle rispettive scale. Non fanno parte della macchina diprogrammazione.


Ricordiamo infine che i finanziamenti UE sono sottoposti alla nuova regola, di cosiddetta ingegneria finanziaria, chiamata dell'N più 2 (N+2). (vedi). Questo significa che se non viene dimostrato alla UE, da parte dello Stato ricevente, il preciso utilizzo (registrazione puntuale, nominativi e tempi dei pagamenti) di ogni rata dei Fondi strutturali provvisoriamente ricevute, conforme alla disposizioni e ai termini pattuiti, eventualmente con un altri due anni di dilazione (ossia N+2), si incorre in un'infrazione grave, e di conseguenza si perde il finanziamento e quindi l'importo deve essere restituito !

GESTIONE FONDI STRUTTURALI – ATTORI DECISIONALI COINVOLTI 
   
Bruxelles
Roma
20 Regioni
1
Amministrazione Pubblica (PA)
*
*
*
2
Sistema parlamentare politico
*
*
*
3
Confindustria e associazione industriali
*
*
*
4
Società civile (popolazione)
=
=
*
5
M-Media e organi di informazione
*
*
*
6
Associazioni sindacali 
=
*
*
7
Associazioni malavitose
*
*
*
(fonte: n. el.)
 
 
 


Che cosa è il Piano di Azione e Coesione (PAC – 2012)
 Il Piano d’Azione per la Coesione (PAC) è uno strumento di riprogrammazione strategica e di innovazione di metodo a cui il Ministero per lo Sviluppo e la Coesione (con il ministro Barca) ha fatto ricorso nel 2012 per dare risposta agli impegni assunti dal Governo italiano in sede di vertice Europeo del 26 ottobre 2011 al fine di recuperare i ritardi accumulati nell’uso dei fondi strutturali 2007-2013 .  Complessivamente il PAC ha riguardato 11,9 miliardi di euro recuperati dai programmi nazionali e regionali in ritardo di attuazione, per riassegnarli in favore dei singoli programmi/interventi ricompresi nel PAC stesso. Nell’ambito del secondo aggiornamento del Piano d’Azione per la Coesione, a fine maggio 2012, rispetto alla dotazione complessiva, sono stati stanziati in favore delle Regioni cd. Convergenza (Puglia, Campania, Sicilia, Calabria) in totale 730 milioni di euro per due obiettivi specifici: potenziare i servizi di cura per gli Anziani, con specifico riferimento all’offerta ADI (330 milioni di euro) e potenziare i servizi di cura e socioeducativi per l’infanzia, con specifico riferimento agli asili nido e ai servizi innovativi e integrativi per la prima infanzia (400 milioni di euro). Dopo la fase di programmazione a cura del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione e di costruzione della governance del Piano di Azione, ha preso l'avvio la fase attuativa con il diretto coinvolgimento dei Comuni associati. (fonte (Riel.) : PUGLIA SOCIALE NEWS- www.regione.puglia.it/web/packages/progetti/…/92013.pdf‎).

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Che cosa è la Macroregione Alpina?

Cosa si intende con il termine: Macro Regione ? Dal punto di vista geografico-spaziale  si intende un'area territoriale prodotta dall'unione di più Regioni, tendenzialmente trans-nazionale. Dal punto di vista politico, a partire dal suo richiamo, si evidenzia la necessità di gestire il territorio superando le mere difficoltà amministrative e burocratiche, spesso generate dall'appartenenza a Stati autonomi e differenti. La UE comprende oltre 273 Regioni raggruppate in 28 paesi. Ne deriva che ogni Paese della UE ha molte Regioni. Per esempio l'Italia ne ha venti. Sino a Maastricht nel 1992 le Regioni dipendevano unicamente dall'organizzazione del proprio Stato. Dopo Maastricht le cose hanno cominiciato a cambiare. Sinora la UE ha individuato tre Macroregioni che hanno la caratterisitica di raggruppare Regioni di Stati diversi, ovvero che non appartengono necessariamente allo stesso paese. Infatti, in questo caso la ragione dell'aggregazione si collega alla funzione che si intende potenziare, onde perfezionare e facilitare i sistemi di sviluppo. Le attuali tre macro-regioni sono: (1) Regione Mar Baltico (2) Regione Danubio e (3) Macro Regione Alpina, o come si chiamerà, attualmente ancora  in fieri. Il problema è sviluppato nella sezione apposita e ad essa rimandiamo (vedi sez. UE)


Vai al sito Macro Regione Alpina

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Cos’è la spesa certificata all’UE?

 Le risorse che non risultino certificate alla Commissione UE entro i termini prestabiliti sono soggette a disimpegno automatico, cioè alla riduzione del finanziamento comunitario e del corrispondente cofinanziamento nazionale del Programma. Infatti, la spesa certificata all’UE corrisponde alle richieste di rimborso delle spese sostenute che vengono presentate alla Commissione Europea dalle Amministrazioni titolari dei Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali. Tali richieste, per ogni annualità contabile delle risorse impegnate sul bilancio comunitario per ciascun Fondo (FSE, FESR) e Programma Operativo, sono da presentare entro un determinato periodo di tempo, specificamente stabilito per ciascun periodo di programmazione.


Acronimi utilizzati nei sito

F.A.Q. = Frequently Asked Questions (domande poste frequentemente)

M.R.A. o MRA = Macro Regione Alpina

PAC = Piano di Azione e Coesione (2012)

UE = Unione europea dopo il trattato di Maastricht (1992)

V.A.S.= Valutazione Ambientale Strategica (V. Direttiva UE 2001-2004)

Ma_Re_Alpina = Macro Regione Alpina (2013)


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 Glossario


[ ABCDEFG – H – ILMNOPQRSTUV – W – Z

[A]

Accordo di Programma Quadro (APQ)
L’Accordo di Programma Quadro costituisce lo strumento attuativo dell’Intesa istituzionale di Programma nei settori d’intervento previsti dalla medesima.

In particolare, l’Accordo indica:
– le attività e gli interventi da realizzare, con i tempi e le modalità di attuazione;
– i soggetti responsabili ed i relativi impegni;
– le risorse finanziarie occorrenti, a valere sugli stanziamenti pubblici o reperite tramite finanziamenti privati;
– le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati.

I promotori degli APQ sono Stato, Regione e Enti pubblici. Queste stesse amministrazioni, con anche l'intervento dei privati, rappresentano i soggetti attuatori. L’APQ viene sottoscritto dai responsabili amministrativi delle strutture coinvolte e riporta, in allegato, le schede degli interventi con l’indicazione puntuale delle caratteristiche dei progetti.

 

Acquis communitaire Il corpo di norme e prassi comunitarie che caratterizza l’Unione europea.
Addizionalità                          È uno dei cinque princìpi dell’azione strutturale comunitaria: stabilisce che l’aiuto dell’UE non deve avere come conseguenza una riduzione dell’impegno degli Stati membri, ma si deve semplicemente aggiungere a quest’ultimo.
Analisi di tipo congiunturale    Lo studio di variabili socioeconomiche condotto nel breve termine.
Aree sottoutilizzate                La definizione (sulla base dell’art. 27, comma 16 della Legge 488/99 – Legge finanziaria 2000) comprende:
– le sei regioni Obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sardegna, Sicilia);
– le regione Abruzzo in considerazione della scarsa durata, nel passato ciclo di programmazione, del sostegno transitorio (phasing out) dall’obiettivo 1 a favore di questo territorio;
– la regione Molise attualmente in regime di sostegno transitorio (phasing out) dall’obiettivo 1;
– le aree del Centro-Nord destinatarie dei Fondi Comunitari nel presente ciclo di programmazione (Aree Obiettivo 2);
– le aree del Centro-Nord incluse nella precedente programmazione comunitaria e beneficiarie quindi del regime di sostegno transitorio (phasing out dagli obiettivi 2 e 5b);
– le zone beneficiarie di Aiuti di Stato ai sensi dell’art. 87.3.c.
Aree in phasing                             out Si tratta di aree che, in quanto ricomprese nelle definizioni di Obiettivo 1 oppure Obiettivi 2 e 5B nel ciclo di programmazione 1994-1999, sono beneficiarie, nel presente ciclo di programmazione comunitaria 2000-2006, di un sostegno transitorio accordato al fine di rendere meno drastico il passaggio da un regime di sostegno a un regime senza aiuti. La definizione comprende l’intero territorio del Molise (in uscita dall’obiettivo 1), e aree del Centro-Nord corrispondenti a popolazione per circa 5 milioni e 900 mila abitanti.
Area pubblica                                  È un aggregato di Enti ancora più ampio di quello del Settore Pubblico Allargato, in quanto – ispirandosi al criterio della “proprietà pubblica” – comprende tutti quegli enti che svolgono un’attività rilevante ai fini della politica economica nazionale e, pertanto, anche le aziende a partecipazione statale.
Arrivi (Turismo) Secondo la definizione dell’ISTAT è il numero di clienti, italiani e stranieri, ospitati negli esercizi ricettivi (alberghieri o complementari) nel periodo considerato.

 

 


Asse                                    
Gli Assi prioritari sono le aree di intervento in cui si articola il QCS.

 

Nel QCS Obiettivo 1 2000-2006 sono individuate 6 aree che rappresentano le priorità strategiche per le scelte di investimento da realizzare nel periodo di programmazione (regolamento CE n. 1260 del 1999, articolo 9):

  • Asse I: Valorizzazione delle risorse naturali e ambientali (Risorse naturali)
  • Asse II: Valorizzazione delle risorse culturali e storiche (Risorse culturali)
  • Asse III: Valorizzazione delle risorse umane (Risorse umane)
  • Asse IV: Potenziamento e valorizzazione dei sistemi locali di sviluppo (Sistemi locali di sviluppo)
  • Asse V: Miglioramento della qualità delle città, delle istituzioni locali e della vita associata (Città)
  • Asse VI: Rafforzamento delle reti e nodi di servizio (Reti e nodi di servizio)

Nel QCS Obiettivo 3 2000-2006 sono individuate 6 aree corrispondenti ai campi di intervento del FSE – all'interno dei quali sono stati individuati uno o più obiettivi specifici:

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    Asse A: Sviluppo e promozione di politiche attive del mercato del lavoro
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    Asse B: Integrazione nel mercato del lavoro delle persone più esposte al rischio di esclusione sociale
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    Asse C: Promozione e miglioramento della formazione professionale, dell'istruzione e dell'orientamento, nell'ambito di una politica di apprendimento lungo l'intero arco di vita
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    Asse D: Promozione di una forza lavoro competente, qualificata e adattabile; sostegno all'imprenditorialità; sviluppo del potenziale umano nei settori della ricerca e dello sviluppo tecnologico
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    Asse E: Sostegno alle pari opportunità per le donne sul mercato del lavoro
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    Asse F: Accompagnamento del QCS e dei Programmi Operativi
Audit                                   Attività di controllo, obiettiva e indipendente, finalizzata ad aggiungere valore e a migliorare il funzionamento di un’organizzazione.
Autorità di Gestione                        È il soggetto responsabile dell’attuazione del QCS e dei programmi operativi. Si tratta di organismi pubblici o privati, nazionali, regionali o locali designati dallo Stato membro per la gestione di un intervento finanziato dai fondi comunitari (regolamento CE n.1260 del 1999, articolo 9). L’Autorità di gestione del QCS 2000-2006 obiettivo 1 e del PON ATAS è il Servizio per le Politiche dei Fondi strutturali comunitari del Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Autovalutazione                 Valutazione eseguita dai responsabili della formulazione e realizzazione di un intervento di sviluppo.
Bilancio consuntivo (o rendiconto)   Documento contabile nel quale sono riassunti e dimostrati i risultati ottenuti dalla gestione amministrativa e finanziaria condotta durante l’esercizio di riferimento, mediante l'analisi effettuata a posteriori delle operazioni di entrata e di spesa effettivamente realizzate.

[C]

Clima di fiducia                  Clima di fiducia dei consumatori, Clima di fiducia delle imprese manifatturiere
Clima di fiducia dei consumatori           Secondo la definizione dell’ISAE è l’indicatore del clima di fiducia valuta l’ottimismo/pessimismo del consumatore sulla base della media di nove indicatori semplici ottenuti come saldi ponderati delle risposte inerenti “le situazioni economiche generale e personale (passate e future), la tendenza della disoccupazione, la possibilità e convenienza del risparmio, la valutazione del mercato dei beni durevoli, il bilancio finanziario della famiglia”.
Clima di fiducia delle imprese manifatturiere Secondo la definizione dell’ISAE è l’indicatore del clima di fiducia valuta l’ottimismo/pessimismo degli imprenditori sulla base della media di tre indicatori semplici ottenuti come saldi ponderati delle risposte inerenti“ giudizi sul livello degli ordini totali, aspettative a breve termine della produzione e livello delle scorte”.
Complemento di programmazione È il documento in cui sono specificate le misure descritte nei Programmi Operativi (PO) e che indica i modi di attuazione di ogni singolo intervento e la relativa ripartizione dei fondi strutturali (i PO sono cofinanziati dai fondi strutturali comunitari e da quelli nazionali pubblici e privati). Il Complemento di programmazione deve essere trasmesso alla Commissione europea per informazione.
Completamenti              Interventi finanziati con le risorse per le aree depresse stanziate con la legge 208/98, finalizzati al completamento di opere pubbliche incomplete.
Consumi finali                           Secondo la definizione dell’ISTAT rappresentano il valore dei beni e servizi impiegati per soddisfare direttamente i bisogni umani, siano essi individuali o collettivi. Sono utilizzati due concetti: la spesa per consumi finali e i consumi finali effettivi. La differenza fra i due concetti sta nel trattamento riservato ad alcuni beni e servizi che sono finanziati dalle amministrazioni pubbliche o dalle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie, ma che sono forniti alle famiglie come trasferimenti sociali in natura; questi beni sono compresi nel consumo effettivo delle famiglie, mentre sono esclusi dalla loro spesa finale. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Contabilità pubblica        È il complesso delle norme che disciplinano l’attività di gestione degli Enti pubblici, comprendente – fra l’altro – la loro organizzazione finanziario-contabile e la gestione del loro bilancio.
Conti economici nazionali e territoriali          Secondo la definizione dell’Istat sono i quadri sintetici delle relazioni economiche che si hanno tra le differenti unità economiche di una data comunità in un determinato periodo. Essi riportano, in un certo ordine, le cifre relative alla situazione economica del Paese, o di un suo territorio, sulle risorse disponibili e sul loro uso, sul reddito che si è formato e sulle sue componenti, sul processo di accumulazione e sul suo finanziamento, sulle relazioni con il resto del mondo e su altri fenomeni. Attualmente i conti economici territoriali sono pubblicati da Istat con uno sfasamento temporale di circa due anni rispetto ai dati nazionali (solo per alcuni aggregati è disponibile la stima ad un anno di distanza).
Conti Pubblici Territoriali (CPT)                     Il progetto Conti Pubblici Territoriali (CPT) è finalizzato alla misurazione dei flussi finanziari sul territorio. La Banca Dati, ricostruita a partire dal 1996 e aggiornata con ritardo di 12-18 mesi rispetto al periodo di riferimento dei dati, consente di avere informazioni circa il complesso di entrate e spese (correnti e in conto capitale) delle amministrazioni pubbliche nei singoli territori regionali. I CPT si riferiscono all'universo del Settore Pubblico Allargato e offrono diverse chiavi di lettura: regioni e macro-aree, classificazioni settoriali, categorie economiche e livelli di governo. Il Settore Pubblico Allargato include, oltre alla Pubblica Amministrazione (PA), anche l'Extra-PA, ovvero Imprese Pubbliche Nazionali e Imprese Pubbliche Locali, comparto formato da enti rilevati capillarmente sul territorio e non considerati in modo organico da alcuna altra fonte statistica. L'esistenza di una rete di Nuclei è alla base dell'organizzazione dei CPT, prodotti da un Nucleo Centrale, che opera nell'ambito dell'Unità di valutazione degli investimenti pubblici del DPS, e da 21 Nuclei operativi presso ciascuna Regione.
 Per maggiori informazioni sui CPT è possibile consultare la pagina http://www.dps.mef.gov.it/cpt/cpt.asp
Conto consolidato             Conto relativo al complessivo universo di Enti di riferimento, il quale si ottiene individuando ed elidendo i flussi finanziari che costituiscono trasferimenti tra gli Enti considerati, cioè attraverso l’operazione contabile di consolidamento, grazie alla quale si evitano duplicazioni e pertanto sovrastime dell’effettivo ammontare delle risorse finanziarie gestite dal Settore pubblico a livello nazionale e/o regionale.
Conto economico              Documento contabile, composto secondo i criteri della competenza economica, in cui sono evidenziati in modo analitico gli elementi positivi (ricavi) e negativi (costi) conseguenti alla gestione di un organismo (impresa o anche ente pubblico), dalla cui somma algebrica si ottiene il risultato economico (reddito o perdita) della gestione dell’esercizio considerato.
Conto finanziario (o Conto del bilancio) Documento contabile, redatto in termini sia di competenza (accertamenti/impegni) che di cassa (riscossioni/pagamenti), i cui elementi attivi e passivi portano a dimostrare l’esito della gestione rispetto alle previsioni iniziali; anch’esso si conclude con la dimostrazione sia del risultato contabile di gestione che di quello di amministrazione, in termini di avanzo, disavanzo o pareggio.
Contratti d'Area                   Il Contratto d'Area è uno strumento operativo attivato da Enti locali, Parti sociali, altri soggetti interessati, con lo scopo di favorire l'occupazione in una determinata area di dimensioni ridotte. Riguarda soprattutto aree di crisi indicate dalla 263/93 , ma anche aree rientranti negli obiettivi 1, 2, 5b. Il Contratto è sottoscritto anche dalle amministrazioni pubbliche competenti per territorio.
Deve essere nominato un Responsabile unico fra gli Enti pubblici sottoscrittori, con il compito di favorire l'esecuzione del Contratto.
La Regione, e lo Stato, devono assicurare la coerenza del Contratto con gli strumenti della programmazione e con le disponibilità di risorse statali e regionali.
Contratti di Programma          Il Contratto di Programma è stato istituito per la prima volta con la Legge 64 del 1986. Ha successivamente seguito una complessa evoluzione normativa caratterizzata da numerose stratificazioni amministrative.
La normativa di riferimento dei Contratti di Programma è oggi rappresentata dalla Legge 488/92 per quanto riguarda la disciplina delle agevolazioni concedibili, mentre le procedure e i criteri di istruttoria sono definiti dalla delibera CIPE n°26 del 2002 (regionalizzazione della Programmazione negoziata) e dai due Decreti del Ministero per le Attività Produttive del 12 novembre 2003, contenente le procedure di istruttoria, e del 19 novembre 2003, contenente i criteri di priorità per la selezione delle proposte.
Il Contratto di Programma può essere proposto dalle imprese di grandi dimensioni, da consorzi di medie e piccole imprese e da rappresentanze di distretti industriali. E' stipulato da questi soggetti con le amministrazioni statali competenti per la realizzazione in aree definite di piani organici di investimenti produttivi, operanti anche in più settori, che potranno comprendere attività di ricerca e servizi a gestione consortile.
Crediti di imposta                I crediti di imposta rappresentano una forma di finanziamento agevolato alle imprese, sotto forma di risparmio fiscale. Tale meccanismo di contributo a fondo perduto ha assunto in questi ultimi anni un'importanza sempre maggiore nell'ambito degli interventi di finanza agevolata finalizzati ad incentivare gli investimenti delle imprese italiane.
Numerose leggi hanno introdotto provvedimenti comprendenti crediti di imposta: a partire dalla Legge 341/1995, alla Legge 140/1997 – che concedeva bonus fiscali per l'attività di ricerca industriale – alla Legge finanziaria del 1998 e del 1999 che hanno esteso il criterio di incentivazione adottato per la ricerca scientifica, ai settori del commercio e del turismo e alle imprese creatrici di nuova occupazione nonché a quelle che aderiscono ad accordi di "programmazione negoziata".
Dati anomali o outlier      Dati o osservazioni campionarie il cui valore risulta poco coerente con gli altri, a causa ad esempio di errori di rilevazione. In tal caso si può tentare una ricostruzione del dato interessato attraverso tutte le altre osservazioni della serie.
Dati mancanti           Omissioni che una serie storica presenta per carenze nella rilevazione. La ricostruzione del dato può avvenire attraverso le informazioni disponibili.
Documento Unico di Programmazione (DOCUP) Il Documento unico di programmazione è lo strumento in cui si articolano gli interventi relativi alla programmazione delle zone che rientrano nell’obiettivo 2 per il periodo 2000-2006. I Docup sono quattordici, uno per ciascuna regione e provincia autonoma del Centro Nord.

[E]

Enti locali                       Gli Enti locali territoriali previsti dall’ordinamento vigente sono le Regioni, le Province e i Comuni; in senso più lato, a questa categoria di Enti possono essere ricondotte altre forme istituzionali operanti in ambito locale, in particolare per l’esercizio associato dei servizi pubblici, quali le Aree metropolitane, le Comunità montane, le Unioni di Comuni ed i Consorzi di Enti locali. Infine, un ulteriore comparto – tuttora di dimensioni indefinite, sia dal punto di vista numerico che quantitativo – è quello degli Enti dipendenti e delle Società partecipate dai vari Enti locali territoriali.
Esportazioni                                                           Secondo la definizione dell’ISAE sono costituite dai trasferimenti di beni (merci) e di servizi da operatori residenti a operatori non residenti (Resto del mondo). Le esportazioni di beni includono tutti i beni (nazionali o nazionalizzati, nuovi o usati) che, a titolo oneroso o gratuito, escono dal territorio economico del Paese per essere destinati al Resto del mondo. Esse sono valutate al valore Fob (Free on board) che corrisponde al prezzo di mercato alla frontiera del Paese esportatore. Questo prezzo comprende: il prezzo ex fabrica, i margini commerciali, le spese di trasporto internazionale, gli eventuali diritti all'esportazione. Le esportazioni di servizi comprendono tutti i servizi (trasporto, assicurazione, altri) prestati da unità residenti a unità non residenti. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
FEOGA                    Fondo europeo di orientamento e di garanzia agricola.
FESR                       Fondo europeo di sviluppo regionale.
Flussi finanziari              Costituiscono gli sviluppi della gestione effettuata nel corso dell’esercizio annuale i quali hanno effetti finanziari e sono rilevati, in termini monetari, mediante la contabilità finanziaria che è la forma di contabilità ancora più diffusa tra le Amministrazioni pubbliche.
Fondi strutturali                         I fondi strutturali sono uno degli strumenti finanziari con cui l’Unione europea persegue la coesione e lo sviluppo economico e sociale in tutte le sue regioni. L’obiettivo congiunto di questo sistema di azioni è quello di ridurre il divario tra gli Stati (o regioni di Stati) in ritardo di sviluppo e quelli più avanzati. I fondi comunitari per il 2000-2006 sono quattro:

 

 

  • FSE: Fondo sociale europeo
  • FESR: Fondo europeo per lo sviluppo regionale
  • FEAOG: Fondo europeo per l’agricoltura, orientamento e garanzia
  • SFOP: Strumento finanziario di orientamento per la pesca

Il FESR e il FEOGA perseguono obiettivi di natura territoriale.
Il FSE persegue invece un obiettivo di natura trasversale alle specifiche zone territoriali dove intervengono il FESR e il FEOGA, in quanto finanzia l'adeguamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione.

Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) Il Fondo per le Aree Sottoutilizzate è l'unione di due Fondi intercomunicanti affidati ai Ministeri dell'Economia e delle Finanze e delle Attività Produttive*. I due Fondi, per la comune ispirazione e per la gestione unitaria che li caratterizza, possono considerarsi alla stregua di un “Fondo Unico per le Aree Sottoutilizzate”.
Tale assetto finanziario per la politica regionale per lo sviluppo è stato adottato a partire dalla Legge finanziaria 2003 unificando in tal modo tutte le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate per l'85% al Sud e per il 15% al Centro Nord.
Per il 2003, il Cipe** ha ripartito le risorse nazionali aggiuntive per il triennio 2003-2005, per un totale complessivo di 11.474 milioni di euro, di cui 5.669 milioni di euro per investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali e 5.160 milioni di euro per incentivi.

 

FONDO UNICO PER LE AREE SOTTOUTILIZZATE (FAS)
DISPOSIZIONI CIPE PER LA DESTINAZIONE
Ministero Economia e Finanze
Ministero Attività Produttive
  • Investimenti pubblici per il finanziamento delle intese istituzionali di programma
  • Autoimprenditorialità e autoimpiego
  • Credito di imposta per gli investimenti
  • Credito d'imposta per l'occupazione nel Mezzogiorno
  • Investimenti in campagne pubblicitarie localizzate
  • Contratti di filiera agroalimentare
  • Completamento di iniziative di investimento pubblico avviate in vigenza dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno.
  • Incentivi alle imprese per bandi Legge 488/1992
  • Contratti di programma
  • Patti territoriali
  • Contratti d'area

Fonte: Delibera CIPE n. 16/2003

* I fondi sono stati istituiti ai sensi degli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002 n. 289. Per una descrizione e analisi del funzionamento del fondo nel primo anno dall'istituzione si veda la relazione MEF-DPS “Il fondo per le Aree Sottoutilizzate. Elementi informativi sull'attuazione 2003”, maggio 2004, disponibile sul sito www.dps.mef.gov.it.
** Con Delibere n. 16 e n. 17 del 9 maggio 2003, n. 23 del 25 luglio 2003 e n. 83 del 13 dicembre 2003.

Forze di lavoro           Secondo la definizione dell’ISAE è il totale delle persone occupate e di quelle in cerca di occupazione (disoccupati, persone in cerca di prima occupazione e altre persone in cerca di occupazione).
FSE                         Il Fondo sociale europeo (FSE), istituito con il trattato di Roma nel 1957, è il più antico tra i Fondi strutturali. È il principale strumento finanziario di cui l'Unione Europea si serve per sostenere l'occupazione negli Stati membri oltre che per promuovere la coesione economica e sociale.
Gemellaggio istituzionale PHARE Il programma di gemellaggio è stato istituito dalla Commissione europea nell’ambito delle politiche di allargamento della UE.
Si tratta di uno strumento che consente ad alcuni Stati membri di sostenere i Paesi candidati nella preparazione della loro adesione all’Europa. L’assistenza è finalizzata al recepimento stabile dell’acquis comunitario e al rafforzamento delle strutture, sistemi, risorse umane e professionalità necessarie per l’attuazione di tali norme e per l’applicazione delle politiche comunitarie tramite lo sviluppo di specifiche competenze amministrative e tecniche.

[I]

Impieghi delle banche                Secondo la definizione della Banca d'Italia, gli impieghi delle banche includono i finanziamenti a clientela ordinaria nelle seguenti forme tecniche: sconto di portafoglio, scoperti di conto corrente, operazioni autoliquidanti (finanziamenti per anticipi su effetti, altri titoli di credito e documenti accreditati salvo buon fine), finanziamenti per anticipi su operazioni di import-export, mutui, anticipazioni attive non regolate in conto corrente, riporti attivi, sovvenzioni diverse non in conto corrente, prestiti su pegno, prestiti contro cessione di stipendio, cessioni di credito, crediti impliciti nei contratti di leasing finanziario, impieghi con fondi di terzi in amministrazione, «altri investimenti finanziaria» (ad es. negoziazioni di accettazioni bancarie). Gli impieghi a breve termine hanno una scadenza fino a 18 mesi, quelli a medio e a lungo termine oltre i 18 mesi.
Impieghi totali delle banche (Credito) Secondo la definizione della Banca d’Italia, l’aggregato comprende, oltre agli impieghi, i pronti contro termine attivi, gli effetti insoluti e al protesto propri, le partite in sofferenza e gli interessi netti da addebitare alla clientela.
Importazioni          Secondo la definizione dell’ISTAT sono costituite dagli acquisti all'estero (Resto del mondo) di beni (merci) e di servizi, introdotti nel territorio nazionale. Le importazioni di beni comprendono tutti i beni (nuovi o usati) che, a titolo oneroso o gratuito, entrano nel territorio economico del Paese in provenienza dal Resto del mondo. Esse possono essere valutate al valore Fob, o al valore Cif (costo, assicurazione, nolo) che comprende: il valore Fob dei beni, le spese di trasporto e le attività assicurative tra la frontiera del Paese esportatore e la frontiera del Paese importatore. Le importazioni di servizi includono tutti i servizi (trasporto, assicurazione, altri) prestati da unità non residenti a unità residenti. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Importazioni nette Secondo la definizione dell’ISTAT sono costituite dalla differenza tra importazioni ed esportazioni. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Imprese cessate  Imprese iscritte al Registro che hanno comunicato la cessazione dell’attività.
Imprese iscritte  Imprese per le quali è già stata fatta la denuncia presso le CCIAA di competenza per l’iscrizione al Registro.
Imprese registrate Imprese presenti nell’archivio e non cessate, indipendentemente dallo stato di attività assunto (attiva, inattiva, sospesa, in liquidazione, fallita).
Indicatori di         contesto Si tratta di un insieme ampio di variabili, finalizzate ad indirizzare l’azione pubblica, che colgono gran parte degli aspetti da cui deriva la convenienza a vivere, a lavorare, a fare impresa in un dato territorio. Nell’ambito del QCS 2000-2006 Obiettivo 1 è stata prevista la costruzione e il monitoraggio di un insieme di indicatori di contesto, relativi ai sei assi del Programma e se ne è stabilito il monitoraggio periodico per verificarne l’evoluzione in concomitanza con la realizzazione degli interventi programmati.
L’aggiornamento periodico degli indicatori di contesto per il QCS 2000-2006 Obiettivo 1 è disponibile sul sito

 

(Il seguente link apre un sito esterno)

www.istat.it.

Indicatori di programma Nell’ambito dei programmi comunitari, per poter sorvegliare l'attuazione di un programma e giudicarne l'efficacia rispetto agli obiettivi fissati si utilizza un insieme di indicatori, da stabilire in anticipo o all'inizio dell'esecuzione del programma.
Si distinguono vari tipi di indicatori:

 

  • indicatori di realizzazione fisica – rappresentano le realizzazioni materiali riferite all’attività finanziata. Sono misurati in unità fisiche o finanziarie (ad esempio, chilometri di strada costruiti, numero di imprese che hanno beneficiato di un sostegno finanziario, ecc.);
  • indicatori di risultato – sono gli effetti diretti e immediati sui beneficiari delle azioni finanziate (ad esempio, riduzione del tempo di percorrenza, costi di trasporto o numero di persone effettivamente formate). Si riferiscono a statistiche che segnalano se si stanno realizzando le condizioni per il raggiungimento degli obiettivi finali, possono descrivere primi effetti, esistenza e miglioramento di strumenti, …
  • indicatori di impatto – I risultati possono essere espressi in termini di impatti sul conseguimento degli obiettivi del programma e costituiscono le basi principali per valutare la riuscita o meno dell'intervento in questione. Comprendono dunque statistiche che segnalano, direttamente o attraverso proxy, il grado di raggiungimento degli obiettivi finali.
Institution building Il rafforzamento delle strutture, sistemi, risorse umane e professionalità necessarie per l’attuazione di tali norme e per l’applicazione delle politiche comunitarie tramite lo sviluppo di specifiche competenze amministrative e tecniche.
Intese Istituzionali di Programma (IIP) L'intesa Istituzionale di Programma, momento di raccordo delle varie tipologie negoziali poste in essere nell'ambito regionale, "…costituisce lo strumento con il quale sono stabiliti congiuntamente tra il Governo e la Giunta di ciascuna Regione o Provincia autonoma gli obiettivi da conseguire ed i settori nei quali è indispensabile l'azione congiunta degli organismi predetti. Essa rappresenta l’ordinaria modalità del rapporto tra Governo nazionale e Giunta di ciascuna Regione e Provincia autonoma per favorire lo sviluppo, in coerenza con la prospettiva di una progressiva trasformazione dello Stato in senso federalista".
La sottoscrizione dell’Intesa permette alle parti – Governo, Giunte delle Regioni e delle Province autonome – di collaborare per l’attuazione di un piano pluriennale di interventi di interesse comune e funzionalmente collegati da realizzarsi nel territorio della singola Regione o Provincia autonoma e nel quadro della programmazione statale e regionale.
Investimenti fissi lordi Secondo la definizione dell’ISTAT sono costituti dalle acquisizioni (al netto delle cessioni) di capitale fisso effettuate dai produttori residenti a cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti. Il capitale fisso consiste di beni materiali e immateriali prodotti destinati ad essere utilizzati nei processi produttivi per un periodo superiore ad un anno. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).

Investimenti lordi

(formazione lorda

      di capitale)            

Secondo la definizione dell’ISTAT comprendono:
gli investimenti fissi lordi;
la variazione delle scorte;
le acquisizioni meno le cessioni di oggetti di valore.
Gli investimenti lordi includono gli ammortamenti, mentre gli investimenti netti li escludono. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Legge 488/1992               La legge 488/1992 rappresenta il principale strumento nazionale attraverso cui il Ministero delle Attività Produttive offre sostegno agli investimenti privati nell'industria, nel turismo e nel commercio. La Legge 488/1992 opera con un meccanismo "a bando" e finanzia piani di investimento organizzati in programmi di più anni (da due a quattro). Le tipologie di investimento finanziabili sono nuovi impianti, ampliamenti, ammodernamenti, ristrutturazioni, riconversioni, riattivazioni o trasferimenti di impianti produttivi esistenti.
Livello di disaggregazione Indica il livello di dettaglio a cui viene condotta l’analisi.

[M]

Macro-area                Si intende la disaggregazione a livello più alto del territorio nazionale, ossia la sola distinzione Centro Nord, che comprende le tre ripartizioni di cui sopra, e il Mezzogiorno.
Mandated body                  Oltre alle Amministrazioni pubbliche, anche altri enti possono partecipare ai gemellaggi purché possiedano riconosciuta competenza nello specifico settore oggetto del progetto e siano accreditati come mandated body presso la Commissione. I mandated body sono enti, prevalentemente a partecipazione pubblica, senza fine di lucro e con una consolidata esperienza nell'applicazione dell'acquis comunitaria.
Misura                  È lo strumento attraverso il quale trova attuazione un asse prioritario.
Modelli econometrici Insieme di equazioni quantitative utilizzato per descrivere in modo semplificato il comportamento di un certo numero di variabili e per la loro eventuale previsione.
Monitoraggio            Il complesso di procedure, tecniche e attività volte alla rilevazione e al trattamento dei dati relativi allo stato di attuazione finanziaria, fisica e procedurale di un investimento.
Natimortalità delle imprese Secondo la definizione dell’Unioncamere è il saldo tra imprese iscritte e cessate.

[O]

Obiettivo 1                        Ai sensi del Regolamento 1260/1999 del Consiglio, recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali, venivano identificate come Obiettivo 1 le aree in cui il Pil pro-capite regionale, espresso in parità di potere d'acquisto, risultava essere, sulla base della media degli ultimi tre anni disponibili, inferiore al 75% della media comunitaria. Il riferimento per il ciclo di programmazione 2000-2006 era ai dati del periodo 1994-1996.
I territori regionali che rientravano nell'Obiettivo erano: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Per le Aree Obiettivo 1, in ragione dell'ammontare delle risorse finanziarie destinate e della notevole estensione territoriale, vi era un significativo coordinamento nazionale ed una integrazione – almeno formale – fra tutti i Fondi Strutturali.
Il Governo Centrale, le Regioni e l'Unione Europea hanno concordato e negoziato un documento strategico, il Quadro Comunitario di Sostegno (QCS), contenente il quadro finanziario e i criteri e indirizzi per le specifiche strategie da attuare tramite i Programmi Operativi Regionali (POR) e Nazionali (PON), finanziati congiuntamente dai Fondi Strutturali.
Obiettivo 2                                       Comprendeva, secondo le definizioni comunitarie del Regolamento 1269/1999, aree in fase di mutazione economica nel settore industria e servizi; aree rurali in fase di declino; zone urbane o dipendenti dalla pesca, in difficoltà o zone ad esse contigue.
La definizione delle aree Obiettivo 2 è compiuta nell'ambito di un plafond di popolazione prefissato per ciascuno degli Stati membri a livello comunitario. All'interno di ciascuno Stato membro si procede alla ripartizione della popolazione rispettando i criteri regolamentari di individuazione delle aree. Nella fase di programmazione 2000-2006 l'obiettivo 2 comprende aree e criteri di selezione relativi a due obiettivi distinti – 2 e 5b- del ciclo di programmazione 1994-1999. Riguarda aree del Centro Nord.
Le Regioni del Centro Nord definiscono la strategia da realizzare tramite i tre principali Fondi Strutturali con tre diversi documenti programmatici, rispettivamente sotto il coordinamento del Ministero per l'Economia e Finanze, del Ministero del Lavoro e del Ministero per le attività agricole e forestali: il Documento Unico di Programmazione (Docup), co-finanziato dal Fesr, il Programma Operativo Regionale (POR), co-finanziato dal Fse e il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), co-finanziato dal Feoga.
Obiettivo 3                         Secondo le definizioni comunitarie del Regolamento 1260/1999 l'obiettivo 3 è volto a favorire l'adeguamento e l'ammodernamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione. Nella fase di programmazione 2000-2006 l'obiettivo 3 comprende aree e criteri di selezione relativi a due obiettivi distinti – 3 e 4 – del ciclo di programmazione 1994-1999.
Obiettivi di Servizio (OdS)        

Per Obiettivi di Servizio si intende, nell’ambito del QSN 2007-2013, un meccanismo premiale volto a migliorare alcuni servizi essenziali e a creare condizioni favorevoli per l'attrazione di investimenti privati. Si tratta di raggiungere target stabiliti in quattro ambiti strategici: Istruzione, Servizi di cura per l’infanzia e per gli anziani, Gestione dei rifiuti urbani e Servizio idrico integrato.
Il CIPE, con la Delibera n.82/2007, ha stanziato 3 miliardi di euro del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) da assegnare come premi alle Regioni del Mezzogiorno e al Ministero della Pubblica Istruzione.
I target stabiliti sono misurabili attraverso undici indicatori statistici, selezionati sulla base di un processo decisionale condiviso, il cui andamento stima l'offerta e la qualità dei servizi nei quattro settori individuati. Le Amministrazioni coinvolte nell’assegnazione del premio si sono impegnate a raggiungere nel 2013, per ciascun indicatore, valori stabiliti, uguali per tutte. Una quota del premio sarà assegnata già nel 2009 sulla base del miglioramento registrato rispetto alla situazione di partenza.

Per maggiori informazioni sugli Obiettivi di Servizio, è possibile consultare la pagina http://www.dps.mef.gov.it/obiettivi_servizio

Occupato (Forze di lavoro) Secondo la definizione dell’ISTAT è la persona di 15 anni e più che soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:
1) avere un'attività lavorativa, anche se nel periodo di riferimento non ha effettuato ore di lavoro;
2) aver effettuato una o più ore di lavoro retribuite nel periodo di riferimento, indipendentemente dalla condizione dichiarata;
3) aver effettuato una o più ore di lavoro non retribuite presso un'impresa familiare.

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[P]

PAC                                                                                                                                                      

Nel corso del 2011 è stata avviata, d’intesa con la Commissione Europea, l’azione per accelerare l’attuazione dei programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali 2007-2013, che ha assunto il nome di Piano di Azione per la Coesione, (PAC). Il suo scopo principale è di accelerare l’attuazione della programmazione 2007-2013, e avviare nuove azioni da riprendere nella successiva programmazione 2014-2020. Tale innovazioni si sono rese necessarie onde evitare che le risorse comunitarie vengano sprecate o, addirittura, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, revocate.

Il Piano di Azione per la Coesione (PAC) impegna quindi le amministrazioni centrali e locali a rilanciare i programmi in grave ritardo, garantendo una forte concentrazione delle risorse su poche priorità. Il PAC in relazione al partenariato amministrativo, ed economico sociale lintende anticipare anticipa inoltre alcuni principi della programmazione 2014-2020:

Il Piano di Azione Coesione si attua tramite fasi successive di riprogrammazione.

A febbraio 2014, il PAC ha raggiunto un valore pari a 13,5 miliardi di euro ( risorse nazionali derivanti dalla riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei Programmi Operativi (11,5 miliardi di euro) e risorse riprogrammate attraverso rimodulazione interna ai medesimi Programmi (2,0 miliardi di euro)).

Le prime due fasi di definizione del Piano (dicembre 2011 e maggio 2012) hanno riallocato un totale di risorse pari a 6,4 miliardi di euro. La prima fase (PAC I) ha concentrato le risorse verso quattro Priorità di intervento – Istruzione, Reti e mobilità (in particolare ferrovie), Agenda digitale e Occupazione – mentre la seconda fase (PAC II) è stata orientata in modo più deciso verso obiettivi di crescita e inclusione sociale con particolare attenzione a misure dirette al contrasto della grave situazione della disoccupazione giovanile soprattutto al Sud.

A dicembre 2012 è avvenuta la terza fase di riprogrammazione (PAC III) che ha riallocato ulteriori 5,4 miliardi di euro, destinati a misure con funzione anticiclica oltre che al conseguimento di obiettivi di “salvaguardia” di progetti di rilievo strategico e all’avvio di “nuove azioni”, anche con carattere prototipale, funzionale alla preparazione della programmazione 2014-2020.

Le misure straordinarie per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, e la coesione sociale previste nell’estate 2013 costituiscono i contenuti della quarta fase di riprogrammazione (PAC IV) che ha mobilitato risorse pari a circa 2,1 miliardi di euro, modificando anche la destinazione di risorse già assegnate.

La quinta fase di riprogrammazione (PAC V), avviata a dicembre 2013, prevede la rimodulazione di 1,8 miliardi di euro già programmati nel Piano di Azione Coesione su azioni non avviate o comunque in ritardo di attuazione. Gli investimenti sono destinati a misure specifiche per le imprese, per l’ occupazione e per lo sviluppo delle economie locali. (fonte(Riel) OpenCoesione- 2014 -MSE).

Paese candidato                       Paese che ha presentato domanda di adesione all’Unione Europea:

 

  • Turchia
  • ex Repubblica jugoslava di Macedonia
Patti Territoriali                                                                                                 Il Patto territoriale è un accordo stipulato tra differenti soggetti locali – imprese, enti locali, associazioni industriali e del lavoro, ecc. – volto ad individuare obiettivi di sviluppo condivisi, ed una batteria di interventi produttivi ed infrastrutturali tra loro integrati, necessari per conseguirli. Lo strumento è stato regolamentato dalla L. 662/96, art. 2, comma 203, lett. d) che definisce il Patto un "accordo, promosso da enti locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici o privati (…) relativo all’attuazione di un programma di interventi caratterizzati da specifici obiettivi di promozione dello sviluppo locale".
Le competenze per la gestione dei Patti Territoriali che sono state recentemente trasferite a:

 

(Il seguente link apre un sito esterno)

Ministero delle Attività Produttive sono in corso di ulteriore trasferimento alle Regioni.

PECO                                         Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che si stanno preparando per l’ingresso all’Unione: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria.
Permanenza media (Turismo) Secondo la definizione dell’ISTAT è il rapporto tra il numero di notti trascorse (presenze) e il numero di clienti arrivati (arrivi) nella struttura ricettiva (alberghi ed esercizi complementari).
Persona in cerca di occupazione (Forze di lavoro)
Secondo la definizione dell’ISTAT è la persona di 15 anni e più non occupata e che dichiara:
1) di non aver effettuato ore di lavoro nel periodo di riferimento;
2) di essere alla ricerca di un lavoro;
3) di aver effettuato almeno un'azione di ricerca di lavoro attiva nelle quattro settimane che precedono il periodo di riferimento;
4) di essere immediatamente disponibile (entro due settimane) ad accettare un lavoro, qualora gli venga offerto. Le persone in cerca di occupazione possono essere suddivise in base alla loro condizione dichiarata in a) disoccupati in senso stretto; b) persone in cerca di prima occupazione; c) altre persone che cercano lavoro (studenti, casalinghe, ritirati dal lavoro ecc.).
Popolazione attiva Secondo la definizione dell’ISTAT è la somma delle persone occupate, di quelle disoccupate alla ricerca di nuova occupazione e delle persone in cerca di prima occupazione.
Popolazione non attiva Secondo la definizione dell’ISTAT è costituita dalla popolazione in condizione non professionale meno le persone in cerca di prima occupazione.
Premialità             La Premialità è un meccanismo di incentivazione introdotto dal Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006 per un importo relativo a circa il 10 per cento del totale delle risorse pubbliche del QCS, che consente di premiare i comportamenti virtuosi dei singoli programmi e diffondere le migliori esperienze.
Il sistema della premialità dei Fondi strutturali è costituito da due riserve, una comunitaria pari al 4 per cento e una nazionale pari al 6 per cento. Le due riserve sono regolate da criteri, meccanismi di assegnazione e tempi di allocazione diversi e presentano entrambe, pur con alcune differenze, una struttura di incentivi tale da stimolare la competizione tra amministrazioni per modernizzare la Pubblica Amministrazione e la gestione dei fondi.
Presenze (Turismo) Secondo la definizione dell’ISTAT è il numero delle notti trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi.
Prezzi                   Prezzi al consumo (indice dei), Prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (indice dei).

Prezzi al consumo

(indice dei)

Secondo la definizione dell’ISTAT è la variazione nel tempo dei prezzi che si formano nelle transazioni relative a beni e servizi scambiati tra gli operatori economici ed i consumatori privati finali.
Prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (indice dei) Secondo la definizione dell’ISTAT è la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio dei beni e servizi correntemente acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti non agricoli (operai ed impiegati).
Prezzi base              Secondo la definizione dell’ISTAT, nel Sistema europeo dei conti (SEC 95) i prezzi base sono dati dal prezzo di mercato (quello che il produttore può ricevere dall’acquirente) dedotte le imposte sui prodotti (esclusa l’IVA) e compreso ogni contributo ai prodotti. (vedi: Valore aggiunto)
(Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Prezzi di mercato          Secondo la definizione dell’ISTAT, nel Sistema europeo dei conti (SEC 95) i prezzi di mercato sono dati da quello che il produttore può ricevere dall’acquirente. (vedi: Valore aggiunto) (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato (PIL) Secondo la definizione dell’ISTAT è il risultato finale dell'attività di produzione delle unità produttrici residenti. Corrisponde alla produzione totale di beni e servizi dell'economia, diminuita dei consumi intermedi ed aumentata dell'IVA gravante e delle imposte indirette sulle importazioni. E' altresì, pari alla somma dei valori aggiunti ai prezzi di mercato delle varie branche di attività economica, aumentata dell'IVA e delle imposte indirette sulle importazioni, al netto dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (SIFIM). (Sistema europeo dei conti, SEC 95).
Produttività            Secondo la definizione dell’ISTAT è il rapporto fra la produzione ed il complesso dei fattori che sono stati impiegati per tale produzione. Essa si presenta dunque, sotto forma di una frazione il cui numeratore esprime la quantità materiale della produzione esaminata e il cui denominatore rappresenta, invece, l'insieme dei fattori che sono stati necessari per ottenere tale produzione. Non è facile misurare la produttività di un complesso così ampio di fattori (produttività globale), per cui ci si limita all'esame della produttività parziale, espressa sulla base del rapporto tra una misura della produzione ed una misura di uno o più fattori della produzione.
Produttività del lavoro Secondo la definizione dell’ISTAT è il rapporto tra l'intero valore della produzione realizzata e il volume o la quantità del lavoro (numero degli occupati e/o ore lavorate) impiegato nella produzione.
Progetti Integrati Territoriali (PIT)         I Progetti Integrati Territoriali sono un complesso di azioni intersettoriali, strettamente coerenti e collegate tra loro, che convergono verso un comune obiettivo di sviluppo del territorio e giustificano un approccio attuativo unitario. Il Progetto Integrato Territoriale si articola dunque in componenti progettuali esplicitamente collegate dalla finalizzazione comune allo sviluppo territoriale. Il PIT rappresenta una specifica modalità di attuazione degli interventi cofinanziati dal Quadro Comunitario di Sostegno per le regioni Obiettivo1.
Programmazione Negoziata La Programmazione negoziata ha lo scopo “di regolare gli interventi che coinvolgono una molteplicità di soggetti pubblici e privati e che comportano attività decisionali complesse, nonché la gestione unitaria delle risorse finanziarie”. Gli strumenti di attuazione sono individuati in:

 

  • Intesa Istituzionale di Programma, attuata mediante Accordo di Programma Quadro
  • Patto territoriale
  • Contratto di programma
  • Contratto di area.
La Programmazione negoziata è stata formulata con la legge 662 /1996, art. 203, legge finanziaria per l'anno 1997. La stessa legge ha demandato al CIPE il compito di regolamentare gli strumenti di attuazione della politica economica nazionale, delegandone anche l'approvazione, nonché la ripartizione delle risorse finanziarie pubbliche destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate.
Programmi Operativi          Programmi Operativi sono gli strumenti in cui si articola l’attuazione del “Quadro comunitario di sostegno per le regioni italiane dell’obiettivo 1 2000-2006”.
I Programmi Operativi Obiettivo 1 attualmente vigenti sono 14, di cui 7 regionali (POR), e 7 nazionali (PON), gestiti dalle Amministrazioni centrali. I 7 programmi regionali riguardano le 6 regioni dell'obiettivo 1 (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia), cui si aggiunge il Molise, l'unica regione italiana in sostegno transitorio:
I 7 programmi nazionali affidati ad amministrazioni centrali e che affrontano temi settoriali, sono "Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, alta formazione"; "La scuola per lo sviluppo"; "Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno"; "Sviluppo locale"; "Trasporti"; "Pesca" e "Assistenza tecnica".
Nell'ambito dell'Obiettivo 3 sono stati avviati 14 Programmi Operativi regionali (POR) a beneficio delle regioni del Centro Nord e delle Province autonome di Trento e Bolzano, e un unico Programma Operativo Nazionale (PON Azioni di sistema).
Project fiches           Documenti in cui sono specificati gli obiettivi e le necessità delle amministrazioni richiedenti, nonché il budget disponibile per la realizzazione dei progetti.
Project Leader                  Nell'ambito di ciascun gemellaggio istituzionale Phare sono previsti due project leader, uno per il Paese candidato ed uno per lo Stato membro. Essi hanno la responsabilità globale del progetto, ne gestiscono l’intera evoluzione ed hanno il compito di redigere, in base anche alle informazioni fornite dal consigliere di pre-adesione, rapporti trimestrali sull’evoluzione del progetto, nonché il rapporto finale da sottoporre alla Delegazione della Commissione europea dislocata in ciascun Paese candidato.
Punto di contatto nazionale National Contact Point) Si tratta di un funzionario nazionale nominato in ciascuno Stato membro e Paese candidato che sarà il principale punto di contatto per le attività di gemellaggio di quel paese.
Per l'Italia il punto di contatto è presso il Ministero degli Affari Esteri, Ufficio II della Direzione Generale per l’Integrazione Europea. Le informazioni relative alla gestione dei progetti possono essere reperite sul sito del Ministero degli Affari Esteri.
Quadro Comunitario di Sostegno (QCS)             Il Quadro Comunitario di Sostegno (o QCS) è il documento relativo al periodo di programmazione 2000-2006 che contiene la strategia e le priorità d'azione dei Fondi strutturali in un determinato Stato membro o in una sua regione, definendo altresì gli obiettivi specifici degli interventi e la partecipazione finanziaria dei Fondi strutturali e delle altre risorse finanziarie. Il QCS getta le basi e gli indirizzi per la stesura del Programmi Operativi (PO), garantendo il coordinamento dell'insieme degli aiuti strutturali comunitari nelle regioni interessate da vari PO. In Italia, per la programmazione 2000-2006, sono stati approvati due Quadri Comunitari di Sostegno, uno per l'Obiettivo 1 e l'altro per l'Obiettivo 3.
Quadro comunitario  di sostegno (QCS) Obiettivo 1 – 2000-2006 Il QCS o "Quadro comunitario di sostegno per le regioni italiane dell'obiettivo 1 2000- 2006", approvato dalla Commissione europea il 1° agosto 2000, è gestito dal Ministero Economia e Finanze, e costituisce il documento di programmazione delle risorse dei fondi strutturali destinate alle regioni italiane in ritardo di sviluppo. Esso è il risultato di un lungo processo di discussione e negoziazione che ha coinvolto, oltre al Ministero dell'Economia e delle Finanze ed alla Unione Europea, Regioni, Amministrazioni nazionali, Enti locali, Parti economiche e che si è concluso con l'elaborazione del “Programma di sviluppo per il Mezzogiorno” e dei Programmi operativi regionali e nazionali.
Il “Quadro comunitario di sostegno per le regioni italiane dell'obiettivo 1 2000- 2006”, avviato nel dicembre 1998 rappresenta, dunque, il documento contenente la strategia, le priorità di azione ed i relativi obiettivi specifici, e che definisce la partecipazione dei Fondi strutturali comunitari e le altre risorse finanziarie.
Esso si attua attraverso 14 Programmi Operativi, di cui 7 regionali (POR), e 7 nazionali (PON), gestiti dalle Amministrazioni centrali.
Anticipando l'imminente devoluzione di competenze dal livello centrale al livello regionale, circa l'80% delle risorse per il periodo 2000-2006 è destinato ai 7 POR, mentre il rimanente ai 7 Programmi Operativi Nazionali.
Quadro comunitario di sostegno (QCS) Obiettivo 3 – 2000-2006 Il QCS obiettivo 3 approvato con Decisione della Commissione 1120 del 18/7/2000 è gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e si riferisce esclusivamente alle regioni del Centro-Nord e ad alcune azioni di sistema attuate a livello nazionale.
La strategia nazionale descritta nel QCS obiettivo 3 persegue la crescita economica e l'espansione dell'occupazione, coadiuvate da un processo di riforma e rinnovamento dei sistemi riguardanti l'istruzione, la formazione ed il mercato del lavoro. I campi di intervento toccati dalla strategia riguardano i percorsi di apprendimento e di inserimento lavorativo della popolazione, la risposta ai fabbisogni manifestati dal mercato da parte della domanda di lavoro, nonché gli strumenti ed i servizi diretti a facilitare l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro e a migliorare la qualificazione della forza lavoro.
Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 (QSN)            Documento di orientamento strategico previsto dai regolamenti comunitari della politica di coesione 2007-2013 (art. 27 del Regolamento generale CE 1083/2006 sui Fondi Strutturali) che definisce la strategia scelta dallo Stato e contiene l'elenco dei Programmi Operativi attraverso i quali esso intende attuare la propria programmazione. La proposta presentata dall'Italia alla Commissione europea il 2 marzo 2007 è stata approvata in versione definitiva il 13 luglio 2007. Il processo che ha portato alla stesura del QSN è stato formalmente avviato il 3 febbraio 2005 con l'approvazione, da parte della Conferenza Unificata, delle "Linee guida per l'elaborazione del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013".
Il documento approvato è il risultato di un esteso percorso caratterizzato da un importante confronto partenariale fra Amministrazioni centrali e regionali, esponenti del partenariato istituzionale e di quello economico e sociale.
Per maggiori informazioni consulta il sito web del DPS all'indirizzo http://www.dps.mef.gov.it/qsn/qsn.asp
Resident Twinning Advisor (RTA)              Un esperto, funzionario pubblico impiegato nell’amministrazione di uno Stato membro, che lavora a tempo pieno nel paese candidato per almeno un anno; sul piano operativo è la figura più importante del progetto. Deve avere competenza nell’applicazione dell’acquis comunitario e viene messo a disposizione dallo Stato membro per un periodo variabile da uno a tre anni. Distaccato presso l’amministrazione del Paese candidato, ha il compito di coordinare tutte le fasi e le attività del progetto, fornire assistenza diretta all’amministrazione ed organizzare la partecipazione degli esperti coinvolti nelle missioni.
Ripartizioni territoriali
Disaggregazione del territorio nazionale usata solitamente nelle analisi territoriali, adottata anche dall’Istat.
Nord-Ovest: Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia, Liguria;
Nord–Est: Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna;
Centro: Toscana, Umbria, Marche, Lazio;
Mezzogiorno:
-Meridione (Sud): Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
-Isole: Sicilia e Sardegna
Saldi finanziari territoriali   I Saldi finanziari territoriali sono ottenuti attraverso la somma algebrica fra il complesso delle entrate e quello delle spese realizzate durante l’esercizio di riferimento dall’insieme degli organismi che operano nell’ambito di ciascun territorio regionale e che vengono considerati ai fini della costruzione del corrispondente conto consolidato.
Serie Storiche         Insieme ordinato e finito di misurazioni, effettuate nel tempo, relative ad un determinato fenomeno.
Settore Pubblico           Insieme di Enti pubblici individuato sulla base delle specifiche funzioni ad essi attribuite (classificazione funzionale degli enti che lo compongono), si identifica di fatto con il settore delle Amministrazioni pubbliche adottato nell’ambito della contabilità nazionale secondo il Sistema europeo dei conti economici integrati (ora SEC95).
Settore Pubblico Allargato        Il Settore Pubblico Allargato, introdotto con la legge n. 468/1978 di riforma della contabilità di Stato, si riferisce ad un aggregato più ampio di quello delle Amministrazioni pubbliche adottato dall’ISTAT, in quanto comprende anche le imprese pubbliche (nazionali e locali) che producono servizi destinati alla vendita, ma di pubblica utilità (energia, ecc.). Tale definizione è stata introdotta con l’obiettivo di consentire al Ministro del Tesoro oggi Ministero dell'Economia e delle Finanze di presentare periodicamente al Parlamento una relazione sulla stima del fabbisogno dell’intero settore pubblico.
SFOP                                 Lo Strumento finanziario di orientamento per la pesca (SFOP) è un fondo europeo creato con lo scopo di sostenere azioni strutturali nel settore della pesca e della trasformazione e commercializzazione dei relativi prodotti. Nel nuovo periodo di programmazione 2007–2013 lo SFOP è stato sostituito dal FEP.
Sistema Europeo dei Conti (SEC)        Nel 1970 l'Istituto Statistico delle Comunità Europee (Eurostat) ha adottato un sistema armonizzato dei conti: il SEC. Nel 1995 tale sistema è stato modificato, coerentemente con il nuovo sistema dei conti nazionali SNA 93, redatto dall'ONU e da altre istituzioni internazionali, tra cui lo stesso Eurostat. Il SEC 95, approvato come regolamento comunitario (Regolamento del Consiglio, CE, 2223, 25 giugno 1996), permette una descrizione quantitativa completa e comparabile dell'economia dei paesi membri dell'attuale Unione europea (UE), attraverso un sistema integrato di conti di flussi e di conti patrimoniali definiti per l'intera economia e per raggruppamenti di operatori economici (settori istituzionali).
Sofferenze (Credito) Secondo la definizione della Banca d’Italia sono i crediti al valore nominale nei confronti di soggetti in stato d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili.
Spesa (di parte) corrente Parte della spesa pubblica che comprende le erogazioni destinate alla produzione diretta dei servizi pubblici (spese di personale, acquisto di beni e servizi, ecc.), nonché quelle finalizzate alla redistribuzione dei redditi (pensioni, altri trasferimenti a famiglie ed imprese, ecc.).
Spesa per investimenti Parte della spesa in conto capitale che si riferisce all’acquisizione di beni mobili ed immobili effettuato dagli Enti pubblici, i quali si concretizzano in infrastrutture materiali ed immateriali messe a disposizione della collettività nazionale.
Spese connesse allo sviluppo Definite dalla C.E. e da essa impiegate, in particolare, per la verifica del rispetto del principio di addizionalità da parte degli Stati membri dell’Unione, esse comprendono – oltre alle spese per investimenti e i trasferimenti di capitale – anche le spese correnti sostenute per l’attività di formazione, in quanto considerate investimenti in capitale umano.
Spese in conto capitale Parte della spesa pubblica che comprende le spese che in modo diretto o indiretto consentono agli Enti pubblici di contribuire alla formazione e/o espansione del capitale produttivo esistente nel sistema economico nazionale.
Stakeholders         Enti, organizzazioni, gruppi o individui che hanno un interesse diretto o indiretto in un intervento di sviluppo o nella sua valutazione.
Stato membro        Paese membro dell’Unione europea. Nell’ambito dei gemellaggi amministrativi PHARE può prestare assistenza in specifici settori dell’acquis comunitario ai paesi che si preparano ad aderire alla UE.
Studio di Fattibilità         La legge 144 del 1999 prevede lo studio di fattibilità per le opere di costo complessivo superiore a 10,3 milioni di euro (20 miliardi delle vecchie lire) come strumento ordinario preliminare ai fini dell’assunzione delle decisioni di investimento da parte delle Amministrazioni pubbliche; gli studi di fattibilità approvati dalle Amministrazioni costituiscono inoltre certificazione di utilità degli investimenti ai fini dell’accesso preferenziale ai fondi disponibili per la progettazione preliminare, e costituiscono titolo preferenziale ai fini della valutazione dei finanziamenti delle opere.
Sub-aggregati      Voci che compongono gli aggregati principali delle grandezze considerate.
Tasso di attività    Secondo la definizione dell’ISTAT è il rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la popolazione di 15 anni e più.
Tasso di disoccupazione Secondo la definizione dell’ISTAT è il rapporto tra il numero delle persone in cerca di occupazione e il totale delle forze di lavoro.
Tassi di occupazione Secondo la definizione dell’ISTAT è il rapporto tra il numero degli occupati e la popolazione totale.
Trasferimenti di capitale Parte della spesa in conto capitale che si riferisce ai trasferimenti di capitale a imprese e a famiglie.
Turismo                   Arrivi, Permanenza media, Presenze.
Twinning Contract  Accordo di gemellaggio tra il Paese candidato e lo Stato Membro che definisce i contenuti, gli obiettivi del progetto, le responsabilità delle parti ed il budget.
Unità centrale per i finanziamenti e gli appalti
(Central Finance and Contracting Unit – CFCU)
Struttura istituita presso il Ministero delle Finanze di ciascun Paese candidato. È responsabile della stipula dei contratti e dei pagamenti ed è associato alla Delegazione della Commissione nella approvazione degli aspetti finanziari del Covenant.
Unità standard di lavoro (ULA)                Quantifica in modo omogeneo il volume dell'occupazione presente nel territorio economico considerato. Tale calcolo si è reso necessario in quanto la persona può assumere una o più posizioni lavorative in funzione:

 

1) dell'attività (unica, principale, secondaria);
2) della posizione nella professione (dipendente, indipendente);
3) della durata (continuativa, non continuativa);
4) dell'orario di lavoro (a tempo pieno, a tempo parziale);
5) della posizione contributiva o fiscale (regolare, irregolare).

Secondo la definizione dell’ISTAT, l'unità di lavoro standard rappresenta la quantità di lavoro prestato nell'anno da un occupato a tempo pieno, oppure la quantità di lavoro equivalente prestata da lavoratori a tempo parziale o da lavoratori che svolgono un doppio lavoro. Questo concetto non è più legato alla singola persona fisica, ma risulta ragguagliato ad un numero di ore annue corrispondenti ad un'occupazione esercitata a tempo pieno, numero che può diversificarsi in funzione della differente attività lavorativa. Le unità di lavoro sono dunque utilizzate come unità di misura del volume di lavoro impiegato nella produzione dei beni e servizi rientranti nelle stime del prodotto interno lordo in un determinato periodo di riferimento. (Sistema europeo dei conti, SEC 95).

Valore aggiunto                                                        Secondo la definizione dell’ISTAT, l'aggregato consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali. E' la risultante della differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive ed il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive). Corrisponde alla somma delle retribuzioni dei fattori produttivi e degli ammortamenti. Può essere calcolato ai prezzi di base o ai prezzi di mercato. (Sistema europeo dei conti, SEC 95)
Valore aggiunto ai prezzi di base           Secondo la definizione dell’ISTAT è il saldo tra la produzione e i consumi intermedi, in cui la produzione è valutata ai prezzi di base, cioè al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti. La produzione valutata ai prezzi di base si differenzia da quella valutata al costo dei fattori: quest'ultima, è infatti al netto di tutte le imposte (sia quelle sui prodotti, sia le altre imposte sulla produzione), ed al lordo di tutti i contributi (sia i contributi commisurati al valore dei beni prodotti, sia gli altri contributi alla produzione).
Valore aggiunto ai prezzi di mercato Secondo la definizione dell’ISTAT è il valore aggiunto ai prezzi di base aumentato delle imposte sui prodotti, IVA esclusa e al netto dei contributi ai prodotti.
Valutazione             L’apprezzamento sistematico e oggettivo su formulazione, realizzazione ed esiti di un progetto, programma o politica che si effettua in corso d’opera o dopo il completamento delle attività previste.
Essa si propone di esprimere un giudizio sulla rilevanza e il raggiungimento degli obiettivi, su efficienza, efficacia, impatto e sostenibilità. Una valutazione dovrebbe fornire informazioni credibili e utili e consentire ai beneficiari e ai donatori l’integrazione degli insegnamenti appresi nei loro processi decisionali.
Per valutazione si intende anche il processo di determinazione del valore e dell’importanza dei possibili effetti indotti da un’attività, politica o programma. Trattasi della formulazione di un giudizio, argomentato tramite procedure di ricerca valutativa nel modo più sistematico possibile, su un intervento di sviluppo pianificato, in fase di realizzazione o già completato.
Valutazione e ricerca valutativa non devono essere confuse con Monitoraggio e Audit.
In alcuni casi la valutazione comporta la definizione di standard appropriati, un esame delle prestazioni rese in rapporto a detti standard, un giudizio sui risultati ottenuti rispetto a quelli originariamente attesi e l’identificazione degli insegnamenti più rilevanti scaturiti dall’esperienza.
[cfr. Glossario della ricerca valutativa di Claudio Bezzi – Rassegna Italiana di valutazione 11/98 -

 

(Il seguente link apre un sito esterno)
www.valutazioneitaliana.it; Glossario dei principali termini utilizzati negli ambiti valutazione e gestione basata sui risultati–
(Il seguente link apre un pdf in un sito esterno)

www.oecd.org/dataoecd/14/31/17484948.pdf; Glossary of 300 concepts and technical terms – Collezione MEANS Vol.6 – Eurpean Commission]

Valutazione di programma Valutazione di un insieme di interventi combinati e destinati al raggiungimento di specifici obiettivi di sviluppo a livello globale, di area, di paese, o al raggiungimento di obiettivi di sviluppo settoriale.
[cfr. Glossario dei principali termini utilizzati negli ambiti valutazione e gestione basata sui risultati –

 

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Valutazione indipendente Valutazione realizzata da enti o persone non soggetti a controllo da parte dei responsabili della formulazione e della realizzazione di un intervento di sviluppo. La credibilità di una valutazione dipende in parte dal grado di indipendenza con la quale è stata effettuata. L’indipendenza implica la libertà da influenze politiche e da pressioni degli enti interessati e si caratterizza per un libero accesso alle informazioni e per un’autonomia totale nell’investigazione e nella presentazione dei risultati.

 

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Valutazione

intermedia         

Valutazione condotta circa alla metà del processo di realizzazione dell’intervento.
[cfr. Glossario dei principali termini utilizzati negli ambiti valutazione e gestione basata sui risultati –

 

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Variabili di rottura            
Si tratta di 13 indicatori (Esportazioni in percentuale del PIL, Importazioni in percentuale del PIL, Importazioni nette in percentuale del PIL, Giornate di presenza (italiani e stranieri) nel complesso degli esercizi ricettivi per abitante, Investimenti fissi lordi in percentuale del PIL, Investimenti diretti netti esteri in Italia su investimenti fissi lordi (%), Tasso di attività totale della popolazione in età 15-64 anni, Unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro (%), Indice di specializzazione in prodotti selezionati, Indice di specializzazione tecnologica, Unità di lavoro nei settori del credito, delle assicurazioni e degli altri servizi destinabili alla vendita sul totale delle unità di lavoro dei servizi destinabili alla vendita, Indice di occupazione sociale, Differenziale dei tassi a breve termine sui finanziamenti per cassa con il Centro-Nord, Indice di criminalità violenta: crimini violenti per 10.000 abitanti), utilizzate nel corso della valutazione ex-ante del Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, come variabili che congiuntamente catturano le potenzialità di sviluppo dell’area, poiché colgono i canali attraverso i quali un’accelerazione e riqualificazione degli investimenti pubblici può innalzare la produttività potenziale, il rendimento degli investimenti privati e quindi la crescita.
Variazione delle scorte   Secondo la definizione dell’ISTAT, le scorte comprendono tutti i beni che rientrano negli investimenti lordi ma non nel capitale fisso e che sono posseduti ad un dato momento dalle unità produttive residenti. La variazione è misurata come differenza tra il valore delle entrate nel magazzino e quello delle uscite dal magazzino. Comprendono le seguenti categorie: materie prime, prodotti intermedi, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti. (Sistema europeo dei conti, SEC 95)
Vendite del commercio fisso al dettaglio Secondo la definizione dell’Istat sono le vendite mensili al dettaglio relative alle imprese commerciali operanti tramite punti di vendita al minuto in sede fissa, autorizzati alla vendita di prodotti nuovi, con esclusione dei generi di monopolio, delle rivendite di autoveicoli e combustibili e delle riparazioni. Gli indici per area geografica tengono conto della distribuzione territoriale dell’impresa e non dei punti di vendita.
Le imprese sono classificate per forma distributiva. La grande distribuzione è identificata dalle imprese che possiedono punti vendita operanti nella forma di supermercato, ipermercato, hard discount, grande magazzino, altra grande superficie specializzata. Il punto di vendita operante su piccola superficie è il punto di vendita specializzato, non appartenente alla grande distribuzione.
Zone Franche Urbane (ZFU)

Le Zone Franche Urbane sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese. Obiettivo prioritario delle ZFU è favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse.
Per maggiori informazioni sull'applicazione del dispositivo in Italia consulta il sito web del DPS a pagina http://www.dps.mef.gov.it/zone_franche_urbane/ZFU_cosa_sono.asp


RIFERIMENTI

 Glossario  Fonte (riel.) DPS- ROMA  http://www.dps.gov.it/it/conosciamoci/glossario/V/?term=Variabili+di+rottura

Sito Nuovo è raggiungibile all'indirizzo: WWW.DPS.GOV.IT


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